BRYAN ADAMS

08/04/2004

REPORT Zorro11 & The Empress
PHOTO Zorro11

 

 

 

 

 

 

Arrivati alquanto in ritardo sulla tabella di marcia prevista, il tutto grazie alla benemerita ignoranza della gente totalmente incapace di indicarmi con esattezza la strada da seguire per raggiungere il luogo del concerto, io e la socia della serata, ovvero la nostra darkettona Empress (per questa occasione in versione “frangetta” :asd:), ci avviamo verso la cassa accrediti per ritirare i pass riservati alla stampa.

Sbrigate quindi le formalità del caso, oltrepassiamo l’ingresso di un Mazda Palace che risulta già ad un primo sguardo gremito in ogni ordine di posti, nel quale si respira l’aria tipica dei grandi eventi. Riusciamo a raggiungere appena in tempo la postazione riservata ai fotografi, quando le luci si spengono per lasciare il posto all’entrata di un acclamatissimo Bryan Adams, accompagnato in questo tour da ben 2/4 della sua formazione storica, ovvero dal fidato (e bravissimo) chitarrista Keith Scott, e dal simpaticissimo drummer Mickey Curry.

La scaletta della serata prevede la riproposizione dei classici che hanno fatto grande il nome dell’artista canadese, anche se eseguiti in una versione spesso divisa tra arrangiamenti acustici e più conosciuti inserti elettrici; la voce di Bryan è in forma come non mai, con il suo caratteristico incedere roco e ruspante, capace di trasmettere emozioni a non finire. “There Will Never Be Another Tonight”, “Run To You”, “Can’t Stop Thing We Started” e “Somebody” sono solo alcuni dei titoli che vengono eseguiti nelle loro versioni studio, a cui vengono accantonati pezzi come “Heaven”, “Summer Of ‘69” e “I’m Ready”, da tempo riarrangiati in speciali versioni semi-acustiche che tentano di enfatizzarne il patos emotivo.

Tra le varie sorprese organizzate durante il concerto, tra cui spiccano alcuni dialoghi tra Bryan ed il pubblico (che riescono per l’ennesima volta a mettere in evidenza l’estrema simpatia del musicista d’oltreoceano), ce n’è addirittura una che nessuno poteva nemmeno immaginare: il singer infatti sceglie una ragazza tra il pubblico (la quale poi si presenterà al pubblico come Stefania da Napoli), per interpretare la parte vocale di Mel C all’interno di “When You’re Gone”. La prova dietro al microfono di Stefania sicuramente non è da cantante di primo piano, ma l’intento non era tanto quello di effettuare un’esibizione stilisticamente perfetta, quanto quello (assolutamente riuscito) di aumentare il feeling tra i presenti e i protagonisti sul palco.
Rimangono ancora da segnalare la presenza di altri classici del repertorio Adamsiano, come le rockeggianti “The Only Thing That Looks Good On Me”, “18 Till I Die” e “Cuts Like A Knife”, nonché una delle ultime arrivate all’interno del repertorio di Adams, e cioè la recente “The Best Of Me”. E che dire poi del vero e proprio pogo scatenatosi sul finire del concerto, che ha coinvolto gran parte dei presenti delle prime file?
Roba da metal!!!

Così dopo la classica falsa uscita di scena, come in tutti i concerti live che si rispettino, Bryan torna sul palco per eseguire ancora, in una intima versione chitarra-voce, alcuni pezzi scritti nella sua sua ultra-ventennale carriera, come la romantica “Straight From The Heart” e la allegra “Depend On Me”.

Le luci si riaccendono, ma questa volta non è una finta, bensì il tanto temuto segnale del termine di un’altra serata davvero speciale. Il sorriso che primeggia sui volti di tutti è un simbolo evidente delle emozioni che hanno contraddistinto questo stupendo concerto, nel quale un attempato ma recidivo rocker è riuscito, per l’ennesima volta, a dimostrare che il rock vero è ancora vivo e vegeto, al contrario di quanto affermato da molti “esperti” del mondo musicale moderno. Grazie Bryan, e per sempre “18 Till We Die”!!!

P.s.: Un ringraziamento particolare va a Jacopo e alla Barley Arts per gli accrediti ricevuti per il concerto. Thanx a lot!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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