LACUNA COIL
NODE


Tour di due giorni nelle Marche

12-13/03/2004

REPORT Sarina
PHOTO Sarina

 

 

 

 

 

 

...Invitata a trascorrere due date della tournée italiana assieme alle due band, Sarina ha redatto un rapporto completo di impressioni personali. Quello che segue è da ritenersi un report assolutamente individuale e non mirato a giudicare né bene bé male nessuna delle due band, ma solo dettato a descrivere un'esperienza mai vissuta prima dalla persona che vi ha partecipato in tutte le sue sfumature e peculiarità. Approfittiamo dell'occasione per ringraziare i Node, i Lacuna e Ice Ferri e l'intero staff del Transilvania per aver reso possibile che queste pagine fossero on line ora.
N.B. Il seguente testo è protetto da diritti d'autore. Non è permessa alcuna pubblicazione su web o carta stampata dell'intero testo o di alcune sue parti senza l'autorizzazione dell'autrice.
Testi e foto sono di proprietà di Sarina.


Data 12 Marzo ore 10 a.m.
Quello che segue è il resoconto strettamente personale della mia avventura nei panni di addetta al merchandising dei Node. Invitata da Gary, il chitarrista, a sostituire per due date la ragazza (Valentina) che solitamente segue la band, ho accettato di vivere questa splendida e divertente esperienza durata due giorni e due notti.
La sveglia suona alle 8.00, sono pronta ed eccitata. Controllo che nella borsa ci sia tutto ciò che mi serve, poi, dopo aver salutato il mio ragazzo e i miei due gatti lascio la casa avvolta nella penombra al suo destino e, borsa alla mano, mi chiudo la porta alle spalle. Ho appuntamento con i Node davanti al Palasesto; saranno circa tre minuti a piedi da casa mia; io sono in anticipo, ma loro arrivano puntuali alla guida di uno splendido furgone dai finestrini fumé.
Perdiamo alcuni minuti in saluti e convenevoli, durante i quali conosco gli altri membri della band e approfitto per offrire la colazione ai miei fanciulli, da brava ragazza quale sono. I Node al completo finalmente: Klaus al basso, Daniele alla voce/chitarra e Marco alla batteria, e naturalmente Gary, con il quale ero in contatto già da tempo. Alla piccola road crew c'è anche una ragazza: Jessica, fidanzata con il cantante.
Saliamo sul furgone e partiamo intorno alle 10.20: direzione: sud; destinazione: Civitanova Marche, dove ci aspetta il Transilvania Live per la serata.
Iniziamo a chiacchierare delle cose più svariate; ovviamente i discorsi vertono prettamente sulla musica, e questo mi aiuta a fare qualche passo in questo grande mondo nel quale talvolta un po' tutti ci sentiamo come isole in un grande mare.
Marco e Daniele (rispettivamente batteria e voce) lavorano per la Scarlet Records (label stessa dei Node). Da Klaus trovo difficoltà a carpire informazioni; la sua timidezza per ora contrasta i miei tentativi di scoprire qualcosa nei suoi riguardi. La mia amicizia con Gary mi porta a sparare stronzate sui temi più svariati. E' proprio un gran intrattenitore; riesce a farmi sentire a mio agio in ogni istante.
Entriamo in autostrada, ovviamente anche loro sono incuriositi nei miei riguardi, così inizio a raccontargli della mia passione per la musica metal e di qualche episodio della mia vita.
Alle 11.00 ci fermiamo all'autogrill di …, dove ci raggiungono sul loro furgone ma con mezz'ora di ritardo, i Lacuna Coil. Li conosco personalmente, dato che io e Cristina lavoravamo insieme nello stesso Pub di Milano. Sono tutti sorpresi e contenti di vedermi. Infine sono vecchi amici e questa è una possibilità per me di rivederli e di passare con loro un po' di tempo. Scendono come zombie, assonnati e affamati e si dirigono verso il bar per riempirsi lo stomaco, insieme con i Node.
All'arrivo dei Lacuna Coil ho modo di conoscere Noel, la ragazza addetta al merchandising e il loro fonico: Michele. Un'ora dopo siamo già in viaggio alla volta di Civitanova Marche. E' la terza tappa del tour italiano delle due band e io sono abbastanza eccitata all'idea di seguirli. Non è la prima volta che li vedo dal vivo. Ho avuto modo di seguire il loro show al Live di Milano, luogo dove mi è stata fatta la proposta di partecipare a queste due date. Il viaggio è lungo: ci vorranno altre quattro ore e mezza per arrivare al locale. Sono quindi ormai le 16.30 quando veniamo accolti dal fonico del Transilvania: Paolo (anche cantante degli Infernal Poetry). Tutti, compresa me, danno una mano a scaricare i due furgoni del back line… e ragazzi che fatica! Anche perché per accedere al Transilvania di Civitanova abbiamo dovuto portare la strumentazione per ben 2 rampe di scale. Dopo aver scaricato vedo arrivare un ragazzo biondo, scarno. Scopro trattasi di Ice Ferri; con lui c'è anche Libero, entrambi proprietari della catena dei Transilvania. Mi guardo un po' in giro mentre il locale viene predisposto per il concerto: non è molto grande a confronto di quello di Milano a cui sono abituata, ma l'ho trovato molto carino ed accogliente.
Io e Noel organizziamo lo spazio a nostra disposizione per l'esposizione del Merchandising, mentre i ragazzi cominciano a montare sul palco per il sound check. Intanto dalla cucina, si aprono le porte e così, come per magia, arrivano piadine con prosciutto, spiedini di gamberetti e totani, birre, disposto su piatti tutti belli ordinati, come dischi volanti. Il tutto gentilmente offerto da Ice, il quale, si fa in quattro per farci sentire a nostro agio.
Il sound check termina verso le 19.30 - 20.00. I Lacuna vanno in albergo a mangiare, mentre io e i Node mangiamo al Transilvania. Verso le 21,30 incomincia ad arrivare gente, a differenza di Milano, dove prima delle 22.30 non ci si mette in moto. Sono rimasta abbastanza stupita di questa abitudine ad uscire presto da casa. Forse siamo noi che abbiamo difficoltà ad abituarci a goderci le serate ad un orario decente.
Il locale incomincia a riempirsi per bene, e comincio a notare che la gente che si avvicina al banchetto a spulciare i cd portati dai Node e ad osservare le magliette dei Lacuna Coil.
Dobbiamo attendere le 23.00 per vedere salire sul palco i Node, semplici nel loro asciutto abbigliamento composto da jeans e magliette nere, i quali iniziano con la presentazione delle nuove canzoni di Das Kapital; il disco uscirà ufficialmente alla fine di Marzo. I ragazzi vengono accolti molto calorosamente dalla gente e i nuovi pezzi vengono ascoltati con piacere dalla gente che comincia a comprimersi verso il palco; Gary on stage sembra proprio un pazzo… e ragazzi… devo dire che il pubblico di Civitanova è molto caldo! Dopo un po' prendo coraggio, lascio la postazione e cerco di dirigermi verso il palco per fare qualche foto, impresa ardua perché la gente non vuole lasciarmi passare.
Ovviamente non mi do per vinta e tra spinte e strattoni guadagno la postazione davanti al palco. Comunque le grazie di una donna sono sempre bene accolte dagli amati metallers…
Riesco a fare le mie foto.

Dopo i Node è la volta dei Lacuna Coil, più energici che mai; lo spettacolo inizia con Swamped, opening track di Comalies. Il pubblico li accoglie con urla e acclamazioni. Li vuole, li desidera. Senza dubbio il concerto non poteva iniziare senza questa canzone, segue "To Live is to Hide" di Unleashed Memories .
Proseguono con Entwined, una delle mie preferite. Il pubblico ascolta Cristina come se gli stesse raccontando una favola, la voce di Andrea si fonde con quella della cantante fino a creare un'emozione da brivido. Ragazzi che pelle d'oca!
Lo spettacolo alterna brani tratti dall'ultima fatica dei Lacuna miste ad alcune canzoni più "datate". Ho visto i Lacuna alcune volte nella mia vita, e devo dire che ho notato un netto miglioramento nella loro presenza live. Si vede che tra di loro esiste quella sinergia, che non è altro che intesa mista a sincronismo. Tutti sanno cosa devono fare su quel palco; ognuno sa quale è il proprio posto, come in un quadro dove i colori si accostano perfettamente. Forse dopo tutte le tournée che si sono susseguite in questi ultimi tempi il loro spettacolo ha avuto modo di affinarsi e di dirigersi su binari ben precisi. Cristina indossa l'ambito orientale rosso e nero che ha anche nel video di "Heaven's a Lie", mentre gli altri vestono completamente di nero. Riesco a scattare anche a loro alcune foto, rischiando la vita tra spintoni e mazzate. Ma la passione per la musica mi porterebbe a sopportare anche di peggio! Non posso però dimenticare il mio impegno, così torno al banchetto a vendere i cd. I Lacuna nel frattempo giungono alla fine del loro spettacolo. Il loro singolo, da cui sono stati tratti due video, esplode nel locale come un'onda di emozioni alternate. La voce di Cristina si alza e si abbassa a seguire le note, scivola come una barca sul filo dell'oceano, delicata come petali di fior di mandorlo che piovono in una giornata primaverile. A mio personale parere "Heaven's a Lie" rimane uno delle migliori composizioni della band.
Alla fine del concerto, l'amarezza delle note che rimangono appese alle pareti, alle bottiglie di birra, alla strumentazione che attende, come dormisse, lentamente sgocciola via, come lacrime in una grotta scavata per l'arte, per la musica. Le due band si mescolano tra il pubblico, riscuotendo i loro complimenti. Manca la figura di Cristina, la si sente… come un vero e proprio "fantasma tra noi". Si percepisce la sua mancanza quasi palpabile. La serata svanisce lentamente, come una canzone che va in fading. La gente va a casa e giunge l'ora di caricare di nuovo i due furgoni, che attendono fuori, nella notte. Sono ormai le 4.00 di mattina e io sono a pezzi. In quel momento rivedo Cristina: dalla fine del concerto non so nemmeno dove fosse.
"Ciao Sarina, sono esausta", mi saluta.
Anche io non vedo l'ora di andare a dormire; sono contentissima della splendida serata, dato che comincio a sentirmi veramente a mio agio in questo mondo, ma sono davvero morta e sogno dolo di stendermi e dormire. Mentre siamo in viaggio verso l'albergo (perdonatemi non mi ricordo il nome), vengo a sapere che Ice Ferri (il padrone della catena Transilvania) ci ha invitati tutti a pranzo a Rimini per il giorno dopo. Realizzo ancora di più la fortuna che mi ha permesso di essere qui, di vivere queste cose, di farle mie per sempre nella memoria, nelle foto che rivedrò con piacere. Anche raccontate e filmate e testimoniate alcune cose non hanno mai e poi mai lo stesso peso che hanno vivendole e sentendole proprie. Le esperienze sono proprio così: come il tempo e l'amore, qualcosa che non puoi descrivere o pensare di sprecare; nessuno le può comprare o regalare, puoi solo viverle, più o meno bene, più o meno piacevolmente. Ma soprattutto vivendo queste esperienze insieme con loro ho scoperto di quanto siano così simili a tutti noi: semplici ragazzi che si divertono, che scherzano, che non perdono l'interesse per tutto il resto della vita solo perché la musica occupa il loro tempo. Vivono come possono ovunque devono, come tutti noi. Potremmo essere le stesse persone, in un mondo che ci ingloba totalmente, grandi e piccoli, da qualche parte sotto questo immenso cielo. Cosa cambia in fondo? E' tutto così semplice… che bisogno c'è di pensare che sia diverso? Se fossero nati in un luogo diverso, lontani anni luce dalla civiltà, abitando in igloo fatti di ghiaccio o nomadi in giro per i deserti australiani, la loro arte sarebbe andata perduta per sempre, senza nascere mai, senza poter esplodere mai, senza potersi esprimere, ma morendo così… senza mai nascere. E invece li vedo qui, intorno a me, sempre, nei locali, e su quei palchi, e accalcati con le mani alzate e gli occhi baluginanti e le bocche avide di urla… tutti insieme, senza differenze. Quanto è strana la musica… sempre così diversa in ogni parte del mondo… ma sempre così unificante, in qualsiasi parte del mondo. Quante barriere che abbatte, quanti muri che scavalca… senza problemi.
Non esiste niente altro che, tra le opere dell'uomo, riesca ad unire anche ciò che sembra infondibile.
Con questi pensieri in testa arriviamo all'albergo. Sono in camera con Marco, Klaus e Gary. Daniele e Jessica hanno una camera a se stante, nella quale si ritirano salutandoci. Indosso il mio pigiama di seta rossa, cosparso di astri d'argento. I ragazzi cominciano a prendermi per in giro per il mio abbigliamento.

La notte passa veloce; solo pochi sogni sconnessi. La sveglia è poco piacevole: Gary russa come una falegnameria. Silenziosa come un ninja mi armo di macchina fotografica e colgo i musicisti addormentati abbracciati come fratellini. Quando sono tutti svegli mi infilo nella doccia ed esco per ultima dalla stanza, con i capelli bagnati. Arriviamo nella hall dell'albergo alle 11.30; il padrone ci invita a colazione, così consumiamo brioches e cappuccino tutti insieme. Che facce ragazzi...
Dopo colazione attendiamo l'arrivo dei Lacuna Coil nella hall. Dobbiamo decidere dove incontrarci per partire alla volta di Rimini. Ice ci sta aspettando. Nell'attesa approfitto di quei momenti per chiacchierare con Daniele e chiedergli come si lavora in Scarlet. Amo così tanto la musica che mi piacerebbe lavorare in questo ambito; non sapendo suonare è un'alternativa valida. Scopro quindi che si occupa della promozione dei dischi che escono sotto quella label; circa due nuovi ogni mese. Comincia a lavorare alle 10.30 al mattino (e questa è una cosa che invidio molto…).
Mentre chiacchieriamo, Gary chiama i Lacuna Coil e pianificano un appuntamento all'entrata dell'autostrada. Partiamo verso mezzogiorno. Il viaggio è breve. All'uscita dell'autostrada ci viene a prendere la segretaria di ice che ci scorta fino al ristorante dove pranzeremo. Alle 13.45 ci accomodiamo su una lunga tavolata. Mi posizione di fronte a Noel. A fianco a me c'è Daniele.
Dopo alcuni minuti arrivano Ice e Libero e cominciano così le portate. Come primo servono strozzapreti ai gamberetti. Seguite da piadine a volontà, insalate miste, spiedini di pesce e per finire tiramisù e panna cotta. Un pranzo da ricordare… e poi sappiamo tutti che i romagnoli ci danno dentro! All'inizio mi sono sentita un po' a disagio… la sensazione di essere un'intrusa in un mondo del quale non faccio parte mi si incolla addosso come una seconda pelle. Li vedo e sento che c'è qualcosa che li accomuna tutti quanti. Un affiatamento che non è dovuto solo dal saper suonare uno strumento… ma che è proprio un agglomerato di fattori che li porta ad essere come parte di una grande famiglia, ovunque in giro per il mondo. Dopo un po' questa sensazione svanisce, vuoi perché nessuno di loro tenta di farmi sentire estranea vuoi perché infine voglio solo divertirmi.
Durante il pranzo scopro che Ice possiede uno splendido cane che porta il nome TARICONE!! E' molto affettuoso… specialmente con Cristina. Scatto qualche foto, ma le pile mi tradiscono e si scaricano sempre sul più bello, e naturalmente non ho pensato a comprarne di scorta. Dopo mangiato facciamo un giro in spiaggia, giusto per vedere il mare, e proprio quando decidiamo di fare una foto di gruppo la mia macchina fotografica muore definitivamente.
Alle 16.00 partiamo. Durante il viaggio ci fermiamo a bere il caffè al primo autogrill. Arrivati al Transilvania di Reggio Emilia scendiamo dal furgone e ricominciamo a scaricare. All'arrivo ci aspettano il fonico dei Node e un loro amico, nonché webmaster del sito. Il locale è un ex fonderia, pulitissimo e vasto. Dal soffitto altissimo pendono ancora dei ganci e delle catene. Fa un po' freddo. Ci sono tre bar nel locale (almeno, io ne ho visti tre). Uno dei quali è al piano superiore, raggiungibile da delle scalinate laterali alla pista centrale.
Dopo aver sistemato il mio banchetto insieme con Jessica e Daniele vado in bagno a rinfrescarmi e a rifarmi il trucco. Sono ancora un cadavere dalla sera prima, ma sono contenta di esserci e di potermi godere questa esperienza. Verso le 20.00 Ice ci chiama per la cena a lume di candela che si tiene al piano superiore. Un buffet con tutto il ben di dio mi stava davanti, come un tappeto steso ad aspettarci. Sul tavolo imbandito di leccornie spiccano erbazzone, pasta al sugo di lepre, olive all'ascolana, una marea di vino in coppe di vetro e birra… tanta birra. Brindiamo al successo delle due band, e io spilucco tra quella libidine del palato. Giusto due cose perché sto ancora rotolando per il pranzo.
Intorno alle 21.30 mi metto in postazione, dietro al mio banchetto. Giusto in tempo per veder arrivare la gente. Non mi ricordo a che ora cominciano a suonare i Node, ma mi rendo conto del loro ingresso sul palco quando il pubblico di Reggio comincia ad acclamarli. Sono stata fornita di pass con accesso al back stage. Mi posiziono così sul palco, e ho la possibilità di cogliere i batteristi mentre suonano. Da quella posizione ho modo di fotografare anche gli altri membri della band senza rischiare la vita in mezzo alla gente. E' una grande emozione vedere un concerto da quel punto di vista: le teste e le braccia sembrano un mare in movimento, così vicine che potrei camminarci sopra senza cadere. È un'emozione soprattutto vedere quelle persone che si accalcano ad ascoltare, con il sudore che cola sulle facce sofferenti mentre mostrano la loro passione, il loro calore. E'; una visione indescrivibile, qualcosa che non ho ancora avuto modo di provare nonostante abbia a che fare con la musica ogni giorno. Tutta quella gente, tutta quella passione… tutto quel calore, quel desiderio, quel confronto… come uno stormo di uccelli migratori che sanno esattamente dove andare, sempre, e cambiano direzione tutti nello stesso istante, scivolando sul cielo come una coperta piumata. Sento che è qualcosa di grande e immenso, come un abbraccio che coinvolge tutti quanti; la musica mi penetra come una lama arrugginita, ma nello stesso tempo sembra accarezzarmi, come un parassita che si attacca a me con mille uncini, aggrappandosi alle fibre del mio corpo, al tessuto della mia anima, succhiando il midollo di ciò che sono e facendo saltare tutte le coperture, rivoltando la terra in cui ho piantato le mie passioni e nutrendole. Poi, proprio come un parassita, sento che mi dà qualcosa togliendomi qualcosa d'altro… come un simbionte che si nutre di emozioni rendendomele mutate sotto un'altra forma, come se si crei una sorta di cordone ombelicale e io riesca a sopravvivere solamente grazie a quello che la musica mi dona. Drogata e in over dose e decisa al cento per cento di non essere salvata da quel viaggio.
Vedo i Node muoversi come animali, la teste che calano, i capelli come cascate, la loro musica come un calcio in faccia, un impatto decisamente devastante.
Quando si spengono le luci comincia l'intro del Lacuna Coil, ossia la colonna sonora di "A Nightmare Bifore Christmas", il film di animazione di Tim Burton. Salgono sul palco e sembra che tutto si ripeta come un film: stessi vestiti, stesse canzoni, solo mi sembra che tutto funzioni in modo migliore, mi sembra quasi di conoscerli un po' meglio, come quando guidi la tua macchina, quando ti abitui a vivere in una casa che non è la tua. Le canzoni su inseguono come le gocce d'acqua in un acquazzone. Quando arriva il momento di Heaven's a Lie Cristina esce di scena e torna con indosso il vestito bianco che aveva nel video. Sorpresa delle sorprese: viene invitato Ice sul palco, che saluta il pubblico. I Lacuna lo ringraziano calorosamente per l'opportunità che ha dato loro.
Durante la serata sbevazzo birra e altri alcolici avendo la possibilità di spostarmi dove mi pare. Scatto alcune foto dal palco anche ai Lacuna. Girando finisco nei camerini e scopro che sono adibiti ad ogni bisogno: birra, play station, biliardo e divanetti. Insomma tutto quello che vuoi. Scopro inoltre che il Transilvania di Reggio Emilio ha, al proprio interno degli alloggi per gli artisti. È proprio un locale organizzato al massimo. Se avessimo fatto la tappa di Civitanova dopo quella di Reggio avremmo passato la notte nel locale.
Al banchetto i Node firmavano gli autografi ed accoglievano i complimenti del pubblico per il disco e per la performance. Un successo che secondo me si meritano moltissimo.
Finito il concerto il locale cambia faccia e diventa una discoteca. Le due band intrattengono un po' i clienti del Transilvania. I Lacuna dalla consolle incitano a ballare la musica che passano, che è di un genere indefinibile… almeno per me: una via di mezzo tra afro e latino-americana. Vado a farmi un giro per il locale mentre alcuni mi vogliono coinvolgere a ballare. Alcuni ragazzi si sono portati un bongo e cominciano a suonarlo al ritmo di musica. Quei suoni tribali mi fanno sentire come ad una festa di un'antica civiltà, che celebra la loro felicità e la loro passione in un modo così coinvolgente. Li osservo lì, tutta quella gente che balla, che si lascia andare, come accantonando per qualche minuto la loro identità, lasciando che tutto scorra come i giorni che scivolano oziosi lungo il fiume del tempo, cominciando come un ruscello che sembra rimanere quasi immobile per finire in un immenso rio che scorre ad una velocità incomprensibile.
Mi sembra di avere ancora diciotto anni. Ice alla consolle mette la musica e io mi scateno in mezzo alla pista, lasciando andare via tutto quando. Qualcuno mi offre della Vodka e io la bevo quasi come fosse acqua. Sono le quattro quando mi vengono a chiamare per ripartire. L'atmosfera è quella della fine delle vacanze. C'è pienezza per le cose vissute, ma anche una punta di amarezza perché quando sono vissute significa che sono finite… Fuori del locale Gary mi fa volteggiare in un breve valzer davanti al furgone. Credo di aver bevuto un po' troppo. Dovrei fare da copilota a Klaus e mi ritrovo ad accoccolarmi sul sedile e cadere addormentata, completamente esausta. Non mi rendo conto del viaggio finché non siamo a Milano. Sono le 6 di mattina di domenica e la città sta dormendo. Decidono di scaricare il furgone in sala prove, e attendo che mi riportino a casa, stanca ma contenta. Sento che il viaggio è finito, lo sento con quella tristezza e malinconia con cui si affronta la vita di tutti i giorni dopo il ritorno da una vacanza speciale. Mentre li saluto e li ringrazio mi sembra quasi di non avere abbastanza parole per tutti quanti loro. È come quando ero una ragazzina, e andavo in vacanza al mare e conoscevo un ragazzo di cui mi infatuavo… quando veniva il momento di lasciare che la quotidianità riprenda possesso della tua vita lo strappo è agrodolce. I colori sembrano diversi, il sapore dell'aria, gli odori… tutto sembra avere una fragranza antica, come le pagine di un diario che qualcuno ha scritto tanto tempo fa. Cammino per il vialetto che mi riporta a casa. Le luci sono spente lassù al sesto piano. Desidero rivedere i miei mici, e desidero anche mettermi a letto a riposare. E' curioso come il ritorno a casa sia sempre così gradevole, anche quando sei stata via pochi giorni e anche quando la distanza è stata comunque punteggiata da eventi piacevoli. Forse la vita che ho, per quanto modesta, mi permette di innamorarmi di tutte quelle piccole cose che la rendono speciale e meravigliosamente vivibile, o forse sono fatta così… mi basta poco per sentire nostalgia di casa. Sono stata lontana per solo due giorni ma mi sembra già di essere un'estranea. I miei passi risuonano straniti sul pavimento dell'atrio, e la casa ha un odore speziato, ancora immersa nel silenzio della notte che l'avvolge come una coperta calda. Mi infilo sotto le coperte e prima di addormentarmi ripasso la mia esperienza a mente. Ogni tanto mi scappa una risata, ripensando a tutto quello che ho fatto e visto e a quanto mi sono divertita; una cosa che ricapita anche nei giorni seguenti, quando sono in presenza di qualcuno che mi guarda stranita chiedendomi se sono impazzita. Credo che sia giusto amare ogni esperienza che si ha l'opportunità di vivere nel miglior modo possibile… io mi impegnerò sempre a ricordare questi due giorni come un'esperienza che mi ha segnata positivamente e profondamente.

Di seguito le scalette eseguite dalle band durante le serate:

Lacuna Coil:

SWAMPED
TO LIVE IS TO HIDE
ENTWINED
SELF DECEPTION
HUMANE
HALFLIFE
COLD HERITAGE
SENZAFINE
WHEN A DEAD MAN WALK
TIGHTROPE
HEAVEN'S A LIE
DAYLIGHT DANCER
MY WINGS

Node

INTRO
WEAKNESSPHERE
THE EAST-GHOST
DAS KAPITAL
TERRITORY
ASK
HISTORY SEEDS
JERRY MANDER
AS GOD WILLS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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