THE SYN
22.12.2005
Intervista
a Stephen Nardelli (vocals)
A
CURA DI Flames Of Hell
Ciao
a tutti! Tornate dopo 40 anni con un nuovo disco: quali sono le sensazioni
che si avvertono a ritornare in pista col monicher “The Syn” dopo
tanto tempo?
SN:
Molto eccitante per me. Sono sorpreso di non essere più nervoso di
quanto sono, ma sono molto affiatato con i musicisti con cui suono.. E’
un’opportunità estremamente speciale per me aver fatto il giro
completo, essere di nuovo dove ho iniziato ed essere a fianco del mio amico
Chris Squire, che è anche il miglior bassista al mondo, ovviamente.
Il nostro primo concerto fu al Marquee, il club con cui la band era in buoni
rapporti negli anni ’60, e fu un concerto fantastico ed una gran serata.
Ci
potete raccontare di cosa parla “Syndestructible”, facendoci una
descrizione traccia per traccia?
SN: Il titolo è un’allusione al fatto che i The Syn sono ancora
in giro dopo quarant’anni, un gioco sulla parola “indistruttibile”.
Le lyrics sono state deliberatamente scritte con uno stile sessantiano, e
si sente una vibrazione positiva molto sessantiana che vi scorre attraverso..
Questo è in contrasto con molte lyrics moderne che tendono ad essere
molto negative ed a riflettere le difficoltà dei duri tempi in cui
viviamo. Volevamo che “Syndestructible” fosse un album positivo
dal punto di vista delle lyrics.
L’album è stato scritto nel modo che Chris descrive come 'cinematic',
che significa che ogni traccia, per quanto diversa, è collegata alle
altre da un filo che si dipana attraverso tutto il disco. Per esempio, la
sequenza di apertura di 'Breaking Down Walls' prepara la scena per l’album
e viene ripetuta in chiusura su 'The Promise'.
Nel mezzo alcuni temi si ripetono, 'Some Time, Some Way' si riferisce a 'like
a
pheonix rising' e 'Cathedral of Love' parla ancora dell’innalzari al
di sopra delle proprie avversità attraverso la compassione altrui.
'City of Dreams' ha la stessa aspettativa positiva che le cose negative possano
migliorare se si accetta la sfida e 'Golden Age' trasporta quest’idea
ad una nuova era migliore.
Da un punto di vista musicale le canzoni sono state scritte usando quanto
di meglio ci fosse nel prog degli anni ’70, ma con un atteggiamento
da ventunesimo secolo. Noi chiamiamo questa costruzione Prog Modernism.
A cosa vi siete
ispirati per realizzare questo album? Fatti personali, di cronaca o altro?
Come pensate che la gente reagirà a questo vostro ritorno? Avete particolari
aspettative?
SN:
La mia ispirazione è stata la volontà di fare un grande album
dopo 40 anni. Ho continuato a scrivere canzoni per tutto questo tempo e l’opportunità
di sviluppale nel concetto di un album era un’ispirazione sufficiente,
in particolare perché stavo lavorando di nuovo con Chris. L’altra
ispirazione che ha spinto tutti gli eventi che hanno portato a quest’album
è stato il trapasso del nostro amico e tastierista originale dei Syn,
Andrew Pryce Jackman. Volevamo creare un album che fosse una retrospettiva
di tutto ciò che abbiamo fatto dagli anni ’60 e dedicarlo ad
Andrew. Questo cd si chama “Original Syn” ed è stato pubblicato
in America e nel Regno Unito all’inizio dell’anno. “Syndestructible”
nasce da lì. Devo dire qualcosa di Andrew, che era il leader e la figura
paterna, da un punto di vista musicale, dei Syn. Era un musicista brillante
e pieno di idee e concetti unici, da terremoto musicale; davvero uno dei grandi
eroi misconosciuti del Prog e della sua nascita e sviluppo. Una persona splendida,
grande e generosa, ed un grande amico per me e Chris.
Penso che la gente fosse molto interessata a cosa sarebbe cambiato, ed in
genere è stata piacevolmente sorpresa. Sarà un disco buono,
cattivo o disastroso? La gente mi ha dato una bella occasione di scoprirlo,
e credo che non si possa chiedere di più. Ora il pubblico si può
fare la sua opinione.
In tutti questi
anni avete percorso strade differenti, cosa vi spinge ora a tornare nel mondo
musicale? E’ una sfida, un modo di dimostrare la vostra bravura o solo
un modo per sperimentare e divertirsi?
SN:
Se hai la musica in te, non ti lascerà mai più. Come ho iniziato,
non ho mai smesso di scrivere, cantare e suonare, almeno per la mia famiglia!
Penso sia anche un po’ tutto ciò che hai menzionato, sicuramente
una sfida, uno sfogo per il mio spirito creativo, e a volte di certo un po’
di divertimento!
Ad
un primo ascolto mi sembra che abbiate scelto di impostare il sound su un
prog rock vicino allo stile Yes: sbaglio?
SN:
Beh, come Chris aveva detto, i The Syn verso la fine della nostra era sessantiana
erano un po’ la matrice dei primi Yes. A parte Chris, Peter Banks era
anche lui nella band ed è stato il primo chitarrista degli Yes. Perciò
penso che abbiamo iniziato quest’album dove I Syn si erano fermati,
comunque già nella direzione delle costruzioni della musica Prog.
Supporterete
questo “Syndestructible” con una serie di concerti? Verrete anche
in Italia?
SN:
Sì! Gireremo in tour in America a Gennaio e stiamo lavorando col management
per organizzare le date in Europa a fine Febbraio. Nessun dubbio che verremo
in Italia, dopo tutto sono anche mezzo Italiano!
Come
vi siete trovati a registrare un disco nel 2005? Quanto è diverso il
lavoro di produzione/registrazione oggi rispetto al vostro ultimo disco targato
“The Syn”?
SN: E’
interessante che abbiamo registrato “Syndestructible” usando un
sacco di procedure ed attrezzature degli anni ’60 e ‘70, anche
se stavamo registrando con un programma Sound Scape. Comunque, abbiamo mixato
l’album su nastro per poi masterizzarlo da nastro, e credo che questo
dia al sounds un’intessitura particolare. Ringrazio Paul Stacey che
ha prodotto e strutturato tutto il lavoro di registrazione, con l’aiuto
di Gerard Johnson.
Chiudo
qui l’intervista e vi ringrazio per il tempo che mi avete concesso!
SN:
E’ un piacere fare quest’intervista, e non vedo l’ora di
suonare in Italia con l’Anno Nuovo. Auguro a tutti un Buon Natale ed
un Felice Anno Nuovo!