BRYAN ADAMS


Madza Palace - Milano

13/09/2005

REPORT Zorro11
PHOTO Zorro11

 

 

 

 

 

 

E' quella del "Room Service Tour" l'occasione, sempre attesa, di rivedere dal vivo il celeberrimo rocker canadese Bryan Adams, un nome che, come sanno del resto in molti, ha scalato le classifiche di mezzo mondo con brani immortali come "(Everything I Do) I Do It For You" e "Summer Of '69", raggiungendo il vero e proprio status di musicista affermato ed acclamato in numerosissime parti del globo.
E' una bella serata di fine estate quella in cui il sottoscritto, colmo di tante aspettative e speranze, si dirige verso il noto Mazda Palace di Milano per assistere all'esibizione dell'ormai ex "The Kid", conscio del fatto che, dopo la performance dal forte richiamo acustico dell'anno passato, sarebbe stato alquanto improbabile rivivere l'adrenalina tipica delle date dal vivo dei tempi d'oro: eppure, neanche a dirlo, la smentita era lì proprio dietro l'angolo, ma a questo punto andiamo con ordine...
L'onere (anzi, in questo caso parlerei proprio di onore!) di aprire la serata tocca all'ultima scoperta dell'universo pop Daniel Powter, il quale, forte del buon successo riscosso ultimamente nelle chart con il proprio singolo "Bad Day" (premiato anche al nostrano Festivalbar), è riuscito ad accaparrarsi una vetrina di prim'ordine per pubblicizzare al meglio il proprio omonimo debut album. L'impresa, diciamolo, è sicuramente riuscita, complice una buona esibizione di gradevole pop di chiaro stampo pianistico, reso assolutamente inusuale grazie al solo utilizzo in contemporanea di pianoforte e tastiere, il tutto rinunciando all'inserimento della chitarra all'interno della line-up della band. L'ottima capacità di arrangiamento del quartetto on-stage è stata comunque in grado di far passare quasi inosservata la mancanza della sei corde, divertendo e conquistando i presenti grazie a delle linee melodiche che ben si sposano con il marcato feeling delle composizioni.
Dopo una mezz'ora circa tocca invece al rocker di Vancouver salire sul palco, dando inizio con "Room Service" ad un concerto che ricorderò sicuramente per anni e anni a venire: Bryan infatti è in assoluta e smagliante forma, accompagnato come sempre dai fidi (e storici!) Keith Scott e Mickey Curry, due autentiche colonne della carriera del cantautore d'oltreoceano. Il nuovo album viene liquidato nel giro di pochi brani, tra cui vi segnalo una frizzante "Open Road" in aggiunta alla già citata title-track, così da lasciare via libera a tutti i grandi successi della propria storia discografica, compresa una vibrante "Somebody" eseguita già nelle prime battute.
Ecco quindi esplodere, in tutta la loro carica, pezzi indimenticabili come "Can't Stop This Thing We Started", "Cuts Like A Knife", "Kids Wanna Rock", "It's Only Love", "All I Want Is You" e "Summer Of '69", tutti eseguiti magistralmente da una band rodata e dalla grande attitudine on-stage, capace di divertirsi e di interagire alla grande col pubblico presente anche dopo decenni di piena attività. Le emozionanti ballad d'atmosfera non possono di certo mancare, qui rappresentate da perle del calibro di "(Everything I Do) I Do It For You", "Heaven", "Let's Make A Night To Remember" e "I'm Ready", quest'ultima eseguita nella propria commovente versione acustica, con l'immancabile supporto del mitico Keith Scott alla chitarra classica spagnola.
La parentesi post "So Far So Good" viene ben ripresentata grazie a brani come "18 Til I Die", "The Only Thing That Looks Good On Me" e "When You're Gone", song in cui Bryan pesca a caso una ragazza dal pubblico per regalarle la possibilità di duettare con lui nella parte di Melanie C, che lo aveva accompagnato nella studio-version della canzone stessa. Inutile sottolineare l'immensa felicità della fanciulla prescelta, la quale, posso immaginare, sia riuscita a coronare uno dei sogni della propria vita...
La classica uscita di scena, con i rituali cori di richiamo da parte del pubblico, iniziano ad incanalare il concerto verso l'odiata conclusione grazie al bis incentrato sulla leggera "Cloud Number Nine" e sulla irraggiungibile "Run To You", seguite in maniera perfetta da un tris di canzoni eseguite dal solo Bryan nel classico stile voce/chitarra: sono quindi le versioni acustiche di "Straight From The Heart", "Room Service" e "All For Love" a mettere la parola fine su una grandissima esibizione, destinata a diventare per il sottoscritto una delle migliori a cui ho avuto il piacere di assistere.
Inutile dire che il mio iniziale timore di sorbirmi una prova "mezza-acustica" è svanita velocemente nel vuoto, il tutto per ricordare ai suoi bistrattatori che il compositore canadese è ancora ben lontano dall'età della pensione, cosa che posso affermare senza mezzi termini dopo aver presenziato ad una serata da oscar assoluto.
Solo una cosa è mancata, invece, per renderla davvero unica sotto tutti gli aspetti, ma purtroppo, si sa, dalla vita non si può avere proprio tutto...
[Zorro11]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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