SAXON + Chinchilla
Live Club- Trezzo (MI)

04/11/2004

 

 

A CURA DI: Pierre Hound
REPORT & PHOTO Il Dannyz

 

 

 

 

 







Mi è capitato altre volte di riportare a voi lettori, le gesta degli infinitamente grandi Saxon, così questa volta ho pensato bene di omaggiarvi con un grande resoconto della serata ad opera di un'ottima "penna" oltre che un bravissimo musicista. Un report frutto di un animo artistico che vive l'Arte (con la "A" maiuscola) di chi gli ha donato la "fiamma" della passione per un certo tipo di musica! Non un report giornalistico come quelli che siamo abituati a redigere, noi addetti alle "parole", ma un cuore che parla mentre è al cospetto dei maestri...del mito. Ecco a voi, per la prima volta su Hardsounds in veste di writer, Danny Glick (singer dei milanesi Silence) e i signori della NWOBHM...i SAXON! 
[Pierre Hound]

Ed eccoli qui… ancora una volta. Tutte le solite facce, i soliti giubbotti di jeans… le borchie, i bracciali, il cuoio.
Ogni volta sembra che qualcuno abbia ceduto e che si sia tagliato i capelli… Ma alla fine siamo sempre noi, i soliti dei concerti vecchio stile. Quelli che riconosci perché portano con fierezza le magliette di date lontane nel tempo, come terre sconosciute e misteriose e lussureggianti di cui si è sentito parlare, si è letto… ma che pochi sembrano aver visto. Una volta li invidiavo sapete? Al mio primo concerto, mi sorpresero quei volti barbuti, quelle pance da birra, l'odore del cuoio, del sudore, l'aroma del fumo artificiale… Mi sorpresero e mi affascinarono perché mi parlavano in un linguaggio nuovo, che stavo esplorando, imparando a conoscere.
Ora mi rendo conto che indosso magliette di concerti lontani, anche se a me paiono dietro l'angolo… solo dieci anni fa… solo quindici anni fa… Ma il tempo passa e si invecchia e c'è sempre il pericolo di rinunciare ad un concerto di qualche band e poi sapere che si è rinunciato all'ultima possibilità di vederli suonare.
Così sono andato ancora una volta a celebrare i Saxon. Ricordo che il secondo concerto per il quale comprai il biglietto fu proprio quello di Biff e soci, che venne annullato per poca prevendita. Era il tour di Forever Free… Da quel momento sono passati tanti anni e tanti album… ma lo spirito di quei cinque non è cambiato.
Quando arriviamo il locale è ancora chiuso, si tratta di un'acciaieria disposta su due piani. Sotto lavorano e sopra fanno bordello, sostanzialmente. Saliamo al piano superiore ed entriamo nel gran salone giusto per beccarci i Saxon che fanno il soundcheck con Dogs of War. Mi guardo intorno… il Trezzo Live è un bel localino. Un tipo arriva e ci chiede gentilmente di tornare quando il locale aprirà. Così ci allontaniamo (io e mio fratello, che non aveva mai visto i Saxon) e ritorniamo in loco dopo un paio di martini bianco.
La folla davanti al locale non è per niente cospicua, c'è un tipo con una chitarra, e alcuni che si lamentano del fatto che devono spendere 3 euro aggiuntivi per la tessera associativa.
Entriamo e mi ritrovo a parlare con il chitarrista degli Iron Saviour, che ha un'espressione simile a quella che ho io quando mi cade l'asse del cesso sul pisello. Mi chiedo che ci fa lì, ma poco dopo l'arcano sarà svelato… come secondo lavoro fa il roadie dei Saxon…
Due colpi di batteria e vedo che sul palco c'è l'ex batterista dei Primal Fear, ciccione, beato e calvo. Cominciano i Chinchilla. Il nome non è promettente, ma quando cominciano a suonare decisamente riescono a scaldare bene la gente. Suonano per un'oretta buona, tra scherzi e rock n' roll e chiudono con "I Stole Your Love" dei Kiss.
I Saxon si fanno attendere una buona mezz'ora ma quando salgono è una piccola detonazione.
Per chi li ha già visti c'è da dire che sono in gran forma nonostante gli ormai 25 anni di carriera. Le prima note di "Lionheart" riempiono l'aria. Il suono è maturo e pieno, non più graffiante come quello dei primi album. Alla batteria il buon Jorg Michael fa agitare le bacchette tra le dita.
Se sei un musicista è pericoloso osservare i Saxon dal vivo… li vedi godere della musica in ogni istante. Vedi i loro sorrisi, i loro volti ringhianti, il loro scherzare sul palco con il pubblico e con il resto della band… c'è qualcosa che distingue i bravi ragazzi impettiti e dediti a fare i fighi sul palco dai ragazzacci del rock n' roll… i Saxon sono dei delinquenti del Rock n' Roll. Fanno paura perché ti chiedi se alla loro età, dopo tutti i concerti che hanno sulle spalle, riuscirai anche tu a suonare con quella spontaneità. Guardo Biff Byford, le sopracciglia nere, i capelli biondi ormai canuti. Sembra mio padre, nelle movenze, nel fisico… forse ha solo qualche anno e qualche chilo di meno e qualche milione di capelli in più sulla testa ma la distanza di età è quella… lo osservo nel suo head banging, nel suo indicare il pubblico… osservo i sorrisi sornioni del chitarrista e del bassita e mi rendo conto che non ci sono band come loro… e che l'unica speranza e che ci saranno in futuro. Sembrano godersi ogni canzone come un orgasmo, gli occhi chiusi negli assoli, le posizioni plastiche con un piede sulla punta e lo strumento in verticale… i volti cadenti con i lunghi, profondi, segni dell'età scompaiono sotto la spessa coltre di entusiasmo che li pervade, come ragazzini alla loro prima esibizione. È matematico rimanerne affascinati… sia che tu li abbia visti prima o che sia la prima volta. Ti affascina l'armonia che hanno sul palco, la grinta e il desiderio di suonare. E attenzione… non quello di fare bella figura… ma quello di godere del nostro stesso godimento.
Biff non perde tempo per prendere in giro il pubblico o per stracciare la scaletta dicendo che "qualcuno mi dice quali sono le canzoni che devo suonare" o per indicare l'orologio ai continui richiami del pubblico dicendo che "Crusader la suoneremo più tardi".
E' un vortice che comincia lentamente ad afferrarti nelle sue spire… Jorg Michael con il ride perfettamente orizzontale come un piatto da portata sorride come un demente, Nibb Carter continua ad ammiccare mentre sbatte la testa e solleva il suo basso… Paul Quinn con la sua bandana nera a coprire una probabilissima pelata sembra perso in un mondo assolutamente individuale, e Doug Scarrat, che sogghigna sornione sotto il suo taglio ottantiano. Biff è lì, dietro quel muro di spie, la voce graffiante, l'umorismo pronto e con i suoi fischi assordanti, prodotti infilandosi due dita in bocca… (e qui anni a provare ad imitarlo senza risultato…).
Li osservo tessere le loro trame del concerto e avvolgere il pubblico con le loro canzoni, farli cantare a squarciagola vecchi successi come '20.000 Ft' o '747', 'Motorcycle Man', 'Heavy Metal Thunder', 'Princess of the Night', 'Backs to the Wall'… alla fine è quello che il pubblico vuole sentire… giovani o vecchi… tutti aspettiamo 'Strong Arm of the Law' e 'Denim and Leather'… tutti aspettiamo quelle canzoni che sono rimaste, perché sono state scritte e suonate in un periodo della storia della musica metal che era morbido e malleabile come l'asfalto fresco; molte band passavano e lasciavano la loro impronta, chi più leggera, chi meno. Ora ci piace ricordare quei momenti, anche se non li abbiamo vissuti perché non eravamo nemmeno nell'immaginario dei nostri genitori, e ci piace fare i malinconici, dicendo che quei tempi non torneranno mai, che il rock n' roll è morto… ma se guardo negli occhi quei cinque ragazzi… o almeno… guardo negli occhi Biff Byford, che c'era da sempre… vedo che quella fiamma che brucia è sempre viva, come una ferita alta e fiera, profonda e forse anche un po' dolorosa… Sembra dire a tutti che non guarda il presente come se fosse l'immagine riflessa e distorta di un passato ormai scomparso… lo guarda per quello che è: musica e divertimento.
Il ragazzo con la chitarra che ho visto fuori è in prima fila e la porge ai Saxon urlando. Dalla posizione in cui mi trovo non riesco a vedere il suo volto, ma mi riesce facile immaginarlo, quando vedo Biff che si allunga e la prende. Per un istante quella chitarra è una staffetta tra due mondi… quello davanti alle transenne, disseminato di urla e spintoni e cori e quello del palco: dove la magia ha da esistere, tra luci ed effetti e suoni. Con un pennarello nero legato malamente alla chitarra mediante del nastro isolante, quell'anziano signore in maglietta e jeans neri traccia dei segni sconnessi sul battipenna e poi passa lo strumento agli altri della band, che firmano a turno prima di renderlo al legittimo proprietario. "Adesso non andare a venderla su E-Bay!", lo apostrofa Biff con un sorriso. C'è l'inchino, gentile, né troppo umile né aggressivo. Jorg Michael sembra quasi fuori luogo in quell'elegante saluto. Forse non usavano quei convenevoli con gli Stratovarius.
Credo che il saluto e il ringraziamento al pubblico in una band sia essenziale quanto la musica. Dare e avere… un continuo scambio su binari paralleli.
Fa un po' male vederli gettare le bacchette e i plettri, alzare le mani e promettere di ritornare presto. Fa sempre un po' male… perché sai che è finita… che è ora di prendere su le proprie cose e andarsene. Recuperando la scaletta mi rendo conto che anche questa volta i Saxon, come tutti gli altri spettacoli, utilizzano le scalette sul palco giusto per avere una vaga idea di cosa si potrebbe suonare. I pezzi segnati su quel foglio sono corretti nell'ordine e nella presenza solo al 60%… il resto è inventato di sana pianta… E questa è una riprova della bellezza del loro modo di fare spettacolo… il rock n' roll non segue dettami… non segue regole nella sua espressione… vive e basta. Perché la musica si evolve, cresce, e chi l'ascolta, chi la vive, chi la segue… cresce con lei se riesce a cavalcarla… carne e sangue diceva un antico adagio. Tutto qui nelle nostre mani… ciò che semini, ciò che nutri… quello di cui ti nutri diventa parte di te, e anche se dovessero distruggere tutti i dischi e i libri, cancellare le steli, i tatuaggi, stracciare i quadri… vi basterebbe comprare un biglietto della metropolitana, salire sul convoglio e trovarvi un posto, mettervi ben comodi e osservare la gente negli occhi, seguire le linee dei tratti dei volti che vi circondano e rivivere un'altra volta la grande avventura della vita.
And the band plays on!

"Do you dream of playing guitar or smashing up the drums
Maybe you can learn to play the bass
You can always be a singer like me and front the band
When on the stage we wait at your command
Denim and Leather
Brought us all together
It was you that set the spirit free"

(Saxon: "Denim and Leather")

[Il Dannyz]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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