![]()
Intervista
a Andy Winter (Piano and Keyboards)
27.11.2004
A CURA DI D.M.S.

Dopo due soli cd e un mini cd, i Winds sono già una realtà della scena avantgarde norvegese: pur con una scarsa promozione la forza della loro musica ha raggiunto il cuore di una vasta schiera di ascoltatori amanti del metal o meno. Ora è il momento di sentire cosa ha dirci il tastierista/pianista Andy Winter.
Ciao
Andy, tanto per cominciare congratulazioni per il vostro nuovo cd "The Imaginary
Direction Of Time", un capolavoro di grazia ed eleganza: sono passati ormai alcuni
mesi dalla sua uscita, quali sono le tue sensazioni ed i responsi che avete ricevuto?
Andy: Grazie dei complimenti. I responsi che abbiamo ricevuto
per il nuovo cd sono ottimi; abbiamo avuto lodi sia dalla stampa che dai fans
e tutto ciò è straordinario.
"The
Imaginary Direction Of Time" mostra un lato differente del vostro sound attraverso
una produzione più calda e con un'impostazione più sbilanciata sulle chitarre
e su passaggi heavy; un approccio diverso rispetto alla regalità ed alla calma
riflessiva di "The Reflections Of The I". C'è una ragione particolare dietro questo
cambiamento o è stato qualcosa di naturale e spontaneo?
Andy: Noi come persone e musicisti tendiamo sempre ad evolvere,
così il risultato di ciò che facciamo è sempre influenzato dai nostri diversi
stadi mentali e musicali a seconda del periodo in cui ci troviamo. Tenderemo sempre
a cambiare ed a reiventare il nostro sound e d'altra parte non potrebbe essere
altrimenti, dato che la sfida a rinnovarci continuamente è alla base del processo
creativo per ogni nostro album.
Anche
questa volta l'artwork di Travis Smith è favoloso, sembra ci sia un legame speciale
tra la musica dei Winds e la creatività di Smith. Qual'è il suo metodo di lavoro
col vostro gruppo?
Andy: Penso che il suo aproccio con gli artwork dei Winds sia
molto differente dal suo normale metodo di lavoro. E' molto più astratto e forse
per questo più stimolante. Travis ha usato per noi varie tecniche: aquerello,
schizzi a mano, filtri e così via. In ogni caso tutte le idee nascono e sono discusse
da Travis Smith e la band prima di iniziare ogni progetto.
Il
concept lirico dei Winds è molto complesso: riesci a condensare in poche parole
una generale descrizione dei temi testuali dei vostri tre dischi?
Andy: Mi fai una domanda molto difficile: potrei dire che è una
storia concettuale che mischia filosofia, fantasia e realtà esistenziale in un
ottica di spazio e tempo. Insomma temi profondi e questioni irrisolte...
Come
giudichi oggi le vostre due precedenti releases: "Of Entity And Mind" e "The Reflections
Of The I"?
Andy: Sicuramente sono una perfetta rappresentazione di ciò che
i Winds erano, quando sono stati registrati. Dal punto di vista musicale non ci
sono critiche da fare, anche se oggi farei certe cose in modo differente, ma ciò
non significa che le scelte fatte in quel periodo fossero sbagliate. In realtà
siamo orgogliosi di ogni nostra creazione e pensiamo rappresentino qualcosa di
cui essere comunque soddisfatti, tenendo anche conto che il nostro flusso creativo
ci porta ad evolverci e a cambiare in continuazione.
Ti
chiedo questo perchè molta gente reputa "Of Entity And Mind" il vostro miglior
disco; tra l'altro si tratta di un cd molto particolare: niente quartetto d'archi,
un atmosfera molto dark, elementi che rendono questa release unica. Pensi che
in futuro potreste rifare qualcosa di simile?
Andy:
La mia impressione
e che la maggior parte della gente pensi che siamo migliorati ad ogni release
e anche noi la pensiamo in questa maniera. Siamo profondamente convinti che ogni
nostro disco rappresenti un miglioramento rispetto al precedente. Certo, ci sarà
sempre gente che preferisce il nostro primo o secondo disco, anche perchè hanno
avuto molto più tempo per assimilarli o vi sono legati emotivamente, ma fa parte
del gioco. Ma come musicista devi porti al di fuori dei gusti del pubblico: se
ti lasci convincere che il primo disco che hai inciso è il migliore della tua
carriera e che non sarai in grado di fare meglio, sarebbe più opportuno sciogliersi,
significherebbe non avere più nulla da offrire. Non è tanto importante ciò che
la gente pensa della tua musica, ma la piena soddisfazione tua e dei tuo compagni
della band: se andiamo avanti a fare dischi è perchè siamo pienamente convinti
della validità di ciò che abbiamo fatto, facciamo, faremo.
Ho
letto sul vostro sito che state lavorando ad un nuovo cd; puoi anticiparmi in
che direzione vi muoverete e più o meno quando sarà pubblicato?
Andy:
La notizia è vera,
ma non ho idea di quando termineremo il tutto dato che siamo ancora nella fase
di rifinitura arrangiamenti e registrazione. Abbiamo già registrato alcune cose,
ma il nostro metodo di lavoro è di registrare alcune parti fermarci e poi registrarne
altre. Non siamo il tipo di band che entra in studio per una sessione di registrazione
e completa tutto in poche settimane o qualche mese. Abbiamo bisogno di far crescere
il disco e la sua musica dentro di noi, di modellarlo sulle nostre vite e sui
nostri cambiamenti d'umore. Nella nostra visione un disco è come una creatura
che cresce con noi; questo è il motivo per cui registrare un album è per noi così
"usurante", non siamo il tipo di musicisti che scrive un certo numero di canzoni
e poi si catapulta in studio a registrarle così come sono. Capita spesso che ciò
che viene registrato in principio venga cambiato alla fine o che certe cose nascano
per improvvisazione in studio. Come vedi un metodo molto particolare, per cui
non so dirti come suonerà il nuovo disco.
Dietro
al nome Winds oltre a te, ci sono personaggi di spicco della scena norvegese come
Hellhammer (Arcturus, Mayhem, Kovenant) Carl August Tidemann (Tritonus, Arcturus)
e Lars Eric Si (Khold, Senza Aenima, Jack In The Box). Tutti musicisti con un
illustre curriculum alle spalle; com'è collaborare con loro? Il vostro è solo
un legame musicale o anche umano?
Andy:
Questo gruppo funziona
perchè ogni membro ha un proprio ruolo specifico e perchè ognuno è consapevole
del proprio contributo e rispettoso, allo stesso del contributo degli altri membri.
I miei compagni sono artisti importanti, musicisti molto dotati, ma anche persone
straordinarie. Se non fossimo legati come persone non vedo come potremmo andare
avanti come band e il fatto che tra noi ci sia la capacità di condividere le cose
importanti che vanno oltre la musica, così come di tralasciare quelle insignificanti
è il collante che fa di noi un gruppo unito prima di tutto a livello umano che
musicale.
La
musica classica è un elemento fondamentale del sounds dei Winds; quartetto d'archi
e pianoforte hanno un ruolo cwntrale nei vostri brani. Avete compiuto degli studi
classici per comporre e suonare in tale maniera?
Andy:
Tutti nel gruppo abbiamo
un raggio d'influenze molto vario: Lars (Eric Si cantante e bassista del gruppo
nda) ha imparato a suonare prima che a camminare e parlare; Carl (Tidemann chitarrista
nda) si è diplomato al G.I.T. a Hollywood; io ho preso lezioni di piano e composizione
fin da piccolo; infine il nostro batterista (il mitico Hellhammer nda) vive e
respira per la batteria. Ad essere influenzati dalla musica classica siamo soprattutto
io e Carl, ma anche gli altri membri l'apprezzano e comunque rimane un elemento
importante nelle nostra vita.
A
mio parere "The Reflections Of The I" è influenzato in maniera determinante dallo
stile di compositori russi post-romantici come Prokofiev, Rachmaninov e Shostakovic,
mentre "The Imaginary Direction Of Time" mi pare ispirato più alle sonrità romantiche
di compositori come Chopin e l'ultimo Beethoven; tu cosa ne pensi?
Andy:
Di solito quando si
parla delle mie influenze si nominano quei comopositori della scuola russa da
te citati e non nego che la loro influenza sulla mia musica sussista; ma amo anche
compositori di epoche e paesi diversi. Di quelli da te nominati Rachmaninov e
Shostakovic sono quelli che hanno più influenzato il mio modo di suonare il piano,
mentre gli altri hanno rappresentato un influenza ravvisabile più nella nosta
musica in generale che sul mio aproccio allo strumento.
A
tal proposito io sono un grande estimatore di Chopin, Lizst e Ravel; cosa pensi
di questi grandi pianisti e compositori del passato?
Andy:
Ti sembrerà strano
ma fra quelli da te citati, non ho mai avuto una grande passione per Chopin, mentre
sono molto legato a Ravel e Lizst. Attualmente ascolto moltissimo Schubert, un
compositore al quale finora non avevo dato grande attenzione, ma che ha scritto
pagine di musica stupende.
Cambiando
argomento ho molto apprezzato il debutto del tuo nuovo progetto musicale insieme
a Lazare dei Solefald e a Hellhammer; che mi dici in proposito?
Andy:
Guarda inizialmente
gli Age Of Silence dovevano essere poco più che un hobby band; ma con la pubblicazione
di "Acceleration" le cose sono radicalmente cambiate: con nostra grande sorpresa
abbiamo ricevuto commenti entusiasti un pò da tutta la stampa e dai fans ed a
questo punto gli Age Of Silence sono diventati una priorità al pari delle nostre
bands d'appartenenza, visto il potenziale musicale di questa forumla e i positivi
riscontri ottenuti.
Una
particolarità di "Acceleration" e che gli assoli non sono affidati alle chitarre,
ma al tuo pianoforte. Rispetto ai Winds dove intereagisci con gli archi, qui hai
mostrato uno stile pianistico molto virtuosistico, che mi ha ricordato certe cose
di Lizst e Chopin. Preferisci questa dimensione molto virtuosistica o il lavoro
oscuro di raccordo con gli archi che compi nei Winds?
Andy:
Non ho preferenze
al riguardo, penso che sia opportuna variare il più possibile il proprio stile,
quando ciò non risulti fuori luogo. Per esempio negli Age Of Silence c'è tutto
lo spazio musicale per andare oltre le regole della musica classica e fare pazzie
al pianoforte lasciandosi alle spalle eventuali limitazioni stilistiche. Nei Winds,
al contrario, c'è una maggiore cura nel dialogo e nell'incastro fra i vari strumenti
e gli archi, così certe cose risulterebbero fuori luogo. Comunque sono entrambi
due contesti stimolanti e piacevoli per me.
Ti
faccio una domanda su una questione che so non ami molto trattare: i Winds vengono
comunemente inseriti insieme ad Arcturus, Solefald e Borknagar nella scena avantgarde
black norvegse originatasi a partire dal '96; ti ritrovi in questa classificazione
e apprezzi queste bands?
Andy:
Non mi piace il concetto
di "scena"; mi da l'idea di un gruppo di persone che stanno intorno ad tavolo
a bere birra ed a scambiarsi complimenti a vicenda. Qui in Norvegia la maggior
parte dei musicisti vive isolata dagli altri "colleghi", così per come vediamo
la situazione noi, parlare di scena non corrisponde a realtà, a meno non si faccia
riferimento al fatto che si tratti di bands provenienti dalla medesima nazione.
In ogni caso i gruppi da te citati sono molto bravi e li apprezzo, oltretutto
abbiamo anche dei componenti in comune e forse è anche per questo che molti parlano
di scena avantgarde.
C'è
la possibilità che i Winds suonino live in Italia?
Andy:
Una possibilità c'è
sempre, dipende da molte circostanzr prima fra tutte che noi si cominci a suonare
dal vivo con continuità. Per ora posso dirti che sono venuto in vacanza in Italia
la scorsa estate ed è stato grandioso.
Okay
Andy è tutto, lo spazio finale lo lascio a te...
Andy:
Ragionate sempre fuori
dai preconcetti, preservate la vostra invididualità, siate critici ma non giudici.
Grazie a te per il tuo supporto.