PORCUPINE TREE

New Age - Roncade
24/11/2005

REPORT Andrea "Emo" Punzo

 

 

 

Nella cornice intima ma sempre affollata del New Age di Roncade,  ormai ultimo piccolo, grande baluardo difensivo dell'attivitą concertistica del benestante nord-est si consumano le gesta di una grande band che finalmente sta ottenendo il dovuto clamore dopo anni ed anni di nicchia, stagnante nei circoli elitari della cvitica nostrana. Ad accompagnare la band di Steven Wilson ci sono in apertura gli OCEANSIZE, combo inglese devoto alle tre chitarre che propone uno show apprezzato dalla platea misurandosi con un genere di difficile catalogazione. Occhi e riflettori puntanti su Mike Vennart che da quasi perfetto dandy si divide tra due microfoni e la chitarra trascinando lo spettacolo quasi da solo. Cantato pulito e screaming, il suo, che cavalca un suono ora pesante, ora riflessivo ed in constante dilatazione. Brani lunghi che non appesantiscono l'attesa, e che  catturano l'attenzione dell'audience che apprezza fino agli ultimi  rantoli sonori che scorazzano per il locale tra echi di rock alternativo, reminiscenze pinkfloydiane e quanto ancora si possa aggiungere in fatto di post-rock di recente generazione. Strada spianata, e pochi  minuti dopo iniziano a scorrere le immagini interattive sullo sfondo del palco e parte l'intro che annuncia l'imminente comparsa dell' attrazione principale della serata. I Porcupine entrano in scena ed eseguono le prime song in modo perfetto ma in maniera un po' distaccata. Solo quando Wilson si rivolge per la prima volta alla platea la serata comincia ad assumere le sembianze di un vero e proprio concerto che lo stesso leader conduce con partecipazione e, da controcampo, ricevendo le ovazioni degli astanti che soventi cantano entusiasmati testi e ritornelli.
Si susseguono brani tratti dall'ultimo disco in studio, "Deadwing", ma per la serata, come lo stesso Steven annuncia, i nostri attraverseranno l'intera loro carriera con una set-list che per quanto non esaustiva, considerati i tanti brani che avrebbero meritato gli applausi del momento, lascia in ogni modo soddisfatti. E via con "Blackest Eyes", "Start Of Something  Beautiful", gli incredibili 12 minuti di "Arriving Somewhere But Not Here"  che mettono KO l'intero New Age, "Don't Hate Me"(da "Stupid Dreams"), fino alla conclusiva, fantastica "Trains"che smuove buona parte  del parterre mentre "When I hear the engine pass I'm kissing you wide
The hissing subsides I'm in luck..When the evening reaches here You're tying me up, I'm dying of love...It's OK" risuona tra corpi ed occhi e bocche che si lasciano incantare dal flusso  emotivo che li inonda gił dal palco. Uno show di livello molto alto che ha mostrato una band in forma strepitosa sia dal lato tecnico(in gran spolvero Gavin Harrison alla batteria, e quel mago dei tasti d'avorio a nome Richard Barbieri, ex dei fenomenali Japan di David Sylvian), sia da quello del coinvolgimento(fisico ed umorale).
Una notte a dir poco piena di stelle, di luci ed effusioni sonore e progressioni, e ben organizzata dallo staff del New Age che come al  solito si mostra all'altezza delle aspettative. Un evento che si farą ricordare per diverse tempo...fino alla prossima occasione per poi ricominciare a riviverlo ed ancora ricordare...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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