ALAN
PARSONS LIVE PROJECT
Castello Di Vigevano
30/07/2006
REPORT
Flames
OF Hell
PHOTO Flames
OF Hell
A più di un anno dalla sua ultima calata italica, torna Mr. Parsons
con il suo Project in versione Live. Tra le date italiane ho potuto assistere
a quella di Vigevano, ubicata nel bel castello che domina il centro di questa
ridente cittadina lombarda.
L'orario d'inizio è fissato per le 21 ma alla fine la band farà
la sua comparsa sul palco alle 22:30: il pubblico presente, numeroso, ha avuto
come antipasto al live set una bella razione di zanzare. Infatti, per circa
un'ora prima dell'inizio, nel cortile del castello si è abbattuta una
vera nuvola di piccoli vampiri, avidi di sangue, che hanno preso di mira un
po' tutti: inutile qualsiasi tentativo di proteggersi con antizanzare chimici,
visto che i piccoli animaletti sembravano provvisti di maschere antigas. Fortunatamente
una decina di minuti prima dell'inizio tutto è tornato alla normalità,
con grande gioia di tutti (sottoscritto incluso).
La prestazione live di Vigevano ha ricalcato per buona parte il precedente concerto dello scorso anno: line up inalterata (Pj Olsson alla voce, Godfrey Townsend alla chitarra, Steve Murphy alla batteria, John Montagna al basso e Manny Focarazzo alle tastiere), mix fra vecchi successi e pezzi del nuovo album ("More lost Without You" e "Play The Game") e la colpevole mancanza di "Limelight" nella scaletta.
Ci sono però delle sorprese come l'esecuzione di "Days Are Numbers (The Traveller)" e "La Sagrada Familia": due pezzi che non avevo mai sentito dal vivo è che mi son gustato con vero piacere, colmando finalmente la lacuna di sentire almeno un pezzo di "Gaudi" dal vivo.
Il resto del concerto era imperniato sugli immortali classici come "Syrius", "Eye In The Sky", "Old And Wise", "Prime Time", la struggente "Time" ed altre che hanno segnato in modo indelebile la carriera di Alan Parsons: come al solito la prestazione dei singoli è stata superlativa, partendo dall'ugola del folletto PJ Olson, passando per il virtuosismo del chitarrista Townsend (in questa occasione un po' meno preciso del solito) fino ad arrivare allo strepitoso Steve Murphy alla batteria, capace di stupire sia per il drumming preciso e potente sia per l'ugola cristallina (l'esecuzione di "Breakdown" parla da sola).
Alan Parsons come al solito ha fatto centro, portando in giro per il mondo il suo progetto affidandolo ad ottime mani. Lui lo sa e lo si capisce quando, suonando la chitarra, ti guarda e ti sorride felice, come un bambino che si trastulla col suo giocattolo preferito: speriamo di avere la possibilità, il prossimo anno, di assistere ancora ad un'ottima performance. Purtroppo, dopo il classico bis di rito, tutto si spegne ed è ora di andare a casa, felici di aver assistito ad un concerto di tale caratura anche senza la ciliegina sulla torta (leggasi "Limelight"): gli APP sono garanzia di spettacolo, sempre e comunque, e anche stasera ci hanno dimostrato come le canzoni belle e speciali non muoiono mai, nè vengono dimenticate.