PORCUPINE TREE + ANATHEMA
Transilvania Live - Milano (MI)
24/04/2005

 

REPORT Pierre Hound & Poisoneye
PHOTO Pierre Hound & Vale 

 

 

 

 

 







Come è ben noto, il periodo attuale non è certo rigoglioso per il settore dei live-show, sempre meno affollati e in buona parte di dubbia qualità. Per fortuna ci sono degli eventi e delle situazioni che, contro ogni malsana tendenza, sono in grado di smentire voci di crisi cronica e di ristabilire il giusto equilibrio delle cose.
Da tempo si sapeva che lo show congiunto di Porcupine Tree ed Anathema, sarebbe stato un evento da ricordare a lungo e, a posteriori, non si può far altro che confermare quelle sensazioni e quella previsione.
In un Transilvania pieno in ogni ordine di posti, al cospetto di oltre mille persone, i due gruppi musicali protagonisti della serata hanno dimostrato ancora una volta –se ce ne fosse ulteriore bisogno- di come la musica, quella buona, non è affatto in crisi. Due show mastodontici, perfetti, penetranti, indimenticabili!
 
[Pierre Hound]

A soli quattro mesi di distanza dall'ultima apparizione in Italia (quel memorabile concerto acustico di dicembre che i fortunati presenti credo abbiano tutt'ora nel cuore) ecco di nuovo gli Anathema a Milano, ancora una volta è il Transilvania Live ad ospitare lo show e per l'occasione la band di Liverpool ha l'onore di aprire la serata dedidaca a Steven Wilson ed ai suoi Porcupine Tree.
Psichedelia, sperimentazione ed emozioni forti si respirano dunque nell'aria di un locale mai così pieno (e così caldo), cornice ideale per questo evento che, nonostante la massiccia affluenza di pubblico, assume i connotati di un'intima e calorosa esibizione.

Nell'ora scarsa a disposizione, i fratelli Cavanagh danno vita ad un concentrato di emozioni impareggiabile e come al solito, senza perdersi in chiacchiere, lasciano largo spazio alla musica, quella marchiata Anathema e riconoscibile a chilometri di distanza.
La piccola porzione di palco a disposizione non lascia a Vincent e soci molta possibilità di movimento e cosi il ridotto set-list trova nell'attenta esecuzione dei pezzi la giusta dimensione tramite cui sprigionare l'immensa emotività che li caratterizza.
Come prevedibile le poche canzoni scelte fanno parte degli ultimi album della band, quelli che vanno da 'Alternative 4' fino all'ultimo 'A Natural Disaster' ed il blocco più consistente viene estratto dall'immenso 'Judgement' regalando brividi davvero intensi e difficili da descrivere. Dopo l'apertura con il solito 'crescendo' elettrico che esplode nella prima scarica di adrenalina lanciata da una "Frigile Dreams" molto più lenta e curata dell'originale sono infatti pezzi come "Forgotten Hopes", "Destiny Is Dead" e "One Last Goodbye" a rappresentare il capolavoro del '99 che vede anche la title-track sfociare in un mini-medley con la più recente ed isterica "Panic". "Balance" e "Closer" arricchiscono ulteriormente lo show che raggiunge il suo picco emotivo con "Lost Control", semplicemente penetrante ed evocativa nella sua nuda e graziosa fragilità.
L'interpretazione vocale di Vincent è impeccabile e tutta la band concentra la propria carica nella decina di pezzi eseguiti riuscendo a dare senso ad una performance che solitamente li vede protagonisti più a lungo dimostrando ancora una volta la loro grande professionalità ed un rispetto totale per il pubblico presente.
La degna conclusione del concerto spetta a "Flying" che, sono sicuro, diventerà una piacevole e ricorrente tappa nei concerti che verranno, vista la grandiosa partecipazione dei presenti sul ritornello di questo entusiasmante pezzo.

Che altro dire? Prima di congedarsi la band assicura i presenti di tornare il  prossimo anno in Italia magari con un nuovo album alle spalle e l'unica cosa che posso consigliare vivamente è quella di non mancare ad un appuntamento dal certo ed elevato spessore artistico. Alla prossima!
[Poisoneye]

Più di qualcuno aveva giudicato l’accostamento tra Anathema e Porcupine Tree come alquanto strano…dopo i grandissimi ragazzi di Liverpool (e non parlo dei Beatles!), la curiosità è, quindi, quella di vedere come il pubblico riesce ad entrare in simbiosi con la band di Steven Wilson & Co. Ad un primo sondaggio, sembra che pochi dei presenti siano convenuti per seguire gli headliner della serata anche se, dopo lo show dei fratelli Cavanagh, neanche un’anima abbandona la sala per dirigersi verso altri lidi (questa, purtroppo, è, al giorno d’oggi, una delle più grosse piaghe che affligge il mondo dei live-show!). L’attesa, anzi, cresce di instante in istante, rivelando ben presto un numero altissimo di sostenitori dei Porcupine Tree, suddivisi tra fan e semplici curiosi: il pubblico “indotto”, direi che ha, quindi, funzionato benissimo, portando vantaggi ad entrambe le band protagoniste della serata.
L’attesa palpitante e le urla di richiamo trovano ben presto un riscontro quando il video proiettore inizia a diffondere sul fondo dello stage le immagini scelte da Wilson e compagni per introdurre la loro prima canzone, “Deadwing”, tratta dall’omonimo ultimo album della band. A seguire ed a chiudere il trittico iniziale, “Sound Of Muzak” (da “In Absentia”) e la struggente “Lazarus”, singolo del menzionato ultimo album “Deadwing”. Direi che dopo questo inizio esplosivo, personalmente potrei anche andare a casa e cominciare a godermi la mia estasi, ma lo show dei Porcupine Tree è ancora lungo e ricco. Come è ovvio che sia, lo show risulta incentrato per lo più sugli ultimi due album della band, non tralasciando, però, alcuni estratti dal repertorio della stessa, tra cui “Fade Away”, “Burning Sky”, “Smart Kid” e “Hatesong”.
Denominatore comune dello show dei Porcupine Tree, a prescindere dai titoli, è, comunque, l’altissima qualità musicale: un gusto sopraffino sottolinea ogni passaggio, sia esso deciso che sussurrato. Ogni nota è messa al punto giusto senza alcuno spreco! La melodia la fa da padrona, così come l’articolazione sonora-strumentale che paradossalmente sfocia, alla fine, nelle poderose bordate emozionali che ogni brano di Wilson & Co è in grado di assestare. Melodia, ritmo, virtuosismo, sentimento, emozione, passione, esplosione…sono queste le prime parole che mi vengono in mente per descrivere, saltellando su e giù per l’esibizione dei cinque “porcospini”, ciò che si respira nell’aria. Come è abitudine consolidata sia dal vivo che sui dischi della band, a sonorità ‘alternative’, si sovrappongono e prendono il sopravvento massicce dosi di elementi progressivi arricchiti dal mastodontico lavoro di Richard Barbieri, immenso dietro ai suoi sintetizzatori, a scandire e guidare l’incedere di tutti i brani, fornendo a questi, quel tocco velatamente elettronico (ma non solo) che rende unica la musica dei Porcupine Tree.
Il pubblico, in festa, segue con attenzione i passaggi di ogni brano e tributa il giusto e meritato consenso in ogni possibile momento sino a giungere al termine dello show, in cui tutti si aspettano i grandi bis, e questi arrivano puntualmente, regalando al pubblico ben quattro ulteriori brani; di questi mi va di segnalare la stupenda “Shesmovedon”, ancora da “In Absentia”, la travolgente “Trains” e la bella “Strip the Soul”.
Rammarico personale, l’esclusione dalla scaletta del capolavoro a titolo “Waiting”…sarà per una prossima volta.
In conclusione: elogi, tanti…critiche, poche! Volendo proprio  muovere qualche critica alla band di Wilson/Barbieri, potrei dire che da un gruppo musicale in cui i singoli membri sono degli ottimi musicisti/strumentisti, mi sarei aspettato una certa dose di improvvisazione sui vari brani, in quelle parti dove l’estro e la fantasia dei singoli avrebbe potuto dare un qualcosa in più ad una esibizione di altissimo livello.

Dopo una serata come quella di oggi, possiamo tranquillamente andare a casa sicuri di aver arricchito il nostro animo, consci di aver provato delle emozioni forti e consapevoli di aver segnato il nostro cuore in modo indelebile!
Grazie Anathema, grazie Porcupine Tree! 
[Pierre Hound]

Porcupine Tree - setlist:
· Deadwing
· Sound Of Muzak
· Lazarus
· Halo
· Smart Kid
· Hatesong
· Arriving Somewhere
· Fadeaway
· Burning Sky
· Mellotron Scratch
· Blackest Eyes
· Even Less
---------------------------------
· Shesmovedon
· Trains
· Futile
· Strip The Soul
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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