LOST
PROPHETS + FUNERAL FOR A FRIEND
Transilvania Live - Milano
11/03/2004
REPORT
M-Top80
PHOTO
ColdNightWind
Come
risponde il vecchio continente al movimento crossover e new metal che negli ultimi
anni ha catalizzato l'interesse di un vasto ed eterogeneo pubblico negli USA ed
in particolare nella zona della East Coast?
Sicuramente i Lost Prophets sono
in grado di dimostrare come anche l'europa possa dire la sua nel campo di un genere
musicale assolutamente controverso che generalmente si tende ad amare od odiare,
senza mezze misure.
Il concerto a cui ho avuto modo di partecipare mi permette
di farvi capire bene quello che in breve ho accennato nell'introduzione del mio
articolo.
La performance del quintetto britannico inizia con "We still
kill the old way" brano di apertura del secondo album "Start Something",
uscito da poco piu' di un mese, e perfetto per scaldare il Transilvania bisognoso
di energia.
Lo spettacolo incalza con "To Hell we ride" che gli
appassionati di playstation avranno potuto apprezzare nella colonna sonora di
Need for speed Underground, pezzo che con la sua velocita' e l'incalzare del sound
fa decollare (in senso figurato) la band e alcuni del pubblico (in senso stretto)
oltre le transenne che lo separano dal palco.
Successivamente la scaletta
propone pezzi dell'album di esordio "The fake sound of progress" dove
domina il singolo che ha fatto conoscere i LP "Shinobi vs Dragon Ninja",
"The handsome life of swing", e la title track stessa, pezzi che rivelano
la natura mutevole del gruppo tra riff tradizionali, sonorita' sperimentali e
un cantato che solo marginalmente ricorre al rap, a differenza delle tendenze
piu' marcate del crossover di produzione stelle e strisce.
I brani che seguono
tratti dal nuovo album confermano a maggior ragione l'abbandono assoluto del rap,
in nome di una scelta della band piu' orientata verso il new metal ed una maniacale
cura dell' orchestrazione delle sonorita' ora meno sperimentali ma, forse, maggiormente
coinvolgenti ed immediate.
L'apice del concerto arriva poi con il nuovo singolo
"Last Train Home" perfetta dimostrazione del processo di maturazione
dei Lost Prophets, tra un arpeggio di chitarra molto melodico unito a riff potenti
ed un ritornello con coro, ideale per una serata dal vivo. Il finale è
con "Burn Burn" che, secondo le indicazioni, dovrebbe essere il prossimo
singolo che si conclude tra l'approvazione del pubblico (anche se un po' ridotto
in numero) e i cori dei LP e dei Funeral for a Friend in tandem, gia',i Funeral
for a Friend - no, ragazzi non li ho dimenticati (anzi mi sono fatto pure una
bella foto con la band), ma ho deciso di proposito di parlarne alla fine, perche'
questi ragazzi dimostrano il concetto che fra le righe avete potuto intuire in
tutto il mio articolo, e cioè che il crossover o new metal dopo un inizio
furente e totalmente improntato all'innovazione e alla ricerca della fusione del
maggior numero di stili possibile, oggi come oggi, vive un ritorno di fiamma per
sonorita' piu' tradizionali ed improntate sulla vecchia e cara chitarra distorta
e ruggente.
I Funeral for a Friend sono infatti l'incarnazione di tuttocio',con
il loro stile che si colloca in una ideale via di mezzo tra il crossover e l'hard
Rock, composto di arpeggi e lick di chitarra melodici, riff aggressivi ed una
accattivante sinergia tra la voce dolce e aggressiva al momento giusto,del cantante
Matt Davies, e le urla rabbiose del batterista Ryan Richards perfettamente concretizzata
in "Red is the new black" e "Juneau" pezzi che trainano il
loro album di esordio"Casually dressed & deep in conversation",
album di qualita' per una band che dal vivo mostra, nonostante la giovane eta',
la capacita' di farsi apprezzare dal pubblico giunto principalmente per i LP,
la capacita' di saper scherzare con esso, accattivarlo e prepararlo all'evento
principale, sottolineando inoltre, la loro resa anche dal vivo ed in particolare
delle due voci, che non pagano l'onta del live come invece succede, anche se in
maniera molto contenuta ai Lost Prophets.
La risposta alla domanda di apertura
è dunque, che anche in Europa abbiamo gruppi che possono dire la loro nel
campo del crossover, senza dimenticarsi le radici da cui nascono e mostrando attenzione
per il sentimento di molti, che sentiva un po' la mancanza di suoni elettrici
e ruvidi, forse alle volte un po' trascurati.