EVOLUTION FESTIVAL
Campo Sportivo - Toscolano Maderno (BS)
16/07/2005

REPORT Flames Of Hell, Pierre Hound, ColdNightWind, Nyarlatothep, Lorien
PHOTO Pierre Hound, Vale 

 

 

 

 

 







 

Ed eccoci ad un nuovo festival sull'italico suolo! Finalmente sembra che le cose inizino a muoversi anche qui da noi, così che il periodo estivo diventi, come avviene nel resto d'Europa, ricco di eventi diversi e tutti appetibili per gli affamati divoratori di musica rock e metal! Unico problema sono i soldi! Ma con sapienti pianificazioni preliminari, i ragazzi sanno come gestire i propri risparmi e presenziare a macchia di leopardo ad eventi più o meno grossi e di sicuro ed indubbio interesse. Un interesse che l'Evolution di quest'anno sa ben stuzzicare, proponendo un mix accattivante ed in grado di soddisfare un pò tutti i palati...anche quelli più difficili!
[Pierre Hound]

Ad aprire la prima edizione dell' Evolution Festival sono chiamati i PANIC DHH, band formata nel 2002 da Robbie Furze, chitarrista di Alec Empire, e Antti Uusimaki: la band presenta uno strano ibrido fra punk, metal ed indutrial; il gruppo presenta brani del suo debut "'Panic Drives Human Herds" facendo sobbalzare e applaudire il, poco, pubblico presente. Dal mio punto di vista la band non è riuscita ad esprimere le potenzialità che la stampa di settore sembra aver cucito loro addosso: mi sono sembrati banali come sonorità, comunque abbastanza "rumorosi" da svegliare il pubblico, quindi se i Panic DHH avevano quello come obbiettivo ci sono sicuramente riusciti. Da rivedere in un contesto più consono…
[Flames Of Hell]

Sotto un sole che comincia a farsi insistentemente caldo, Mikael Stanne e compagni salgono sul palco e cominciano a trascinare le masse (ancora miserelle in verità, ma in costante aumento). I DARK TRANQUILLITY scelgono pezzi provenienti prevalentemente dal repertorio degli ultimi anni, in particolare ci si concentra su "Damage Done" ed il recente "Character", con un paio di incursioni in "Haven". Il pubblico risponde bene all'esecuzione ottima e coinvolgente del gruppo, che a parte qualche lieve difetto nei suoni, comunque velocemente risolto, conduce uno show esplosivo, il classico "muro" di note che travolge tutti i presenti.
Mikael ci informa anche che non sono abituati a suonare così presto, ed in effetti viene da chiedersi come dei "vikingoni" del genere sopportino un caldo che stronca me, che sono nato a cresciuto in questo clima. Ma i loro programmi sono serrati, li aspetta una data in Finlandia per il giorno dopo, e la loro home page recita:
"...where we had a great time performing at two very well organized and nice festivals. Big thanks to the staff at Evolution and Ilosaarirock, and everyone else that participated!
Sorry for not being able to stay around for autographs after the show at the Evolution festival, but we literally had to run from the stage to the van in order to catch the plane to Finland. We'll make up for it next time."
Peccato per la quasi totale assenza dalla scaletta di "The Gallery": i pochi pezzi presi da questo album hanno entusiasmato come sempre, ma il cammino musicale compiuto dalla band negli ultimi lavori per ricongiungersi a sonorità degne di questo capolavoro credo giustifichi il loro entusiasmo per i due succitati ultimi album. Questo non toglie che "Lethe" e "Therein" siano stati due momenti assolutamente intensi.

[Nyarlatothep]

Ero rimasto fortemente colpito dal disco di esordio dei THE VISION BLEAK "The Deathship Has A New Captain" e così non ho voluto perdermi questa esibizione della band tedesca: il feeling oscuro di questa macchina musicale si percepisce al volo vedendo i componenti della band, che risultano vestiti e truccati in modo da sembrare come dei morti viventi molto ottocenteschi.
Parlando della musica è difficile dare una definizione diversa da "Avantgarde Progressive Metal" visto il marcio e malsano accostamento di generi: sfuriate progressive, atmosfere cupe, linee vocali molto impostate e spesso recitate fanno da contraltare alla furia della sezione ritmica…
Insomma un connubio strano ma al contempo affascinante e molto personale che rende la band moldo godibile sia su disco che dal vivo, grazie anche alla buona resa sonora: insomma questo concerto dei The Vision Bleak ha prima di tutto ben impressionato il pubblico presente che ha ben risposto alle sollecitazioni della band, in secondo luogo ha dato la conferma al sottoscritto di come questa sia una band da tenere d'occhio sin dal prossimo album "Carphatia" in uscita ad agosto… Io attendo fiducioso…

[Flames Of Hell]

Dopo i The Vision Bleak, a calcare lo stage dell'Evolution Festival sono i DARK LUNACY. E' fuor di dubbio che la band di Parma non sia più una new sensation del panorama estremo, avendo trovato una sua identità ed una giusta collocazione all'interno della scena. Lo show dell'Evolution di Mike Lunacy e soci dimostra l'enorme qualità ed esperienza maturate negli anni dalla band, che si avvia a dare in pasto al suo pubblico, il terzo full lenght.
Lo show dei Dark Lunacy è seguito da un considerevole numero di persone, presenti già dalla prima ora, e tutte calorosamente partecipi ai vari brani proposti. Il risultato è un concerto intenso, imperniato per lo più sui classici estratti da "Forget Me Not" e dal fenomenale disco di esordio "Devoid", album che trovano un ulteriore giusto tributo nel breve tempo concesso alla band per l'esibizione nella cornice del Garda. A livello esecutivo, per la raggiunta esperienza di cui sopra, la band dimostra una completa padronanza della situazione, fornendo una prestazione di buon livello sia per quel che concerne l'aspetto musicale che quello scenico.
Al termine dello show, sembrano (ed in effetti è così) tutti contenti, pubblico e band, così che il primo possa pensare serenamente al prossimo gruppo in scaletta e i membri della seconda al prossimo show di sicuro successo.

[Pierre Hound]

Nonostante un ora e mezzo di coda presso la ridente Salò(anche se sentento gli umori degli automobilisti da ridere c'era un gran poco! N.d.r.) arrivo al campo sportivo di Toscolano Maderno giusto in tempo per l'esibizione dei nostrani VISION DIVINE. L'intro dell'ultimo album "Stream Of Consciousness" accompagna il loro ingresso sul palco che già vede protagonista l'ormai collaudato front-man Michele Luppi. Il via viene affidato a "The Secret Of Life" e verranno eseguiti, con fugaci pausa tra un brano e l'altro, tutti i brani del nuovo platter fino a "Through The Eyes Of God". Michele sul palco non delude le aspettative dimostrandosi un abile e simpatico front-man oltre che un eccelso cantante, non rifiuta mai un uscita dagli schemi e non sgarra di una virgola. Sicuramente una delle migliori ugole della nostra penisola! Purtroppo lo show è decisamente penalizzato non solo dal caldo infernale ma da un audio a dir poco imbarazzante, chitarre che vanno e vengono, tastiere che spuntano all'improvviso…e là dietro i mixeristi che se la ridono. Uno spettacolo veramente indecoroso che, fortunatamente, s'è rivelato l'unico di un ottimo festival.
La risposta del pubblico è comunque buona e lo show scorre via via in crescendo con l'ovvio finale riservato al tormentone "Send Me An Angel" dell'epoca Lione (del quale, pur bravo che sia il Fazione nazionale, nessuno ha sentito la mancanza! N.d.r.). Probabilmente ai Vision Divine poteva esser riservato un trattamento migliore, un peccato!

[ColdNightWind]

Vision Divine Setlist:
1. Stream Of Unconsciousness
2. The Secret Of Life
3. Colours Of My World
4. The Fallen Feather
5. La Vita Fugge
6. Version Of The Same
7. Through The Eyes Of God
8. Out Of The Maze
9. Send Me An Angel

Non nego che l'attesa maggiore per quel che mi riguarda, relativamente all'intero evento dell'Evolution Festival, era per gli ORPHANED LAND, che con il loro ultimo sensazionale disco intitolato "Mabool", hanno mietuto non poche vittime, trasversalmente nell'intera scena estrema ma non solo!
L'attesa è tanta e quando i 7 israeliani fanno il loro ingresso sul palco, l'emozione di alcuni si fonde con la curiosità di altri.
Le prime note che trovano diffusione nell'accogliente campetto sportivo di Toscolano Maderno, sferzano da subito l'animo dei presenti…la stratosferica "Ocean Land" pervade l'etere e si insinua prepotentemente nell'animo di tutti gli astanti. Un nodo in gola mi impedisce di concentrarmi sul mio lavoro fotografico, mentre una sostanziale pelle d'oca mi fa notare come, da veramente tanto tempo, un concerto non mi 'prendeva' così tanto!
Dopo un inizio così maestoso, lo show prende subito il volo verso lidi sempre più raffinati e grintosi allo stesso tempo. Il progressismo si interseca con chiare matrici musicali etniche figlie della terra di provenienza della band. Alla ricercatezza dei suoni si sovrappone, poi, la voce di Kobi Farhi, un mostro di mimica e tragicità, il quale, per inciso, non sfigurerebbe come protagonista del noto musical "Jesus Christ Superstar". La voce di Kobi è pulita, espressiva, narrante, sofferta, ma anche disumana, grintosa e ruvida in quelle che sono le parti growl associate alle sfuriate simil death della musica degli Orphaned Land. Si respira un'aria particolare lungo tutto il concerto…si sente penetrare nella pelle la tragicità della musica e delle tematiche della band, e ancora una volta la musica diviene paladina e portavoce di un messaggio di solidarietà tramutando la violenza che regala orrori, in violenza sonora che fa urlare messaggi di denuncia ed è portatrice di pace.
Lo show degli Orphaned Land, si incentra soprattutto sul loro fortunatissimo ultimo disco, non disdegnando, però, brevi ritorni al passato ("Seasons Unite"). Una nota particolare va a Sassi, ossia a Yossi Saharon, magico e furioso lead guitarist che con la sua chitarra arriva a strappare la carne e far lacrimare gli occhi di molti dei presenti.
Degna chiusura di un grandissimo show è l'omaggio che la band vuole tributare all'Italia ed agli italiani…ed è così che Kobi annuncia l'ultimo brano del concerto della sua band, dicendo che 'di questa canzone conoscerete sicuramente le parole a memoria'! Parte il brano ed in un italiano invidiabile (aiutato anche da un foglietto che ha tra le mani), Kobi intona, coaudivato musicalmente da tutta la band, il classico "Nel Blu Dipinto di Blu" (riabbtezzato "Vollare") del mai dimenticato cantautore italiano Domenico Modugno. Inutile dire che è il tripudio. La gente gradisce e non dimenticherà mai più i grandi Orphaned Land.
A mio parere, l'act migliore della giornata assieme a quello di Sebastian Bach!

[Pierre Hound]

Orphaned Land Setlist:
1. Ocean Land
2. El Meod Na'ala
3. Kiss Of Babylon
4. Seasons Unite
5. Mabool
6. Neverending Way
7. Birth Of The Three
8. Norra El Norra
9. Ornaments
10. Vollare (Nel Blu Dipinto di Blu)

Devo dire che mi aspettavo molto dai LORDI dopo aver sentito i loro dischi e visto i loro video: horror rock contaminato da tastiere e da ritmi maledettamente orecchiabili, con melodie che strizzano molto l'occhio a certe produzioni ottantiane disco-oriented.
I cinque meriterebbero la palma degli eroi della giornata solo per aver sopportato in modo stoico il caldo, chissà che temperatura c'era nei loro costumi di scena.
Bisogna dire che come impatto scenico non si può rimproverare nulla al gruppo, anzi fra aste del microfono a forma di ascia, teschi che emettono copiose nuvole di fumo, motoseghe degne dell'"Armata Delle Tenebre" e altre amenità c'è di che divertirsi.
Musicalmente parlando il gruppo snocciola le sue canzoni migliori convincendo sia come suoni che come prestazione globale: certo mi sarebbe piaciuto vederli impegnati più dell'ora scarsa che hanno dedicato al pubblico dell'Evolution; comunque un esibizione positiva per i Lordi che hanno confermato che oltre il fumo c'è un bell'arrosto succulento, non vedo l'ora di poterli rivedere, magari in un ambiente chiuso e di dimensioni ridotte dove credo darebbero il meglio.

[Flames Of Hell]

Con l'inoltrarsi del pomeriggio, arrivano on stage gli svedesi ENTOMBED. La controversa band nordica si presenta al pubblico dell'Evolution già sudata neanche fosse reduce da uno show terminato pochi minuti prima…magari è il caldo africano della giornata, che poco ha a che vedere con il fresco clima svedese! Appena inizia la musica, pare che il menzionato particolare diventi insignificante per la band, vista l'enorme energia sprigionata dalla stessa. La tendenza degli ultimi tre lustri, per quel che riguarda gli Entombed, è stata quella di migrare gradualmente verso sonorità più stoner rock, pur con un pesante substrato pesante e derivato dal classico death svedese. Questa tendenza ha fatto in modo di spaccare in più fazioni sostenitori, critici ed addetti al settore, che però, questa sera, sembra tornino a parlare tutti una stessa lingua, quella dei micidiali Entombed.
Infatti la band di Petrov e soci, preferisce mettere a tacere tutte le polemiche e riversa sugli astanti tutti una buona ora abbondante di violenza marcia e cattiva. Sia ben chiaro che nulla di ciò che la band ha fatto sino ad ora viene, in questa sede, rinnegato ma, al contrario, viene confezionato uno show dove il rock'n'roll più strafottente dei Motorhead va ad amalgamarsi a certe sonorità proprie degli Slayer più intransigenti, e perché no (visto che sono loro stessi tra i fautori di tali sonorità), anche a quelle del tipico swedish death sound degli Entombed dei primordi. Un concerto senza fiato, quindi…grezzo, sporco, violento. Il pubblico delle prime 10 file non perde l'occasione per pogare e per riscoprire "gusti perduti"… La band, compiaciuta dal positivo riscontro dei più, ringrazia come meglio sa fare, ossia con altro violence'n'roll, prima di andare a rinfrescarsi sotto una meritata doccia gelata.
Nota personale: se l'ultima volta mi avevano colpito, questa volta gli Entombed mi hanno sbalordito e travolto.

[Pierre Hound]

Può un singer che ha avuto la sua fase di massimo successo nella scena street rock degli anni '80 essere oggi in forma, non palesemente tossicodipendente, non palesemente alcolizzato, non palesemente ingrassato, né pelato o abbruttito dalla vita o da abusi di qualsivoglia genere, e tutto ciò senza essere un plurimilionario di nome Bon Jovi (il quale in effetti non ha avuto il massimo splendore negli anni '80, visto che è tutt'oggi sulla cresta dell'onda)? A quanto pare la risposta è sì, se si tratta di SEBASTIAN BACH, ex cantante degli Skid Row, i fratellini cattivi dei Bon Jovi. Il biondone salta sul palco e corre avanti e indietro tutto il tempo senza mai fermarsi, intrattenendo col suo fascino quasi ipnotico un pubblico che di colpo pare non essere affatto provato dalla lunga giornata sotto il sole. I brani proposti vengono ovviamente quasi tutti dalla sua esperienza con gli Skid Row, ma a differenza di qualche mese fa a Milano si incomincia a sentire qualcosa di più genuinamente "suo", qualcosa che fa pensare i meno informati che forse sta iniziando ad andare per la sua strada. Dico i meno informati perché in realtà Sebastian negli ultimi anni ha lavorato come pochi tra tributi, collaborazioni, teatro, dischi e concerti per beneficenza, e anche la televisione, quindi tanto legato al fantasma degli Skid Row in realtà non è.
Ma torniamo a noi. Soprattutto brani degli Skid Row, si diceva, ed è giusto così. Perché l'anima degli Skid Row era lui, e nessuno canterà mai quei pezzi come lui. E a differenza di tanti "ex", Bach la voce ce l'ha ancora, e non ha paura di tirarla fuori, anche se questo significa arrivare a dei pesanti cali di resa (seguiti da recuperi incredibilmente rapidi). Il "ragazzo selvaggio" c'è ancora, e su "Youth Gone Wild", vero cavallo di battaglia del suo trascorso musicale (nonché pezzo che l'ha fatto prendere come singer dagli allora sconosciuti Skid Row) si arrampica sulle impalcature a lato del palco, e incita la folla dall'alto, con tanto di staff sotto di lui a chiamarlo e dirgli di scendere.
Non ce n'è per nessuno, è lui la star del giorno: nemmeno lo show dei Lordi, "specializzati" in intrattenimento visivo oltre che musicale, regge il confronto con la risposta che ottiene Bach. Sarà per i brani (sfido chiunque a rimanere impassibile su brani storici come "18 & Life" o "I Remember You", così come "Slave To The Grind" o la già citata "Youth Gone Wild"), sarà per il suo carisma, o per la simpatia mostrata col suo stentatissimo italiano (poche frasi, ripetute allo sfinimento), ma la platea è ipnotizzata dallo show che, dal punto di vista puramente scenico (e scenografico) è probabilmente il più debole tra tutti, eppure il più coinvolgente.
Una prova di stile, una dimostrazione di che cosa significhi stare su un palcoscenico. Una leggenda vivente.

[Nyarlatothep]

Sebastian Bach Setlist:
1. Slave To The Grind
2. Big Guns
3. Frozen
4. Here I Am
5. American
6. Piece Of Me
7. 18 And Life
8. Rock'N'Roll
9. The Threat
10. Blade
11. Wasted Time
12. Monkey Business / Riot Act
--- Encore ---
13. Take Your Down With Me
9. I Remember You
10. Youth Gone Wild

I NIGHTWISH ancora una volta in Italia, e questa volta come headliner di un festival metal! L'emozione dei fans, me compresa, è palpabile, l'attesa snervante, anche se la giornata è piacevolmente allietata da una serie di gruppi molto interessanti.
Finalmente, dopo 12 ore di attesa, l'esibizione dell'instancabile e "italofilo" Sebastian Bach sta per finire e i fans della band finlandese cominciano ad accalcarsi sotto il palco.
L'inizio non è dei migliori: il check sound dura più di 40 minuti! Il pubblico sembra spazientito, tanto che ad un certo punto, dopo aver reclamato inutilmente la band, partono i fischi. L'attesa però non sembra aver infastidito l'audience, dato che, appena le luci si abbassano e parte l'intro di "Dark Chest of Wonders", gli applausi si sprecano.
Musicalmente parlando, l'esibizione rimane ad un ottimo livello, nonostante alcune incertezze di Tarja, soprattutto all'inizio. Dopo la cavalcante "Dark Chest of Wonders", è la volta di "The Siren" (l'ultimo singolo estratto da "Once"), la cui melodia orientaleggiante esalta le qualità vocali della bella frontwoman, mentre una nota di merito va all'intro della successiva "Ever Dream", eseguita solo con tastiere e voce.
Si passa poi a "Deep Silent Complete", con il famoso pezzo strumentale in cui solitamente Tarja insieme al pubblico agita le braccia e lanci ritmici 'hei!'… purtroppo questa volta il gioco interattivo non ha avuto molto successo.
Fortunatamente, parte la ritmica "The Kinslayer", che ridona tonicità al pubblico. Dopodiché, i Nightwish regalano all'audience una cover di "High Hopes" dei Pink Floyd che personalmente ho apprezzato molto, ma ritengo un po' troppo sofisticata e diversa dal genere a cui i loro fans sono abituati, tanto che è stata accolta con un timido applauso alla fine.
Si susseguono poi "Planet Hell", il cavallo di battaglia "Wishmaster" (che si conclude con qualche nota tratta da "The Trooper" degli Iron Maiden), la dura "Slaying the Dreamer", il pezzo in finlandese "Kuolema tekee taiteilijan", con l'amorevole presentazione di Tarja ("it's in finnish so…. Peace to you!"…. interpretazione libera), "Nemo" e "Ghost Love Score". Entusiasmante il coro del pubblico che cantava quasi all'unisono il ritornello di "Wishmaster" e il 'perkele' (nota imprecazione finlandese) del bassista Marco Hietala dopo l'ottima esecuzione di "Slaying the Dreamer".
Dopo una breve pausa, la band torna sul palco per salutare i fans con la cover "Over the Hills and Far Away" e la pompatissima, con influssi industrial, "Wish I Had an Angel".
In sostanza, una buona esibizione, con buona scelta della play list (anche se ci si chiedeva se i Nightwish si sono dimenticati di aver pubblicato anche gli album precedenti a "Wishmaster"), ma un po' sottotono rispetto agli show a cui i fans sono abituati, in termini di coinvolgimento del pubblico e di feeling tra i membri della band. Anche Marco Hietala, il 'chiacchierone' della band, è intervenuto meno del solito, a parte il suo solito commento sulla vodka. Probabilmente i Nostri risentono della stanchezza di un tour mondiale molto lungo e di show ravvicinati (il giorno prima dell'Evolution erano in Repubblica Ceca!).
Concludo augurando ai Nightwish buona fortuna per il resto del tour e per la loro carriera in generale, che quest'anno ha spiccato il volo, e ricordando che comunque rimangono dei grandi performer.

[Lorien]

Nightwish Setlist:
Intro (Hans Zimmer - Crimson Tide)
1. Dark Chest Of Wonders
2. The Siren
3. Ever Dream
4. Deep Silent Complete
5. The Kinslayer
6. High Hopes (Pink Floyd Cover)
7. Planet Hell
8. Wishmaster
9. Slaying The Dreamer
10. Kuolema Tekee Taiteilijan
11. Nemo
12. Ghost Love Score
--- Encore ---
13. Over The Hills And Far Away
14. Wish I Had An Angel
Outro (Hans Zimmer - King Arthur)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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