MIDSUMMER METAL SUNDAY

Motorfield - Civitanova Marche
13/07/2003

REPORT Barbaro Epico

 

 

 

 

 

 

“Apertura cancelli ore 9”. E puntuale, il vostro barbaro era lì, trovandosi davanti il nulla e il chitarrista dei Dynamic Lights che ci consiglia di andare a fare un giro. Dopo una surreale scorribanda caffeinomane per il centro di civitanova, si ritorna al Motorfield, ove il concerto sta per cominciare. Ora, prima di iniziare con il report vero e proprio, vorrei muovere un piccolo appunto… anzi no, voglio proprio fare la predica, cazzo. E’ anche normale vedere che alle 11 non ci sia nessuno, ma vedere gente come Infernal Poetry, Centvrion, Lacuna Coil o Shaman suonare davanti a, toh, 100 persone, perdipiù a un FESTIVAL, non può far piacere a nessun metallaro. Con chi ce l’ho? Sia con chi ha messo il prezzo del biglietto a venticinque euro, che con chi ha chiesto evidentemente un pacco di soldi per affittare il motorfield, sia con chi quei soldi non li ha voluti pagare. Con il sistema in poche parole. Ragazzi, se le band underground non le supportiamo e, per una volta che il festival non lo si fa a Milano o Roma, non ci degniamo di muovere il culetto e sbatterci per tenere viva sul serio, e non con le belle parole, questa musica, allora siamo davvero fuori strada… vedere band che perdono carica per via di un pubblico scarso e che è lì solo per ascoltare chi già conosce e non considera minimamente le nuove realtà, è decisamente deprimente. Che dirvi, spero solo che non dobbiate mai trovarvi nelle condizioni di quelle band, e soprattutto spero che questo MidSummer Metal Sunday continuino a farlo, magari a un prezzo minore. Detto questo, cominciamo sul serio:

SYNAPTIC
La band incaricata di aprire le danze si presenta sul palco alle 11 circa. Nonostante la scarsità di pubblico dietro le transenne, i nostri si mostrano subito in ottima forma sfoderando un sound compatto e una prestazione convinta trascinata dal carismatico singer. Musicalmente parlando i nostri ci propongono un death metal psicotico, molto melodico e ricco di inserti tastieristici, a metà tra Children of Bodom e ultimi In Flames, con parecchie strizzate d’occhio al thrash/core di ultima generazione, commistione ormai piuttosta in voga ma esplorata dai nostri con personalità: i Synaptic riescono a creare il giusto mix di violenza e alienazione, risultando convincenti anche se spesso prevedibili. Una band giovane che può contare su un’ottima presenza dal vivo.
Voto: 7

SOTHIS
E’ poi la volta degli abruzzesi Sothis, aggressivi fautori di un death metal violento, tirato, ma non accostabile al brutal perché comunque basato su riff melodici e che rimandano ai primissimi Death e ai ismember. Gli evidenti problemi che ha la band in questa sede sono però subito chiari: al di là del sound pessimo, impastato e assolutamente incomprensibile, ciò che emerge è una proposta musicale piuttosto banale e stereotipata, in verità estremamente aggressiva e trascinante, ma senza dubbio priva di qualsiasi spunto davvero eccellente, e comunque totalmente vanificata da una scelta di sound a dir poco pessima.
Voto: 5

DANGER IN DREAM
Band a me completamente ignota, i Danger in Dream presentano un power metal con voce femminile estremamente debitore agli Stratovarius. La band non convince sia per l’approssimativa prestazione offerta dalla cantante, sia per il contesto comunque ripetitivo e assolutamente innocuo della band. Power metal banale e inutile eseguito per di più con una preoccupante superficialità che se evita gli errori non aggiunge la minima grinta a una formula musica già trita di per sé, che non fa altro che plagiare riff e melodie da band ben più famose. Insomma una musica scarsa penalizzata da una presenza live pressochè nulla.
Voto: 4

CRYSTAL TEAR
Le sorti del festival vengono risollevate dalla brillante prestazione dei Crystal Tear. Band che molto deve a Chuck Schuldiner e agli ultimi Death, i nostri propongono uno sfolgorante techno/death metal giocato su armonie chitarristiche e su passaggi al limite dell’ipertecnica, che niente perde in aggressività e coinvolgimento, anzi risulta incredibilmente compatto e melodico al punto giusto. Proprio le belle melodie sono il punto di forza di questa band che dal vivo risulta compattissima e decisa, tecnicamente impeccabile nonostante la giovane età. Anche qui, il principale punto buio è la troppa dipendenza dal modello schuldineriano, ma di tempo per migliorare ne hanno e bei concerti come questo sono ottime prove del loro valore.
Voto: 8

SCALA MERCALLI
I primi a riscuotere un successo di pubblico deciso sono però gli Scala Mercalli: forti della loro decennale militanza nell’underground marchigiano e del loro heavy metal vecchio stile tra riff thrash, accelerazioni pazzesche e ritornelli possenti e anthemici, i nostri si presentano in formissima con la nuova formazione che ho avuto occasione di vedere per la prima volta. Che dire. Prestazione notevole, dannatamente intensa, con una grinta impressionante che lascia perdonare senza problemi qualche sbavatura dal punto di vista tecnico. Il nuovo cantante è grandioso sia dal punto di vista tecnico (raramente le “sirene” di scuola power mi piacciono così) che della presenza, interrompendo le canzoni con uscite in dialetto fermano e andando a far cantare le vecchie canzoni al pubblico. Gran concerto per una band che ha fatto la storia dell’underground e che meriterebbe finalmente qualcosa di più.
Voto: 8

DYNAMIC LIGHTS
Formazione prog pesarese, i Dynamic Lights non riescono proprio a trovare il loro posto su un palco. Sarà il genere suonato, riflessivo e “tranquillo” per sua stessa natura, ma i nostri non riescono affatto a convincere. A livello oggettivo, una prestazione impressionante, impeccabile e precisa su canzoni oggettivamente difficili e cerebrali. Viene però da chiedersi quanto clonare i Dream Theater abbia ancora senso, soprattutto in un ambiente di festival dove viene chiesta musica che coinvolga e che travolga il pubblico, che è rimasto come me indifferente, sotto il tendone ad ascoltare la musica per dovere di cronaca. Non si può certo non dare la sufficienza a una prestazione così tecnicamente impressionante, ma non si può neanche non considerare la qualità della musica suonata ad un concerto.
Voto: 6

INFERNAL POETRY
Ormai il prezzemolo delle Marche metal, gli Infernal Poetry dopo un inizio travolgente come al solito hanno iniziato a perdere colpi. I pezzi sono sempre i soliti, violenti e bellissimi al tempo stesso, ma tutti sanno ormai che il carismatico Paolo Ojetti, cantante di grande bravura e di ancor più sorprendente presenza scenica, senza il pubblico ad ammazzarsi nel pit non riesce a rendere al meglio. Gli Infernal hanno evidentemente pagato il prezzo di avere di fronte a se un pubblico statico, cosa che capita di rado nei loro adrenalinici show. Ciò nonostante, hanno suonato bene, per quanto a tratti si siano messi in evidenza i limiti del chitarrista Axo, e in generale pare che la band debba ancora trovare familiarità con i nuovi pezzi. Come ripeto, un bel concerto, ma dalla grande fama di mattatori che hanno i cinque death metallers recanatesi ci si aspettava qualcosa di più… e anche dal pubblico davvero poco recettivo (e poco numeroso) a dir la verità.
Voto: 7,5

CENTVRION
Ok, l’abbiamo già sentito, sono ripetitivi, noiosi, scopiazzano da Painkiller e Ram it Down... ma i Centvrion hanno dimostrato ancora una volta di trovare sul palco la loro dimensione ideale, e ci fanno dimenticare tutte le loro pecche sfoderando una grinta impressionante: tutti gli elementi sono al loro posto per formare una compatta macchina da guerra che non fa prigionieri. Se aggiungiamo una scaletta che ragionevolmente preleva brani praticamente soltanto da “Non Plvs Vltra”, un Germano indiavolato e i soliti intermezzi comici e caciaroni, abbiamo la ricetta che li ha resi vincenti: metallo puro al 100%, rovente, bollente, trascinante e fottutamente convincente. Le travolgenti “Maximvm Golgotha” e “Megalometal”, con l’ormai storico duetto con Paolo Ojetti, oltre alla sfolgorante cover di “Painkiller”, sono una manna dal cielo per ogni appassionato di duro & puro heavy metal… anche perché i nostri suoneranno cose già suonate, ma le suonano bene e con rara convinzione. Uno dei pochi gruppi che riesce a smuovere in sede live anche chi non li trova interessanti su disco.
Voto: 8,5

LACUNA COIL
Quello dei Lacuna non è minimamente il mio genere musicale, ma lo show l’ho seguito comunque seppur in disparte (e anche piuttosto stanco dopo la colata d’acciaio dei Centurioni), e c’è da dire che oggettivamente i Lacuna hanno dimostrato notevole perizia tecnica e classe, oltre a poter contare su un sound pressochè perfetto e su una Cristina in formissima. L’unico appunto che oggettivamente si può muovere alla loro prestazione è una certa freddezza, con ausilio fin troppo evidente di preregistrazioni et similia, ma c’è da dire che visto il genere non è stata una scelta penalizzante. La scaletta vasta e varia ha soddisfatto pressochè tutti i fans, includendo anche brani poco suonati come “Halflife” oltre alle più famose “Senzafine” e “When a Dead Man Walks”. Una prestazione insomma ottima che si fa piacevolmente ascoltare anche da chi, come il sottoscritto, non gradisce assolutamente la loro proposta.
Voto: 7,5

SHAMAN
Come per i Lacuna Coil, l’arrivo degli Shaman è stato accolto da me nella più assoluta indifferenza, suonando anch’essi un genere che ben poco incontra i miei favori. Che dire: come sempre giudicare prima di sentire si rivela una scelta stupida, e gli Shaman hanno dimostrato di essere dei musicisti seri e convinti, sfoderando una prestazione assolutamente impeccabile, senza la minima sbavatura e oserei dire perfetta dal punto di vista esecutivo, davanti a un pubblico decisamente meno numeroso di quello che sono abituati a raccogliere. Andrè Matos, poi, è un animale: dal vivo tiene un palco intero, le sue mosse, il suo correre, e soprattutto la sua incredibile voce, sono qualcosa di fantastico, una delizia per gli occhi e le orecchie. Peccato che la loro prestazione fantastica sia stata a tratti minacciata da un mixerista criminale (di tanto in tanto sparivano chitarre e voce, tra le altre cose, e gli sbalzi di volume sono stati quantomeno fastidiosi). La folla si è mossa sul serio in riposta al suo idolo Andrè, che dimostra di saperci fare sempre e comunque. I brani degli Shaman, invero piuttosto scontati e già sentiti, vengono dotati di nuova verve dal vivo, ma la folla come prevedibile si esalta su Nothing to Say e soprattutto sulla finale, scontata ma attesa da tutti “Carry On”. Sentire quell’uomo arrivare a quegli acuti impossibili dal vivo è un piacere che non negherei a nessuno, come tutto il concerto che è riuscito a farsi godere da uno come me che col power/prog moderno ha da molti tempo parecchi problemi di ambientazione, gli unici responsabili assieme ai problemi di sound del voto non massimo.
Voto: 9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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