OPETH
Guest: BURST
Rolling Stone - Milano

13/12/2005

REPORT Pierre Hound
PHOTO Pierre Hound & Vale

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Dopo la pubblicazione del nuovo "Ghost Reveries" era tanta l'attesa e l'impazienza di rivedere dal vivo gli Opeth, la formidabile band di Michael Akerfeldt e soci. Dall'incontro con alcuni dei membri del gruppo musicale (potete leggere su questo stesso magazine l'intervista con Martin Mendez), tra cui lo stesso Michael, è emerso il grande entusiasmo per il nuovo disco e per la relativa nuova attività live a supporto, che questa sera passa dal Rolling Stone di Milano per la prima data italiana del nuovo tour.

La serata inizia con i Burst a cui viene delegato il compito di riscaldare il pubblico...un pubblico che lentamente confluisce in quel del Rolling Stone e che non può che tributare il giusto apprezzamento alla band compatriota degli headliner della serata. Sonorità violente ma anche ragionate, caratterizzano la proposta dei Burst, non certo alle prime armi e che col loro ultimo album "Origo" stanno dando e prendendosi non poche soddisfazioni. A passaggi al limite con l'hardcore schizzato di appendici brutali, si alternano (poche) puntate in territori progressivi a voler ricordare qualcosa degli Opeth stessi. Il pubblico, come detto, apprezza non poco, anche se a discapito dei Burst c'è una non perfetta nitidezza dei suoni che ne penalizza la prova. In definitiva: promossi con più della sufficienza.

Ovviamente, il pubblico vuole gli Opeth e questi non si fanno attendere tanto. Con la discrezione che li caratterizza da sempre, uno per volta, fanno il loro ingresso i 5 elementi della band. Pochi secondi per i saluti di rito ed inizia lo show che da due anni si aspettava in Italia! L'avvio è devastante e da brividi con la riproposizione dell'opener del nuovo disco, quella "Ghost Of Perdition" che è in grado di sfondare lo stomaco, di sfilare i polmoni e di fermare il cuore. L'esecuzione è perfetta ed il vostro Pierre, attonito nel pit, non riesce a scattare nenache una foto, preso com'è dalla magia della musica di Michael e soci.
Solo con la successiva "When", tratta dal classico e stupendo "My Arms...", il vostro reporter d'assalto inizia a catturare un pò di immagini della serata, lasciandosi sempre cullare ed annientare dalla distruttiva 'delicatezza' dei death-progster svedesi. Lo show è un concentrato di emozioni ed ai soli tre estratti da "Ghost Reveries", si aggiungono perle tratte dall'intera discografia degli Opeth, con il ripescaggio persino di "Under The Weeping Moon" dal debut "Orchid".
L'intensità dello show non fa rendere conto ai presenti del passare del tempo ed alla fine, si dovrà annotare un totale di ben due ore di show con soli dieci brani proposti in scaletta...scaletta chiusa trionfalmente dalla mastodontica "Deliverance", lunga, elaborata, spettacolare!

Curiosità della serata: a causa del protrarsi della malattia che ha colpito il drummer Martin Lopez, dietro alle pelli si intercetta come session di lusso Martin Axenrot (Bloodbath, Satanic Slaughter, Witchery).
Altra particolarità è l'integrazione, in pianta stabile nella band, di Per Wiberg tastierista degli Spiritual Beggars, dal giusto spiccatamente '70s; la presenza di Per su disco si sente per come arricchische ulteriormente l'articolato suono della band; tale peculiarità la si ritrova anche negli Opeth live: un nuovo filone da sviluppare per rendere la musica dei (ora) 5 svedesi sempre più unica e lasciare tutti gli altri dietro ad inseguire!
Infine: da segnalare un sorpendente Michael che ha saputo inframmezzare la scaletta (come detto, composta da brani molto lunghi) inventandosi showman e deliziando il pubblico con gag e monologhi a base di humor da quattro soldi, gradevole proprio per la sua grossolanità (assurda la sua battaglia per la pizza svedese, a suo dire molto migliore di quella italiana, tesi sostenuta da tempo e ribadita nei due giorni da lui passati a Milano ospite dei nostrani Lacuna Coil che hanno, con i fatti, tentato in tutti i modi ed invano di farlo ricredere!).

In definitiva, una serata come poche si riescono a vivere ultimamente: indimenticabile (soprattutto per il vostro Pierre che si è perso il borsellino dei soldi con ben 80 euro inclusi!)...grazie Opeth!

Scaletta OPETH
· Ghost Of Perdition
· When
· White Cluster
· Closure
· Bleak
· The Grand Conjuration
· Under The Weeping Moon
· The Baying Of The Hounds
· A Fair Judgement
· Deliverance

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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