DOMINE

Intervista raccolta ai Jungle Studios di Milano
18.05.2006

A CURA DI Nyarlatothep & TheBexXx

 

 

 

 

 

 

 

In quel di Maggio siamo stati a Milano a gustarci l'anteprima del nuovo lavoro dei Domine, in uscita ad ottobre: ora che il countdown sta per terminare, vi presentiamo l'intervista che la band ci ha rilasciato in quell'occasione. Innanzitutto, segnaliamo come il gruppo ci abbia giocato un bel tiro mancino, scegliendo di farci ascoltare solamente quattro pezzi dei nove che compongono il nuovo album. Il motivo? Ovviamente lo abbiamo chiesto, quindi la risposta è qui sotto. Le nostre impressioni? Positive, seppur con una discreta dose di disorientamento (anche questo lo si capirà chiaramente dall'intervista).
I signori Paoli (Enrico, produttore e chitarrista, e Riccardo, tastierista) hanno passato con oi una mezz'oretta di puro delirio, tanto che nella trascrizione dell'intervista abbiamo deciso di non segnalare il classico "(risate, n.d.r.)" se non in un paio di punti particolari: inserire tale voce con la giusta frequenza avrebbe infatti richiesto di spezzare all'incirca ogni riga e mezzo di testo. Se volete godervela appieno, immaginatevi allora i nostri toscanacci che ridono di continuo insieme a noi, e speriamo che per voi sia divertente almeno la metà di quanto lo è stato per noi!

Ciao ragazzi. Grazie per la disponibilità, vedremo di rubarvi meno tempo possibilie. Intanto mi spiegate questa cosa delle quattro canzoni… perché ci fate sentire solo quattro pezzi?

Enrico: Perché è un assaggio. E' un assaggio perché se tu senti ora tutto il disco, poi quando esce sei già soddisfatto e ti stanchi in fretta, non hai voglia di ascoltarlo. Allora tu adesso ascolti queste quattro, poi il resto arriva dopo! E poi è meglio ascoltarne quattro per bene che nove così, alla meno peggio…

Riccardo: Esatto!

Allora torno di là a riascoltarle…

Enrico: Beh, effettivamente… Comunque sia sì, saranno nove pezzi, dieci per l'edizione giapponese.

Riccardo: Come al solito, per i giapponesi.

Se voi volete bene ai giapponesi… è una scelta vostra o la solita imposizione dei discografici?

Enrico: Sono i giapponesi che impongono, perché vogliono uscire prima e avere almeno un brano in più. E' così. Bisogna sottostare per forza.

Ok. Presentazione generale del disco? Di cosa parliamo questa volta?

Enrico: Di cosa parliamo questa volta… si parla di tante cose. Beh, un po' la presentazione l'hanno fatta i brani stessi. Avrai sentito che ci sono delle cose classicamente Domine, ed altre speriamo un po' diverse. Almeno, per noi sono state delle cose diverse da realizzare e da mettere giù. Quindi è un album che in parte può essere definito come un cliché che è quello della naturale evoluzione che abbiamo avuto con tutti gli album, e come dicevo prima a Riccardino, adesso che siamo al quinto album probabilmente si vede la differenza…

Riccardo: …tra il primo e il quinto album.

Enrico: Esatto. Sembrano proprio due gruppi diversi.

Riccardo: Ora, magari due gruppi diversi no.

Enrico: Però sono album molto diversi. Poi magari sul primo non c'eri manco tu…

Riccardo: Sì, e non c'eri manco tu!

Enrico: Ecco, era proprio un altro gruppo! Quindi… ecco, per noi certe cose sono anche difficili da spiegare, perché poi son cose talmente naturali che non è che ci stai tanto a pensare sopra. Ecco, è proprio il fatto che ci sono brani che… sono il gruppo, il gruppo è in quel modo per cui li fai normalmente, e ci sono altre cose che sono invece frutto di idee, di sperimentazioni e di altre cose che ti piacciono come ascoltatore e vuoi metterle nella tua musica, e questa volta sono venute fuori. C'è forse un po' meno di cliché del genere, specialmente dal punto di vista lirico c'è una totale mancanza delle tematiche fantasy, sono sempre molto epiche però sono anche più reali e anche più romantiche in senso letterario. Per cui ecco, è un album che per noi inquadra quelli che sono i nostri gusti personali e i nostri interessi musicali, ed anche quello che ci piace fare, che ci è sempre piaciuto fare, con anche un tentativo di fare cose che non abbiamo mai fatto.

Dove sono finiti gli acuti?

Enrico: Mah gli acuti ci sono. Morby lo sentirai anche in altri brani…

A parte gli acuti, come impostazione Morby sembra molto più pulito del solito e in un certo senso anche meno aggressivo.

Riccardo: ci sono dei pezzi, che non vi abbiamo fatto sentire oggi, dove Morby va dritto, non l'abbiamo nemmeno fatto doppiare. Non si è nemmeno doppiato da solo, proprio… inizia a cantare, spacca tutto, smette di cantare, ascolta e dice “ok, va bene”. “Ma qui si mette dei cori…” “No. Una voce! E' così, va bene!”

Enrico: Proprio un diverso tipo di approccio. Se hai sentito, per esempio, “Ancient Spirit Rising”, quella con l'attacco acustico, ha proprio un'impostazione diversa, molto melodica. Poi anche quando diventa duro diventa quasi un approccio più Hard Rock, meno Heavy Metal. Sul finale c'è un acuto che ha una forza allucinante…

Ecco, ci hanno chiamati per l'intervista prima del finale e ce lo siamo perso!

Enrico: “Tempest Calling” invece è proprio il brano Metal tirato… insomma, ci sono vari approcci, è molto vario come genere, “The Messenger” è molto più epica… Ci sono pezzi in cui la voce è molto alta di tono, perciò non fa l'acuto. Cioè, non c'è proprio l'acuto, se no si comincia ad andare negli ultrasuoni, e rischia di diventare anche molto brutto da sentire. E' un disco che ha un approccio vocale che riflette molto quella che è stata la costruzione musicale, molto varia e per certe cose anche diversa. Per certe cose invece è molto classica, molto Domine insomma.

Riccardo: Sfrutta dei registri diversi, Morby.

Abbiamo notato sonorità molto anni '80, qualcosa di anni '70, e in alcuni passaggi sembrava che i brani ricordassero molto i Kansas.

Enrico: I Kansas sono in assoluto uno dei nostri gruppi preferiti di sempre. Ne parlavamo anche prima con Morby, questo è un po' il disco che ci ha fatto tornare bambini. Ci sono delle influenze, che ci sono sempre state, che però l'Heavy Metal canonico non ti fa usare. Per cui su certi pezzi non ci sono, su altri vengono fuori. C'è un brano che abbiamo scritto io e lui che non avete sentito, che sono i Kansas in modo quasi spudorato. Non c'è il violino perché non abbiamo un violinista, ma ci sono cose proprio volute. Ma si potrebbero fare anche altri nomi, dai Queen ai Led Zeppelin ai Rush agli Yes… Cioè, chiaramente si sta parlando di gruppi che sono ad un livello stratosferico, probabilmente lontani anni luce, irraggiungibili perché hanno una qualità e una personalità così forte che probabilmente un gruppo Metal può avere soltanto degli elementi: riuscire a fondere queste influenze nel nostro sound è stato un po' l'idea di tutto il disco…

Riccardo: …o perlomeno di alcuni brani. Anche perché se ci si perde negli anni '70 ogni gruppo, ogni singola canzone potrebbe essere considerato un filone musicale a sé stante.

Enrico: Avevano una personalità così forte, così diversa da qualsiasi altro gruppo intorno a loro, che va al di sopra di quello che è l'Heavy Metal. I gruppi Metal a volte pensano di essere al centro dell'universo, di essere i migliori in assoluto, e non è vero assolutamente: nonostante sia un genere che noi suoniamo e che ci piace tantissimo, è un genere che per alcune cose è veramente limitante, per cui se ti lasci all'interno di quel genere lì sei destinato a ripetere lo stesso disco “forever”.

Riccardo: Vedi i Motörhead!

Enrico: Vedi i Motörhead, che a me piacciono parecchio. I Motörhead sono il gruppo che quando fa l'album con i pezzi belli fa dei bei dischi, quando fa il disco con i brani… soliti, non lo sopporti, perché l'hai già sentito duecento volte.

Riccardo: “Ace Of Spades” è un bellissimo disco.

Enrico: E' un capolavoro, posso dirti che l'”Hammersmith” è uno dei live più belli in assoluto, a vederli dal vivo i Motörhead ti distruggono…

Basta non vederli troppe volte, visto che la scaletta è sempre la stessa.

Enrico: Sai, anche lì… è il problema che abbiamo noi che siamo al quinto album, per cui un gruppo che ne ha fatti venti, ti puoi immaginare. Ti ritrovi i ragazzi che vogliono sentire tutto di tutti gli album, cioè tutti quelli più famosi, e poi anche tutti quelli un po' più strani, che magari non hanno mai sentito dal vivo, per cui dovresti suonare tre ore.

Non è un'idea malvagia, in fondo…

Enrico: Ho capito, però ci porti via poi con la barella, il Morby dopo un'ora comincia ad avere le corde vocali che gli si incrinano.

Riccardo: Il batterista dei Motörhead avrà ottant'anni…

Enrico: Ottanta no, ma una sessantina…

Riccardo: Ok, dopo un po' gli cadrà una spalla!

Enrico: Per cui ecco, c'è sempre un po' il problema di decidere la scaletta. Per cui anche voi conoscete i Kansas?

Sì, purtroppo sono un po' poco conosciuti…

Enrico: Beh no, tra i musicisti hanno un posto di tutto riguardo.

Tra i musicisti, ma tra i non musicisti sono un po' sconosciuti.

Riccardo: Beh, i non musicisti ascoltano Ramazzotti, quindi… va bene!

Guarda, parlavo con un ragazzo pochi mesi fa e mi ha detto “no, a me non piacciono gli Iron Maiden perché sono la brutta copia dei Children Of Bodom”!

(ilarità generale irrefrenabile e convulsa)

Considerato che una parte del vostro pubblico è rappresentata dai fan dell'Epic Metal, e che spesso i fan di questo genere sono restii ad apprezzare modifiche così radicali nello stile dei gruppi che seguono, …

Enrico: Dipende molto da cosa intendi per Epic Metal, perché c'è un Epic Metal che è un Heavy Metal con delle atmosfere grandiose ed evocative, che evocano un certo tipo di immagini musicali e letterarie; c'è un Epic Metal che è registrato male, con dei cantanti stonati, che fanno pezzi di dieci minuti con un riff: ed è quello che alcuni chiamano Cult Epic Metal, ed è quello che mi sembra che tu intendi come Epic Metal. La questione è che noi, bene o male, abbiamo delle radici di Metal classico che rimangono comunque, per cui partendo da quel presupposto se ti piacciono certe sonorità ti piacciono i Domine. Poi dipende da cosa vuoi dai Domine, perché se tu pretendi che noi facciamo dischi sempre uguali, sempre registrati in un certo modo, sempre cantati in un certo modo, probabilmente, mi spiace ma dopo un po' ci perdi per strada, perché noi non vogliamo fare sempre lo stesso disco. Non siamo nemmeno un gruppo che cambia da così a così con ogni album, assolutamente, perché dall'altra parte c'è sempre chi ti dice “eh ma cavolo hai fatto di nuovo lo stesso disco; sì va bene, ci sono delle cose un po' diverse, sei un po' più Hard Rock, ma… insomma sei cambiato di poco”. Capisci, quindi vorrebbero che il disco dopo fosse che so, Alternative o Rap o…

Quindi fate Prog!

Enrico: Sì, appunto! Per cui da quel punto di vista…

Riccardo: Un disco Rap… io mi impicco! Mi decapito da solo!

Enrico: Sì, ce lo vedo Morby… no, è troppo assurdo!

Riccardo (mimando movenze da rapper): “E siamo i Domine!”

(altro attacco di ilarità ingestibile)

Enrico: Quindi il punto di vista che mi dicevi prima, è molto limitante, e ti dirò di più: se parli con alcuni dei gruppi storici, non sono mica contenti di essere finiti in quella casta lì… Io un giorno ho ricevuto un'e-mail da Rob Garven dei Cirith Ungol, che mi scriveva (con aria mesta, n.d.r.)“Ciao, sono il batterista di un gruppo che forse hai sentito nominare, ci chiamavamo Cirith Ungol. Purtroppo non abbiamo mai avuto successo e ci hanno sempre conosciuto in pochi, e siamo fortunati che i nostri album sono stati ristampati in cd. Ho sentito il tuo disco: è grandioso!” Io gli ho detto “Ma guarda, io li conosco i Cirith Ungol, e mi piacciono anche parecchio. Se vuoi ti mando i nostri cd che ti mancano…” E lui “Sì grazie, per favore! Tra l'altro, a me piace molto l'Italia, adoro la Ferrari ! Ne ho una… sono riuscito a mettere insieme i risparmi di una vita e l'ho comprata!” Quando gli ho detto “ma lo sai cha abbiamo suonato di spalla ai Judas Priest?” lui mi fa “avete suonato di spalla ai Judas Priest? Sono loro che dovrebbero suonare di spalla a voi!”
A quel punto gli ho detto “Ok, grazie…Ti ringrazio, però, forse, è meglio se lasciamo perdere…” Cioè figurati, noi baciavamo ogni centimetro del palco dei Judas Priest in stile “Fusi di Testa”, “noi non siamo degni… noi non siamo degni…”
Comunque, vedi, non è così vero che c'è quest'idea dei musicisti di rimanere in un settore così chiuso, perché probabilmente se un gruppo come i Cirith Ungol avesse avuto la possibilità di avere un'audience maggiore ed i giornali ne avessero parlato un po', probabilmente loro sarebbero ancora qui a fare dischi. E magari avrebbero fatto anche cose più belle di quelle che hanno fatto, senza nulla togliere specialmente ai primi due album, che sono grandiosi!
Quello che a me dà un po' fastidio è la chiusura mentale: la chiusura mentale è l'antitesi della creatività, è l'antitesi di quello che un musicista fa. Perché o diventi una superstar e allora te ne sbatti altamente, perché tanto hai altri ritorni, oppure se suoni lo fai perché ti piace, perché hai entusiasmo; se diventa il lavoro di ufficio, che magari vai in sala prove a provare il pezzo nuovo e già sai come sarà, magari perché te lo dicono altri come devi suonare… io smetterei. Cioè, ho fatto comunque cinque album, mi sono levato delle soddisfazioni, se poi un giorno tra vent'anni diranno (imita una voce da vecchio, n.d.r.) “eh, i Domine, li conosci?” “I Domine? Li conoscevo io, io li ascoltavo!” Perché dopo ci sono dei meccanismi che non sono belli, sono abbastanza stupidi, del tipo che qualsiasi gruppo, tipo gli Iron Maiden “ah, ora fanno schifo, quando li ascoltavo io invece…” un po' come è sempre per i fan di Dickinson o di Di'Anno.

Riccardo: “Eh sì, ora fanno schifo, vuoi mettere con Di'Anno…” Cioè, voglio dire, a me sembra che “The Number Of The Beast” sia un bel disco… “Piece Of Mind”, “Powerslave”, “Somewhere In Time” che schifo, vero?

Enrico: Poi magari ti può piacere di più Paul Di'Anno, ma che da un certo punto in poi faccia schifo… sono idee molto chiuse, sono preconcetti proprio…

Riccardo: Senza contare il fatto, tornando all'inizio della tua domanda, che per i Domine rimane comunque questa radice Heavy Metal, che se una persona ha l'idea di ascoltare un disco nuovo, ma che sia nuovo, e non quello di prima con la copertina diversa, e nemmeno tanto, può comunque trovare una musica che non è Rap e non è Britney Spears, e che gli può piacere… poi oh, se uno rimane al primo disco… beh, ascoltati il primo disco, che ti devo dire! In generale ci sono troppe definizioni per troppi generi. E si parla troppo di una cosa come la musica, che va invece ascoltata.

Enrico: Sì infatti. Usi le orecchie, ascolti, ti piace, bene. Non ti piace, ascolti qualcos'altro, non muore nessuno.

Avete mai avuto a che fare con gente (produttori e simili) che vi dicessero cosa fare, come suonare, quali gruppi imitare per vendere di più?

Riccardo: ‘sto bastardo! E' proprio un negriero! Un negriero!

Enrico: ...pure mezzo frocio!

Riccardo: Chiaramente scherzavo… fine della risposta, vai…

Enrico: Beh, i nostri dischi li ho sempre prodotti io… Comunque, io credo che nell'ambito musicale ci siano diverse situazioni: ci sono situazioni in cui un gruppo deve fare un prodotto, ok? Allora, ci sono delle regole che uno può sottoscrivere o non sottoscrivere. Probabilmente se tu suoni un genere molto commerciale, come può essere il Pop o la musica da discoteca, allora probabilmente, e non parlo per esperienza perché non ne ho mai avuto esperienza, ci sono dei canoni e delle situazioni che devi rispettare, perché altrimenti il mercato non reagisce al tuo prodotto. E questa è senza dubbio una cosa che succede ai gruppi di un certo livello: se guardi, ad esempio, il DVD degli Aerosmith che han fatto “Pump”, vedi l'addetto della casa discografica che va lì e comincia a dire “ok, allora, questo pezzo è molto bello, c'è la possibilità di farne un singolo; ci sono però alcune cose nei testi che non sono molto radiofoniche, bisognerebbe toglierle…” E qui si parla di un gruppo che aspira a vendere milioni di copie, e quindi deve entrare in un mondo di produzione e promozione che è ad anni luce da quello che è l'Heavy Metal intorno all'underground. Se tu questa cosa la vuoi portare nell'Heavy Metal underground nel lavoro fatto da un'etichetta indipendente, è stupido. Perché non funziona. Perché non esiste. Perché semplicemente non hai il video che va in rotazione pesante su MTV, non hai il singolo che va in rotazione pesante sulle radio, non hai i tour megagalattici in giro per il mondo. Per cui la cosa migliore per il nostro genere è avere un gruppo che sia vero e che faccia una musica che sia reale. E che poi perché no, attraverso il lavoro del gruppo, i concerti, gli addetti ai lavori, eccetera arrivi ad un pubblico a cui può piacere quel genere lì: allora da questo punto di vista sicuramente c'è la possibilità di avere uno sbocco; dall'altro è stupido, almeno questa è la mia opinione. Penso che sia difficile all'interno dell'Heavy Metal, con un'etichetta media indipendente, all'interno di una scena come è quella italiana, è difficile mettere in piedi una sorta di piano strategico. Ci sono magari degli accordi di lavoro da rispettare, ti faccio un esempio: il nostro disco esce ad ottobre, per cui ci sono dei tempi da rispettare per il lavoro che va fatto per l'uscita. Questa è comunque una questione di logistica, di lavoro, di routine: questo bene o male, che tu faccia l'Heavy Metal più estremo o il Pop più sputtanato comunque esiste. L'altra che dicevi tu mi sembra una situazione né carne né pesce, né una situazione del pruduttore galattico che ci mette un investimento milionario, e allora non ti puoi permettere di dargli il disco su cui c'è un pezzo di venti minuti, perché con alle spalle un investimento di quel genere non ti puoi permettere di fregartene altamente; né una situazione del tipo che fai un disco che, se va bene, vende diecimila copie: mi sembra una cosa strana.

Date in programma per i concerti?

Enrico: per ora nulla, a parte le date estive (il Gods Of Metal ed un paio di festivals) non abbiamo ancora programmato niente. Dopo l'uscita dell'album vedremo di fare un po' di date in giro.

Tornando ai pezzi nuovi, l'intro di “Ancient Spirit Rising” mi ricorda molto “Icarus Ascending”.

Enrico: Diciamo che ci sono delle cose scritte che si ripetono…

Riccardo: E' un accordo maggiore! Poi per il resto…

Enrico: Sì, diciamo che è un brano che ha questa caratteristica dell'attacco acustico che poi diventa più duro…

Riccardo: La fine non l'avete sentita, voi, vero?

No.

Riccardo: Ecco, mentre “Icarus Ascending” è un pezzo strutturato come pezzo unico, “Ancient Spirit Rising” viaggia di più, ha diversi cambi, e tra l'inizio e la fine cambia totalmente.

Sì, son nove minuti di roba, farla tutta uguale non era bello…

Enrico: Sì, infatti, ha questa parte più Hard Rock in mezzo, un po' “Rock & Roll” (pronuncia all'americana, n.d.r.)

Riccardo: Sì, un po' Rock & Roll Vittoriano…

Enrico: bella questa, la potremmo usare…

Riccardo: Sì, per quanto riguarda quel paragone… mi sa che non ci avevamo mai pensato!

Enrico: Non ci avevo mai pensato nemmeno io, mi hai spiazzato abbastanza, a dire la verità! Sì beh, diciamo che… se mi copio, non mi faccio causa!

Riccardo: Eh ma sai, magari lui dice “eh ti ripeti, che palle!” La prossima volta istituiremo una commissione di controllo…

Enrico: …pene severe… la crocifissione in sala mensa, come Fantozzi…

Riguardo le tastiere? Sembra sempre che siano un po' di meno…

Riccardo: Poche tastiere? Abbiamo fatto un'intervista prima in cui ci dicevano “troppe tastiere”, boh, dipende cosa ascolti…

Beh io ascolto un gruppo che si fa chiamare Domine, non so se li hai mai sentiti, dicono che ci sia un nuovo album in uscita, credo il quinto…

Riccardo: Dipende cosa intendi per tastiere, a me non piace esporre troppo il mio strumento perché so che specie nell'Heavy Metal possono rompere le palle, quindi preferisco rimanere dietro a “condire”.

Allora forse sono aumentate le parti in cui sono più “riempitive”…

Riccardo: No, non sono riempitive, ci sono pezzi in cui le partiture sono proprio alla base del pezzo, poi ci sono pezzi più chitarristici o più tirati in cui magari possono essere più usate come tappeto o in modo canonico… Quello che mi piacerebbe arrivare a fare nel corso dei vari dischi…

E' un disco solista!

Riccardo: Bello! No, non mi piace. Diciamo che mi piacerebbe arrivare ad avere delle parti di tastiera suonate per così dire in un modo un po' particolare, se me lo passate… Tu me lo passi?

Enrico: No, io no.

Riccardo: Ecco, allora niente. No, particolare nel senso che comunque sia…

Enrico: Perché quando tu dici particolare a me viene sempre in mente transessuale, non so perché… “E' particolare” dice lui… ecco, quando dice “è particolare” così in quel modo vuol dire che è frocio marcio…

Riccardo: No, è lì che ti sbagli! E' un po' più… vabbeh, frocio marcio. No dai, tipo i Virgin Steele hanno molte tastiere, sono belle, e non rompono le palle.

Enrico: Per me non hanno tante tastiere i Virgin Steele.

Riccardo: No, hanno tante tastiere, è che non rompono le palle e te che sei chitarrista non le senti!

Enrico: La verità è che spesso e volentieri tante parti di tastiere non vengono notate, c'è chi le nota e chi non le nota. C'è chi dice “qui non ci sono le tastiere” e sotto ce n'è una valanga, o magari non ci sono davvero, dipende.

Riccardo: In realtà ci sono! Tutto il disco è una tastiera unica!

Enrico: Ma ti rendi conto di quello che dici? E' la metà di quello che dici!

Riccardo: Eh vabbeh, largheggiavo…

Enrico: In realtà qui stiamo veramente degenerando in una maniera incredibile…

Riccardo: Era iniziato con un'intervista e siamo finiti a Zelig…

Vi annoierete pure voi, a fare sempre interviste serie!

Enrico: Sì, le interviste serie… sono una noia mortale!

Dai, vediamo di chiudere con un'ultima domanda. “Lady Of Shalott”: mi manca, mai sentita nominare. Da dove salta fuori?

Enrico: Questo è un discorso lungo. Comunque: “The Lady Of Shalott” è uno dei pochi brani che si ispirano a qualcosa di preesistente. E' un quadro di William Waterhouse, che è un pittore vittoriano pre-raffaelita. E' un po' uno dei temi diluiti in tutto l'album, infatti lui prima diceva…

Riccardo: Rock & Roll Vittoriano!

Enrico: Ecco, infatti. Ed è anche un poema di Tennyson, ed è quella l'ispirazione principale del brano ma anche un po' di tutto il disco. Una delle cose di cui non abbiamo parlato è che questo album è molto meno fantasy degli altri nelle liriche, diciamo che abbiamo evitato un po' i cliché precedenti…

Quindi questa volta niente Elric?

Enrico: Solo in un brano! Solo in un brano, e probabilmente in copertina in una versione completamente diversa. Però sarà comunque una cosa molto epica: una delle cose che mi hanno sempre ispirato ed interessato tantissimo è il fatto che i vittoriani riprendano quelli che sono i miti greci, romani, o dell'Inghilterra e della Francia, medievali o celtici… un po' di tutto, insomma, e li evocavano con quadri e poemi molto altisonanti. Per cui in un certo senso, da piccolo metallaro italiano è quello che vorrei fare io con la nostra musica, senza andare a paragonarci a certi artisti di fama internazionale. Ecco, per riallacciarci al discorso sull'Epic Metal, l'idea è quella di andare a formare un intreccio tra una musica potente ed una immagine musicale visiva che sia grandiosa, che sia emozionante. Questa è un po' l'idea della musica Epic che abbiamo noi, ecco.
Comunque “Lady Of Shalott” fa riferimento ad una parte del mito di Camelot, ed il quadro è alla Tate Gallery di Londra.

Riccardo: Lei sta andando a morire, comunque.

Ok, noi abbiamo finito. Se avete qualcosa da dire per concludere, fate pure!

Riccardo: Metallo!

Enrico: I Kansas spaccano il culo!

Tutti: Rock & Roll Vittorianooooooooo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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