G3 2004 Satriani - Vai - Fripp


Villa Pisani - Stra

17-07-2004

REPORT Mad Butcher
PHOTO Mad Butcher

 

 

 

 

 

 

Il G3 è il top del chitarrismo (rock) mondiale? Forse sì, forse no, di certo però è la sagra dei virtuosismi e delle esibisizioni di tecnica.
Questa volta ad affiancare i due guitar hero Satriani e Vai troviamo l'eclettico Robert Fripp, che con i King Crimson scrisse pagine fondamentali per la storia del prog. Le aspettative per una grande serata all'insegna della buona musica ci sono veramente tutte. La location è a dir poco stupenda, Villa Pisani di Stra è in assoluto la più bella di tutta la riviera, il palco è stato allestito davanti al colonnato presente nell'entrata della villa e l'organizzazione si è rivelata ottima visto che ad ogni entrata c'è una bella figliuola (complimenti per la scelta del personale) ad indicare dove posizionarsi a seconda del settore assegnato, insomma proprio nulla di cui lamentarsi o quasi...
Non riesco a capacitarmi di come ad un concerto la sicurezza non permetta di far foto minacciando di ritirare la macchina fotografica, che senso ha? Ovviamente come potete ben vedere noi abbiamo obbedito agli "ordini".

Sono da poco passate le 21 e Robert Fripp fa il suo ingresso nel palco, defilato in un angolo alla sinistra e coperto dagli aplificatori dopo un inchino comincia la sua performace che durerà circa 20 minuti. La scena è buia, solamente un gioco di luci viola puntato sul fondo squarcia la penombra, Fripp crea un tappeto sonoro che ben si amalgama con l'oscurità che lo avvolge, a tratti sembra addirittura di sentire echi dei Goblin. Questo immaginario apocalittico\orrorifico però poco ha a che fare con il G3, Fripp infatti "regalerà" al pubblico solamente un assolo della durata di 10 secondi durante la jam session finale e niente di più, totalmente fuori luogo in un contesto del genere ed infatti il pubblico è tutto tranne che entusiasta e al termine della sua performance assieme ai dovuti applausi (stiamo sempre parlando del chitarrista dei King Crimson) è volato qualche fischio.

La storia cambia totalmente quando entra in scena Steve Vai (con tanto di camicia inguardabile), che viene immediatamente accolto con un boato appena imbraccia una jem a tre manici bianca con cui introduce "I Know You're Here", tamarrissima la chitarra, tamarrissimo il ventilatore accanto alla cassa spia puntato sui capelli, tamarrissimo Lui.
Show tirato e abbastanza lungo (1 ora e mezza circa) in cui Vai propone va(r)i brani della sua lunga carriera tra cui "Giants Balls of Gold", "Answers" e "Juice".

La band che lo accompagna è assolutamente all'altezza: il batterista Jeremy Coulson offre sprazzi di alta scuola nonchè un paio di assoli memorabili mentre Billy Sheenan è pressochè perfetto, impressionante la disinvoltura con cui viaggia di slide, certo che vederlo relegato al solo ruolo di accompagnatore fa uno strano effetto anche se qualche minuto di spazio riesce a ritagliarselo.
Vai è come un bambino con il suo giocattolo, si diverte e non ha problemi a mostrarlo (forse Zappa in questo c'entra qualcosa), emula continuamente i suoni che fuoriescono dalla sua Ibanez e scherza continuamente con il pubblico al termine di ogni pezzo, praticamente è l'opposto di Fripp.
Una performance perfetta, grandi giochi di leva, dita che viaggiano alla grande, assoli fantasiosi e non solamente meri esercizi di tecnica e velocità, si chiude con "The mureder" ma vi assicuro che sarei rimasto ad ascoltarlo per ore, standing ovation obbligatoria. "Are you ready for Joe?" Ovviamente sì.

Ancora Fripp per qualche minuto ed arriva il momento di Satriani, anche lui non si esime dalla tamarrata visti gli occhiali intonati con la chitarra rossa. Più preciso e pulito dell'ex allievo Vai, Satriani offre uno show molto bluesegginate ma ovviamente è il rock a far da padrone, si parte con "Hands in the air", seguono "Satch Boogie e "Cool #9" supportate da un suono grandioso. Joe sa come intrattenere il pubblico, i suoi pezzi sono puro groove e lui di certo non se ne resta immobile come un insaccato. Grandissima prestazione, la gente accanto a me era a bocca aperta, e te credo, quell'uomo ha delle mani impressionanti e una padronanza dello strumento che ha dell'incredibile, non una sbavatura (se c'era io non l'ho notata). Il suo show dura circa come quello di Vai, forse leggermente di più, e viene chiuso con "Ice 9" anche per lui standing ovation.

Satriani chiama sul palco Vai e Fripp e comincia la jam session, incentrata inizialmente su qualche fraseggio solistico dei 3 chitarristi, intermezzata con un omaggio a Fripp e ai suoi King Crimson (incredibile come quest'ultimo se ne stesse defilato in un angolo, quasi non gliene fregasse niente) e conclusa con "Rockin' in a Free World" di Neil Young in cui Satriani se la cava nel cantato ma i cori di Vai sono quanto di più brutto abbia mai sentito, ma i suoi fans (emuli) di certo non lo "amano" per questo.

Bella serata, posto stupendo (fortunatamente non ha piovuto nonostante il cielo da apoocalypse now) e uno spettacolo di più di 3 ore, il prossimo anno se ci sarà ancora il G3 non perdetevelo per nessun motivo.
Un ringraziamento a Paolo per le foto.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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