ANVIL
+ PHANTOM X
+ HYADES
Zoe Club - Milano
01/11/2005
REPORT
Drake
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Live (con i più sentiti ringraziamenti da parte della redazione)
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Allettante serata all’insegna dall’hard ‘n’ heavy più genuino allo Zoe Club. Se gli Hyades sono un gruppo emergente ben conosciuto per le numerose performance in quel di Milano, i Phantom X suscitano curiosità soprattutto per la presenza del cantante dei riuniti Omen. Ma un nome su tutti fa voltare i più accaniti consumatori di metallo pesante: quello degli Anvil…
[Hyades]
Ennesima conferma di grande valore per questi thrasher schiacciasassi milanesi. Esecuzione impeccabile, canzoni di ottima fattura e presenza scenica decisa come non mai (sorprendente la corsa del cantante giù dal palco, verso i tavoli dalla parte opposta della sala…).
Lo speed thrash quadrato e potente degli Hyades è incredibilmente adatto per essere suonato dal vivo! Da notare in particolare la parte ritmica salda come un muro e la fondamentale performance del cantante. Chiusura di classe con una cover di The Ripper potenziata all’inverosimile e sapientemente adattata al sound del gruppo. Come sempre siamo di fronte ad un’ottima esibizione, perfetta per scaldare un esiguo ma valoroso pubblico di forsennati.
[Phantom X]
Gruppo fondato da quel bizzarro personaggio che è Kevin Goocher, attuale cantante dei leggendari Omen. Purtroppo bisogna ammettere che proprio il carismatico frontman risulta essere l’unica caratteristica valida della band in questione, visto che tecnicamente i musicisti fanno sì il loro dovere senza troppi eccessi o difetti, ma la qualità dei pezzi proposti è davvero bassina…
Scontato heavy metal vecchio stile già sentito e risentito migliaia di volte riconducibile un po’ ai canoni priestiani e un po’ al classico power di facile ascolto. Il portamento un po’ statico sul palco compromette in parte anche la presenza scenica e in generale la presa sul pubblico non scatta.
Insomma, lo show è stato completamente lasciato nelle mani del folle singer dal timbro vitreo e tagliente, sempre convincente e disinvolto in quello che è stato praticamente un suo monologo. Onestamente credo che il buon Goocher sia un talento un po’ sprecato per un progetto così insipido. Ricordiamolo piuttosto come degno successore di quel leggendario Kimball che lasciò gli Omen anni fa. Per il resto basti pensare che il momento più coinvolgente di questa esibizione è stato il sentito “fuck you!” liberatorio rivolto al presidente americano George W. Bush… Abbastanza deludenti.
[Anvil]
Headliner di diritto della serata sono i canadesi Anvil, storica formazione che nei primissimi anni ottanta forgiava tre indiscusse pietre miliari del metallo americano. Per prima cosa il simpaticissimo chitarrista-cantante Lips pensa bene di scendere dal palco e di piazzarsi al centro della folla in delirio per suonare la strumentale “March Of The Crabs”. Proverbiali i suoi ghigni beffardi, le sue espressioni al limite del comico e le sue movenze schizzate. La bestiale “666” ha una carica impareggiabile, ma qui salta fuori anche il neo del gruppo.
Se tecnicamente gli Anvil non hanno perso un colpo in venticique anni c’è da dire che Lips non ce la fa proprio più a cantare… Ma la cosa più clamorosa è che questo difetto apparentemente grave non pesa assolutamente su un’esibizione che risulterà ugualmente fantastica! Una “Forged In Fire” più lenta e pressante che mai e un’esilarante “Mothra” non hanno bisogno di molti virtuosismi… Il phatos che riescono a sprigionare è semplicemente infallibile. Eccellente anche la versione di “School Love” molto più dura di quella su disco.
Non mancano anche pezzi più recenti e un prolungato assolo di batteria prima di partire col secondo round. Spiccano la splendida “Blood On The Ice”, pezzo tiratissimo che da’ al gruppo l’opportunità di dimostrare ancora una volta le rispettabilissime capacità tecniche, e soprattutto il gran finale con “Metal On Metal”, col quale la folla tocca l’apice dell’entusiasmo e alcuni matti (me compreso) si tolgono la maglietta restando a gioire a torso nudo come bambini sotto un palco ormai incandescente.
Il tempo stringe e purtroppo mancano un po’ di classici. “Jackhammer”, “Heat Sink”, “Shadow Zone”, “Free As The Wind”, “Hard Times Fast Ladies”, “Motormount”, ecc… Sono tutti pezzi che il pubblico avrebbe divorato volentirei. Ma poco importa. Nel complesso, tra battute, smorfie ridicole, veri e propri dialoghi con l’esiguo pubblico di fan e tanta sana musica suonata con passione, questo concerto non delude minimamente. Anzi… Peccato che in Italia l’attenzione riservata a band tanto preziose è semplicemente vergognosa. Con poco più di un centinaio di spettatori gli Anvil avranno giusto compensato il prezzo del viaggio per venire fin qui.
[Drake]