KUNG FU PACKAGE
Indian's Saloon - Bresso (MI)

03/02/2005

REPORT ChiccoTheBest

 

 

 

 

 

 

Il Kung Fu Package è un tour internazionale organizzato dall'etichetta californiana Kung Fu Records, il cui boss è il poliedrico (fa anche il regista e il produttore) bassista dei Vandals Joe Escalante, assieme a Fat Mike dei Nofx (proprietario della Fat Wreck Chords) e a Brett Gurewitz dei Bad Religion (proprietario della Epitaph) uno dei maggiori produttori americani e mondiali di musica punk.
La Kung Fu è da sempre un etichetta specializzata in punk rock e hardcore melodico, caratterizzata fra l'altro da un forte impegno politico nella sinistra americana, tanto che la sottoetichetta Chi-Com ha addirittura come simbolo la falce e il martello; tuttavia recentemente proprio Vandals si sono resi protagonisti di un'iniziativa decisamente insolita andando a suonare a Capodanno per le truppe americane di stanza in Iraq, scatenando un fiume di polemiche.
E' indubbio che i Vandals siano da sempre una band piuttosto controversa, formata da quattro pazzi abituati a fottersene di tutto quello che si dice di loro, sfogando dal vivo tutta la loro follia, per la gioia del pubblico. Un ragazzo incontrato fuori dall'Indian's Saloon (luogo del concerto) mi ha persino detto che in una loro data a Milano qualche anno fa il cantante si presentò sul palco completamente nudo (e dico completamente!), saltando e ballando sul palco esibendo con orgoglio le sue pudende ad una folla incredula.
Incoraggiato da questo racconto, verso le 21.30 entro nel locale, fiducioso di assistere ad un grandissimo concerto.

UNDERMINDED
I primi ad esibirsi sul palco dell'Indian's sono gli Underminded, gruppo giovanissimo dedito ad un interessante hardcore con ottimi spunti melodici, sulla falsariga di band quali Rise Against e Strike Anywhere; un genere insomma che mischia emo e hardcore, coniugando ottimamente la carica emotiva del primo e la violenza del secondo, che a me piace definire NWOCHC (New Wave Of Californian Hard Core).
Nulla da dire, i quattro fanno di tutto per coinvolgere il poco pubblico che assiste alla loro esibizione, mentre la maggior parte della gente acquista merchandising o esce per fumarsi una sigaretta; purtroppo essendoci più o meno una trentina di persone a seguirli, i loro sforzi risultano abbastanza vani.
Ciò nonostante il gruppo esegue la sua brava mezz'ora di ottimo hardcore, suonando praticamente per intero il proprio primo ed unico album "Hail Unamerican!" e riscuotendo un discreto successo presso il pubblico e presso il sottoscritto, soprattutto verso la metà dell'esibizione quando il singer si profonde in un ormai consueto "Fuck George Bush!", formula magica per infiammare il pubblico quando l'aria si fa pesante e per riscuotere sicuro successo e simpatia.
Unica cosa veramente deprecabile della loro esibizione è stato il look col quale questi ragazzi si presentano sul palco: capelli impomatati, camicia scura e persino un po' di trucco sui loro volti sbarbati. Ora, non dico che bisogna essere per forza trasgressivi, ma presentarsi sul palco vestiti come delle pop-checche non mi sembra proprio il caso.

THE GOD AWFULS
Dopo un veloce cambio palco, verso le 22.20 arriva il momento dei God Awfuls, altra giovane band del roster Kung Fu nata da appena tre anni e con solo un album all'attivo, l'ottimo "Next stop Armageddon". Devo confessare che nutrivo grandissime aspettative riguardo questo gruppo dopo aver sentito il loro album, e l'esibizione dei quattro californiani non ha fatto altro che confermare il giudizio positivo che nutrivo verso di loro.
Anche loro come gli Underminded eseguono necessariamente solo brani tratti dal loro unico album, per cui ho la fortuna di riconoscere ogni singolo pezzo.
Anche i God Awfuls devono affrontare il problema della scarsa affluenza di pubblico, legata soprattutto all'assenza dei tabagisti costretti fuori dal locale dalla recente legge contro il fumo nei locali pubblici, ma nonostante ciò riescono ugualmente a coinvolgere il pubblico, tanto che c'è anche un primo timido accenno di pogo da parte di pochi temerari.
Poco dopo il concerto ho anche modo di conversare un po' con Kevin, il cantante/chitarrista solista, che conviene con me sul fatto che il luogo scelto per ospitare il concerto non sia ottimale e che il pubblico italiano non segua a dovere la scena punk internazionale, attirato solo dai grandi nomi (e spesso nemmeno da quelli), cosicché gruppi giovani come i God Awfuls faticano ad emergere nel nostro paese; cosa che invece non accade in America (dove sono stati anche supporter per i Rancid) e in Inghilterra. In effetti, non lamentiamoci se i gruppi punk e metal vengono sempre meno qui in Italia, se poi ai loro concerti non ci va quasi nessuno, a meno che il gruppo in questione non si chiami Green Day o Metallica. Ad ogni modo i God Awfuls suonano 40 minuti di onesto punk rock, e non ci potrebbe essere opener migliore per quelle che sono le vere stars della serata, vale a dire i leggendari Vandals.

VANDALS
Verso le 23.20 il locale comincia a riempirsi, anche se alla fine non si conteranno più di 200-300 presenze.
Qualche minuto dopo finalmente i Vandals salgono sul palco, e comincia il massacro: un pogo concitatissimo si scatena già sulle note della prima canzone, per poi diventare davvero devastante non appena inizia la stupenda "It's a fact".
La mancanza di transenne (per motivi a me ignoti) permette a chiunque di scavalcare agilmente gli addetti alla sicurezza e di salire sul palco per salutare i propri idoli, che dal canto loro assecondano di buon grado le intemperanze del pubblico.
Un vero incubo invece per i tre addetti alla sicurezza, impegnati per tutta la durata del concerto ad acchiappare gente che si lancia sul palco, tanto che uno di loro (che ho riconosciuto come il boss della Riot Records) comincia ad innervosirsi e a menare pugni contro chiunque provi a superarlo, rischiando di rovinare quella che invece è una serata di festa all'insegna del divertimento. A parte dettagli, che non turbano di certo l'allegria dei presenti generata dall'esibizione dei folli californiani, il concerto si svolge per il meglio, con l'esecuzione da parte della band di tutto il meglio del loro repertorio: "An idea for a movie", "People that are going to Hell", "I've got an ape drape", "Oi! to the world", "Cafe 405", "4-3-2-1-0- -1" e molte altre, compresa persino una cover di Grease! I Vandals divertono e si divertono visibilmente, suonando un'ora di puro punk rock californiano, divertente e scanzonato.
Nonostante l'età (avevo Joe Escalante a meno di 2 metri da me e vi assicuro che non ha meno di 40 anni!), questi quattro mattacchioni sono sempre più punk, e sembra che non vogliano mai crescere; noi speriamo che restino sempre così, per il bene del punk e della musica in generale…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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