EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN
special guest: LARSEN
Live @ Alcatraz - Milano
09/03/2004

REPORT Pierre
Hound
PHOTO Medea
Madeleine La Clè
Ci sono momenti in cui è necessario
fermarsi! ...Fermarsi e riflettere sul presente, il futuro e soprattutto il
passato. Quello che siamo è ciò che l'esperienza altrui ci ha donato e con
cui ci ha arricchito. Ci sono momenti in cui è necessario fermarsi e rendere
omaggio a ciò che ci ha regalato tanto. Ci sono momenti in cui il silenzio è il
rumore più forte ed in cui la scena torna ad essere legittima proprietà dei
Padri...ed i figli tornano ad ascoltare.
La serata che vede la calata italica dei geniali signori dell'industrial ha inizio con l'esibizione dei torinesi LARSEN, un'ottima band di schivi musicisti che ripone nella musica rituale e sperimentale, il proprio credo. Ad essere sinceri, definire con quei soli due aggettivi la musica dei Larsen è alquanto riduttivo. La chiave di lettura della musica dei Larsen e dell'esibizione di questa sera è, certamente, custodita nell'interazione del tutto personale di questa con l'animo dell'ascoltatore. Suoni eterei e folkeggianti propagano nella sala dell'Alcatraz, un clima intimista che raccoglie la gente attorno al palco come fosse un caminetto presso cui scaldarsi. Niente voce per i Larsen, solo dei delicati sussurri che fungono da accompagnamento ai suoni degli strumenti acustici e tradizionali della cultura classica e popolare. Virtuosismo emotivo e sonorità mai oltre le righe, pur nel loro alternarsi tra delicatezza e spunti di foga irruenta, rendono l'esibizione della band piemontese un prezioso cameo posto come prologo all'esibizione degli Einstürzende Neubauten.
L'attesa è tanta...l'immensa sala dell'Alcatraz è gramita ed il fermento degli spettatori sale di minuto in minuto sino a quando la band berlinese, lentamente, fa il proprio ingresso sul palco. Dopo qualche piccolo inconveniente tecnico ha finalmente inizio l'opera d'arte degli Einstürzende Neubauten.
Per capire bene il significato di uno spettacolo dei Neubauten è necessario ripercorrerne la filosofia e brevi tratti di storia, partendo dal nome della band: Einstürzende Neubauten, cioè "nuovi edifici che crollano", che inteso in senso musicale, tende a sottolineare la destrutturazione di certa musica nuova (e perliamo dell'inizio degli anni '80). E' proprio questo il punto di partenza del concetto musicale della band, quello di rompere i canoni musicali prestabiliti e costruirne di nuovi, rivoluzionari e stupefacenti. Ogni album-opera della band è un tassello, un mattone, un costruttore di un nuovo imponente edificio sonoro che anzichè costruire, demolisce. Le prime sonorità destrutturanti dei Neubauten sono degli assalti sonori (per tutta la prima parte della loro carriera, gli Einstürzende erano i "terroristi sonori"), che ben presto mutano e confluiscono verso sonorità più legate a territori ambientali, dove il tipico loro sound metallurgico cede il passo a momenti riflessivi e decadenti, pur non abbandonando mai ambiti industriali elettronicamente disturbati.
Con questo importante fardello culturale e pesanti tracce di storia scritta e vissuta, si presentano stasera sul palco milanese, Blixa Bargeld (anche chitarrista di Nick Cave nei suoi Bad Seeds) e soci. Con all'attivo un nuovo album ("Perpetuum Mobile"), i Neubauten iniziano a presentare quella che è la loro nuova connotazione musicale, intrapresa da un pò di anni a questa parte, testimoniata da album quali "Tabula Rasa", "Ende Neu" e, soprattutto, lo stupendo "Silence Is Sexy". Su questa scia, la band berlinese, inizia a proporre scenari rarefatti, dilatati, ricchi di pause e silenzi, ossia tutto il contrario di ciò che la band proponeva agli inizi della propria carriera nei primi 80s. I suoni della natura e di ciò che ci circonda tutti i giorni cominciano a prendere il sopravvento ed ad assumete connotati importanti, emergendo dall'indifferenza che quotidianamente riserviamo loro e divenendo protagonisti del rumore-suono proposto dalla musica industriale degli Einstürzende. Eh si, perchè la musica industriale, al contrario di quanto si possa credere è proprio questa! I gruppi dei giorni nostri hanno preso a prestito l'idea, rivoluzionandola e creando un genere che erroneamente viene definito "industrial" (soprattutto nella scena americana!). Per inciso, la definizione di "industrial" risale alla fine degli anni '70 in cui i gruppi della Industrial Records proponevano sperimentazioni musicali o performance basate sulla produzione di suoni mediante l'utilizzo di strumenti non convenzionali: lamiere, plastica, urla...
L'esibizione di Blixa e soci si sviluppa seguendo un percorso al contrario nel tempo dove il denominatore comune è l'approccio sperimentale ed una fisicità fuori dal comune, rintracciabile nelle movenze dello stesso Blixa, vero animale da palcoscenico e catalizzatore delle emozioni. I suoni si fanno sempre più intensi e pesanti e sullo stage compaiono "strumenti" sempre più anomali e strani per il contesto. L'attitudine dadaista e la diretta discendenza dalla cultura futurista con le teorie sull'"Arte del Rumore", diviene sempre più forte facendo emergere lo spirito storico della band. Il concetto di rumore musicale viene sostenuto dalla teoria del "percuotere tutto ciò che è percuotibile": bottiglie di plastica, bidoni di latta, catene e barre di ferro, lame, lastre di metallo e persino un cestello di lavatrice. I suoni più assurdi e stupefacenti emergono dall'utilizzo di compressori i cui soffi vengono indirizzati sui microfoni o all'interno di complesse strutture di tubi o, ancora, dall'incessante rumore di una radio in sintonia vorticosa ed irrequieta tra le frequenze dell'etere. Infine, la voce: la voce usata come strumento per generare rumore e suono; Blixa è l'unico, nel panorama musicale ed insieme alla poetessa diabolica Diamanda Galas, a riuscire ad emettere urla strazianti in inspirazione.
Insomma, uno spettacolo indescrivibile ma solo permeabile ed assimilabile dalla pelle. Non un concerto ma un'opera da teatro espressionista, dove il rumore, il suono naturale, la fisicità, la vita quotidiana, incontrano in modo sensuale ed ammaliante il frastuono del silenzio.
Definire "solo" industrial gli Einstürzende Neubauten è al quanto riduttivo considerando il grosso apporto della band alle scene punk, rock e wave, ma in particolare vorrei segnalare come band odierne e che si definiscono "industriali", dovrebbero solo tacere, contemplare e divinare i padri del genere di cui tanto si millantano quali inventori.
Al termine dello show, come in ogni altra esibizione live del tour di "Perpetuum Mobile", la band ha messo a disposizione un doppio disco dal vivo registrato durante la serata, a suggello di quella che è la filosofia dei Neubauten riguardo l'esperienza unica di essere presenti alla creazione della vita di un suono comune ma irripetibile: costruzione e distruzione di un edificio sonoro!
Alla conclusione di questa trattazione, vorrei evidenziare un'interessante iniziativa della band. La band, in previsione del prossimo lavoro in studio, ha deciso di non avvalersi dell'apporto di alcuna etichetta discografica, creando un album "cooperativo" autoprodotto. In pratica è possibile, tramite il sito ufficiale della band stessa, acquistare il diritto di ricevere il prossimo album (oltre a tanto altro materiale interessante), contribuendo così alle spese di realizzazione del prodotto medesimo. Un'operazione destrutturante anche questa, che ne dite?
Scaletta ufficiale EINSTÜRZENDE
NEUBAUTEN
01. Ein leichtes leises Säuseln
02. Dead Friends
(Around the Corner)
03. Perpetuum Mobile
04. Redukt
05. Youme &
Meyou
06. Neun Arme/Rampe
07. Die Befindlichkeit des Landes
08.
Seltener Vogel
09. Ozean und Brandung/Paradiesseits
10. Grundstück
11. Selbsportrait mit Kater
12. Haus der Lüge/Armenia
13. Sabrina
14. Ich gehe jetzt
15.
Alles