PLANET X
Transilvania Live - Milano

30/10/2004

REPORT Eric Stayn
PHOTO Pierre Hound

 

 

 

 

 

 

 

Passano da Milano per la seconda data italiana del loro tour i Planet X, il supergruppo capitanato dall’ex Dream Theater Derek Sherinian. Il Transilvania non è particolarmente affollato ma la quantità è inversamente proporzionale alla passione e alla competenza dei fan presenti, visto che un concerto dei Planet X non è certo adatto a tutti. La loro proposta è sostanzialmente un progressive metal strumentale molto tecnico e preciso con alcuni spunti rock/fusion, i brani sono piuttosto lunghi e intricati con qualche passaggio un po’ più orecchiabile qua e là. Questi i pregi o i difetti dei Planet X, gruppo sicuramente apprezzato dagli amanti della musica più impegnativa e virtuosa e comunque stimatissimo in ambito prog metal per la presenza di eccezionali musicisti.

Nel piuttosto breve concerto milanese (poco più di un’ora e mezza) i quattro ci propongono quasi senza sosta una quindicina di pezzi tratti dai due album del gruppo e dal primo album solista di Derek. Quasi scontata la bravura dei singoli musicisti durante lo show che riescono a lasciare a bocca aperta il pubblico in più di un’occasione. Sherinian sfoggia un look da rock star, occhiali da sole, giubbotto di pelle e canottiera nera (i tour con Alice Cooper, Kiss e Billy Idol hanno fatto scuola) e dietro alle tastiere il suo carisma è innegabile. Il suo approccio è sempre molto rock e d’impatto prediligendo suoni aggressivi e riff contorti, ma con una grande attenzione anche a sonorità più rilassate e d’atmosfera. Probabilmente meno tecnico di alcuni suoi colleghi della scena progressiva ma sempre precisissimo e con dei suoni eccezionali, memorabile ad esempio l’intro di Lines in The Sand (tratta dal repertorio dell’era Dream Theater) resa con un feeling davvero unico.
L’altro pilastro portante è Virgil Donati, batterista fra i migliori, dotato di una bravura e varietà invidiabili, paragonabili forse solo alle doti del grande Neal Pert dei Rush. È incredibile infatti vederlo compiere con disinvoltura passaggi che altri batteristi nemmeno osano fare, scomponendo e ricomponendo a suo piacere gli intricatissimi tempi dei Planet X. L’immancabile assolo non fa che confermare quanto detto, riuscendo a sbalordire con la sua naturalezza e fluidità tutti i presenti.
Eccezionale anche il bassista di turno (i Planet X non ne hanno mai avuto uno ufficiale), tale Rufus Philpot che dietro a un atteggiamento molto modesto e rilassato nasconde una bravura impressionante e da l’impressione di aver suonato da sempre col gruppo.
Un discorso a parte merita T.J. Helmerich, il chitarrista che ha avuto l’onore e l’onere di rimpiazzare il virtuoso e velocissimo Tony McAlpine, altro simbolo dei Planet X recentemente allontanatisi per alcune divergenze. Purtroppo c’è da dire che il ruolo da guitar hero di McAlpine non è il più adatto per T.J. che anzi presenta una formazione musicale di stampo maggiormente jazz/fusion. Infatti l’impressione è quella di un bravo musicista fuori posto, senza quella grinta e quel tipo di tecnica necessario alla musica di Derek e soci. Di fatto sembra proprio che senza quel “mostro” di McAlpine i Planet X abbiano perso un terzo della loro attrattiva... un vero peccato per questa band comunque formidabile dal vivo.

Agli amanti di un certo tipo di progressive metal non resta comunque che aspettare il prossimo ritorno in Italia dei Planet X (peraltro già annunciato) confidando magari in una soluzione chitarristica più adatta al loro stile.

Setlist

01. MoonBabies
02. Clonus
03. Dog Bòòts
04. Ataraxia
05. Europa
06. Rufus Philpot Bass Solo
07. Interlude in Milan
08. Band Intro
09. Ignotus Per Ignotium
10. King of the Universe
11. Virgil Donati Drum Solo
12. King of the Universe Reprise
13. Atlantis: Part 1. "Apocalypse 1470 B.C."
14. Derek Sherinian Keyboard Solo [w/ Lines in the Sand intro]
15. Atlantis: Part 3. "Lost Island"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BACK