ROYAL
HUNT + SECRET SPHERE
Thunder Road - Codevilla (PV)
09/10/2005
REPORT & PHOTO Coldnightwind
Il
nuovo tour dei Royal Hunt non è stato certo uno degli eventi più
fortunati dell'anno. Delle undici tappe che la band doveva percorrere con
i nostrani Secret Sphere e i Raintime (aggregatosi alla comitiva dopo la data
di Pavia) ne sono state svolte solo tre, e tutte nel nostro paese. I motivi
della sospensione di questo tour li lascio a loro, evitando di gettare ulteriore
legna al fuoco, e mi limiterò a raccontarvi di questa serata per me
rivelatasi delizia, ma sfortunamente per altri una mera croce.
Il
motivo scatenante della mia trasferta pavese è la presenza di due dei
futuri caposaldi della scena metal italiana quali i Secret Sphere, già
noti ai più e schierati con una delle major più conosciute (la
Nuclear Blast, ndr), e i Dark Horizon, astro nascente del power sinfonico.
A peggiorare la mia scarsa predispozione nel trovare la strada giusta ci si
mettono le puntigliose indicazioni per giungere il Thunder Road, trovate nella
home page del locale, che mi trascinano nella estenuante ricerca di un semaforo,
quello del famigerato negozio "Scarpe e Scarpe" che non ho ancora
localizzato, oramai da settimane sostituito da una simpatica rotonda che mi
porta a vagare per le colline pavesi senza meta. Grazie al primo e UNICO individuo
trovato nella ridente Codevilla giungo al Thunder Road, il quale è
dominato da un insegna enorme che ancora adesso maledico, stabilendo il tempo
record (in negativo!) di due ore mezza sulla distanza Brescia-Pavia.
[SECRET
SPHERE]
Mentre mi accingo a fare il mio ingresso nel locale le conclusive note di
"Dance With The Devil" dei Secret Sphere sono per me garanzia di
aver mancato l'esibizione dei Dark Horizon, cosa che mi ha indispettito notevolmente,
e di essermi perso metà show del combo alessandrino.
Poco male perchè la band, neanche a farlo apposta, mi "saluta"
con "Under The Flag Of Mary Read", caposaldo di ogni esibizione
dei Secret e tra le mie canzoni preferite di sempre. La scarsa affluenza nel
locale ed un pubblico che partecipa al minimo indispensabile sono il principale
sintomo di un sound non dei migliori, non certo per colpa della band che,
capitanata dall'eccentrico Ramon Messina, sul palco ce la mette tutta e non
molla mai. Dopo la suggestiva "Rain" lo stesso Ramon dedica, con
un filino di malizia, "Lady Of Silence" ad un pubblico di certo
non dei più esplosivi al quale regala una prestazione vocale impeccabile.
Altro elemento a mettersi il luce è Federico Pannazzato, dimostratosi
abile e preciso tanto da guadagnarsi il posto da "titolare" dietro
le pelli a scapito dell'altrettanto bravo, ma distante, Daniel Flores. In
chiusura viene eseguito il classico "Recall Of The Valkyrie" con
la quale la band ci saluta e chiude, a suo insaputa, il tour con i Royal Hunt.
[ROYAL
HUNT]
Nonostante dei Royal Hunt me ne importasse poco o niente la band di Andersen
e soci ha saputo coinvolgermi ed entusiasmarmi con la loro miscela di complessi
solismi e facili clichè. Sul palco questa sera le qualità tecniche
si sprecano e, nonostante la line-up negli ultimi anni abbia subito dei mutamenti radicali, l'affiatamento tra i vari membri della band pareva protrarsi
da decadi.
Ad aprire le danze ci pensa "Paper Blood", titletrack del nuovo
album e uno dei pezzi migliori in esso contenuti. Il suo riffing aggressivo
fà buona leva sul pubblico per sfociare in un refrain corale che trasuda
melodia marchiata Royal Hunt. Rispetto all'esibizione precedente l'audio è
impeccabile anche se l'eccessivo volume ne rende piacevole l'ascolto solo dal
fondo del locale. Il combo propone un ottimo miscellaneo della propria cariera
toccandone tutti i punti fin dall'album esordio "Land of Broken Hearts",
con "Running Wild" e la strumentale "Martial Arts", e
passando per capolavori come "Moving Target" e "The Mission".
Alla voce l'americano John West non si è risparmiato offrendo una prestazione
vocale matura e sfoderando una voce dalle grandi tonalità, mettendosi
subito in mostra con un grande classico come "The Mission" e facendo
un buon lavoro come frontman su "Cold City Lights".
A stupire però, come sempre quando si ha a che fare con gruppi del
genere, sono le innumerevoli doti tecniche. Oltre alla già citata "Martial
Arts", usata come apripista per la meravigliosa "Surrender",
lo show ha visto impegnati Andersen alle tastiere e il bravo Marcus Jidell
alla chitarra in uno scontro al fulmicotone dove i due eclettici musicisti
si sono dati filo da torcere lasciando il finale a Per Schelander, ultimo
acquisto della band che ha proposto una veloce parte di slap al basso.
L'encore è affidato ad un generoso mix di brani e al veloce strumentale
"SK983" nel quale gli strumenti della coppia Jidell/Andersen è
un miracolo se non hanno preso fuoco. Per chiudere la band sfodera "Epilogue",
mai titolo fù più indovinato, dal secondo album "Clown
In The Mirror". E' tempo di saluti, i Royal Hunt partono così
alla volta di Monaco lasciando soddisfatto il pubblico italiano e guadagnadosi
la stima di un recensore ora più che mai convinto del valore della
band. Alla prossima!
Paper Blood
Time
The Mission
Never Give Up
Can't Let Go
Last Goodbye
Follow Me
Cold City Lights
Martial Arts
Surrender
Running Wild
Far Away
Guitar & Keyboard Dual Solo
Lies
Wasted Time
Message To God
--- Encore ---
Potpourri
SK983
Epilogue