DECONSTRUCTION!
TOUR 2005
PalaSesto
- Sesto S. Giovanni (MI)
08/05/2005
REPORT Chiccothebest
PHOTO Chiccothebest
Il Deconstruction! Tour è l’unico festival punk itinerante del panorama
musicale europeo.
Giunto ormai alla settima edizione (la prima fu nel lontano 1999), questo festival
ha portato sui palchi di mezza Europa il meglio della scena punk internazionale,
con gruppi del calibro di Nofx (per ben tre volte headliner della manifestazione),
Pennywise, Sick Of It All e Lagwagon, giusto per citarne alcuni.
Quest’anno purtroppo il bill si presentava alla vigilia meno succulento
del solito, a causa della defezione pochi mesi prima della partenza del tour
dei programmati headliner No Use For A Name (forse il miglior gruppo emo-core
del mondo), sostituiti in extremis dai Mad Caddies.
Probabilmente proprio per questo motivo il concerto, programmato in origine al
MazdaPalace di Milano, è stato spostato nel più piccolo (e più economico)
PalaSesto di Sesto S. Giovanni, proprio alle porte di Milano, poiché evidentemente
gli organizzatori prevedevano un minore afflusso di pubblico rispetto alle passate
edizioni (e per altro hanno avuto perfettamente ragione).
Domenica 8 maggio, dunque, io ed un mio amico ci prepariamo ad affrontare
la trasferta sestese: attorno alle 14.45, a cavallo del nostro scooter, ci
dirigiamo verso il PalaSesto, pronti ad assistere ad una vera e propria maratona
punk.
Giunti sul posto attorno alle 15.00, troviamo una brutta sorpresa: a causa
di un blocco alla dogana svizzera (la sera prima si era suonato a Zurigo),
l’inizio del concerto è posticipato alle ore 16.00, con conseguenza
del taglio delle esibizioni di tre gruppi (Nerd Follia, Marsh Mallows e Capdown)
e degli skaters, che solitamente allietano il pubblico durante i cambi-palco,
al fine di recuperare il tempo perduto.
Ci sistemiamo dunque a prendere il sole nel parcheggio antistante il palazzetto,
in attesa che aprano i cancelli. Veniamo intanto allietati da una radiolina
saggiamente portata dal mio amico, che ci permette di ingannare l’attesa
ascoltando le radiocronache delle partite di serie A.
Attorno alle 16.00 riusciamo a varcare i cancelli, ma solo attorno alle 16.30 ad entrare nell’area concerti a causa di un disguido con gli accrediti (non mi avevano accreditato, quindi sono stato costretto ad acquistare il biglietto…), giusto in tempo per assistere agli ultimi minuti dell’esibizione degli Smoke Or Fire, un giovane gruppo hardcore che avevo già avuto modo di apprezzare su cd e che mi sarebbe molto piaciuto apprezzare dal vivo.
Dispiaciuti per
il succedersi dei succitati sfortunati accadimenti, ci prepariamo quindi
all’esibizione
degli Only Crime, che puntualmente 10 minuti dopo salgono sul palco e cominciano
a suonare.
Nulla da dire, questi ragazzi sono davvero in gamba: la musica del gruppo è decisamente
simile a quella dei Good Riddance, e non a caso le due band condividono il
singer e principale compositore Russ R., che non manca di farsi apprezzare
dal pubblico milanese per le sue doti canore.
Dopo circa mezz’ora, è la
volta dei From Autumn To Ashes, band campione di vendite autrice di un emo-deathcore
molto aggressivo ma anche molto
orecchiabile, genere che sta andando molto di moda in America e che sta raccogliendo
molti consensi anche qui in Europa.
I frequenti cambi di tempo e l’alternanza di parti melodiche e parti
in screaming mandano in visibilio il pubblico, che si scatena nel pogo; noi
invece, dopo un paio di foto, decidiamo di concederci una pausa sulle tribune
in attesa di musica più affine ai nostri gusti.
Fortunatamente (cominciavo ad avere un principio di emicrania) dopo 30 minuti
la band lascia il palco in favore dei beniamini di casa, gli italianissimi
Derozer, vere e proprie leggende punk-rock della penisola.
Le canzoni dei Derozer sono decisamente orecchiabili, composte da riff semplici
ma di grande presa e da ritornelli facilmente memorizzabili; il che fa sì che
su disco la band appaia a tratti piuttosto noiosa, ma che dal vivo la carica
di energia esplosa dal palco investa in poco tempo il pubblico, che infatti
anche in questa occasione si scatena in breve tempo in balli sfrenati e cori
a squarciagola.
Anche il sottoscritto viene in breve tempo coinvolto, cosicché in poco
tempo mi ritrovo sotto il palco a cantare canzoni che fino a pochi minuti prima
giudicavo appena “carine”.
Esibizione eccellente, dunque, che mi ha fatto davvero apprezzare un gruppo
che avevo evidentemente sottovalutato.
Ma al Deconstruction
non c’è nemmeno il tempo per respirare:
mi ero appena ripreso dall’esibizione dei Derozer, che subito arrivano
a calcare il palco gli Strike Anywhere, uno dei miei gruppi preferiti in assoluto,
autori di un hardcore cattivissimo condito da ottimi spunti melodici.
Faccio quindi un paio di foto, giusto per assolvere al mio compito di giornalista,
per poi tuffarmi a capofitto nella bolgia a scatenarmi al ritmo forsennato
degli Strike Anywhere.
Il cantante della band è davvero piccolo di statura, ma ha una voce
a dir poco incredibile, che riesce a spaziare da un cantato grezzo e aggressivo
ad un registro di voce alto e pulito con una facilità impressionante.
Le canzoni si susseguono veloci una dietro l’altra, così che i
30 minuti a loro disposizione trascorrono davvero in un lampo.
Esco dal pogo in un bagno di sudore, stanco ma soddisfatto: la mia passione
per questa band infatti mi permetterebbe di sopportare fatiche ben più dure
di questa.
Davvero una bella conferma, nel caso ce ne fosse ancora bisogno.
Attorno alle 19.45 è allora
il turno dei napoletani Banda Bassotti, che propongono uno ska abbastanza
canonico e, a mio parere, piuttosto noioso.
Dal palco sgorgano slogan politici da centro sociale, che una parte dell’auditorio
recepisce piuttosto positivamente.
Il pubblico (o almeno una parte di esso) sembra dunque apprezzare l’esibizione,
tanto che mi capita anche di vedere qualcuno ballare.
Io ed il mio amico invece pensiamo sia il momento di consumare la nostra cena
(un bel panino portato da casa) sul prato antistante il palazzetto, dove riusciamo
anche a godere dell’ultimo sole della giornata.
Rientriamo giusto in tempo per vedere l’ultimo pezzo della loro esibizione:
si tratta ovviamente della cover di “Bella Ciao”, a dire il vero
già rifatta, con risultati decisamente migliori, dai romagnoli Modena
City Ramblers.
L’ultimo pezzo nulla aggiunge al giudizio complessivo su questo concerto:
a mio parere, una band che poteva decisamente stare fuori dal bill di questo
Deconstruction, visto anche lo spazio loro concesso: ben 45 minuti!
Subito dopo, quando
ormai fuori il sole è abbondantemente calato dietro
il PalaSesto, è il turno degli americani Boysetsfire.
Piuttosto curiosa è la musica di questi ragazzi, che alternano brani
molto orecchiabili ed arrangiamenti decisamente commerciali a pezzi invece
molto più aggressivi.
La cosa produce in me un certo stordimento, tanto che già dopo qualche
minuto comincio ad annoiarmi e ad attendere con ansia la fine della loro esibizione.
I cinque ce la mettono davvero tutta per scuotere il PalaSesto, e riescono
invero a coinvolgere un gruppetto di spettatori proprio sotto il palco.
Non si tratta tuttavia di un’esibizione memorabile, e così assisto
senza troppi rimpianti alla loro dipartita.
La stanchezza
comincia a farsi sentire, ma adesso è il momento dei
leggendari Strung Out, probabilmente il miglior gruppo punk rock in circolazione,
e non posso proprio esimermi dal portarmi sotto il palco per assistere alla
loro prova.
Sono ormai le 21.45 quando i cinque californiani calcano il palco del Deconstruction,
ma già al primo brano ci si accorge la qualità del sonoro non è all’altezza
della loro prova: nonostante il soundcheck, infatti, il suono delle due chitarre
sembra un orribile “frullato” di suoni che rende praticamente inaudibili
i virtuosismi dei due axeman.
Il problema purtroppo segnerà tutto il concerto, pregiudicando in modo
irreparabile il giudizio complessivo sull’esibizione: posso dire tuttavia
che gli Strung Out hanno suonato davvero bene, proponendo alcuni tra i loro
brani migliori, tratti soprattutto dal recente Exile In Oblivion e dal loro
capolavoro Twisted By Design.
La voce del singer Jason è davvero una delle più belle del punk,
e sentirla risuonare magnifica e possente fra le strette mura del PalaSesto
mi ha fatto davvero correre un brivido dietro la schiena.
Se vi capita di avere l’occasione di sentirli dal vivo, mi raccomando:
non perdeteveli!
Siamo ormai quasi
giunti alla fine della manifestazione, ma non è ancora
finita: deve esibirsi ancora una band, gli headliner della serata: i Mad
Caddies.
I Mad Caddies sono ormai famosissimi in ambito punk rock, grazie al loro genere
pressoché unico che mischia sapientemente punk rock e ska, generando
una musica divertentissima e decisamente adatta a ballare.
Potete ben immaginare l’impatto che una band del genere può avere
dal vivo: divertimento assicurato!
Ed infatti così è: la scaletta decisa dal gruppo privilegia i
pezzi più ballabili del loro repertorio, facendo sì che, nonostante
la stanchezza, il pubblico trovi ancora la forza di lasciarsi andare al ritmo
di brani come Road Rash, Monkeys, All American Badass (divertentissima!), Villians,
Contraband, Mary Melody e molte altre.
Quasi un’ora di grande musica, davvero un bellissimo concerto!
Il mio giudizio
complessivo su questo Deconstruction! Tour 2005 è sostanzialmente
positivo, anche se devo dire che a fronte di un biglietto di 23 euro mi aspettavo
qualcosa in più da parte degli organizzatori: vista la mancanza di un
vero headliner (i Mad Caddies sono stati sostanzialmente un ripiego) e la scelta
di una location piccola e periferica, il prezzo del biglietto appare assolutamente
ingiustificato, e non nascondo di aver provato una certa soddisfazione nel
vedere il palazzetto semivuoto (c’erano migliaio di persone, a fronte
delle 3-4.000 della passata edizione).
Inoltre la scelta della scaletta è stata quantomeno discutibile, dato
che alcuni gruppi (Banda Bassotti su tutti, ma anche From Autumn To Ashes)
sono apparsi decisamente fuori luogo nel contesto di un concerto punk/hardcore.
Certo, un gruppo può piacere o non piacere, ma penso che mettere insieme
bands di genere diverso per cercare di attirare una fascia più ampia
di pubblico produca invece l’effetto opposto: ho sentito molti miei amici
che non sono venuti proprio per la presenza dei suddetti gruppi, più adatti
a festival commerciali che non ad un festival punk.
Spero comunque che l’anno prossimo il Deconstruction torni qui in Italia,
nonostante lo scarso successo di questa edizione, magari con una scelta più ragionata
delle bands da coinvolgere nell’evento.