TRADATE
IRON FEST
Tradate
(MI)
17-18-19-20/06/2004
REPORT
Zorro11, ColdNightWind,
Raistlin, PoisonEye, Barbaro Epico & Hydra
- Giovedì 17 Giugno 2004 -
[KISSEXY]
E' ufficiale, si parte. Tocca
alle Kissexy, tribute band femminile dei Kiss, dare inizio alle danze della seconda
edizione della manifestazione rock-metal, destinata dopo ciò che è
stato mostrato quest'anno a diventare uno degli appuntamenti da non perdere del
panorama heavy che conta.
Armate di grinta da vendere e look nel più
classico stile del "Bacio", le four girls salgono sul palco accompagnate
dall'ormai fidato axemen Sergio, attaccando da subito con la energica "Psycho
Circus", seguita a ruota dal duo "Strutter" e "Shout It Out
Loud". Avevo già avuto il piacere di assaporare dal vivo la carica
di queste meritevoli performer in alcuni locali del comasco, e questa loro esibizione
inaugurale del festival ha confermato l'ottima forma di tutto il gruppo, ormai
padrone indiscutibile del palco e capace di coinvolgere i primi fans accorsi,
accalcati sotto le transenne.
Una serie di episodi ripieni di vigoroso intrattenimento
come "Lick It Up" e "Detroit Rock City", ben interpretati
dalla singer Marlena, vengono affiancati alle interpretazioni vocali "dell'intruso"
della sei corde prima (in "2000 Man"), e dall'altra guitarist Sara poi
(in "Cold Gin"), dimostrando una elogiabile duttilità da parte
di tutti gli elementi della formazione, inclusa la brillante prestazione della
sezione ritmica composta dalle fluide note di basso di Michela e dal solido drumming
della gatta Barbara, precisa del dettare tempi e risoluta nell'imprimere la dovuta
energia alle basi musicali. (ve lo dice un collega dietro alle pelli!) J
"Forever",
"I Was Made For Loving You", "Love Gun" e "R'n'Roll All
Night" sono le altre immancabili gemme proposte durante il concerto, ottime
per scaldare l'atmosfera di festa già presente nell'aria ed ovviamente
perfette per tributare un dovuto scroscio di applausi nel finale dell'esibizione,
risultata assolutamente riuscita da parte del bacio più sexy d'Italia.
Rock on!!!
[Zorro11]
Scaletta
Kissexy:
Psycho Circus
Strutter
Shout It Out Loud
Lick It
Up
2000 Man
Heaven's On Fire
Cold Gin
I Was Made For Loving You
Forever
Take It Off
Love Gun
Deuce
Detroit Rock City
R'N'R
All Nite
Black Diamond
[THE
CLAIRVOYANTS]
Tocca
ai Clairvoyants, la tribute band nostrana degli Iron Maiden, il compito di mantenere
alto il clima di adrenalina stabilitosi ai bordi del palco, sui cui già
si era intravista la sagoma di un fantoccio di Eddie malefico come non mai, pronto
a scatenarsi sulle note delle canzoni della metal band per eccellenza.
Neanche
il tempo di rendersene conto ed ecco rombare il riff del recente singolo "Wildest
Dreams", cui fa eco il risonante incedere della potente "The Wicker
Man", seguita a gran voce da tutto il pubblico presente. Tutti i musicisti
del gruppo risultano subito in palla e ben determinati, rendendosi protagonisti
di una live performance vigorosa e robusta sotto tutti i punti di vista, come
naturalmente richiesto da copione per un tributo di questo tipo.
Alla sorprendente
e tutto sommato piacevole rivisitazione della forse troppo trascurata "Lord
Of The Flies", fa seguito il clamore e la felicità dei presenti per
le puntuali riproposizioni di successi immortali come "The Evil That Man
Do", "The Trooper" ed "Aces High", ben eseguite dai metal
guys al completo ed integrate alla perfezione dall'inserimento in scaletta di
brani maggiormente datati come "Killers" e "Wrathchild". Un
piacevole fuoriprogramma, che vede l'ingresso sul palco di alcuni giovanissimi
metallers, tende inoltre ad innalzare il livello di coinvolgimento di tutta la
folla presente, che, stupita dall'esibizione vocale parallela del singer Gabriele
Bernasconi con i rockers di domani, tributa un vero e proprio scroscio di urla
di incitamento a tutta la band, brava nel calarsi con buona personalità
nel difficile compito di emulare i veri maestri delle sonorità heavy.
Una terminale serie di hits del calibro di "Hallowed Be Thy Name", "Fear
Of The Dark", "Wasted Years" e "Run To The Hills" ci
trasporta felici e soddisfatti verso la fine della serata, che termina definitivamente
col calar del telone sulle note della celeberrima "Running Free". Grandi
ragazzi, e anche stavolta
Up The Irons!
[Zorro11]
Scaletta
The Clayrvoyants:
Wildest Dreams
The Wicker Man
Wrathchild
Killers
Lord Of The Flies
Children Of The Damned
The Evil That Man
Do
Man On The Edge
Aces High
The Trooper
Wasted Years
Hallowed
Be Thy Name
The Number Of The Beast
Fear Of The Dark
Iron Maiden
Run To The Hills
Running Free
Scaletta
Fire Trails:
Run Too Fast
On Fire
Streets Of Danger
Goin'
On
Get Up Shake Up
Fire Trails
We Wanna Live With Rock'n'Roll
Perfect Strangers
Arms In The Air
Too Young To Die
Don't Be Looking
Back
Wild Horse
You Keep On Moving
Long Live Rock'n'Roll
-
Sabato 19 Giugno 2004 -
[GLAND
HOTEL]
Ad aprire la prima lunga giornata di questo
festival sono i Gland Hotel. Certo, ,l'idea di trovarsi di fronte ad un gruppo
Punk in una manifestazione dedicata alla scena Hard Rock & Metal fa un certo
effetto, ma comunque i cinque salgono sul palco carichi d'entusiasmo e vogliosi
di fare bene.
I ragazzi esordiscono sul palco del Tradate con Blitzkrieg Pop
dei Ramones e, anche se di fronte ad un pubblico reso ancora più freddo
e distante dal genere da loro proposto, i rgazzi hanno il pregio di metterci l'anima
e di fare del loro meglio. Anche se con diverse smagliature il loro concerto prosegue
liscio all'insegna della musica rock/punk "facile facile" senza troppe
pretese.
Una perfomrance nella media per un gruppo che può crescere
ma che se si vuole far conoscere al meglio forse deve puntare ad un altro target!
[ColdNightWind]
[INNER CHAOS]
Dopo
un veloce Warm Up salgono sul palco gli Inner Chaos, che hanno l'arduo compito
di smuovere il pubblico e dare un concreto inizio alle danze.
La cosa però
sembra più difficile del normale, in quanto il power/heavy metal proposto
dal combo nostrano non è di facile presa e non fa molto leva tra la gente.
Il combo, forse emozionato per la grandezza dell'evento in questione, non
è autore di una prova particolarmente brillante. In difficoltà s'è
venuto a trovare il singer, troppo spesso fuori posto negli acuti e autore di
una performance piuttosto deludente.
Una bocciatura insomma anche se duole
dirlo, perchè potrei scommettere oro sulla buona volontà che gli
Inner Chaos hanno messo sul palco. Un peccato, una giornata storta ma si sà...non
è mai troppo tardi per rimediare agli sbagli!
Alla prossima ragazzi!
[ColdNightWind]
[SOVVERSIVO]
Al Tradate
Iron Fest è il momento dei Sovversivo, band artefice di un Hard Rock come
Dio comanda, con suoni grezzi quanto basta e la particolarissima voce del buon
Andrea "Poisoneye" Uboldi.
I 4 ragazzi infiammano subito il (poco)
pubblico presente con la splendida "Wild Emotions", brano più
che mai adatto per le performance live, e infatti tutti cantano il coinvolgente
ritornello, e si lasciano trasportare dai soli e dalla potenza della band. Peccato
per qualche piccolo problema tecnico che i fonici presenti al Tradate non riescono
a risolvere, provocando l'irritazione (giustificata) del cantante, che si è
visto alternativamente mancare il volume a microfono e chitarra
capita.
Lo show prosegue con l'ottima "Stay", meno tirata rispetto al primo
brano, ma comunque molto bella. Pierpaolo "Zorro11" Monti alla batteria
è una furia, non si risparmia e offre una prestazione pulita e convincente.
"Voodoo Inside" è il terzo pezzo proposto dai 4 ragazzi milanesi,
che ce la mettono davvero tutta per regalare ai presenti uno spettacolo degno
di nota. A questo proposito va però sottolineato che l'ottimo chitarrista
Matteo Serra, dotato di notevoli qualità tecniche e autore di alcuni soli
davvero interessanti, è un po' troppo fermo sul palco
e allora ci
pensa il singer a fare spettacolo anche per lui. E' chiaro che il "fare scena"
non è la cosa principale di una band, ma soprattutto in un genere come
l'Hard Rock vedere un chitarrista praticamente immobile non è il massimo
della vita
in ogni caso, questo non sminuisce la grande performance musicale
offerta dal giovane chitarrista dei Sovversivo.
Arriva l'unica cover, "Eighteen"
di Alice Cooper, eseguita magistralmente (per la gioia del sottoscrito). Lo show
si chiude con un bel brano inedito, "Out Of Time", che verrà
inciso nel prossimo demo della band.
Di certo con questo show i Sovversivo
dimostrano di essere ben più di una realtà locale
gli manca
solo un'etichetta che li pubblichi. Applausi.
[Raistlin]
[RAZZLE DAZZLE]
Salgono sul palco i Razzle Dazzle,
che si dimostrano una delle sorprese della giornata. Glam Rock potente e scanzonato,
condito dall'ottima presenza scenica del cantante Mr. Piggy, mai fermo sul palco,
coinvolgente e carismatico. Ma anche il resto della band non è certo carente
in quanto a spettacolo, attingendo a piene mani da tutta la scena Glam degli anni
'80 e '90 (chi ha detto Guns 'n Roses?).
Lo show si sviluppa tra brani propri
(tra l'altro davvero belli) e cover, atte a scaldare il pubblico presente. Ricordiamo
in particolar modo l'ottima riproposizione di "Bed Of Nails" di Alice
Cooper, vera e propria "chicca" all'interno del concerto dei Razzle
Dazzle, che hanno poi proposto brani anche di Skid Row e Mötley Crüe,
eseguiti con bravura e grinta.
Tra le canzoni scritte dalla band lombarda
va senza dubbio citata la splendida "Bad Boyz", vero e proprio inno
Glam, tirata quanto basta, divertente e assolutamente impedibile. In pratica una
hit!
Insomma, pare che il Glam sia risorto, e i Razzle Dazzle ne sono l'incarnazione
più pura. Ora aspetto di vederli ad una serata tutta per loro, dato che
sul palco del Tradate Iron Fest il tempo a loro disposizione era limitato.
In ogni caso
Rock On!
[Raistlin]
[TWLIGHT ZONE]
I Twilight Zone irrompono sul palco del Tradate, proponendo
il loro classico Heavy Metal spruzzato di Power e di scorribande Epic.
La
band versiliese, formatasi nel 1993 e giunta fino ad oggi con continui cambi di
formazione, purtroppo non sfodera una prova particolarmente convincente, forse
perché il pubblico preferisce concentrare le energie per il trio delle
meraviglie che si esibirà sul palco in seguito (Doomsword - Omen - Virgin
Steele).
Sta di fatto che lo show non attira molto l'attenzione dei presenti,
tranne quando la band attacca "Rebellion (The Clans Are Marching)" dei
Grave Digger, che genera una vera e propria corsa verso il palco. Peccato che,
una volta terminata la canzone, il pubblico torni a farsi gli affari propri, senza
degnare la band di un'altra occhiata.
Forse la proposta di questo gruppo,
pur tecnicamente valido, è un po' troppo impersonale e classica, senza
quell'appeal necessario per coinvolgere.
Non è una bocciatura, forse
andrebbero rivisti in un altro contesto.
[Raistlin]
[HYADES]
Una volta sul palco, gli Hyades danno sfogo al loro martellante
thrash in grado di contagiare le numerose persone che si sono accalcate sotto
il palco. E' un piacere vedere come il pubblico segua i milanesi e soprattutto
il singer (Marco Colombo) riesce a coinvolgere i presenti con la sua energia,
dimostrandosi per altro perfetto nell'interpretazione dei brani caratterizzati
dal suo potente e granitico timbro vocale (tra l'altro molto apprezzabile il duetto
con Piggy, cantante dei Razzle Dazzle, in occasione della cover degli Exodus presentata).
Un'ottima prova per questa band ormai ben rodata che trova nella complicità
tra le due chitarre (quelle di Marco Negonda e Lorenzo Testa) uno dei punti di
forza. Emerge infatti spontaneità e calore nella loro performance che inquadra
la band all'interno della classica scuola thrash tedesca. I miei complimenti vanno
in conclusione a Jorgy, il vero valore aggiunto di questa formazione, che alla
batteria è una macchina spietata, sempre lucido, fresco e preciso, capace
di guidare la band con determinazione ed aggressività.
Trascinanti.
[Poisoneye]
Scaletta Hyades:
Blameless In Deathrow
TV
Liars
Rush Of Deathbringers
11/9
Smart Bomb
Fabulous Desaster
Hyades
[DOOMSWORD]
E', come prevedibile,
un omaggio al Grande della Musica che ci ha lasciato poco tempo fa, e al quale
Deathmaster e i Doomsword sono sempre stati devoti, che apre il concerto: "Song
To Hall Up High", eseguita in maniera a dir poco magistrale da un Deathmaster
visibilmente provato dall'emozione di omaggiare il suo (nostro) grande mito di
sempre, Quorthon, a cui il concerto è stato dedicato. Applausi a ruota
libera ancora prima dell'inizio del concerto, e giustamente aggiungo, visto il
preoccupante silenzio in cui la tragica notizia è stata fatta passare da
un mondo evidentemente più attento all'ultimo trend che alla scomparsa
di uno dei massimi esponenti del movimento heavy metal di ogni tempo...
A
parte questo, dopo la commozione il concerto comincia con l'opener "Sacred
Metal" presa dal primo lavoro della band e decisamente perfetta per il live,
velocizzata a dovere e cantata dal pubblico che supporta la band in maniera convinta
e decisa. I suoni appaiono fin dall'inizio un po' troppo confusionari, grazie
a dio lasciando integra la bellissima voce di Deathmaster, e più in là
si noterà anche come il nuovo entrato Sacred Heart non è proprio
all'altezza della situazione come chitarrista solista... mentre il sostituto di
Dark Omen (escluso a sorpresa dalla line up) al basso sembra sapere il fatto suo.
Nonostante il sound un po' troppo impastato la band è comunque a suo agio
sul palco, scegliendo brani abbastanza sorprendenti come "The Siege"
o "The Youth Of Finn MacCool" (quest'ultima eseguita con inedite parti
senza distorsione). Deathmaster non si sa bene perchè apostrofa la folla
in inglese, ma a parte questo il coinvolgimento c'è tutto, anche se senza
dubbio chi non conosceva la band è rimasto estraneo, credo per via della
scelta settaria di includere i brani più particolari, e del sound grezzo
come impone la tradizione consolidata della band. Poco importa, i fans sono esaltati,
e brani come la nuova "In The Battlefield" (veramente travolgente dal
vivo) o come la sempreverde "Onward Into Battle" dal vivo sono veramente
un Ragnarok di metallo bollente! La chiusura è affidata al medley di "Resound
The Horn" e "The Doomsword", e il concerto si chiude sui toni più
cupi mai scritti dalla band. Una buona prestazione senza dubbio per una band che
non fa dell'attività live il suo punto di forza!
[Barbaro
Epico]
Scaletta
Doomsword:
Song
To Hall Up High
Sacred Metal
Heathen Assault
Onward Into Battle
The Siege
In The Battlefield
The Youth Of Finn MacCool
Resound The
Horn - The Doomsword (medley)
[OMEN]
Uno sparuto "zoccolo duro" di epic metallers,
già scaldati dai prodi Doomsword, si è radunato sotto il palco attendendo
con trepidazione l'ultima incarnazione di una band che ha fatto la storia del
genere, gli incredibili Omen, guidati dal carismatico e dotatissimo chitarrista
Kenny Powell, unico membro superstite della line up storica (e, aggiungo, persona
di disponibilità incredibile e dalla passione indubitabile). E come ad
ogni concerto del genere, il pubblico presente risponde al motto "pochi ma
buoni"... e l'intro "Premonition", con qualche fischio di chitarra
in sottofondo, non lascia spazio a dubbi: un autentico grido di guerra dei pochi
guerrieri accorsi a sostenere il mito Omen annuncia l'inizio dello show!
E'
la registrazione dell'intro di "The Axeman" (probabile omaggio al guerriero
caduto, l'indimenticato JD Kimball) ad aprire le danze, e subito tutti i dubbi
sono dileguati. La band trascina, è carica di grinta, e il "vecchietto"
Kenny Powell domina la scena con le sue pose seventies e il suo chitarrismo strabordante
e fantasioso, con tanto di giochetti à la Jimmy Page tra un riff e l'altro.
La paura di tutti era la prestazione di Kevin Goocher, il nuovo singer della band,
decisamente scadente per non dire penoso su disco ma, grazie al cielo, valido
dal vivo: screamer di scuola US metal, non è certo imperioso e possente
come JD, ma infonde ai brani la giusta carica emotiva e l'aggressività
che in studio non riesce minimamente a trasmettere. La sezione ritmica è
calibrata a dovere, oltre che notevolmente spettacolare per merito di Andy Haas,
un tamarro talmente tamarro che sembra uscito da un telefilm americano anni '80,
con tanto di cresta e basso a forma d'ascia! Ovviamente però tutti i riflettori
sono puntati su Kenny, l'autore di alcuni dei riff più memorabili della
storia, che non si concede un attimo di pausa e appare visibilmente stupito della
grande partecipazione dei pochi supporters presenti.
La band commette l'errore
di sparare subito le cartucce migliori, e infatti come secondo pezzo propone addirittura
la mitica "Battle Cry", che ha travolto la folla con il suo impeto metallico,
ma sicuramente sarebbe stata meglio verso la fine del brillante show. C'è
spazio anche per quattro brani di "Eternal Black Dawn", forse troppi
visto che sono stati quelli accolti peggio dal pubblico (eccezion fatta per opener
e title track), ma per il resto i vecchi dischi, soprattutto "Battle Cry",
sono stati saccheggiati: ce n'è stato di che svenire per ogni epic metaller
che si rispetti, con capolavori come "Die By The Blade", "Nightmares",
"Ruby Eyes Of The Serpent", "Dragon's Breathe"... i nostri
hanno sfiorato la perfezione con l'indiavolata e assassina "Termination"
(su cui s'è scatenato un caos degno di uno show degli Slayer), l'indomita
"Death Rider", su cui Kenny è riuscito a tirare da sè
il pubblico grazie al solo riff iniziale (e te credo...), e soprattutto "In
The Arena", invocata a gran voce dal pubblico ed eseguita in maniera pressochè
perfetta, con ritornello corale e stupore dei presenti.
Verso la fine un po'
il concerto si è perso, vuoi per i due brani dell'ultimo disco eseguiti
di fila, vuoi perchè i pezzi migliori erano già partiti... ma la
chiusura affidata a "Teeth Of The Hydra" è stata qualcosa di
davvero monumentale. O meglio, chiusura per modo di dire, perchè Kenny
in un attimo di pura follia metallica è voluto tornare sul palco a suonare
altri due pezzi, ovvero la misconosciuta "Thorn Into Your Flesh" (da
"Escape To Nowhere") e la thrashy "Bounty Hunter", gettandosi
in preda alla felicità più pura tra un pubblico di fan in delirio.
Magari il concerto degli Omen non è stato perfetto, ma c'è sicuramente
tanto da imparare da un uomo che non ha mai visto un soldo dalla sua musica eppure
continua a suonare dal vivo con tale passione... onore alla storia dell'epic metal,
e a un presente ancora ruggente e fiero! March on metal warriors!
[Barbaro Epico]
Scaletta Omen:
The Axeman
Battle Cry
1000 Years Reign
Termination
Eternal Black
Dawn
In The Arena
Nightmares
Death Rider
Ruby Eyes Of The Serpent
Die By The Blade
House On Rue Royale
King Of The Seven Seas
Teeth
Of The Hydra
Thorns Into Your Flesh
Bounty Hunter
[VIRGIN
STEELE]
Non ci sono parole abbastanza grandiose per descrivere la superlativa prestazione
di DeFeis e soci. Già lo sapevamo tutti, avevano annunciato uno show
faraonico, della durata di più due ore, ma quello che abbiamo potuto
gustare è stato più di un normale concerto, è stato un
trionfo assoluto della Grande Musica a chiusura di un festival veramente immenso
sotto tutti i punti di vista... i pochi fedelissimi dell'epic metal ancora
esaltanti dal concerto degli Omen erano tutti lì con le lacrime agli
occhi, e a loro si univano legioni (vabè, non proprio legioni, ma manipoli
sì) di VS-fans vecchi e nuovi, attendendo la comparsa dei propri beniamini
sul palco del Tradate. I nostri, dopo essersi fatti attendere il giusto, sono
comparsi sul palco con il wagneriano intro di "Kingdom of the Fearless",
e già la folla cade in preda al delirio alla sola vista di David DeFeis,
poeta, musicista e filosofo, uno dei pochi veri geni rimasti a suonare questa
musica al giorno d'oggi.
L'epos belligerante del brano in questione ha rotto il ghiaccio aprendo un'interminabile
sfilza di capolavori, eseguiti da una band veramente in stato di grazia. Unica
pecca trascurabile forse il sound delle tastiere di DeFeis un po' troppo in
sottofondo, ma considerata l'incredibile maestria di Ed Pursino ciò
non è certo un male! Anzi, "Van Dorian" è persino
riuscito a rubare più volte la scena al leone DeFeis, grazie a solos
incredibili, coinvolgenti, e alla sua presenza scanzonata e disinvolta, contrapposta
all'incredibile magnificenza della musica eseguita. Frank "Krakan"
Gilchriest è stato come prevedibile enorme, non solo per la sua stazza
da bigfoot, ma per le sue incredibili capacità di batterista, mentre
il bassista Josh Block è rimasto piuttosto estraneo allo show. Il re
della scena, lo si sa, è lui, "The Lion": leader carismatico,
vero direttore d'orchestra, capace di trascinare una folla intera senza neanche
la minima arringa. Il modo in cui quest'uomo suona, canta e guida la scena
ha un che di divino, di mistico, è come posseduto dalla Musica stessa...
Poi, con una scaletta entusiasmante come quella proposta, era impossibile
aspettarsi meno del massimo! Moltissimo materiale tratto dai due "House
Of Atreus" fa da contraltare a brani meno noti come "Angel Of Light",
"Guardians Of The Flame" e "On The Wings Of The Night",
che hanno mandato in visibilio gli (ovviamente pochi) appassionati più
fedeli della band di NY city. Ogni singolo momento di questo enorme show è
da ricordare, ma non si può dimenticare l'episodio della chitarra di
Pursino, che ha smesso di suonare misteriosamente su "A Token Of My Hatred".
Non solo il resto della band ha continuato ad eseguirla, ma Pursino è
riuscito a riassettare il guasto rientrando in tempo giusto giusto sull'assolo...
e come se non bastasse, mentre la chitarra dava ulteriori problemi, DeFeis
ha improvvisato dal nulla una canzone sostenuto da un Frank Gilchriest degno
seguace del Maestro... altro che interruzioni dello show, c'è quasi
da essere contenti che quella chitarra si sia rotta, abbiamo avuto ancora
una prova che i Virgin Steele sono tra i gruppi più geniali e fantasmagorici
del panorama heavy!
A parte questo, come ho detto i momenti da ricordare sono davvero tanti, ma
senza dubbio sopra la righe sono state la terremotante "Invictus",
pezzo irrinunciabile nei live show, la commovente versione acustica di "Gate
Of Kings", dedicata a tutte le persone care scomparse nell'ultimo anno
di vita dei Virgin Steele, in grado di far salire le lacrimucce anche ai bestioni
più animaleschi della platea... e poi, l'immortale, irresistibile "The
Burning Of Rome", una delle loro canzoni più belle di sempre,
con un ritornello cantato in duetto da David e dal pubblico partecipe come
non mai! Come non citare anche "Guardians Of The Flame", uno dei
caposaldi storici dell'epic metal, uno di quei ritornelli che ti fanno sentire
in un altro pianeta a cantarli insieme al tuo beniamino, o l'irresistibile
"Great Sword Of Flame", eseguita con tanto di spada fiammeggiante...
Personalmente credo però che il punto più alto dello show sia
stata l'esecuzione integrale della mitologica, leggendaria "Noble Savage"...
io stesso, mentre scrivo, sto quasi mettendomi a piangere ripensando a quel
momento, in cui mi sono sentito davvero svenire, quando mi sono reso conto
che i Virgin Steele stavano suonando l'intramontabile conclusione ("Innocent
eyes, shine down on me...") di questa canzone, che ha fatto la storia
dell'epic metal, e della vita di parecchi fan di questa musica.. lacrime,
sì, davvero lacrime. Ci ha pensato un inno come "I Will Come For
You", a chiudere temporaneamente lo show, anticipando il bis affidato
all'inarrestabile "A Symphony Of Steele" e alla conclusiva, epica,
monumentale, titanica "Veni Vidi Vici", degna chiusura di un concerto
che è stato un vero trionfo di Musica e Arte, vissuta intensamente
da chi la suonava e da chi la ascoltava. E mi spiace davvero che le parole
non possano bastare... chi non c'era si è perso probabilmente il concerto
dell'anno. Indimenticabile.
[Barbaro
Epico]
Scaletta Virgin Steele:
Kingdom
Of The Fearless
Life Among The Ruins
The Angel Of Light
The Wine Of
Violence
In Triumph Or Tragedy
Return Of The King
Guardians Of The
Flame
Victory Is Mine
Blaze Of Victory
Dust From The Burning
On
The Wings Of The Night
Noble Savage
Mind, Body, Spirit (intro)
Wings
Of Vengeance
By The Gods (intro)
Through Blood & Fire
Rising Unchained
(intro)
The Voice As Weapon
Invictus
Gate Of Kings (acoustic)
A Token Of My Hatred
Crown Of Glory Intro
Emalaith
Through The Ring
Of Fire
The Burning Of Rome
Thy Kingdom Come (intro)
When The Legends
Die
Great Sword Of Flame
Minuet In G Minor
I Will Come For You
Bis:
A Symphony Of Steele
Marriage Theme
Veni, Vidi, Vici
-
Domenica 20 Giugno 2004 -
Dopo
una notte infernale passata sotto l'acqua il pantano all'interno dello stadio
e' anche meno fastidioso di quanto potessi pensare. E' anche vero che siamo reduci
dalla tromba d'aria del Gods di due settimane prima, quindi, la pioggerellina
estiva ci fa un baffo!
Verso le 15 aprono l'ultima giornata del Tradate Iron
Fest i bresciani Endless Pain, giovane gruppo bresciano dedito ad un Trhash di
stampo teutonico che si base sulla ricerca di un sound pestatissimo. All'attivo
due demo ( The Cruel Way of war del e Shotgun Carnage) e un'enorme voglia di spaccare
il c.... a tutti ! . Cambio palco ed ecco salire sul palco i Subliminal Crusher,
che, a parer mio, hanno il batterista piu' in forma della giornata! Certo suonare
alle 15.30 del pomeriggio non fa bene a nessuno, ma devo dire che non vedo l'ora
di poterli verdere ad un orario piu' consono, in quanto, pur non conoscendo molto
della loro prodizione musicale, sono davvero rimasta favorevolmente colpita dal
cantante, che si sbatte per tutto il palco incitando il pubblico e dimostrando
doti vocali davvero notevoli! Da rivedere sicuramente! Il terzo live act della
gioranta corrisponde agli Hellstorm, gruppo dedito ad un Black piuttosto canonico
ma ben suonato. I pubblico apprezza molto e questo dimostra che gli Hellstorm
hanno un certo seguito, sicuramente meritato! E' ora il turno di una band culto
dell'underground italiano: Blood Thirsty Demons, Davvero impressionanati per presenza
scenica e i suoni Dark e vagamente ( ma nemmeno tanto) Death SS ci fanno capire
una volta di piu' quanto di nuono la scena nostrana puo' offrire. Per ragioni
logistiche e che non sarebbe educato riportare qui purtroppo mi perdo i The True
Endless e gli Entirity. Sara' per la prossima volta.
Il meglio arriva ora.
Hatework prima e Vexed di seguito. I due gruppi, durante questi anni, hanno davvero
suonato spesso insieme dal vivo e rappresentano la punta di diamante ( a mio parere)
della scena Trhash italiana. Pesanti, cattivi entrambi i gruppi sanno tenere il
palco con esperienza e il risultato e' sempre dei migliori! Ci si comincia a scaldare
per il clou ..... i Dismember, " Where Ironcrosses Grow" dal vivo e
' davvero devastante ( anche se resta l'unico pezzo degno di nota dell'ultimo
disco del gruppo svedese) ed apre le danze davvero in maniera lodevole. Non mancano
i pezzi dal glorioso passato dei nostri che , pero', si trovano a dover fronteggiare
problemi tecnici che, almeno all'inizio, penalizzano non poco la loro esibizione.
I siparietto comico-calcistico a cui assistiamo ( con Matti che Urla Ibrahimovic
e il pubblico a rispondere in coro " Cassano - Cassano " ) non e' altro
che un interludio per tornare a pestare a piu' non posso. Giornata sicuramente
bella e stancante. I gruppi di casa nostra ne escono sicuramente vincenti e la
speranza e' che la vogòlia do esprimersi e di suonare non si esaurisca
mai. I Dismember sono le solite "bestie" sul palco ( nonostante non
sia i periodo per utilizzare tale parola ) Altra descrizione non c'e' e una volta
di piu' mi convinco che il death metal va suonato cosi': niente compromessi, molto
cuore e tante palle!
[Hydra]