FEAR
FACTORY
Chiostro
di S.Agostino - Bergamo
09 /07/2004
REPORT
Tormentor
PHOTO Eomer
E' uno scenario davvero suggestivo quello che ci si presenta davanti arrivati
al Chiostro di S.Agostino a Bergamo, dove si terrà la seconda data italiana
dei Fear Factory; una collinetta erbosa in discesa conduce a un palco di discrete
dimensioni coperto da un tendone, e dietro tutto ciò si staglia il bel
panorama montano bergamasco. Davvero una bella cornice!
Addirittura in
anticipo sulla tempistica, sale sul palco il gruppo di apertura, i MELLOWTOY,
band nostrana chiamata a sostituire i defezionari Dagoba; i sei ragazzi (bassista,
batterista, chitarrista, due singer e un 'samplerista') si fanno portabandiera
di una proposta musicale radicata nel rap metal, ma bastano pochi secondi per
rendersi conto di trovarsi davanti ad una band banale e piuttosto fiacca, e la
fredda risposta del pubblico non fa che confermarlo. I due cantanti (uno dei quali
era un sosia perfetto, solo un po' più imbolsito, di Daniele Bossari) hanno
movenze più adatte a saltimbanchi ubriachi piuttosto che a degli interpreti
canori, e i balzi sul posto nei quali si producono insieme al povero chitarrista
non fanno altro che renderli ancora più ridicoli; i brani si susseguono
così fra la noia e la banalità, e sebbene le ultime tre canzoni
risollevino di un pelo la qualità, non basta a compensare tutto il resto.
Un concerto banale e noioso quindi, francamente evitabile e francamente fastidioso.
Mentre il sole è ormai sulla via del tramonto, il palco viene montato
per gli headliner, i FEAR FACTORY, assenti dalla
penisola da tre anni, e tornati alla ribalta con un disco davvero all'altezza
quale "Archetype"; c'è un'atmosfera di attesa spasmodica nell'aria,
si sente che il pubblico li aspetta con ansia, e non potrebbe essere altrimenti.
Poco prima che il concerto inizi, un ignaro passero appoggiato su una cassa ai
lati del palco volerà via, come a presagire il massacro sonoro che si sarebbe
scatenato di lì a poco; dopo una breve intro infatti i nostri salgono sul
palco, a prima vista sciolti e di ottimo umore, con Byron Stoud degli Strapping
Young Lad al basso. L'inizio è semplicemente perfetto: i primi sei pezzi
in scaletta sono "Slave Labor", "Cyberwaste", "Demanufacture",
"Zero Signal", "Shock" e "Edgecrusher"; cioè,
roba da spaccarsi l'osso del collo senza possibilità di riscatto. Per quanto
mi riguarda il concerto poteva finire in questo modo e sarei stato contento come
un bambino, ma non è ovviamente così, e allora si continua. I suoni
non sono il massimo, la chitarra di Christian infatti ha momenti di mutismo (ma
quando si sente spacca il culo) mentre la voce di Burton è poco percettibile,
soprattutto nelle parti pulite, ma alla band pare importare poco. I pezzi si susseguono
velocemente con estratti dal grande "Soul Of A New Machine" (tra i quali
spiccano la martellante "Martyr" e "Scumgrief"), totalmente
ignorato invece "Digimortal", che comunque rimane un buon disco checchè
ne dicano gli scettici, mentre il buon Burton intrattiene il pubblico tentando
in maniera un po' maldestra di parlare in italiano. Dall'ultimo lavoro vengono
eseguite anche "Act Of God" e la title-track, fra i momenti più
emozionanti insieme alla meravigliosa "Resurrection", e la fine è
vicina quando, prima degli immancabili bis, una versione devastante di "Replica"
chiude le danze. Il commiato definitivo avviene su un palco illuminato a giorno,
sopra il quale si staglia il solo Burton, a cantare una struggente "Timelessness"
sulla base tastieristica; applausi da spellarsi le mani e un grosso brivido che
scorre lungo la schiena, un arrivederci migliore non poteva esserci. Grande, grandissimo
show, i Fear Factory stasera hanno dimostrato, a tutti, di essere una band metal
coi controcazzi nel senso più puro del termine, cosa che il 99% dei gruppi
power/defender non può certo definirsi. E affanculo gli assoli.
Open
Your
Eyes
Scaletta
Fear Factory
Slave Labor
Cyberwaste
Demanufacture
Zero Signal
Shock
Edgecrusher
Scumgrief
Dog Day Sunrise
Act Of God
Arise
Above Oppression
Pisschrist
Archetype
Resurrection
School
Martyr
Replica
Human
Shields
Timelessness