OBITUARY
New Age club - Roncade (TV)

26/01/2006

REPORT Mad Butcher
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Finalmente il sottoscritto si è tolto il peso di assistere all'esecuzione di "Insane" e "Slowly We Rot" live, senza che sia un laser o una punta a dividermi dal Death Metal targato Obituary. Doveva essere la calata dello scorso anno a Reggio Emilia (concerto memorabile a detta di molte persone), ma per una serie di sfortune varie, il mio incontro con la leggenda di Tampa è stato tristemente rinviato.

Purtroppo l'Odissea che mi ha portato al New Age non mi ha permesso di assistere alla prova dei Maroon, una delle tante band Metalcore presenti nel mercato discografico, ma che pare dal vivo riesca ad imprimere una carica energetica notevole. Sarà per la prossima volta.

Per gli stessi motivi, con sommo dispiacere, anche lo show dei Samael l'ho potuto seguire per metà, ma quella parte di concerto che ho assistito è stata senza ombra di dubbio degna di nota. Pur non essendo un fan sfegatato della band svizzera del dopo "Passage", devo ammettere che dal vivo Vorph e compagni riescono tutto sommato a coinvolgere molto, anche se il loro industrial non trova certo nel live la dimensione ideale.
Una boato ha assistito la partenza di "Baphomet's Throne", unico pezzo fuori dal coro della scaletta. Una setlist che attinge a piene mani dalla recente produzione, sopratutto dall'ultimo "Reign of Light", e che lascia l'amaro in bocca ai fan, come me, del vecchio corso. La prova del gruppo è stata comunque positiva e ha appagato i molti supporter, anche se va ricontrata un certa staticità se si esclude l'iper-cinetico Xrytas.

All the way from Tampa Florida, OBITUARY.
Inutile negare che la maggior parte dei (molti) presenti è accorsa al New Age per gli Obituary; la storica band floridiana che ha di recente dato alle stampe il nuovo lavoro "Frozen in times". Un album discusso perchè oltre ad essere arrivato dopo una reunion altrettanto discussa, non fa che aggiungere un altro tassello ad una, dal punto di vista stilistico, immobile discografia. Ma chissene, mi verrebbe da aggiungere, "Frozen in times" è un album che si lascia ascoltare e con dei pezzi da colpo della frusta a furia di headbangin'; a me basta questo.
"Redneck Stomp" e "On The Floor" mettono subito in chiaro l'andazzo del concerto, fatto di furente Death Metal e pogo sfrenato. Ottima sotto tutti i punti di vista la prova di John Tardy, capace di creare il clima giusto fin da subito, anche se con l'andare dei minuti la voce si è rivelata sempre meno incisiva. Deludente invece Allen West, un po' troppo immobile e senza un minimo di ultravioelenza da condividere con i fans; a differenza di Trevor Peres e Donald Tardy (il solito bulldozer), autore quest'ultimo del suo ormai celebre assolo. La scaletta guarda prevalentemente, come prevedibile, all'ultimo lavoro a discapito di veri e propri classici come "Don't Care" (incredibile con non venga suonata dal vivo nonostante sia uno dei pezzi più noti), "Cause Of Death", "Platonic Disease" e "Final Thoughts". Poco male, "Dying" e la devastante esecuzione in successione di "'Till Death", "Slow Death" e "Slowly We Rot" riempiono quel cuore in evidente stato di decomposizione presente in ogni deathster. La prova dei cinque floridiani è risultata indubbiamente positiva, certo, a lungo andare la stanchezza si è fatta sentire (sopratutto in John), ma personalmente posso ritenermi più che soddisfatto. Non capita tutti i giorni di avere gli Obituary a pochi chilometri da casa, come non capita tutti i giorni di sentire "Kill For Me" dal vivo. Scusate se è poco..

Scaletta Obituary:

Redneck Stomp
On The Floor
Insane
Chopped In Half
Turned Inside Out
Back Inside
Threatning Skies
By The Light
Dying
Kill For Me
Solid State
Stand Alone
Drum Solo
Lockjaw
'Till Death
Slow Death
Slowly We Rot

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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