NORTHWIND FESTIVAL

Indian Saloon- Bresso (MI)
16/05/2004

REPORT ColdNightWind & Pierre Hound
PHOTO ColdNightWind & Pierre Hound

 

 

 

 

 

 

[SOUL TAKERS]
Ad aprire le danze del Northwind Festival sono i neo firmatari Soul Takers che dopo il cambio di singer sono alla ricerca di un nuovo assetto stabile al loro interno.
L'esibizione della band inizia nel migliore dei modi con "Out Of Nowhere", un brano che sarà sicuramente uno dei punti di forza del prossimo disco dei "raccoglitori di anime".
L'impatto della band è quanto mai potente e grintoso, con particolare attenzione, però, alla cura esecutiva partendo dalla sezione musicale per giungere all'interpretazione vocale del nuovo singer Dino, in fase di miglioramento esponenziale.
Parlare, quindi, del lavoro strumentale, è fin troppo ovvio, per via di un obbligo alla ripetizione estenuante delle grosse doti dei 5 musicanti, sempre perfetti, precisi e sopraffini: Jorgy è il solito mostro dietro le pelli, le sorelle Badalini, dei veri maestri del loro strumento, Andrea e Jari, fini tessitori delle parti ritmiche e di rifinitura.
L'attenzione va posta, invece su Dino, il già menzionato nuovo singer. Come detto la sua opera risulta in continuo rapido miglioramento: sono lontani i tempi in cui la sua interpretazione vocale risultava sterile e fredda in un contesto musicale pregno di pathos, emozione e sentimento. Dino riesce finalmente ad interpretare al meglio quelli che sono i passaggi grintosi ed allo stesso tempo romantici, del sound dei Soul Takers, donando finalmente un senso compiuto ai gioiellini musicali partoriti dalla stessa band.
Unica pecca ancora in essere nell'operato di Dino è la non perfetta padronanza del palco concretizzatasi, nell'esibizione dell'Indian's Saloon, con un impatto scenico di dubbia spontaneità.
Tornando alla musica, la breve scaletta proposta dai Soul Takers, vede la riproposizione di classici del gruppo equamente bilanciati con nuovi brani di prossima pubblicazione.
In concomitanza dell'esecuzione della stupenda "The Fakest Jest", a sottolineare la particolarità dell'esibizione serale, Betta, la fenomenale cantante dei Lunae, si presenta on stage per affiancare al canto Dino ed i due si disimpegnano in un duetto da brividi che per lungo tempo verrà ricordato da un pubblico entusiasta ed in tripudio. Lo show si conclude con la classicissima e bellissima "Deserty Dust", un vero e proprio inno per i Soul Takers. Al termine sono tutti più che contenti e non si può far altro che promuovere a pieni voti la band ed augurare a tutti i singoli componenti tantissima fortuna per il prosieguo di una fenomenale carriera musicale.

[Pierre Hound]

Out Of Nowhere
Promenade Into Oblivion
The Fakest Jest
Crawling
Crossing
Desert Dust

[DARK HORIZON]
La grande sorpresa di questo festival è rappresentata dai Dark Horizon, autori di una prova di altissimo livello grazie a pezzi convincenti ed una prestazione "on stage" degna di nomi ben più blasonati.
Il combo piacentino è sapientemente capitanato dal nuovo front-man Roberto Quassolo, autore di una prestazione nettamente sopra la media anche nelle parti più impegnative dei pezzi da loro proposti.
Tutti i pezzi proposti stasera, ad eccezione di "Power Of The Rune", sono un gustoso antipasto di quello che sarà il loro secondo lavoro in studio intitolato "Dark Light's Shades". Si tratta di canzoni dal tipico stampo Power Metal ben strutturate e con gustose ed articolate parti strumentali al suo interno.
L'impatto sul pubblico è dei migliori e la sua risposta cresce col susseguirsi dei pezzi, toccando l'apice sulla gradevolissima Trilogia d'Annibale nella quale spicca ulteriormente la parte conclusiva intitolata "The Wipping", capace di risaltare grazie ad un refrain decisamente piacevole e dal suo ritmo incalzante.
In definitiva quello dei Dark Horizon s'è rilevato come uno dei migliori concerti della serata, un gruppo dalle ottime potenzialità che con l'uscita del prossimo album potrà stupire i fans del genere.
I presupposti ci sono tutti, non ci resta che incrociare le dita!

[ColdNightWind]

Painted In Blood
Victim Of Changes
Annibal's Trilogy: The Oath
Annibal's Trilogy: The Glory
Annibal's Trilogy: The Wipping
Power Of The Rune

[SKYLARK]
Un atmosfera strana domina il palco dell'Indian Saloon dopo la salita dei rinomati Skylark. Un clima piuttosto teso domina l'aria e il pubblico rimane piuttosto distaccato, in particolare viste le reazioni di un contrariatissimo Eddy Antonini che di fronte ad un pubblico piuttosto freddo si arrabbia e grida, rimediando non di certo un figurone ma riuscendo benissimo a far capire il proprio stato d'animo.
A peggiorare le cose vi è l'insolita mancanza del singer Fabio Dozzo, del quale ero veramente curioso di sentire un esibizione dal vivo. Si vocifera, tra la gente del settore, che ci sia stato un battibecco tra lui ed Eddy e che quest'ultimo l'abbia cacciato dalla band.
Ma sono solo voci di corridoio, nulla è certo. Fattostà che il pubblico, nella norma che numero anche se ci si poteva aspettare di più, si trova di fronte alla sola Kiara e sembra un po' preso in controtempo.
Se da un lato bisogna ammettere che la bella Kiara fa tutto il possibile e anche di più per dominare bene il palco e per sentirsi a proprio agio da un lato sforna una prestazione vocale piuttosto scadente. Se sull'ultimo album degli Skylark "Wings" aveva dimostrato di possedere delle buoni doti tecniche, esercitandole sapientemente soprattutto nei pezzi lenti, dal vivo dimostra di possedere ben più di una pecca, mettendoci tanto cuore quanta anima ma sbagliando di continuo. Difficile biasimarla, del resto è difficile trovare singer che sappiano adattarsi alla voce di Fabio. Fattosta che una serata "no" può capitare a tutti e sicuramente avrà tutto il tempo di rifarsi.
Sulla prestazione dei componenti del gruppo non c'è nulla da dire, praticamente perfetti. Carlos alla batteria è decisamente scatenato e non sbaglia un colpo, anche "Brodo" al basso dimostra di essere nettamente in forma. Dal canto loro Eddy e il chitarrista Fabrizio ci mettono tutta la grinta del mondo per salvare una prestazione che sul pubblico non fa molta leva.
Un buco nell'acqua, un peccato veramente ma i nostri hanno tutte le potenzialità per rifarsi in futuro.

[ColdNightWind]

[AHRCANA]
Salgono sul palco gli Ahrcana e con grande stupore mi trovo di fronte quel mostro di bravura di Paolo Carboni, del quale avevo appena saputo del suo split dai Metal Warrior.
L'ex singer della cover band dei Manowar più famosa nella penisola si districa ora da front-man degli Ahrcana, autori di un Heavy Metal duro e aggressivo ben articolato con la particolare voce di Paolo.
I cinque milanesi ci propongono quattro brani tratti dal loro album d'esordio intitolato "Into The Prophecy" (Registrato però del vecchio singer della band) facendo un ottima impressione sul pubblico impegnato a sbattere la testa sotto al palco.
L'indole "true" degli Ahrcana si adatta alla perfezione con lo stile proposto in passato dal buon Paolo, e il risultato sembra dei migliori. Sui quattro brani proposti spicca l'opener "The Travel".
Non ci resta che aspettare un nuovo lavoro in studio firmato Ahrcana per vedere effettivamente al lavoro le nuove potenzialità del gruppo. Nel frattempo il gruppo è consigliato a tutti gli amanti dell'heavy metal con tanta voglia di divertirsi con della buona musica.

[ColdNightWind]

The Travel
Long Life To The Dark Elf
Immortal
In The Village

[DESDEMONA]
Gli headliner della serata sono a sorpresa i piemontesi Desdemona. La sorpresa deriva dal fatto che in un cartellone in cui sono previsti anche gli Skylark -band ben più storica e famosa- gli stessi si trovano relegati nel mezzo per lasciare spazio ad altre band e quindi ai Desdemona l'heading.
I primi segnali anomali si notano sin da principio, quando un contrariato Andrea Marchisio (front man della band) si presenta sul palco di fronte ad una platea più che dimezzata rispetto ai gruppi appena esibitisi. L'esibizione della band è comunque professionale e di tutto rispetto, anche se carica di freddezza e distacco. A livello musicale i Desdemona dimostrano quanto di buono fatto su disco anche se con le dovute differenze, imputabili, forse al clima di dismissione ed all'indifferenza dei pochi rimasti. Buone armonie, buona tecnica, gradevole melodia; la pecca maggiore, come detto in fase di recensione del nuovo "Look For Yourself", è l'obsolescenza di quanto proposto che alla fine, conduce inevitabilmente alla noia. Questo elemento unito a quelli riportati poco più sopra, quali la riduzione drastica del pubblico ed il quasi disinteresse dei pochi rimasti ad assistere allo show della band in questione, non fanno altro, purtroppo, che generare un'interruzione prematura dello show in atto con ben quattro brani di anticipo rispetto alla scaletta prefissata (bis esclusi!). Una fine indegna per una serata iniziata sotto i migliori auspici ed ancora una volta viene da scagliarsi contro un pubblico, quello italiano, altamente parziale e discriminatorio, non in grado di dare il giusto supporto ad una scena che meriterebbe molto di più, di livello pari o superiore a quella estera ma che con questa non riesce a competere per l'evidente mancanza di sostegno da parte di chi dovrebbe andare fiero di essere italiano.
[Pierre Hound]

Intro - Look For Yourself
Stavkirken
Shadowsa Of My Life
Nuntius Diaboli
See You In Hell
Golden Cage
Event Horizon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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