RUSH
Mazda Palace - Milano
21/09/2004
REPORT
Eryc Stain
PHOTO
Flames Of Hell
Storico concerto a Milano per i tre canadesi, mai venuti in Italia nel corso della
loro trentennale carriera.
Il Mazda Palace è pieno ma potrebbe esserlo
di più e nonostante la ressa creatasi sotto il palco molti posti rimangono vuoti.
Si potrebbe dire molto sull'alto costo dei biglietti degli ultimi concerti o sulla
mancata popolarità dei Rush nella nostra terra, ma preferisco tralasciare le polemiche
e passare subito alla descrizione dell'evento.
La folla scalpita e gente
di ogni età acclama a gran voce l'inizio del concerto, alle 20:30 con una puntualità
insperata si dà inizio alle danze. Le luci si spengono e sul mega-maxi schermo
appaiono personaggi e oggetti simbolo dei diversi album che prendono a rincorrersi
in un delirante crescendo psichedelico. Un simpatico vecchietto si sveglia da
questo sogno e si rivolge al pubblico chiamando i Rush sul palco, ed ecco signore
e signori i tre arzilli musicisti che balzano in scena! L'inizio è subito sconcertante:
un medley strumentale di brani tratti dai primi dischi che si alternano a ritmo
serrato per sfociare nella trascinante "The Spirit Of Radio" La bravura e la classe
dei tre musicisti è ai massimi livelli, la loro precisione quasi irreale, così
mentre sul palco cominciano a girare delle lavatrici (!) e il maxischermo manda
delle immagini 'di repertorio' quasi non ci si accorge che in una dozzina di minuti
ci passano davanti almeno quindici anni di musica rock e affine. Il signor Lifeson
è perfettamente a suo agio sulle intricate parti ritmiche e sugli assoli regala
momenti di raro gusto chitarristico senza mai strafare in pose da guitar-hero,
Peart è un vero mago della batteria mentre Geddy Lee domina il palco saltando
qua e là tra basso e tastiere, esibendosi in una performance vocale ineccepibile.
In questa prima parte di concerto si alternano canzoni vecchie e nuove, "Subdivisions"
ipnotizza il pubblico, mentre il super classico "Red Barchetta" riesce a trasmettere
come sempre sensazioni di velocità e libertà. Il ritmo trascinante di "Roll The
Bones" e "Bravado" fa muovere tutti prima dell'acustico e sognante inizio di "The
Trees". C'è spazio anche per "The Seeker" cover degli Who tratta dall'ultimo album
Feedback e per la hard rockeggiante "One Little Victory".
Così tra laser,
effetti di luce, viaggi mistici, autostrade e scheletri ballerini arriviamo con
la bocca aperta all'intervallo. Cinque minuti di riposo giusto per riprenderci
dalle troppe emozioni e dal caldo bestiale, poi comincio a pensare a tutte quelle
band che si ispirano più o meno velatamente ai Rush (chi ha detto Dream Theater?)
e la conclusione è una sola: il maestro non è ancora stato superato!
Il videoclip
"That Darned Dragon" introduce il secondo tempo con esempi di rara demenzialità
nell'improbabile scontro tra il drago gigante e i tre musicisti supereroi, in
puro stile B-movie. D'altronde la voglia di divertirsi e l'umorismo fanno da sempre
parte dello spirito Rush e in questo tour celebrativo non mancano certo numerosi
momenti di salutare autoironia. La seconda parte non poteva che cominciare con
"Tom Sawyer", cantata e acclamata a gran voce da tutti. Il livello del concerto
è sempre altissimo e le "Dreamline" "Secret Touch" "Between The Wheels" non possono
che confermare. Colpiscono "Mystic Rhythms" per la presenza di Peart alle percussioni
elettroniche e "Red Sector A" per l'atmosfera e le parti di tastiera. Ecco poi
uno dei pezzi forti della serata, l'assolo di batteria che grazie ad una varietà
e musicalità unica riesce (cosa assai rara) a coinvolgere e non stancare il vasto
pubblico. Neal Pert sale in cattedra e ci mostra tutto quello che un batterista
può fare e anche di più... per esempio accompagnarsi con uno xilofono oppure trasformare
il Mazda Palace in un Jazz-Club! Mentre il maestro si riposa ci vengono proposte
le due acustiche "Resist" e "Heart Full of Soul" (altra cover). Poi un boato accoglie
l'inconfondibile inizio della suite "2112" che ci svela i lati più progressivi
e più metallici della band canadese. A brani della suite seguono pezzi di "La
Villa Strangiato"(dove Lifeson si mette a fare dei divertenti vocalizzi), "By-Tor
and the Snow Dog" e "Xanadu" in un imponente e tecnicissimo medley, estrema manifestazione
di bravura dei Rush (ma cosa ci fa un pappagallo sulla spalla di Geddy Lee?).
Chiude il set ufficiale la canzone "Working Man" tratta dal debut album, le luci
si abbassano ma i musicisti tornano presto in scena per il dovuto bis. E allora
ci vengono regalate altre due cover "Summertime Blues" di Eddie Cochran e "Crossroads"
dei Cream, per concludere definitivamente con una "Limelight" che fa sognare per
l'ultima volta i fan. A proposito di sogni, sbaglio o Geddy ha salutato dicendo
"A presto"??.
Tre ore e un quarto di musica rock, progressiva, pop, metal,
psichedelica e non solo, il riassunto di trent'anni di carriera, tre musicisti
ai massimi livelli, un'esperienza visiva spettacolare per un concerto indimenticabile.
Scaletta:
R30 Overture (Medley: Finding My
Way,Anthem,Bastille Day,A Passage To Bangkok,Cygnus X-1,Hemispheres)
The
Spirit Of Radio
Subdivisions
Earthshine
Red Barchetta
Roll The
Bones
Bravado
YYZ
The Trees
The Seeker
One Little Victory
Tom Sawyer
Dreamline
Secret Touch
Between The Wheels
Mystic Rhythms
Red Sector A
Drum solo
Resist
Heart Full of Soul
Medley (2112,
Villa Strangiato,By-Tor and the Snow Dog, Xanadu)
Working Man
Summertime
Blues
Crossroads
Limelight