GODS OF METAL 2005

Arena Parco Nord - Bologna
11-12 giugno

REPORT Poisoneye, Nyarlatothep, Emo
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Poisoneye, Nyarlatothep

 

 

 

 

 

 

 

 

SABATO 11

Gods Of Metal. Una manifestazione che riesce anno dopo anno a regalare emozioni forti a tutti gli amanti italiani (e non solo) del metallo, un appuntamento da non perdere che all'Arena Parco Nord di Bologna ha accolto quest'anno più di 50.000 persone attratte dal bill di assoluto valore che la 'Live' è riuscita ad assemblare per l'occasione.

Il sottoscritto è riuscito a presenziare solo al primo dei due giorni di concerti, quindi il giudizio e le impressioni che riporterò fanno riferimento a Sabato 11 Giugno.

Cominciamo dal principio: il prezzo del biglietto. Nonostante la grande affluenza di pubblico credo sia stata davvero spropositata la cifra per assicurarsi un posto all'interno dell'arena. 57,50 € il costo del biglietto per un giorno che mi pare francamente un prezzo poco ragionevole a prescindere da chi animi il palco del GOM. Se posso darvi un consiglio, la prossima volta evitate di comprare prima il ticket e recatevi direttamente alla biglietteria dell'arena, eviterete di spendere ben 7,50 € di prevendita (che tra l'altro possono essere 'investiti' in due birre, anzi una...).
Altra nota dolente: il campeggio (praticamente inesistente) è stato allestito “'alla buona” dalla fantasia dei partecipanti sui ruderi che circondano l'arena, non ho certo invidiato le tante persone dotate di tenda che tra l'altro, come tutti gli altri partecipanti, una volta entrate nel parco non hanno avuto la possibilità di uscire fino alle 17:00 di pomeriggio nonostante la presenza davvero ridotta di bagni e servizi igienici. Questa imposizione mi ha davvero lasciato perplesso.

Passiamo oltre ed andiamo al concerto, quello vero che ha visto alternarsi sul palco nomi davvero incredibili della scena musicale attuale riuscendo a toccare molte delle sfaccettature che l'hard'n'heavy racchiude privilegiando la parte più sfacciata e cruda del metal. I Dragonforce hanno fatto da spartiacque tra le 'apparizioni' del mattino e le esibizioni vere e proprie del pomeriggio e della sera. Tutto ha inizio con il talento e la classe degli opener EVERGREY che hanno battezzato nel migliore dei modi una due-giorni ricca di mostri sacri che non hanno certo bisogno di un festival per richiamare i numerosi sostenitori ma che proprio in occasioni come queste danno la possibilità ai gruppi in ascesa di misurarsi con il grande pubblico. MUDVAYNE e MASTODON non lasciano il segno ed i primi veri consensi arrivano con i DRAGONFORCE, il pubblico comincia a scaldarsi e si prepara alla devastante scarica di rabbia sprigionata dagli STRAPPING YOUNG LAD e dai redivivi OBITUARY, che dopo essere già stati in Italia lo scorso novembre ritornano ad un solo mese dall'uscita prevista per il nuovo album. E' il turno dei milanesi LACUNA COIL, croce e delizia per il pubblico italiano, amati od odiati sono comunque al centro dell'attenzione. I soliti imbecilli lanciano bottigliette e sassi sul palco durante l'esibizione di Cristina e soci, i quali non sembrano farci molto caso e sfornano una buona prestazione che accontenta comunque buona parte del pubblico. Permettetemi di esternare tutta la mia indignazione per l'atteggiamento sopra descritto, il fatto che una band nostrana si sta affermando sempre più prepotentemente nella scena musicale di molti paesi di tutto il mondo dovrebbe rendere tutti orgogliosi ma probabilmente il 'metallaro' medio del nostro paese non merita nemmeno di assistere ad un evento del genere visto l'approccio poco intelligente che spesso lo accompagna.
Il GOM entra nel vivo e così ecco gli SLAYER a traghettare i presenti verso l'attesissimo show dei MAIDEN. La folla è in delirio, le prime file vedono volti distrutti ma allo stesso tempo festanti di persone che per ore hanno atteso questo momento e che finalmente hanno la possibilità di godersi lo spettacolo tutto d'un fiato. Il pogo selvaggio non tarda a scatenarsi e così per un'ora e mezza si alza un polverone tra il palco ed il mixer costante e poco salutare. Con l'arrivo della sera, il palco cambia veste e si prepara ad accogliere la leggenda. "Maiden-Maiden" da ogni parte, tutti in piedi ed ecco entrare Harris che con la sua creatura non smette mai di emozionare. Una prova sopraffina e credo 'storica'. Tanto di cappello per una band che può permettersi di suonare soltanto brani dei primi quattro album per promuovere il dvd "The Early Days". Inutile sottolineare la bravura dei sei anche se credo vada assolutamente rimarcata la prova di Dickinson che ancora una volta dimostra tutto il suo valore e sui pezzi, in origine cantati da Di Anno, nessuno può non togliersi il cappello di fronte alla raffinata ed unica interpretazione che il buon Bruce è in grado di regalare. Siamo ormai oltre i 50 anni di età ma una prestazione del genere (spettacolare Gers e grandiosi tutti gli altri) se la sognano anche coloro che sulla carta d'identità anno qualche decina d'anni in meno ed un sacco di motivazioni in più...UP THE IRONS!!!


[Poisoneye]

SABATO 11

Ci sono cose che non cambiano mai. Aspettavo il week-end 11-12 giugno dall’anno scorso (ebbene sì, io sono uno di quei pazzi che iniziano a fine giugno a risparmiare per il Gods dell’anno seguente), e come ogni anno mi sono organizzato in anticipo. Come ogni anno, sono arrivato, come si suol dire, al pelo. Come ogni anno, mi sono perso un pezzo dello spettacolo del primo gruppo. Quest’anno le spese dei miei guai di trasferta le fanno gli EVERGREY. Non mi sono perso tutto il loro spettacolo, grazie al cielo, ma l’inizio sì. Bel modo di iniziare questo diario di viaggio… Riesco comunque a godermi ciò che rimane del loro act, e mi gusto a fondo questo Dark Progressive Power (ma quanto sanno complicare le definizioni i metallari?!?). La mia compagnia di quest’anno, dopo le trasferte in solitaria e quelle organizzate con vere e proprie metalheads negli scorsi anni, è questa volta atipica: un semi-profano al suo primo Gods e due fanciulle che, se non fosse per noialtri due, sarebbero a qualche centinaio di chilometri da qui. Questa precisazione apparentemente inutile serviva per precisare che, di noi quattro, nessuno è rimasto insensibile allo show degli opener Evergrey. Il che significa che mi sto ancora mangiando le mani per non aver visto tutto il poco tempo che hanno avuto a disposizione. Ma così è andata, quindi avanti. MUDVAYNE, ovvero: cosa ci fanno costoro qui? E’ stata una delle domande ricorrenti quest’anno. Ok, non è Nu Metal. Ok, non è Crossover. Ok, che roba è? E’ un qualcosa di apprezzabile per le scariche di aggressività che caratterizzano questa musica, ma… il concetto rimane quello: ben poco hanno a che fare con il resto del Gods. Apprezzati, ma poco. Il gruppo seguente sono i MASTODON, ed anche qui rimango alquanto perplesso: il gruppo non si gestisce granché bene sul palco, le sonorità non sono esattamente il mio genere. Un pizzico di Death, un pugno di Thrash, un po’ di hardcore… e io, da bravo amante del Classic, mi ci perdo. Cioè, non so proprio da che parte prenderli. Sicuramente agli amanti di questo tipo di ibridi saranno piaciuti parecchio, per quanto riguarda la capacità di suonare in sede live niente da dire, ma per un “outsider” come me, forse una miglior capacità di gestione di questo palco, evidentemente ben più grande di quelli cui loro sono abituati, male non avrebbe fatto. E finalmente vado in sollucchero, perché tocca ai londinesi DRAGONFORCE: lo scorso anno l’ira del cielo (alias, il diluvio universale che ha devastato mezzo palco facendo quasi saltare lo show dei Judas Priest) aveva costretto l’organizzazione a spostare alla seconda giornata gli Stratovarius, il che ovviamente aveva richiesto una totale riorganizzazione della scaletta. I nostri poveri Power Speeders ci avevano rimesso lo spettacolo. Io avevo maledetto il cielo nei secoli dei secoli, amen. Quest’anno mi rifaccio, e gongolo come un bimbo con la merendina in mano. A questo punto sorge spontanea una domanda: avete mai trovato un mixerista che riesca a rendere veramente bene i suoni per un gruppo Power Speed? Come da programma, si sente magari non malissimo, ma sicuramente di meglio si poteva fare. Comunque il pubblico risponde con entusiasmo, Herman Li sfodera un assolo dietro l’altro a velocità quantomeno impressionanti, e ZP Theart… beh, diciamo che mostra i limiti di un classico cantante di questo genere: ottima voce in studio, ma in sede live un poco carente. Sicuramente però si dimostra uno dei protagonisti per carisma e simpatia in questa giornata. Ormai è abbondantemente ora di pappa, e ci si avvia a comprare del cibo. L’organizzazione ha provveduto a fornire l’Arena Parco Nord di due zone ristoro, il che significa due cose: la prima, che per mangiare e bere ci sono delle code notevoli. Certo chi è qui per sfamarci lavora a pieno ritmo, ma siamo decisamente “tantini”… Conseguenza numero due: i veterani si distinguono dalle matricole del Gods per quello che hanno nel panino: se si arriva prima che finisca ogni cosa, non c’è quasi limite a ciò con cui puoi farti farcire un panino (si distinguono soggetti che si fanno fare creazioni come la mitologica “piadina con salsiccia e patatine”: io già non capisco molto la salsiccia nella piadina, ma le patatine… perché comprarle a parte se posso farmele inserire nella portata principale?). Arriva poco più tardi, soprattutto all’ora di cena (per il pranzo è difficile si verifichi un’emergenza del genere), e non troverai nemmeno più il pane. A questo punto, giusto per gradire, per aiutare un po’ la digestione arrivano gli STRAPPING YOUR LAD. Death Thrash autodefinitosi Chaos Metal. La dice lunga. Mr. Townsend vuole scuotere, e scuote. Mr. Hoglan è un che di devastante (the atomic clock, viene definito sul loro “Alien”). Il pubblico gradisce, peccato per i suoni: volumi in discesa, e batteria che tende a coprire qualunque altra cosa. Qui abbiamo il giro di boa, arrivano gli OBITUARY. Dalle mie parti si dice “mica pizza e fichi”. Voglio dire, gli Obituari, i signori “Death made in U.S.A. ringraziaci perché mi sa tanto che ti abbiamo inventato noi”, i finti pensionati, l’incognita svelata: come saranno sul palco gli Obituari, che su un palco non ci stanno da un po’? Massacranti, ecco come sono stati. Sì, i suoni erano un poco confusi, ma sicuramente abbiamo potuto godere di uno spettacolo decisamente degno di nota. Tocca alla pietra dello scandalo: i LACUNA COIL Cristina dichiara: “E’ difficile suonare prima di due mostri sacri del metallo, come Slayer e Iron Maiden”, e non ha torto. Soprattutto considerando che da mesi la gente si chiede PERCHE’ far suonare i Lacuna Coil al Gods, figuriamoci poi terzultimi in scaletta: per molti è una bestemmia. Eppure loro ci provano, si impegnano, ma poi succede il classico patatrac, parte il lancio delle bottiglie, e il gruppo, forse proprio per questo, perde parecchio in coesione e in dinamicità. Aprono bene, ma chiudono male. Nel frattempo, il sole che ci ha massacrato per tutta la giornata, comincia a farsi meno “potenzialmente mortale”. Mentre noto questo fatto, mi echeggiano nella mente le parole di un saggio: “Noi metallari siamo delle bestie strane: non prendiamo mai il sole, viviamo di notte, ed usciamo di giorno per riunirci a migliaia ad un festival sotto il sole cocente, mai abbronzati, così ci scottiamo meglio, e per facilitare il processo ci vestiamo solo di nero.” Amen, fratello. Ora di cena: pane, ci dicono, finito. Patatine finite. Verdura e farciture varie finite. Ok, piadina con salamina e ketchup. Almeno la birra abbonda. Nel frattempo (lo ammetto, ho mangiato proprio mentre suonavano loro, ma i gusti son gusti, e non di solo Metal vive l’uomo, io non sono di legno, e non esistono più le mezze stagioni: i giovani non sono più quelli di una volta) comincia lo spettacolo degli SLAYER. Non Si può dire granché sugli Stayer, a parte che ho sentito gente poco soddisfatta dall’impegno dimostrato dal gruppo. D’altra parte, lo show è come di consueto di livelli astronomici, il gruppo è praticamente perfetto, degli schiacciasassi perfettamente sincronizzati. Il pubblico, finalmente, comincia a reagire in maniera pressoché unanime, il pogo si fa serio, come dimostrato dal nuvolone di polvere che si solleva dal suolo. Che dire, sicuramente grandiosi. Non come piace a me, ma ugualmente grandiosi. Scende la sera, e l’adrenalina che accumulo da giorni sta per esplodere tutta in un colpo: arrivano loro, gli IRON MAIDEN. Spettacolo perfetto, assolutamente impeccabili. Il pubblico che risponde in maniera unitaria, nella sua totalità, la mia ragazza che al quarto pezzo si volta verso di me e mi urla in un orecchio “mi fai sentire la voce di Dickinson, per favore?”. Mai modo di zittirmi fu più elegante. A un’ora e mezza di concerto pensavo fossero passati 15 minuti, da tanto ero coinvolto. La scaletta, una splendida selezione di brani dai primi quattro album, mi ha concesso di sentire dal vivo alcuni dei miei pezzi preferiti per la prima volta. E la tristezza, quando Bruce annuncia la fine imminente dello show. Nulla può eguagliare in bellezza e coinvolgimento uno show degli Iron Maiden, soprattutto quando il gruppo ha delle motivazioni personali per fare bella figura (un aneddoto: lo show di prova di Dickinson fu proprio a Bologna, ed il primo pezzo degli Iron che lui abbia cantato è stato “Remember Tomorrow”, canzone che, finalmente, è rientrata in scaletta proprio qui al Gods Of Metal). La prima giornata è finita, andate in pace.

DOMENICA 12

Giorno number 2: si comincia a riconoscere chi si è fatto la prima giornata da ustioni e scottature varie, oltre che dal colore già terroso degli abiti. Il tempo sembra più propenso a non cuocerci tutti, e per citare un’altra persona saggia “nella vita ci sono due certezze: la morte e la pioggia al Gods”. La pioggia, quest’anno, ci risparmia, salvo fare finta per qualche minuto di volerci rinfrescare. EXILIA: gruppo nostrano emigrato in Germania, dalle sonorità ibride, un po’ Korn e un po’ Guano Apes. Si destreggiano bene sul palco, ma il pubblico risponde un po’ freddamente. Sarà anche a causa dell’orario (la Domenica mattina, secondo il mio personale punto di vista, è solo una convenzione, in realtà non esiste, è solo una bugia dell’orologio), e comunque questo sembra non demoralizzarli: l’impegno c’è, bisogna dargliene atto. Dopo di loro, saranno gli italiani EXTREMA a farsi sotto, riscuotendo anche un discreto successo: il loro Thrash raccoglie consensi, il pubblico non si tira indietro, e anche i richiami al pogo non cadono nel vuoto. Svolta: sonorità più Power, ed ecco che arriviamo ai Templari del Metal, gli HAMMERFALL, in fase di promozione del loro quinto album. Gli Hammerfall non sono affatto nuovi a performance davanti a grandi platee, e lo dimostrano gestendo la folla, che comincia a non essere più tanto esigua, con un’ottima capacità di coinvolgimento, facendo cantare tutti, e gestendo tutto sommato bene un palco che richiede non poco impegno. Si corre a mangiare il “panino col morto”, e si arriva a Mr. Wylde: parte la musica del Padrino, in onore al nuovo album “Mafia”, ed i BLACK LABEL SOCIETY cominciano a spaccare timpani e triturare ossa. Il loro variegato Metal che spazia da componenti spiccatamente Hard Rock a bastonate simil-Pantera smuove la folla, e lo spettacolo sul palco è una delle scene più goduriose di questo festival: decisamente, sanno come fare per avere una risposta presente e coinvolta! Le nuvole vanno e vengono, un attimo pare debba piovere e l’attimo dopo il cervello si sta lessando, e si arriva al turno di Mr. YNGWIE “vivo–con-la-mia-chitarra-anche-al-cesso” MALMSTEEN, l’uomo dagli assoli infiniti, la chitarra barocca per eccellenza. Ciò che colpisce subito l’occhio dell’osservatore è, in primo luogo, che pur essendo notevolmente dimagrito il Nordico rimane sufficientemente imponente. A me ricorda terribilmente il leone del film “Il mago di Oz”, ma magari è solo una mia impressione. A questo si somma il fatto che sembra quasi P.E. (vi ricordate l’A-Team?), la bancarella ambulante degli ori. Last but not least, deve avere con se una valigia di plettri, perché non ho mai visto nessuno lanciarne così tanti (tra l’altro, la pioggia di plettri continuava a finire corta, nel pit dei fotografi, causando “risse” tra il pubblico, tra i fotografi, e tra il pubblico e i fotografi, con conseguente intervento della sicurezza che si è assicurata che i plettri non si fermassero nelle mani dei fotografi). Tra l’altro, non avrei voluto essere tra quelli cui Yngwie ha lanciato i pezzi della chitarra che ha appositamente sfasciato a fine show: bel souvenir, ma la sfiga garantisce che io, lì in mezzo, l’avrei presa in testa. Fuori lui, dentro un grande capitolo di storia della musica: zompettando allegro e gioviale, un po’ invecchiato e con un costume che certamente ha visto tempi migliori, Udo guida in scena i redivivi ACCEPT. Spettacolo eccezionale: una carica di “nonni metal” che sembra essere arrivata apposta per istruire e redarguire i giovani nipotini; gli Accept hanno dimostrato una capacità di gestire il palco e il pubblico, nonostante l’età e nonostante i fasti siano ormai lontani alle spalle, da cui tanti giovani hanno veramente molto da imparare. Questo è un gruppo che è arrivato per suonare perché vuole suonare, senza compromessi, non per soldi o per gloria. La passione che hanno mostrato non si simula, si vive solamente. Temevo che nella mia giovane vita non avrei mai visto gli Accept, soprattutto in formazione storica, ed invece li ho visti, in uno degli show migliori cui abbia mai assistito. Non fosse per ciò che stava arrivando, sarei morto felice in quel momento. E continua il terremoto del passato, perché la reunion che sale adesso sul palco è nientemeno che quella degli ANTHRAX. Ne ho sentite tante su di loro, che dovevo proprio vederli, e sono stato appagato: nonostante voci più o meno deluse, a titolo personale posso ben dire di essere stato travolto dal loro spettacolo, e secondo il mio modesto parere, per dirla in modo fine ed elegante nonché vagamente gergale, BELLADONNA HA SPACCATO DI BRUTTO! Un grande show, un’ottima risposta da parte della platea, volumi impeccabili, canzoni classiche, insomma tutto quello che dagli Anthrax potevo chiedere. Definirmi entusiasta della loro prestazione è poco. E per metterci l’inciso che non interessa a nessuno, anche gli Anthrax rientrano tra i gruppi che hanno favorevolmente impressionato la mia poco preparata compagnia: doppio pollice alzato per loro! A questo punto ero consapevole di avere lo stomaco chiuso, sapevo che mi sarei perso i Motley (giuro che non è colpa mia, ma i treni sono quelli che sono, e tornare a piedi da Bologna mi pareva un po’ eccessivo), e sapevo che, per me, il Gods si sarebbe chiuso con lo show seguente: i MEGADETH del buon vecchio Mustaine. Cosa si può dire di loro? I Megadeth sembrano sempre più un capitolo chiuso della storia del Metal, data la poca grinta mostrata, l’esecuzione assolutamente imprecisa, e la risposta del pubblico che, per dirla alla Clark Gable, “francamente se ne infischia”. Inutile che il povero Dave continui a piangere che “dopotutto, domani è un altro giorno”. Troppo forte è la tentazione di rispondergli, alla “Fusi di Testa”, “vivi nel preseeeeeeente!” Lo dico dispiaciuto, sia chiaro, adoro i Megadeth e volevo vederli ad ogni costo. Peccato che la scelta dei brani sia stata ingiusta con i classici, concentrandosi sugli album del declino, e che, come si diceva, la stessa esecuzione sia stata lontana anni luce dai Megadeth di 10 anni fa (non parliamo poi di quelli di 15 anni fa). Che poi, su un paio di brani, il pubblico si sia risvegliato dal torpore, risulta insufficiente a riscattare il resto dello show. Anche il saluto conclusivo di Mustaine, ha un che di ultimo canto del cigno… Su questo si chiude il mio Gods Of Metal, per quest’anno. Come sempre, tra pochi giorni inizierò a risparmiare per l’anno prossimo. Per tirare le somme, quest’anno è stato l’anno della storia. L’anno dei grandi, dei vecchi leoni che hanno provato a ruggire ancora, e bene o male ci sono riusciti, tutti o quasi. Mi spaventa un poco pensare che una bill del genere è, per forza di cose, eccezionale, e che come tale sarà ben difficile replicare uno show di questa portata. Le cronache ci parlano di più di 50.000 biglietti strappati, e non fatico a crederlo, vista la folla che mi sono trovato ad osservare. I limiti imposti da una simile fiumana di persone sono ovviamente di tipo organizzativo: al di là delle tremende difficoltà per trovare un posto all’ombra (pochi metri quadri vicino ai bagni, più un tendone che alle 10 di mattina era già gremito ogni limite), non sarebbero stati male più punti ristoro, e sono assolutamente fondamentali più servizi igienici (code infinite per trovare pochi bagni, i cui la maggior parte erano già nella prima giornata intasati o indicibilmente sporchi). Ma questi sono gli stessi limiti dello scorso anno, in fondo, e può darsi che siano gli stessi del prossimo. In compenso, l’evoluzione continua che il festival ha avuto lascia ben sperare per le prossime edizioni. Vedremo.


[Nyarlatothep]

SABATO 11

Gente e polvere. Nel desolante e desertico scenario che si presenta nell'immenso parcheggio adibito Anche a campeggio, bancarellaggio ed immondenzaio in cui sostano e fanno affari anche le classiche paninoteche-birrerie ambulanti, si consumano le prime energie fisiche sotto un sole spietato, e prendono vita i primi lanci del vomito prima ancora che il concerto inizi. Tra lunghe file alla cassa "accrediti", e poche isolate presenze alla cassa ordinaria dove si dovrebbero acquistare i biglietti. Anomalie dell'era moderna in cui scribacchiotti treenni webzinari e non, con sei dischi originali, centocinquanta promo e dodicimila dischi scaricati dalla rete tra gli scaffali di casa spopolano decantando la loro affezione alla musica pesante a tal punto da figurare come la "critica" musicale nostrana. L'organizzazione all'interno dell'arena è tutta per loro, per i cattivoni, zoticoni, puzzolenti metallari e metallini (ri)costretti a respirare chili di polvere, a consumare i soldi di mammà in poche ore previa opportuna oculatezza a causa dei prezzi sempre più in crescita anno dopo anno, costretti a pisciare ed eventualmente a cagare in 20.000-25.000 in tre casotti biologici attendendo code interminabili. Tantissima gente, certo. Molti sono qui per gli IRON MAIDEN. Bastano le centinaia di magliette indossate dai presenti tutte inneggianti al mito albionico. Eppure la voglia di musica dal vivo è tanta, a prescindere dai proprio idoli. Si avverte nell'aria e si manifesta anche durante l'esibizione dei primi gruppi che trova una partecipazione inaspettatamente grande, MASTODON su tutti. Band in palla e possente nonostante il caldo e l'esibizione all'ora di pranzo. Esibizione su buoni livelli che non si ripete con i DRAGONFORCE, band più culo che anima. Stecche del singer, suoni osceni e coreografie da recita alle elementari con sincronia latente. Il pubblico sembra apprezzare, ma a parte i Methods Of Mayhem e Space Age Playboys di qualche edizione fa, tendenzialmente troppo "fuori tema" per l'agglomerato metal nostrano, non ricordo prestazioni mal volute dal pubblico. Per la serie dateci anche una versione di Mino Reitano in borchie e parrucca che intona "Italia" facendo headbanging che ci divertiamo uguale. Gli STRAPPING YOUNG LAD entrano in scena minacciosi con Devino che parla al pubblico così come canta. Perennemente accelerato ed incazzato. Apparentemente. Inizia bene l'esibizione, suoni buoni e muro di note imponente. Dopo due brani si abbassa clamorosamente, inspiegabilmente, l'audio ed i brani diventano ovattati, a volte indistinguibili gli strumenti. Townsend è in forma, di dimena dall'inizio alla fine, ed Hoglan spaventa dietro le pelli. Ma con tutta la buona volontà il concerto non decolla, s'affossa nella sua stessa monoliticità. Identico discorso vale per gli OBITUARY, freddi, poco coinvolgenti, ed ancora l'osceno suono a farla da padrone ed audio sempre basso. Suonano con mestiere, ma lancio di lattine(piene) di birra al pubblico a parte, non si segnalano momenti meritevoli di lode. Va appena meglio in quanto a suoni con i LACUNA COIL. La band nostrana si guadagna applausi e fischi, battutine e sorrisini ironici dai maestri cultori del metal presenti al Parco Nord. Buona l'esibizione, ce la mettono tutta, guadagnano qualche voto tra gli indecisi(mandarli in malora oppure no?) quando più volte ricordano che il loro posto in scaletta li lascia perplessi. Poi l'intensità tende a scemare man mano che si susseguono i brani e qualche sparuto lancio di bottiglie. Con rispetto per i ragazzi, un'ora e dieci minuti di show è troppo per loro. Non ci sono né i pezzi(tranne pochi), né il carisma per portare avanti una durata così lunga per un festival. Inizia poi una vera transumanza tra chi abbandona le prime file e chi s'appresta all'ipotetico massacro indetto dagli SLAYER, rinomati per i loro live set polverizzanti. Cosa che, purtroppo, non si realizza pienamente. Vuoi per il persistente audio basso(non tecnici ma la Banda Bassotti, alla faccia della professionalità e del miglior festival italiano, stando agli annunci degli organizzatori), vuoi per una certa ed inattesa svogliatezza della band che tra un brano e l'altro si assenta più del dovuto. Quasi fermi ed un Araya con poca voce, ma con un Lombardo costantemente sopra le righe(in positivo, of course). Distratti, poco coinvolti dall'evento e dall'enorme ammasso di gente lì solo o anche per loro. Delusione. La transumanza non si ripete come durante il cambio tra i due spettacoli precedenti. Dettaglio che conferma le impressioni d'inizio festival: la maggior parte è presente per la ditta Harris & C. E tutti, e sottolineo tutti, sono stati ripagati dell'attesa, della fatica, della calura sopportata, narici intasate da blocchi di polvere solidificata dalle caccole e chissà cosa ancora. Gli Iron hanno dominato, hanno messo in piedi uno spettacolo da brividi. Dickinson stratosferico e brani estratti solo dai primi quattro album. Suoni finalmente "normalizzati" anche se ancora un pelo bassi, ed una partecipazione dell'intera arena a dir poco commovente che ha giustificato, finalmente, i superlativi sprecati durante la pubblicizzazione dell'evento. Questa è storia, ragazzi. Una storia che si ripete da oltre 25 anni e che non crea danni ma vitalizza sempre più un genere anche se alcune ultime prove in studio non sono all'altezza del passato. Bruce annuncia che il nuovo lavoro sarà pronto nel 2006. Fattore poco indicativo a meno che il materiale non risulterà dello stesso spessore del concerto di stasera. Si chiude il primo giorno del Gods 2005. Giornata svilente sotto l'aspetto tecnico-organizzativo, e non del tutto memorabile sul versante delle prestazioni. Ma come ogni festival anche la cornice fa la sua parte. Gli incontri, vecchie e nuove facce, personaggi strambi e disparati look hanno sempre un impatto positivo nel complesso. Il metallaro che socializza con se stesso, fattore di per sé già sconvolgente. Bene, fine del primo tempo. Il sedile della macchina mi aspetta. Buonanotte.

DOMENICA 12

Sveglio già alle prime luci dell'alba, aggomitolato, rannicchiato, fetuso, polvere fin dentro il bujo, ehm...Insomma, mi faccio schifo da solo, ho impiegato le due ore successive cercando di capire dove fossero le braccia e la gamba destra, trovata poi attorcigliata alla leva del cambio. Lo scenario che mi si presenta agli occhi è lo stesso del giorno precedente, solo un goccio peggiore. Un campo nomadi non avrebbe avuto niente da invidiare a quella sorta di cittadina post guerra, quasi come sopravvissuta ad un evento nucleare considerati gli zombi che bighellonavano già di buon mattino, rincoglioniti dal sonno e con le ossa in frantumi mentre si aggiravano tra auto e la mondezza putrescente degli avanzi dalla sera prima. Gli arrivi si susseguono spediti, e l'impressione, anche questa poi confermata, è che l'arena sarà di nuovo al completo. Buona la prova degli EXILIA. Masha scatenata che invita continuamente il già abbastanza folto pubblico a partecipare alle danze. Suoni finalmente accettabili, non male per il gruppo d'apertura. Fortunatamente, non si ripeterà la stessa piena mancanza(una spiegazione sarebbe dovuta) di sabato. Bene, benissimo anche gli EXTREMA. Esibizione che conferma quanto sia ritrovato il piacere di suonare insieme dopo le disavventure passate. Perotti intrattiene, colloquia, si sbatte, e se non fosse per l'uscita ebete di Massara che più o meno esclama, nella giornata dei MOTLEY CRUE headliner, "questo è un giorno per gente dura, non checche e no gay", la prestazione complessiva sarebbe stata davvero impeccabile. Per la serie, "meglio tacere e sembrare stupido che parlare e togliere subire il dubbio". Ormai l'arena è già strapiena. Non come sabato, ma la differenza è minima, quasi impercettibile. Salgono sul palco gli HAMMERFALL. Gente che ci sa fare, che sa stare al gioco, che sfoggia una esibizione che manda in visibilio molti astanti. Niente di particolarmente esaltante, ma la lezione imparata dai Priest sanno farla valere. Mestieranti consapevoli, anche se ci sono ragazzini che ci credono per davvero: al mio fianco un treenne dice all'altro "Cazzo, senti che assolo! WOOOOOOOWWWWWWW!!!!". Di li a poco sarebbero saliti sul palo Zakk e Malmsteen. Che sia un critico accreditato? Probabile. Dunque, si, ebbene è l'ora dei BLACK LABEL SOCIETY. Ora si che comincia a fare sul serio. Una piccola insegna posta ai piedi della batteria , posto che farà da abbeveratoio per Zakk e soci, ci fa sapere che dice che il "Pub” è al momento “Closed". Aprirà di lì a poco. E vai che inizia quello che sarà tra i migliori spettacoli di questa due giorni. Heavy e southern rock che si mischiano a litri e litri di birra, a centinaia di braccia alzate, agli sputi al vento di Zakk un secondo si e l'altro pure, ed un impatto sonoro impressionante. Una grande famiglia quella di Zakk, fatta da buzzurri boscaioli, barbuti e pulciosi personaggi che hanno danno vita ad un qualcosa di memorabile. Emo quasi in lacrime. D’alcool. Si cominciano ad intravedere parecchi glamster. Trucchi e stivali, bandane alle ginocchia, capelli cotonati e sottane elasticizzate. La domanda nasce spontanea: ma dov'è che vivono che non si vedono mai in strada? Oppure si sono agghindati per l'occasione? Meno lardoso del solito ma sempre impacciato nei suoi avventati movimenti atletici, arriva anche il momento di MALMSTEEN. Qualche problema con le chitarre, Doogie White non proprio all'altezza, ma Malmsteen, per chi non lo scopre oggi, è così. Nessuna novità. Pacchiano, goffo, egocentrico, ma è Malmsteen. Fiumi di note ed assoli, classici e brani più recenti, e pezzi strumentali. Zakk assiste quasi all'intero concerto, lo saluta e si complimenta quando Yngwie va a cambiare per l'ennesima volta la chitarra. Cioè, un evento: Malmsteen che abbraccia un altro chitarrista. La gente apprezza e si diverte, e lo svedese la manda in estasi nel finale sventrando la chitarra, strappando via le corde e spaccandola su un amplificatore in tre pezzi. E poi? Prendete e suonatela tutti, questa è la mia chitarra, o quello che ne rimane...e la lancia in mezzo alla folla! Arrivano i crucchi. Arrivano gli ACCEPT, formazione originale. Che concerto! Nonostante Udo sia una bombola di gas da cucina, regge bene l'ora di show a disposizione. Molti i loro sostenitori, e moltissimi i cori che doppiano quelli che arrivano dal palco. Sorpresa! Ormai si è consapevoli, al di là delle band che possono piacere o meno, che il secondo giorno stacca di molto in quanto a prestazioni il primo. Metal ottantiano, le migliori song del loro repertorio e l'attitudine smaliziata e positiva che li ha consegnati alla storia. Inossidabili! Ecco, la transumanza si ripete. Via i metallari d'antan, entrano i thrasher per l'accoppiata storica ANTHRAX-MEGADETH. I primi danno spettacolo, come sempre. Unico neo, Belladonna. Ovviamente, il repertorio proposto non supera quello di "Persistance Of Time", ma i moshers sono in forma, decisamente. Ed il rammarico per l'assenza di Bush al microfono è grande. Stesso discorso vale per i Megadeth, anche se in maniera diversa. Prima parte di concerto abbastanza anonima. Dave parla per la prima volta dopo il quarto brano affermando che il tempo a disposizione è poco, ma avendo tante canzoni da proporre preferisce soprattutto suonare. Poi arrivano i brani che smuovono l'audience nella seconda parte, quelli non tratti dagli ultimi lavori, e l'interazione tra palco e pubblico migliora visibilmente. Via i thrasher, dentro i rocker passati prima dall'estetista. Anche se, dai, i Crue sono attesi da tutti. Da appassionati fan a curiosi, da gente che ha vissuto il periodo d'oro dell'Hair Metal non amandolo, ma che stasera attende ansiosa i rocker californiani proprio per rivivere quei fasti immortali. Il circo si apre. Stranamente, suoneranno bene tutti(non sono mai stati 'sti grandi esecutori). Neil che canta come mai ha fatto su disco(fa questo effetto sposare mignottone del porno?), e lo stoico Mars, afflitto da spondilite anchilosante che lo costringe a camminare a fatica, ingobbito, come un novantenne con la struttura ossea consumata. Ciononostante è presente, e se la cava parecchio. Poi zoccole svestite in scene saffiche, un nano, giochi di prestigio, clown, Lee che cerca zinne da riprendere, Sixx che fa da portavoce ufficiale della band e che alla fine del concerto distruggerà il basso. Grande spettacolo, davvero.

Considerazioni finali.

Un buon festival sul piano musicale. Anche se resta imperdonabile l'osceno suono ed i livelli audio del primo giorno considerato il prezzo del biglietto. Mi sarei, poi, aspettato più perfomance all'altezza. Alla fine, hanno dato di più gli Extrema che non gente più quotata e più in alto nel bill. Purtroppo l'organizzazione continua a ritenere il metallaro medio italiano un barboni da spennare. Servizi minimi, anzi, anche meno, e prezzi alle stelle: € 2 per una minerale da mezzo litro che trovi al supermercato a 15 centesimi è una ladrata pazzesca. Servizi carenti, dicevo. Non un buco dove infilare una carta, non una doccia, pochissimi cessi vista l'affluenza. Campeggio a ridosso delle auto e della folla. Tanta gente, certo. Questo gioca a suo favore, ma non giustifica assolutamente l'impennata del costo del biglietto e la carenza dei servizi. Ci si approfitta della passione, ed i poveri ma non troppo metallari italioti sono contenti lo stesso. O quasi.


[Emo]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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