MEGADETH


Alcatraz - Milano

21/02/2005

REPORT Barbaro Epico

 

 

 

 

 

 

Avviso agli utenti: questo report è online per miracolo. Infatti, una serie di circostanze a dir poco terrificanti (potrei parlare di un esame da dare il giorno dopo, di consistenti difficoltà organizzative e di trasporto, di mancata comprensione dell'effettivo orario del concerto, di condizioni psicofisiche precarie da parte del sottoscritto, e sarei appena a metà) si è frapposta tra me e la pubblicazione di questo lavoro. Infatti manca il report dei Diamond Head, per il semplice fatto che me li sono persi, convinto com'ero che lo show cominciasse alle nove. Oltretutto, come potrete constatare, mancano le foto: la mia amata macchinetta digitale infatti si è rotta nel pogo. Ok, direte voi, sono un coglione che va a pogare con una digitale in tasca. Non ricordatemelo, grazie a Dio che me l'avevano regalata sennò partiva una bestemmia per ogni eurocent speso nell'acquisto.
In ogni caso, the show must go on, ed eccomi qui a parlare del concerto dei leggendari Megadeth, che i più maligni amano considerare ormai una cover band con Dave Mustaine in veste di ospite alla chitarra e voce (c'è chi si accontenta per fortuna). Un'ottima cover band, non c'è che dire: fin dall'iniziale "Blackmail The Universe", nonostante un sound impastato fortunatamente limitato a questa opener, quella che si vede è una grande dimostrazione di bravura da parte dei gregari di sua maestà Megadave, che come prevedibile non delude grazie ad una prestazione semplicemente fuori dal comune. Come di consueto Dave è scontroso e maligno, concentratissimo sulla sua sei corde beneficiata di un'esecuzione perfetta e partecipe come mai mi sarei aspettato, e capace di sfoderare una prestazione vocale abrasiva degna dei tempi migliori. Chi infatti temeva di trovarsi un Dave appesantito e mollificato dalle linee vocali melodiche e raffinate degli ultimi lavori, si è dovuto ricredere con un capolavoro misconosciuto e ripescato addirittura in seconda posizione come "Set The World Afire", cantata e suonata ben al di là delle aspettative!
Lo show prosegue in tranquillità, snocciolando parecchi brani vecchi e nuovi all'insegna di una professionalità davvero notevole, a volte però lesinando partecipazione da parte dei gregari... per carità, nessuno è talmente pazzo o coraggioso da tentare di rubare la scena al fulvo Megadave in stato di grazia, ma un po' di convinzione potevano mostrarla sti ragazzi! E questi problemucci d'ordine scenico si fanno notare soprattutto per colpa di una scaletta un po' discutibile: in 2 ore penso che il posto per qualche classicone come "My Last Words", o "Rust In Peace", o anche qualche sorpresina, lo si poteva trovare. E invece Dave ripesca parecchia roba da "Countdown" (giocando sul sicuro) e dalla produzione successiva. Chi riesce ad apprezzare anche le trovate nuove dell'antipaticone più amato del metallo ha indubbiamente goduto di un bellissimo concerto, chi invece come me è ancorato al thrash degli esordi ha avuto un po' di nostalgico amaro in bocca...
Ovviamente la folla va in delirio con i classiconi del calibro di "Hangar 18", "Skin O' My Theeth", o la mitica "In My Darkest Hour", e anche i nuovi brani mostrano di fare presa sui fan della band. Momenti mosci sono gli assoli (leggi "contentini") affidati ai membri della band, in particolar modo quello di basso è stato quanto di più superfluo si potesse immaginare. Fortuna che Megadave alla fine ha accontentato tutti con una conclusione da brivido: il medley di "Peace Sells" e "Tornado Of Souls" (quest'ultima con assolo prevedibilmente rovinato), e anche il medley di "Holy Wars" e la nuova "Kick The Chair", coraggioso ma riuscito, assolo acustico a parte, non me ne voglia la nuova chitarra dei Megadeth ma Friedman è Friedman. E dopo di questo, la genialità di Dave Mustaine che arringa la folla chiedendo cosa preferisse in conclusione tra "Paranoid" e "The Mechanix"... suonando poi quest'ultima e concludendo a sorpresa con la leggendaria cover dei Black Sabbath, elargendo esaltazione a piene mani e andandosene via con un ghigno di felicità che non offusca la sua fama di grandissimo, amabile e venerando cattivone della Storia dell'Heavy Metal. Eccheccazzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BACK