FIELDS OF JENA
LUSTNOTES
Ideal Pub – Magenta (Mi)
04/10/2003
REPORT E PHOTO Zorro11 & Poisoneye
Terminata una giornata nel quale un pomeridiano sole bugiardo ha lasciato spazio ad un vero e proprio temporale da horror, mi accingo, spalleggiato dal fido Poisoneye e accompagnato per l’occasione dalla oscura ed elegante ombra della bella Empress, a partire alla volta di Magenta, cittadina dell’interland milanese nel cui cuore si esibiranno i Fields Of Jena, band gothick-dark che con il loro ultimo demo autoprodotto, “In Onirica”, ha riscontrato un certo favore sia da parte del pubblico che della stampa specializzata.
Dopo alcuni disagi dovuti alle cattive condizioni metereologiche e alla difficoltà nel ritrovamento del luogo destinato ad ospitare il concerto, riusciamo finalmente ad imboccare la strada maestra, grazie anche alla ottima bussola d’orientamento presente nella testa di Poisoneye, un vero mago nel rintracciare luoghi e percorsi, capace sicuramente di fare il baffo a moltissimi aggeggi satellitari venduti oggigiorno a prezzi veramente astronomici.
Entrati nel locale, dopo una breve chiacchierata con gli elementi del gruppo, assistiamo all’apertura propostaci dai Lustnotes, band che riprende sia nell’attitudine che nelle sonorità i più conosciuti interpreti del classico black metal, rimembrando immediatamente nomi di riferimento quali Immortal e simili. Bravi nell’offrire un’adeguata atmosfera grazie alla scelta di tenere fioca l’illuminazione del palco col solo ausilio di semplici candele (cosa questa che però non ha permesso di scattare foto decenti), i nostri mostrano di avere, in una delle loro prime esibizioni, alcuni buoni numeri dalla loro parte, uno dei quali è sicuramente la voce maledetta del singer Andrea Giacomini, perfetta del dettare l’inquietudine d’animo tipica del panorama estremo ed oscuro. Purtroppo la deficitaria resa sonora dell’esibizione ha lasciato poco spazio ad analisi più profonde, non permettendo di trarre un completo giudizio sulla prestazione della band stessa. Li attendiamo comunque fiduciosi al prossimo appuntamento.
Terminata la loro performance, i blacksters lasciano spazio all’ingresso sul palco dei Fields Of Jena, che incalzano la scena dando in pasto ai presenti alcuni dei loro cavalli di battaglia, come “Nocturnal Elegies” e “Moon Spiral”, dimostrando una buona presenza on-stage e un buon grado di coinvolgimento del pubblico. Il sonoro, notevolmente migliorato rispetto all’esibizione dei Lustnotes, ci restituisce una discreta padronanza degli strumenti da parte del sestetto lombardo, che addentrandosi nel cuore dell’esibizione ci offre anche la rivisitazione di una serie di cover di rinomati artisti internazionali, come “Coma White” di Marylin Manson e “Brandon Lee” dei The 69 Eyes.
I musicisti giocano abbastanza bene il loro ruolo, con un solo accenno a qualche fraseggio di chitarra non sempre azzeccato, mentre una maggiore attenzione sarebbe da dedicare alle parti melodiche del cantato, non perfette dal vivo al contrario di ciò che è possibile ascoltare su disco.
Dopo una breve pausa di una decina di minuti a concludere la prima parte del concerto, i FOJ rientrano sul palco offrendoci un breve set acustico operato dal singer Marco Marinoni e dal guitarist Daniele Parini, per poi riprendere subito a macinare riffs elettrici nei quali trovano spazio, tra le altre, l’esecuzione della loro fantastica “Chrysalid Of A Star”, il potente incedere di “In Onirica” ed anche la proposizione dell’ennesima cover di turno, alias la celeberrima “Join Me In Death”, tratta dal secondo episodio in studio dei finnici Him, l’acclamato “Razorblade Romance”.
Quello che forse si può rimproverare alla band, alla stregua di una buona esibizione e di una prova tutto sommato ben riuscita, è di non essere riuscita completamente a trasmettere quell’atmosfera e quell’oscuro distaccamento quasi d’obbligo per un gruppo dark, avendo invece scelto di prediligere la scossa di adrenalina tipica dei musicisti di stampo hard. E’ chiaro che questo può essere solo un appunto di fronte ad una serata nella quale si è comunque lasciata una buona impressione, ma è anche vero che arrivati al traguardo del terzo demo, i Fields Of Jena devono cominciare ad improntare il proprio stile verso qualcosa di ben definito e forse meno confusionario.
Alla fine dell’esibizione attendiamo i cordiali musicisti al varco di una temibilissima (?!) intervista che potrete scorgere a breve nell’apposita sezione, per poi fare ritorno, questa volta senza essere molestati dalle intemperie del maltempo, alla nostra cara e dolce dimora.
Una buona serata tirando le conclusioni, coadiuvata, nel finale, da un gradevole scambio di battute con i componenti stessi dei Fields Of Jena. Ora attendiamo i dark-guys alla prova del loro quarto demo, e soprattutto all’appuntamento della prossima apparizione dal vivo, nel quale speriamo di vederli dannatamente più gotici e volti all’oscurità. E’ un avvertimento ragazzi, ricordatevi che vi teniamo d’occhio.
N.B.: Ci scusiamo per la scarsa qualità delle fotografie relative al live report, ma ciò è dovuto alla non perfetta illuminazione presente sul palco.