FLIPPAUT FESTIVAL DAY 1

Arena Parco Nord - Bologna
12/06/2004

REPORT Emo

 

 

 

 

 

 

 

Giornata estiva, calda, assolata per il primo giorno di questa nuova edizione del Flippaut.
L'arena del Parco Nord si mostra attiva, elettrica, coloratissima ed ansiosa di ascoltare musica e vivere ore di divertimento.
Già quando salgono sul palco gli Extrema si forma la calca nei dintorni dello stage e la partecipazione è già di buon livello. Il gruppo milanese, da anni ormai in circolazione, sa bene come intrattenere. Perotti è in forma e macina chilometri sul palco comprendolo nei due estremi, saltando ed incitando il pubblico. Purtroppo il suono non è il massimo e questo pregiudica una prestazione già di per sè convincente.
Le due band che seguono la storica formazione nostrana non si mostrano all'altezza. I vicentini Mistonocivo ed i resuscitati Life Of Agony: atrofici, stitici, il suono è quasi ridicolo ed il caldo sembra avere la meglio sulla loro pur fievole volontà di coinvolgimento.
Purtroppo i Backyard Babies saltano(non sono a conoscenza del perchè), ma salgono sul palco i tanti attesi Brides Of Destruction, la neonata band di Nikki Sixx e Traci Guns. Autori di un eccitante disco d'esordio, la loro vena strafottente, l'impeto del rock n' roll, gli sguardi smaliziati, le movenze "stradaiole" e tutto quanto sono stati in grado di costruirsi nel corso di questi venti anni è tutto lì, sul quel palco. E quando il live set si chiude con "Shout At The Devil" e "Live Wire" dei Crue, l'arena si trasforma in bolgia ed il tempo si ferma. SHUT THE FUCK UP!!
Tempo pochi minuti e la musica cambia direzione quando salgono sul palco gli Ill Nino, band fisica che fa della ritmica la sua peculiarità maggiore(anche se infinitamente prolissa), affiancata ad una massiccia dose di metal moderno. Il pubblico sembra apprezzare, segue con attenzione e divertimento, e la band copre il suo spazio con mestiere.
Poi suona l'ora dei Soulfly ed il numero di spettatori sotto allo stage diventa ancora più numeroso. Max Cavalera offre uno show eterogeneo, dando spazio alla musica della sua creatura ed all'unico episodio tratto dai Sepultura, ovvero una entusiasmante versione di "Roots Bloddy Roots". Poi segue un lungo episodio di ska-reggae intermezzato da incursioni di tromba apprezzato dai più, ma onestamente troppo lungo tanto da far perdere l'eccitazione che il suo metal tribale aveva acceso in precedenza. In ogni modo un ottimo show.
Nel mentre si prepara lo stage per gli H.I.M, gran parte della gente approfitta per riposare, mangiare e raccimolare le forze per i Korn, headliner ed ovviamente band più attesa di questo primo giorno. Quando salgono sul palco i finlandesi, chi è al Flippaut per loro, è già piazzato nelle prime file. Larga parte, invece, non apprezando la band bivacca sulla collinetta. Purtroppo episodi di intollerranza non sono assenti. Arriva qualche bottiglia di plastica sul palco, e qua e là si assiste a mugugni e cori ridicoli contro Valo e gli altri. La cosa indispettisce non poco chi cerca di ascoltare e guardare il concerto. Il tutto si può riassumere in un laconico e triste "siamo in Italia", e certe cose non dovrebbero più sorprendere. Comuqnue, lo show degli H.I.M. è professionale ed a tratti coinvolge. Le hit della band vengono presentate una dietro l'altra ed il suono garantisce efficienza e classe. Purtroppo Valo ha tremendi cali di tonalità quando canta le strofe, e spesso e volentieri tutti gli strumenti lo sovrastano quasi cancellando la sua voce. Promossi ma con riserva.
L'attesa cresce, tre quarti dell'arena si riversa nei pressi dello stage quando iniziano subitanei i preparati ed il check per lo show dei Korn. Qualche difficoltà la prolunga e la band è costretta ad iniziare con diversi minuti di ritardo. Ma è un ritardo che vale sicuramente la pena aspettare: i Korn sono stati devastanti. Personalmente, pur non strappandomi i capelli(quali, Emo, quali?) per la loro musica, confesso che mi hanno entusiasmato. Potenti, fisici, suoni cristallini, scenografia interamente imperniata su fari e luci ed una attitudine che ha fatto proseliti tra i presenti(se ce ne fosse qualcuno ancora non contaminato). Jonathan Davis è un frontman disumano, la sua peculiarità è l'annichilimento dello spettatore oltre che intrattenerlo. Le due chitarre sono macigni, la sezione ritmica la montagna che li sorregge. I Korn hanno dato dimostrazione che per quanto possano o meno essere apprezzati su disco, la dimensione live non crea certo divisioni in materia di valutazione: sono una grande band di rock pesante, che piacciano o meno.
In definitiva, un buon festival con buone band ed altre un po' meno. Organizzazione nella norma, anche se in un festival del genere(pecca di quasi tutti i festival nostrani) ci si aspetterebbe maggior rispetto per chi paga il biglietto. Semplicemente, qualche doccia volante in qualche angolo dell'arena dove rinfrescarsi, oppure teloni in più punti dove poter godere di un minimo d'ombra.
Al prossimo anno.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BACK