CONVERGENCE
Intervista
raccolta il
07/08/2004
A CURA DI Eomer

Autori di un album da tenere in forte considerazione, i Convergence si sono sottoposti al terzo grado di Hardsounds, che ha messo in evidenza il coraggio di una band che non vuole certo fermarsi al "semplice" metal...
Ciao! Intanto grazie per la disponibilità. Puoi presentare
i componenti della band?
Giacomo: Il gruppo è composto da: Alessandro Palladini
– Voce, Giacomo Mambriani - Chitarra, Massimiliano Andrini – Basso e Michelangelo
Naldini - Batteria
I
Convergence mi sono stati presentati come un gruppo post metal: ma cosa s’intende
con quel "post"?
Alessandro: Per noi il Metal in ogni sua sfaccettatura
è un punto di riferimento essenziale, poiché siamo cresciuti musicalmente con
esso. Il nostro lavoro però non si riferisce direttamente ad un genere preciso:
il nostro obiettivo è quello di ricercare un percorso musicale personale, facendo
però tesoro dell’eredità che il Metal in generale ci ha lasciato. Pensiamo che
ormai il Metal nel senso tradizonale del termine sia ormai al culmine della sua
fase espressiva e che ora sia tempo di raccogliere la sua eredità per generare
nuove correnti artistiche. Il termine “post” sta proprio ad indicare il porsi
nè dentro nè al di fuori, ma bensì dopo il Metal, rimanendo comunque lagati ad
esso. E’ un processo naturale che tutti i generi musicali prima o poi subiscono:
in fondo anche il Metal è nato come proseguimento naturale del Hard Rock.
Ritengo che il vostro recente “Points Of View”, come ho evidenziato in
sede di recensione, sia composto per buona parte da pezzi davvero validi che mostrano
una capacità creativa di un certo livello: come nascono le vostre canzoni?
Michelangelo: In genere è Giacomo che scrive le parti
di chitarra dei pezzi e cura una prima stesura degli arrangiamenti. Poi tutti
insieme iniziamo l’arrangiamento vero e proprio e la stesura finale del pezzo.
Le tematiche dei testi vengono sviluppate da Giacomo e da Alessandro mentre la
stesura vera e propria dei testi è affidata solitamente ad Alessandro. Una volta
terminati, i pezzi vengono supervisionati dal nostro produttore Giordano Occhi,
che ci dà dei consigli sugli arrangiamenti.
In
un paio di brani ho notato qualche affinità con gli ultimi lavori dei Sentenced,
sia a livello musicale sia per ciò che riguarda le lyrics. È una mia impressione
o siete stati in qualche modo influenzati dal gruppo finlandese?
Massi: E’ una influenza a parer mio indiretta, per
quanto riguarda la musica. E’ uno dei tanti gruppi che formano il background musicale
soprattutto mio e di Michelangelo dal quale non attingiamo direttamente, ma ne
veniamo sicuramente influenzati indirettamente poichè la musica scandinava fa
parte del nostro background.. Per quanto riguarda i testi invece penso che non
ci sia nessuna influenza.
Altre
vostre principali influenze?
Alessandro: Non ci riferiamo direttamente a nessun
gruppo in particolare ma i gruppi che più ci hanno influenzato sono In Flames,
Metallica, Pantera, At the gates, Meshuggah, Slipknot, Mudvayne tanto per fare
alcuni nomi. In generale però ascoltiamo molta musica e anche altri generi.
Avete
iniziato suonando death melodico; come giudicate l’evoluzione che avete avuto?
Giacomo: Si, la formazione iniziale
del gruppo della quale sono rimasto solo io, proponeva un death metal melodico
molto vicino ai gruppi succitati. Abbiamo realizzato anche un CD che ha raccolto
molti pareri positivi. Putroppo però il gruppo non ha avuto vita lunga, a causa
di incomprensioni e incompatibilità personali e si è sciolto. E’ stato allora
che ho capito che la strada da percorrere era diversa e che dovevo ricercare un
percorso musicale più personale e soprattutto trovare delle persone con cui lavorare
in tranquillità e costruire un nuovo progetto. E i Convergence di adesso sono
soprattutto questo: tra di noi c’è molta sintonia e un ottimo rapporto personale.
Siete
soddisfatti dei responsi ottenuti fin qui da “Points Of View”?
Massimiliano: Molto. Il pubblico e la critica
stanno accogliendo il lavoro con entusiasmo e i commenti fino ad ora raccolti
sono molto positivi ed incoraggianti.
Del
vostro ultimo lavoro non ho molto apprezzato il brano “Silent” (sarà anche perché
non ho un gran feeling con l’elettronica), che mi sembrava piuttosto estraneo
al contesto: come mai avete deciso di inserire un pezzo così distante dal resto
della vostra produzione?
Giacomo: Effettivamente Silent può
apparire estraneo o quantomeno diverso, rispetto agli altri pezzi. Le ragioni
che ci hanno spinto a comporre e ad inserire nell’album questo pezzo sono diverse:
la prima è sicuramente legata al concept che sta dietro all’album. Points of View
è una sorta di racconto della vita di una ipotetica persona, dove partendo dal
suo tentato suicidio (Bleed), seguito da uno stato di coma cosciente (strike the
end) se ne ripercorrono le diverse fasi. Silent è l’allegoria degli eccessi del
protagonista che fa uso di droghe e altre sostanze che alterano la sua coscienza.
Riteniamo che il miglior modo di rappresentare le emozioni e il delirio sintetico
del protagonista sia proprio quello di utilizzare della musica sintetica e quindi
elettronica. Una seconda ragione è legata al percorso musicale che abbiamo intrapreso:
come tu hai sentito, in diversi brani sono presenti qua e la alcuni inserti elettronici.
Nel nuovo materiale sul quale stiamo lavorando tale componente è ancora più presente
e nel nostro prossimo lavoro ci saranno 2 o 3 brani simili a Silent. Uno dei nostri
obiettivi è quello di integrare sonorità metal/rock a sonorità dance.
Quali
sono gli argomenti principali che trattate nelle vostre canzoni?
Alessandro: Per quanto riguarda “Points
of View” come ti ho gia detto, le tematiche dei testi trattano le esperienze e
gli stati d’animo della vita di una ipotetica persona. In generale comunque i
testi sono delle riflessioni e manifestazioni di stati d’animo personali e sono
scritti quasi sempre in prima persona ed i temi principali trattati sono l’insoddisfazione,
la volontà di emergere, sfoghi personali, la solitudine interiore. Non siamo assolutamente
un gruppo che sfoga la propria frustrazione personale nella musica o che ha bisogno
di essa per “curarsi”, ma ci piace semplicmente trattare emozioni e riflessioni
che prima o poi ogni persona prova, felice o infelice che sia.
Cosa
pensi della diffusione della musica tramite mp3?
Michelangelo: Da un certo punto di vista
la diffusione della misca tramite gli mp3 è una cosa eccezionale, poiché moltiplica
a dismisura la possibilità di proporre la tua musica e la tua visibilità. Inoltre
ti da la possibilità di reperire immediatamente nuovi gruppi che prima non cocnoscevi.
Come tutte le moderne teconologie di comunicazione internet abbatte i limiti della
dislocazione spaziale e i tempi di attesa e questo è fantastico. E’ anche vero
però che questa teconologia fornisce un valido mezzo per ottenere la musica a
costo quasi zero e ciò è sicuramente molto negativo. Penso che sia soprattutto
una questione di metalità e di civilità: io scarico frequentemente file mp3 da
internet, ma se un album mi piace lo compro, primo per una questione di corettezza
e secondo perché penso che un album sia più che una manciata di file mp3.
I
vostri album preferiti del momento?
Alessandro: Tra i nostri album preferiti
del momento metterei: "I" – Meshuggah, "Soundtrack To Your Escape" – In Flames,
"Miss Machine" – Dillinger Escape Plan, "Passenger" – Passenger, e altri.
Come
vi ponete nei confronti dei live show? Cosa ci si può aspettare da un concerto
dei Convergence?
Massi: Noi diamo molta importanza
all’aspetto live della nostra proposta musicale: ci piace suonare dal vivo e trascinare
il pubblico, colpirlo e stordirlo. Dal vivo i nostri pezzi assumuno un carattere
molto più incisivo e crudo. Fa parte della nostra attitudine metal: siamo soddisfatti
solo se il pubblico si scatena, si fa trascinare e ci trascina. Allo stesso tempo
però cerchiamo di curare anche la qualità dello spettacolo. I nostri concerti
sono un giusto compromesso tra delirio e cura dell’esecuzione.
Che
progetti avete per il futuro più immediato?
Giacomo: Suonare e proporre la nostra
musica il più possibile in giro per l’Italia, sperando di trovare un contrattino
che ci permetta di creare un nuovo album con tutto il nuovo materiale a cui stiamo
lavorando.
E
ambizioni a lungo termine?
Giacomo: Bhe, vivere della nostra musica
e continuare a fare quello che piace, senza doverci preoccupare troppo di arrivare
alla fine del mese!
Quanto è difficile emergere dalla scena underground italiana pur avendo
talento e personalità?
Michelangelo: Tanto, anzi tantissimo. Il
problema principale è la cultura musicale dell’italiano medio che rasenta quasi
lo zero. Se canti in italiano e fai cose orecchiabili puoi sperare di avere successo
in Italia ma non andrai mai più in la dei nostri confini. Se invece fai qualcosa
di diverso e cerchi di esprimere la tua personalità musicale nessuno ti considera.
Il problema più grosso è che molta gente ritiene che quello che fai sia merda,
semplicemente perché non hai mezzi per comprendere quello che fai. Come dicono
gli orientali: la bellezza spaventa quando non puoi comprenderla.
Ok!
Grazie ancora e in bocca al lupo. Chiudete pure l’intervista come volete…
Michelangelo: Ciao a tutti i lettori di
Hardsounds! Grazie per lo spazio che ci avete concesso! Vi aspettiamo ai nostri
concerti, e visitate il nostro sito: www.convergence.it .