ARCTURUS & guests
Thunder Road - Codevilla (PV)

04/09/2004

REPORT & PHOTO Pierre Hound
 

 

 

 

 

 







E' sempre un piacere fare visita al centro benessere "Thunder Road" nel profondo entroterra pavese. A Codevilla hanno segregato i poveri metallari, gente non degna di fare i fanghi ed i massaggi in quel di Salice Terme, a pochi chilometri da li. Per tutta risposta, il popolo metal si concede un centro termale di tutto riguardo, dove alla sauna si accompagna la musica e così, periodicamente, nel suddetto centro del pavese, si organizzano lunghi -molto lunghi- happening musicali. Ovviamente, ingrassato più del dovuto, dopo un'estate di bagordi, il vostro Pierre ha voluto provare per l'ennesima volta per voi, la sala più "calda" del nord ovest (batte anche l'Indian's Saloon di Bresso!), con la speranza di una sauna rigeneratrice.

Per la cronaca, il meeting di oggi prevede ben 10 gruppi del panorama estremo europeo con la solita formula del "primo e secondo tempo", ossia 5 concerti - pausa lunga - 5 concerti! Non me ne vogliano le band del "primo tempo", se questo articolo non rende atto delle loro esibizioni, ma purtroppo il mio arrivo è avvenuto in coincidenza della pausa lunga di cui sopra, quindi non posso far altro che menzionare per dovere di cronaca che ad aprire la giornata c'è stato un poker di band italiane, nell'ordine i FROSTMOON ECLIPSE, i FRANGAR, i NECROART ed i veneziani ENSOPH, questi ultimi, già apprezzati in altri contesti live e sul loro recente e bellissimo, disco "Opus Dementiae". Headliner della prima parte, i greci NAER MATARON. Dopo una pausa protrattasi più del previsto, con oltre 40 minuti di ritardo, riprendono le ostilità e giungono sul palco del Thunder Road, i norvegesi 1349, noti ai più per essere l'ennesimo progetto di Frost dei Satyricon. Non sono un particolare estimatore del black metal classico, magari non me ne intendo neanche tanto, ma basta poco per capire che l'intento della band è finalizzato a riproporre in modo quasi maniacale quelli che sono gli stilemi del black metal di casa Norvegia, e viene da sorridere quando, a tratti, lo stile cerca di differenziarsi da quest'ultimo, presentando variazioni sul tema, cambi di tempo e velocità e partiture un po' parenti del thrash. In definitiva, una proposta sicuramente scontata ma pur sempre apprezzabile dagli estimatori del genere, conservando intatto quel fascino glaciale che i ragazzi del pubblico hanno colto e gradito.

Al termine dell'esibizione dei 1349, un evento clamoroso…gooooaaaaaallllll!!! Ebbene si! In contemporanea al concerto, in sala si segue anche la partita della nazionale italiana di calcio, prima prova per le qualificazioni mondiali. Indovinate un po' con chi gioca l'Italia stasera? Ma con la Norvegia, no? …E di band norvegesi (con relative loro persone al seguito), stasera, al Thunder Road, ce ne sono ben 3! Vi lascio immaginare il clima (70 gradi di calore, "sottofondo" musicale black/death per 12 ore e partita Italia-Norvegia in televisione). Insomma, 1349 archiviati e risultato parziale di 1-1, l'Italia ha pareggiato!

Dopo i 1349, fanno il loro ingresso sul palco i CENTINEX, direttamente dalla Svezia. Come è facile intuire, se prima si pogava sulle note del classico black norvegese, ora i Centinex ci fanno sbattere un po' con il loro death di madre patria. C'è da dire che a livello personale, mi ritrovo molto di più nelle sonorità dei Centinex, che in quelle precedentemente ascoltate e non posso fare a meno di gradire, spalleggiato da una ampia fetta di pubblico, le sciabolate taglienti dei suoni delle chitarre, i riff gelidi e spettrali delle composizioni della band e le rapide ed infuriate accelerazioni in screaming del cantato. Un death metal d'altri tempi, se consideriamo il percorso intrapreso (e da me molto apprezzato) da altri illustri connazionali dei Centinex, quali In Flames ed Amorphis in primis. Una buona prova: adatta a far divertire un pubblico già caldo di suo!

L'Italia soffre sul campo e non riesce ad avere la meglio sulla Norvegia. Con queste premesse, arrivano sul palco gli italianissimi OPERA IX, la cui esibizione si attesta subito su buoni livelli, lasciando respirare a pieni polmoni un'aria di misticità fusa ad epicità. Un black articolato e pesante, quello dei biellesi; una musica, se vogliamo, concettuale e, a mio parere, nei suoi tratti migliori, lenta e cadenzata. Una serie di inni pagani ed occulti, riflessivi e di ricerca. Una prova convincente, pur con delle riserve del tutto mie personali.

Il tempo di chiudere lo show degli Opera IX e…gooooaaaaaallllll!!! L'Italia, nel finale di partita, segna il gol della vittoria e batte la Norvegia! Vi lascio immaginare cosa, questo evento, significhi…significa che arriva il turno dei norvegesi RED HARVEST e che quindi siamo tutti spacciati. Devo ammettere che attendevo con una certa curiosità l'arrivo della band in questione, per via di una certa attitudine "industriale" della stessa, nel proporre la propria musica. I Red Harvest, noti, appunto, per le massicce dosi di industrial con cui plasmano il proprio black metal, questa sera, vuoi per la sconfitta della loro nazionale, vuoi per un non meglio precisato motivo, alle mie orecchie di industrial ne fanno arrivare ben poco. L'approccio della band è a dir poco violento ed arrabbiato (vedi nazionale norvegese!) e più che un black/death industrializzato, mi pare di sentire, a tratti, una copia di serie B degli Slayer. L'aggravante è che dopo un paio di canzoni, l'attenzione nei confronti dell'esibizione della band, scema, facendo posto, tra il pubblico, alla noia. Una noia dovuta al ripetersi incessante degli stessi riff, delle stesse sonorità, delle stesse partiture: insomma, non voglio dire altro che le canzoni proposte si rivelano tutte uguali tra loro! Bravi i Red Harvest…per 5 minuti, poi, rompono un po'!

Archiviata la partita ed anche le bruschette con funghi e verdure miste, che nell'attesa mi sono concesso per riprendermi dai principi di svenimento provocati dal caldo, cresce la trepidante attesa per gli headliner dell'intera manifestazione, gli ARCTURUS. Ovviamente, la band si fa attendere e desiderare, ma quando, a notte ormai inoltrata, i 6 norvegesi fanno il loro ingresso sulla pedana del Thunder Road, risulta chiaro che attendere ne è valsa la pena. Descrivere la musica degli Arcturus è opera impossibile: chi li conosce sa di quanto sia vero quanto dico, chi non li conosce ha una gravissima lacuna dentro di se. La band inizia trionfalmente il suo show, propinando gran classe ed emozioni. La musica mai banale o scontata, fa da sottofondo ad un cantato vario e emozionale. La musica stessa prende il sopravvento quando ad esibirsi sono le ballerine, opportunamente truccate e perfette nel descrivere con le loro movenze la tragicità dei suoni. Un black metal definito d'avanguardia, quello che ci propongono gli Arcturus, ma oserei dire: musica a tutto tondo, dove la voce sussurra, urla, stride, cambia a secondo dei momenti; dove le chitarre si disimpegnano in assoli strappa-membra ed in ritmiche serrate e violente, ma anche melodiche e suadenti. Un unico filo conduttore accompagna la musica della band, una musica che questa sera raccoglie a se amanti del genere estremo, ma anche classic metallers, progster, dark, appassionati di musica buona e persino un papà-metal con la sua dolce figliola! Esagerato dire musica sublime per tutti? Direi di no! Purtroppo giunge anche per gli Arcturus il momento di lasciare la scena: il tempo per un unico bis e poi cala il silenzio nella calda sala pavese. Onore ai maestri Arcturus ed un applauso a tutti i gruppi intervenuti, i quali, bravi o meno bravi che siano stati, hanno risposto con professionalità al caldo del locale e dei riflettori su essi puntati, ma soprattutto, hanno regalato una bella giornata di musica agli intervenuti. Sono le 3 del mattino e penso che anche per oggi è andata! Spero di non perdermi per strada come lo scorso anno! Alla prossima!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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