STONED
HAND OF DOOM
CSOA
La Strada - Roma
21/05/2005
REPORT
Anaconda
PHOTO Anaconda
Dire che il DOOM è un genere criptico e di difficile ascolto altro
non è che la verità, ma equivale a verità anche dire
che almeno in Italia c'è un forte movimento underground in espansione,
una piccola parte del quale si è esibito allo Stoned Hand Of Doom,
Sabato 21 Maggio 2005 presso il centro sociale "La Strada" di Roma.
Anche se di marcato carattere underground (locale per la maggior parte) ciò
non è stato un fattore negativo, anzi dal mio personalissimo punto
di vista prediligo situazioni di questo tipo dove chi partecipa non è
accecato dal guadagno, ma solamente dal potersi esibire davanti ad un pubblico
che vuole solamente ascoltare Musica a tutto volume.
Nel nostro caso così è stato, quindi più che fare il
solito resoconto della prestazione di questo o quel gruppo, tratterò
il suddetto festival come un'unica entità.
Innanzitutto uno degli aspetti che hanno destato maggiormente il mio interesse
è stato il fatto di poter avere, nella stesso luogo e nello stesso
tempo Musica (i gruppi presenti) e Arte (il gruppo di studenti
dell'Accademia di Roma, di cui parlerò in seguito), un connubio senza
dubbio vincente che di rado mi è capitato di poter trovare precedentemente.
Parlando dell'aspetto musicale in sé per sé, ammetto di aver
scoperto molti gruppi veramente validi e interessanti, che hanno tutti nel
Doom il denominatore comune della propria musica, per orientarsi poi ciascuno
verso lidi più personali. Chi sul filone più prettamente classico
come i Green Sasquatch, chi verso aperture all'estremo come
i Wizard, o gli psichedelici Tikal e Gracekilling,
chi verso liti catacombali come i Misantropus e gli Abysmal
Grief, (e ci stiamo dimenticando dei Mydriasi e
Doomraiser per caso?) ciascuno ha offerto il meglio di sé
nel tempo concesso dal bill, senza sbavature particolari (buona anche la resa
sonora dell'impianto del locale) mettendoci impegnpo, carica e determinazione.
Si diceva Doom come tema portante della manifestazione, in effetti otto ore
e mezzo (dalle 17:00 alle 01:30) di Doom di fila sono un mattone monolitico
di rara pesantezza, per cui non è stato raro vedere il pubblico alternarsi
fra l'interno e l'esterno del centro sociale, senza apparentemente prediligere
questo gruppo a discapito di quello. Volendo essere pignuoli, i The
Black dell'illustre Mario di Donato hanno mostrato di saper essere
dei magneti naturali e degli autentici alfieri di questo genere, presentando
la massima concentrazione di pubblico dell'intera giornata.
L'unica cosa che mi ha dispiaciuto (e che non è da attribuirsi ai gruppi
presenti) è stata l'affluenza non propriamente generosa a questo SHOD:
di gente ce n'era, ma erano quasi tutti abitanti del luogo, segno che probabilmente
una maggiore esposizione pubblicitaria a più ampio raggio sarebbe stata
sicuramente auspicabile, per un evento già in partenza penalizzato
proprio dalla sua stessa natura.
Ho parlato anche di Arte allo Stoned Hand Of Doom: erano presenti anche una
piccola delegazione di studenti dell'Accademia di Roma che hanno esposto le
loro opere (e addirittura ne hanno create di nuove sul posto sotto gli occhi
incuriositi di tutti i partecipanti alla serata, me compreso.). Vista la mia
non-conoscienza in materia mi sono soffermato solamente sull'aspetto più
evidente, e cioé quello visivo, ma chi di queste cose ne capisce mi
ha assicurato che Antonio Grego, Cosimo Brunetti, Cristiano Quagliozzi e Chiara
Fazi (questi i nomi degli studenti) avranno certamente un futuro, e che, magari
inconsciamente, hanno contribuito anche loro alla buona riuscita della serata,
ciascuno con il proprio stile e la propria tecnica.
Di operazioni come questa ce ne dovrebbero essere di più e più
spesso, magari con un'esposizione maggiore per coinvolgere più persone
possibile, ma lo SHOD è stato un esempio di come si possono fare le
cose per bene anche non disponendo di un grosso budget e senza alcuna agenzia
di mezzo.