MOTÖRHEAD
Venice Rock Festival - Fusina (VE)
15/08/2005
REPORT Daniele "Tormentor" Amato
-Prologo-
Il seguente report dei Motorhead è senza foto per una ragione molto
chiara. La security mi ha detto ‘non si può’ (per fortuna
avevo chiesto alla cassa poco prima e mi avevano detto ‘no problem’!),
‘ordini dall’alto’. Peccato che poi durante l’esibizione
del trio britannico ci fossero all’incirca una quarantina di persone
(!!) nel pit, tra cui svariati fotografi di tutte le sorte; evidentemente
lo spazio per me non bastava. Credo, spero, che ciò non sia dovuto
agli organizzatori, ma la cosa che più mi ha lasciato allibito è
stato il modo in cui sono stato trattato dagli energumeni in fila sotto il
palco; trattato come una merda, giusto perché mi piace essere schietto.
Ma del resto chi sono io? Uno scribacchino di webzine. Nessuno.
Ma passiamo al concerto, che è tutto di guadagnato.
L’unica data italiana dei Motorhead, l’unica recuperata, ha rischiato
fino all’ultimo di saltare. Il Venice
Rock Festival non naviga in buone acque, e l’annullamento
totale del Monsters Of Aor del giorno prima all’ultimo momento, sommato
ad una ferrea ordinanza dei carabinieri a causa del baillame (guai a far casino
in piena zona industriale, ma che semo matti?) avevano posto una pesantissima
spada di Damocle sul regolare svolgimento del concerto. Grazie al cielo, non
so come, i problemi sono stati risolti e già dal primo pomeriggio il
cielo schiarito ha dato il benvenuto a centinaia di ragazzi proveniente da
ogni dove, in attesa di vedere i loro beniamini dal vivo.
Alle 21 in punto comincia a suonare il gruppo di supporto (chiunque, per ovvi
motivi, ne ignorava la presenza),ovvero i PUNKREAS.
Scelta piuttosto bizzarra. Ma, piuttosto, pericolosa conoscendo l’integerrimo
pubblico metallaro del nostro coltissimo paese. Grazie al cielo sono volati
solo, si fa per dire, un paio di sassi mentre per il resto innocui fischi,
dita medie e pernacchie hanno fatto da sottofondo continuo all’ottima
performance di Cippa e compagni, fieri come è giusto di supportare
i Motorhead. I pochi brani si sono susseguiti velocemente, con gli apici toccati
da “Voglio Armarmi” e “Satanasso” (introdotta da ‘mi
raccomando voi che ascoltate heavy metal, occhio a non mettere il cd al contrario
che diventate satanisti!’), ma quel che più va riconosciuto ai
cinque è la degna reazione ad un pubblico palesemente ostile. Dritti
come fusi senza fermarsi, senza insultare ma anzi incitando gli insulti (‘toh
senti, anche un po’ di applausi…ma dai, insultateci un po’,
‘coglioni!’, ‘andate fuori dal cazzo!’, cose del genere’
o ‘su il dito medio, dai!!’) e riconoscendo ‘questo per
noi è un suicidio, ma ne siamo fieri comunque’. Più che
il valido concerto, mi resterà impresso per un bel po’ il viso
paonazzo da nevrotico di certi sedicenti metallers offesi da cotanta eresia
precedente i Motorhead. Punkreas, da oggi i miei nuovi idoli.
Lo
sterminato pubblico oramai aspetta solo loro; dopo un’attesa davvero
estenuante protrattasi ben oltre la conclusione del soundcheck, fa capolino
on stage il mitico power trio. Lemmy si presenta con l’usuale ‘Good
evening; we are Motorhead, and we play rock’n’roll’, mentre
Phil Campbell appare in una guise a dir poco bizzarra, con una maschera bianca
decorata con tanto di cappuccio e mantello lungo, aggeggi dei quali si libererà
dopo tre brani. Sarà proprio il simpatico chitarrista ad incitare maggiormente
il pubblico, ballando, correndo da una parte all’altra dello stage e
lanciando plettri ogni cinque minuti dimostrando di essere in ottima forma,
al pari dei suoi compagni di merende. Mikkey Dee si dimostra il solito martello
(e fa pure un assolo per sicurezza) mentre sua maestà Lemmy sembra
non aver risentito minimamente dei malori risalenti al mese scorso.
La scaletta ricalca piuttosto fedelmente i concerti più recenti e il
dvd “Stage Fright”, con “Dr. Rock” e “Stay Clean”
in apertura che aprono la strada a una barca di classici minori da tempo non
eseguiti del calibro di “Over The Top”, “I Got Mine”,
“Just ‘Cos You Got The Power” e “Dancing On Your Grave”.
I suoni sono discreti, un po’ impastati con la voce di Lemmy lievemente
bassa e la chitarra di Phil iper satura (da tapparsi le orecchie durante il
suo fortunatamente breve momento solista), ma i Motorhead non sono certo band
da patinatura, e tutti sono contenti ugualmente. Non mancano estratti dal
valido “Inferno”, per l’esattezza “Killers”
e “In The Name Of Tragedy”, la solita cover dei Ramones “R.A.M.O.N.E.S.”
e “Sacrifice”. A causa dei carabinieri di cui sopra, il concerto
deve finire anzitempo e Lemmy annuncia corrucciato ‘possiamo fare solo
un’ultima canzone, e credo sappiate già qual è’.
Ovviamente si tratta di “Ace Of Spades” che scatena il delirio,
prima della conclusione in feedback totale che ormai è un simbolo,
o meglio, la metafora sonora che i Motorhead e Lemmy non moriranno mai, a
meno che qualcuno stacchi la corrente. Licenziate la security.
MOTÖRHEAD
setlist
Dr. Rock
Stay Clean
Shoot You In The Back
Love Me Like A Reptile
Killers
Metropolis
Over The Top
No Class
I Got Mine
In The Name Of Tragedy
Dancing On Your Grave
R.A.M.O.N.E.S.
Sacrifice
Just 'Cos You Got The Power
Going To Brazil
Killed By Death
Ace Of Spades