NEVERMORE
Rolling Stone- Milano
29/09/2005
REPORT Eomer
PHOTO Rossez
MERCENARY
È il metal dei Mercenary, in continua oscillazione tra thrash e death melodico, ad aprire la serata. Complice un’acustica da rivedere lo show del gruppo danese scorre senza entusiasmare più di tanto, con un Mikkel che comunque rende onore alla serata cercando di coinvolgere nel maggior modo possibile la folla. Purtroppo i presenti attendono con trepidazione i più corposi assalti che arriveranno di lì a poco e le massicce (ma innocue) tastiere dei Mercenary non possono certo competere con quanto seguirà.
Ottimi comunque per l’aiuto fornito ai tecnici audio: da qui in avanti i suoni miglioreranno notevolmente.
DEW SCENTED
A scaldare il pubblico che man mano affolla sempre più il Rolling Stone di Milano ci pensano i Dew Scented, autori del fresco “Issue VI”, manifesto di una carriera all’insegna del più veloce e devastante thrash metal.
E chi, come me, non ha mai avuto modo di vedere l'armata Jensen & Co. dal vivo, non può che ritenersi soddisfatto: con una scaletta che premia maggiormente l’ultimo già citato “Issue VI” e l’altro colosso “Impact”, i nostri offrono quasi un’ora di tiratissimo thrash metal, capace di scatenare sotto palco un putiferio di cui aver paura.
Tra i migliori pezzi, ovviamente “Cities Of The Dead” dotata di un muro ritmico spaventoso e “The Prison Of Reason” (cordialmente dedicata a tutte le ragazze).
Ai Dew Scented va il caloroso applauso di tutti i thrasher presenti.
Spaccaossa.
NEVERMORE
Puntuali, allo scoccare delle ore 21, salgono sul palco i Nevermore, con l’ormai stabile line up a cinque elementi (la seconda ascia appartiene con merito a Steve Smyth), e ci vuole davvero poco per capire che sarà un concerto di tutto rispetto.
La determinazione del gruppo americano emerge infatti fin dalle prime note di "Born", uno degli episodi di punta dell’ultimo album. Il brano mette subito in chiaro le cose: non ce ne sarà per nessuno. Warrel Dane è in piena forma, dimagrito e pienamente padrone del proprio talento, riesce ad impreziosire ogni brano con interpretazioni sempre convincenti, adattando ogni volta il suo cantato all’atmosfera che viene delineata via via dai singoli brani: cupo e melanconico in “Dreaming Neon Black”, rabbioso in “The River Dragon Has Come” e comunque emozionante in ogni altro pezzo.
Promossa a pieni voti anche la sezione ritmica, con un Williams sempre a martellare con forza e perizia e uno Sheppard, la cui unica pecca è quella di indossare la maglietta di “Stabbing The Drama” dei Soilwork. Applausi ovviamente anche per il biondo Loomis, chitarrista sempre più apprezzato da critica e fan per il suo solismo tagliente ed aggraziato.
Buona anche la scelta delle canzoni, sebbene sembri che i Nevermore si siano completamente dimenticati di aver scritto un album intitolato per l’appunto “Nevermore”, di cui una “What Tomorrow Knows”, riproposta in chiave live, non avrebbe fatto schifo a nessuno. Poco male, visto che c’è da accontentarsi (e godere) ugualmente. “The Seven Tongues Of God”, come sempre mastodontica (thrash metal allo stato più evoluto), viene ripescata dall’ottimo “Politics Of Ecstasy”, così come la sorprendente “The Learning”.
Buona parte dell’esibizione di questa sera è però basata, come è ovvio che sia, sull’ultimo “The Godless Endeavor”, di cui vengono riprese, oltre alla title track (negli encores, prima dell’asslto finale di “Enemies Of Reality”) anche la dirompente “Acid Words” e la più articolata “Sentient 6”. Non mi ha invece convinto “Bittersweet Feast”, già poco incisiva nella versione in studio. Fatto comunque perdonabile, se guardiamo al concerto (o all’album) nel suo complesso.
Da dieci e lode invece l’esecuzione di “The Heart Collector”, che continuo a considerare come il miglior brano scritto dal combo di Seattle... Che bello lasciarsi andare in quel disperato “Nevermore to feel the pain”! Pelle d’oca, anche questa volta.
Insomma un concerto da ricordare, con cui i Nevermore saldano il debito contratto verso i fan nel 2003 a seguito di un tour non particolarmente fortunato (date italiane comprese).
Dedicato a tutti coloro che avevano già dato Dane e soci per estinti.
Nevermore Setlist:
Born
Acid Words
Bittersweet Feast
Narcosynthesis
The River Dragon Has Come
Ophidian
Beyond Within
Dreaming Neon Black
The Seven Tongues Of God
The Learning
Sentient 6
The Sound Of Silence
The Heart Collector
Final Product
This Godless Endeavor
Enemies Of Reality