HOUSE OF SHAKIRA
+ MARKONEE

Banale - Padova

07/11/2006

REPORT Emo
PHOTO
Emo

 

 

 

 

 

 

 

Certo che aspettarsi un tour degli House Of Shakira in Italia,
addirittura trovarseli quasi sotto casa, è la tipica
situazione che non ti aspetteresti mai soprattutto se si pensa
che gli HOS sono una tra le band più sfortunate e sottovalutate
della scena hard melodica, per giunta di una scena che in
Italia non gode certo di chissà quale seguito. Quindi, mi preme
subito ringraziare chi ha avuto la sensibilità e la temerarietà
di organizzare un tale evento: davvero grazie ai ragazzi della
Secondo Avvento Produzioni, e quelli della Bologna Rock City:
siete dei grandi. Detto questo, la serata in quel di Padova si 
presenta fredda ed umida. Le porte della sede invernale del Banale
sono già aperte, e dal parcheggio arrivano già le scariche elettriche
del soundcheck che di lì si sarebbero riproposte durante lo show.
Infatti, saliti sul palco i Markonee, band nostrana di supporto,
gli amplificatori ricominciano a scintillare a suon di hard'n'heavy
di quello classico con formazione a doppia ascia. I suoni non sono
dei migliori(ahimè, sembra quasi una penale da pagare per qualsiasi band
che non sia l'headliner), si fa fatica a sentire le chitarre in fase
solista, ma quanta cazzo di potenza hanno sprigionato
questi ragazzi. Ottima la prestazione di Emiliano dietro
al microfono in grado di raggiungere vette molte alte
senza troppa fatica, ed in genere la presenza scenica di tutta
la band che sa come stare sul palco, consapevole del proprio
ruolo, divertendosi e facendo divertire. Gli House Of Shakira
prendono posizione poco dopo dando vita ad uno spettacolo
senza pecche, dimostrando professionalità e serietà nonostante
il pubblico non fosse nei numeri quello che avrebbero meritato
di avere. La band è in forma, i suoni sono apprezzabili, e la
partecipazione certo non manca. La scaletta presenta quasi
l'intera set-list del recente DVD "Live At FireFest 2005".
Spiccano sopre le altre la bellissima "Best Of Times", e la
kashimeresque "Wings", come la usuale iniziale "The Song Remains"
che fa spesso da apripista a tutte le attività live della band.
Andreas Eklund è a dir poco perfetto, ed a ragion veduta, 
considerate le due cover finali dei Journey, "Stone In Love" e 
"Anyway You Want It", potrebbe tranquillamente prendere posto
dietro al microfono del gruppo californiano(considerazione che mi
sento di esprimere vista la recente e poco felice scelta di Schon 
e soci di affidare temporaneamente a J.S. Soto il posto di Augeri).
A chiudere una intensa "Chicago Blues" per solo voce e chitarra
che suggella una serata come ce ne vorrebbero di più frequenti,
di quelle che ti fanno tornare a casa con ancora le immagini
ed i suoni del concerto che ti seguono fino a quando il sonno
non ti inghiotte. E ti chiedi: a quando la prossima?
Chiudo con un consiglio spassionato: riscoprite gli HOS, meritano
seriamente una seconda chance, e ricordatevi dei Markonee: se 
dovessero capitare dalle vostre parti, non mancate all'appuntamento.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BACK