ANATHEMA
Transilvania Live - Milano
08/02/2004

New Age Club - Roncade
10/02/2004

REPORT Poisoneye, Emo
PHOTO Medea Madeleine
La Clè

 

 

 

 

 

 

Il dizionario della lingua italiana sotto la voce emozione dice: turbamento dell'animo vivo e intenso. Mai due aggettivi si sono rivelati così azzeccati per descrivere qualcosa. Tenete conto che mi sto riferendo ad un elemento astratto della nostra esistenza...l'emozione. Provate a pensare a quanto sia difficile raccontare un sentimento, una sensazione, una passione.

Turbamento dell'animo vivo e intenso dunque. Penso che il concerto degli Anathema di questa insignificante domenica di febbraio abbia risvegliato un vortice di intensi, forti ed irrequieti turbamenti nell'animo delle fortunate persone che hanno avuto il piacere di seguire la band di Liverpool in una vera e propria esibizione di autentiche, pure e delicate poesie.

Due lunghe ore in cui il cuore non ha smesso di battere nemmeno per un istante alimentato da canzoni che hanno ormai marchiato a fuoco l'identità di questi grandissimi musicisti come "Sleepless", "Angelica" e "Judgement". Le intime "Fragile Dreams", "Inner Silence" e "Forgotten Hopes" hanno reso ancora più prezioso lo show che ha visto anche la presenza sul palco della brava Lee Douglas per interpretare come solo lei può fare "Parisienne Moonlight" e la più recente "A Natural Disaster", due gemme di rara bellezza in grado di far tremare il cuore già sottoposto all'elegante voce di Vinnie, oggi in ottima forma.

Il gruppo ha ripercorso dunque quasi tutta la carriera accontentando la folla anche se, coerentemente, ha lasciato molto più spazio alle composizioni scritte da "Alternative 4" in avanti. Passione e cuore hanno accompagnato l'intera scaletta ed è questo particolare che mi rende ancora più orgoglioso di essere stato presente questa sera. La chiusura spetta a "Confortably Numb" (cover dei Pink Floyd) che forse la dice lunga sulla strada ormai così chiara intrapresa dai fratelli Cavanagh, personaggi che secondo me hanno ancora molto da dire, visto che ogni nuovo album è una perla da scoprire e che ogni esibizione è un caldo brivido che scorre lento sulla pelle.

Si spengono le luci sul palco e rimane la consapevolezza di aver assistito ad uno dei concerti più coinvolgenti ed intimisti che il panorama musicale internazionale possa offrire.

Sublime!
[Milano - Poisoneye]

Gli Anathema hanno subito una evoluzione che li ha erti ad alfieri di un certo modo di intendere la musica. Una musica scritta solo ed esclusivamente come colonna sonora di stati d'animo che si manifestano attraverso una concezione dell'esistenza vissuta ad un passo dalle piccole cose, da un sguardo in fondo al cuore, da un ricordo, da una camminata solitaria lungo la costa del vivere quotidiano che sottrae più di quanto riesca a dare. Ed è una musica di una intimità clamorosa, commovente, ma che si pone in antitesi al concetto comune di musica malinconica: ebbene si, una intimità che non lascia mai soli e che invece di mortificare lo spirito, lo eleva ad esaltazione della malinconia stessa come unico mezzo capace di accomunare tante anime solitarie e derelitte. Una malinconia che non fa male. No, non più, ma che fa riflettere, e fa rivivere il passato e lascia intravedere il futuro - sempre avvolto negli stessi colori - in sfumature assolutamente nuove ed immancabilmente toccanti, struggenti, oniriche. Onnipresente quel senso di mancanza, quel vuoto che non riusciamo a spiegare ma che senza non riconosceremmo noi stessi, la nostra vita. Una tale somma di clamori, in sede live, non potrebbe essere rappresentata se non in un piccolo club, un luogo raccolto in cui ogni convenuto potrebbe scovare la propria dimensione e condividerla con altri senza la paura di dovere combattere il sole e le distrazioni di un luogo all'aperto, o di un grosso stabile coperto che comunque troppe emozioni lascerebbe vagare nell'aria vuota. Ed il New Age Club di Roncade(Treviso), destinato ad ospitare l'ultima data del tour della band, si è dimostrata scelta ideale perché non dispersivo e capace di esaltare al meglio le proprietà della musica dell'ensemble albionico.
La serata, fuori, è fredda, ma all'interno della sala si respira già la voglia di un viaggio senza limiti né temporali né prettamente geografici. Un lungo viaggio sui binari dell'emozione che di stazione in stazione carica nuovi umori e passeggeri e cuori, e che inizia con qualche istante di ritardo rispetto al previsto, lentamente, quando le note languide ed eteree di "Balance" accarezzano inavvertitamente il pubblico mentre le luci calano lasciando spazio ai fari sommessi dello stage. Brivido sulla pelle, decine e decine di occhi spalancati già in preda all'estasi ed altrettanti cuori palpitanti come in attesa del primo bacio dinanzi alla prima ragazza.
Si nota subito che la band non avrà compassione per nessuno(e chi la vuole!!!), neanche del Padreterno(nel caso ce ne fosse uno) il quale starà sicuramente ghignando compiaciuto per avere creato tale benedizione (ultra)terrena.
Seguono a ruota libera, straripanti di passione, temi sonori cari all'audience, da "Closer" fino alla dimostrazione fuorviante - assolutamente non conclusiva - che l'uomo possa anche essere realmente figlio di qualche essere superiore, cioè ad "Are You There", sublimazione introspettiva che concilia il sogno e la lacrima e la disperazione senza mai ricattare la sensibilità, aperta com'è anche all'accettazione della perdita e dell'assenza.
Purtroppo una improvvisa raucedine e qualche problema tecnico alla chitarra mandano Vincent in bestia per pochi attimi, "furia" subito stemperata dalle successive, evocative "Parisienne Moonlight" e "A Natural Disaster" che vedono l'ingresso sul palco della bella Lee Douglas la quale, sensualmente e con spirito di partecipazione invidiabile nonostante lontana dal palco fino a quel momento, le interpreta lasciando senza parole l'intero parterre che non può che applaudire a scena aperta al cospetto di tanta grazia.
Giusto il tempo per alzare volume e ritmica con "Judgment" che già "Temporary Peace" e "Flying" riportano alla calma interiore che ha pervaso il New Age per quasi l'intera durata del set: soprattutto la seconda, intonata da gran parte del pubblico che ha contemplato assorto ma fervidamente attivo alla divinazione di una serata che non avrà mai fine anche se giunta quasi al termine. Si, perché un concerto ed una musica tali non trovano posto se non sull'eterno, itinerante carrozzone che carica quelle dosi di 21 grammi di spiritualità che muovono le intenzioni di un corpo intero lungo il tragitto che conduce a Valinor.
Il momento del bis è davvero lungo, e Vincent lo fa capire quando dice che quella è l'ultima tappa del tour e che intende stare li sul palco ancora per un po' di tempo oltre il previsto.
La band si riallaccia al finale emozionante della prima parte proponendo in sequenza "2000 & Gone", "Angelica" e "Fragile Dreams", anche quest'ultima cantata interamente dal pubblico, per poi sterzare verso un fuori programma inconsueto e decisamente più energico con "Empty" e, udite-udite, una cover stupefacente, coinvolgente, terremotante di "Phantom Of The Opera" dei Maiden: aarrgghhhhh!!!!
E poi? Finita qua? Ma neanche per sogno! Per concludere definitivamente il rituale, la celebrazione ossianica dell'Anima e del Pensiero, con quale altra grande song potevano lasciare il palco e continuare, comunque, a rendere vivo il viaggio se non con "Comfortably Numb" dei Pink Floyd(ormai divenuto loro principale gruppo di riferimento ed ispirazione)?
Questa è la concezione del sacro, questa è una ierofania universale che trascende da ogni segno d'appartenenza, è la sublimazione di un istante terreno che si perpetua e si mostra negli angoli della terra più nascosti e remoti, ma che ti chiama e ti invita a cercarla fin dove riesci ad arrivare. Questi sono gli Anathema oggi, quelli di questa serata abbagliante che ha scosso e risvegliato quello che si crede di possedere e quello che ancora non avevamo conosciuto prima: molte altre stazioni della nostra vita, tappe indefinite e gente che accorre, infaticabile, spesso inspiegabilmente, verso i richiami ed i moti della mestizia. Forse non arriveremo mai. Illusione, chissà. Forse trapasseremo prima del tempo che ci è stato concesso, ma si torna a casa con un bagaglio in più carico di souvenir e foto e di quant'altro avremo assorbito durante il concerto-viaggio.
E magari ci sentiremo persone migliori.

First Set:
01 Balance
02 Closer
03 Pressure
04 Forgotten Hopes
05 Destiny Is Dead
06 Are You There
07 Wings Of God
08 Inner Silence
09 Pulled Under
10 One Last Goodbye
11 Parisienne Moonlight
12 A Natural Disaster
13 Judgement
14 Panic
15 Temporary Peace
16 Flying

Second Set:
01 2000 & Gone
02 Angelica
03 Fragile Dreams
04 Empty
05 Phantom Of The Opera(Iron Maiden cover)
06 Comfortably Numb(Pink Floyd cover)

[Roncade - Emo]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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