TRADATE IRON FEST

Tradate (MI)
17-18-19-20/06/2004

REPORT Zorro11, ColdNightWind, Raistlin, PoisonEye, Barbaro Epico & Hydra

 

 

 

 

 

- Giovedì 17 Giugno 2004 -

[KISSEXY]
E' ufficiale, si parte. Tocca alle Kissexy, tribute band femminile dei Kiss, dare inizio alle danze della seconda edizione della manifestazione rock-metal, destinata dopo ciò che è stato mostrato quest'anno a diventare uno degli appuntamenti da non perdere del panorama heavy che conta.
Armate di grinta da vendere e look nel più classico stile del "Bacio", le four girls salgono sul palco accompagnate dall'ormai fidato axemen Sergio, attaccando da subito con la energica "Psycho Circus", seguita a ruota dal duo "Strutter" e "Shout It Out Loud". Avevo già avuto il piacere di assaporare dal vivo la carica di queste meritevoli performer in alcuni locali del comasco, e questa loro esibizione inaugurale del festival ha confermato l'ottima forma di tutto il gruppo, ormai padrone indiscutibile del palco e capace di coinvolgere i primi fans accorsi, accalcati sotto le transenne.
Una serie di episodi ripieni di vigoroso intrattenimento come "Lick It Up" e "Detroit Rock City", ben interpretati dalla singer Marlena, vengono affiancati alle interpretazioni vocali "dell'intruso" della sei corde prima (in "2000 Man"), e dall'altra guitarist Sara poi (in "Cold Gin"), dimostrando una elogiabile duttilità da parte di tutti gli elementi della formazione, inclusa la brillante prestazione della sezione ritmica composta dalle fluide note di basso di Michela e dal solido drumming della gatta Barbara, precisa del dettare tempi e risoluta nell'imprimere la dovuta energia alle basi musicali. (ve lo dice un collega dietro alle pelli!) J
"Forever", "I Was Made For Loving You", "Love Gun" e "R'n'Roll All Night" sono le altre immancabili gemme proposte durante il concerto, ottime per scaldare l'atmosfera di festa già presente nell'aria ed ovviamente perfette per tributare un dovuto scroscio di applausi nel finale dell'esibizione, risultata assolutamente riuscita da parte del bacio più sexy d'Italia. Rock on!!!
[Zorro11]

Scaletta Kissexy:
Psycho Circus
Strutter
Shout It Out Loud
Lick It Up
2000 Man
Heaven's On Fire
Cold Gin
I Was Made For Loving You
Forever
Take It Off
Love Gun
Deuce
Detroit Rock City
R'N'R All Nite
Black Diamond

[THE CLAIRVOYANTS]

Tocca ai Clairvoyants, la tribute band nostrana degli Iron Maiden, il compito di mantenere alto il clima di adrenalina stabilitosi ai bordi del palco, sui cui già si era intravista la sagoma di un fantoccio di Eddie malefico come non mai, pronto a scatenarsi sulle note delle canzoni della metal band per eccellenza.
Neanche il tempo di rendersene conto ed ecco rombare il riff del recente singolo "Wildest Dreams", cui fa eco il risonante incedere della potente "The Wicker Man", seguita a gran voce da tutto il pubblico presente. Tutti i musicisti del gruppo risultano subito in palla e ben determinati, rendendosi protagonisti di una live performance vigorosa e robusta sotto tutti i punti di vista, come naturalmente richiesto da copione per un tributo di questo tipo.
Alla sorprendente e tutto sommato piacevole rivisitazione della forse troppo trascurata "Lord Of The Flies", fa seguito il clamore e la felicità dei presenti per le puntuali riproposizioni di successi immortali come "The Evil That Man Do", "The Trooper" ed "Aces High", ben eseguite dai metal guys al completo ed integrate alla perfezione dall'inserimento in scaletta di brani maggiormente datati come "Killers" e "Wrathchild". Un piacevole fuoriprogramma, che vede l'ingresso sul palco di alcuni giovanissimi metallers, tende inoltre ad innalzare il livello di coinvolgimento di tutta la folla presente, che, stupita dall'esibizione vocale parallela del singer Gabriele Bernasconi con i rockers di domani, tributa un vero e proprio scroscio di urla di incitamento a tutta la band, brava nel calarsi con buona personalità nel difficile compito di emulare i veri maestri delle sonorità heavy.
Una terminale serie di hits del calibro di "Hallowed Be Thy Name", "Fear Of The Dark", "Wasted Years" e "Run To The Hills" ci trasporta felici e soddisfatti verso la fine della serata, che termina definitivamente col calar del telone sulle note della celeberrima "Running Free". Grandi ragazzi, e anche stavolta… Up The Irons!
[Zorro11]

Scaletta The Clayrvoyants:
Wildest Dreams
The Wicker Man
Wrathchild
Killers
Lord Of The Flies
Children Of The Damned
The Evil That Man Do
Man On The Edge
Aces High
The Trooper
Wasted Years
Hallowed Be Thy Name
The Number Of The Beast
Fear Of The Dark
Iron Maiden
Run To The Hills
Running Free

- Venerdì 18 Giugno 2004 -

[CHERRY PIE]
E' tempo di rock'n'roll! Tocca infatti ai Cherry Pie aprire il telone del secondo giorno della manifestazione, subentrati in sostituzione dei defezionari Homerun. Guidata da un leader carismatico del calibro di Roby Lacchini, la three-pieces band sale sul palco armata dell'alone rock in pieno old-style, indissolubilmente legato ai decenni a cavallo prima e dopo degli anni settanta.
Le piacevoli e ipnotiche note di "All Right Now" introducono immediatamente gli spettatori nello spirito gioioso e ribelle degli anni che furono, ben accompagnate dalle perfette esecuzioni di altri memorabili hits corrispondenti al nome di "Sunshine of your Love" e "Wishing Well". Ma quello che salta irrimediabilmente all'occhio del pubblico è l'estrema passione profusa dal fantastico Roby Lacchini, un singer incredibilmente espressivo oltre che un musicista di grande talento, capace da solo di magnetizzare tutti gli occhi dei presenti per farli volare ancora una volta attraverso l'eterna verve del rock recidivo ed assiepato.
All'esecuzione de "La Macchina", forse il pezzo più conosciuto tra quelli del repertorio proprio del già citato singer, si passa successivamente alla riproposizione di altri veri e propri inni della storia della musica, tra i quali spiccano titoli indelebilmente scolpiti nella mente di tutti noi come "Walkin' by Myself" del maestro Gary Moore, "Born to Be Wild" degli Steppenwolf e la briosa "Wild Thing" dei Troggs, cantata in un unico e grande coro da tutte le voci ivi presenti.
Alla arcinota "Paranoid" dello storico Sabba Nero viene affidato il compito di concludere uno show davvero piacevole, che ci ha riportato, per tutta la sua durata, in un gradevole viaggio all'interno dell'incontaminato rock'n'roll. Cherry Pie, quando si dice la classica garanzia di qualità!

[Zorro11]

Scaletta Cherry Pie:

All Right Now
Sunshine Of Your Love
Let It Rock
Wishing Hell
Going Down
La Macchina
Walkin' By Myself
Crossroads
Wild Thing
Born To Be Wild
Bad News
Paranoid


[FIRE TRAILS]
Manca ancora qualche secondo all'ingresso on-stage dei Fire Trails, quando una notevole sensazione di impazienza inizia ad impadronirsi del mio corpo, rendendomi quanto mai irrequieto ed ansioso. Ma l'insofferenza del sottoscritto viene immediatamente spazzata via dall'arrivo del mitico Pino Scotto, che dopo il doveroso saluto a tutti gli accorsi si accoda subito grintoso alle note di "Run To Fast" e "On Fire", quasi ad inviare un segnale di avvertimento sul grande stato di forma di se stesso in prima persona, e di tutto il gruppo al completo.
Così, dopo la perfetta riproposizione della superba "Streets Of Ranger", ecco il momento che attendevo di riassaporare da tempo immemorabile: le pacate e malinconiche note di "Goin' On" riempiono in maniera stupefacente tutta l'area circostante, grazie ad un'interpretazione artistica semplicemente fantastica di un Pino Scotto motivato come non mai. Ma non c'è tempo per tirare il fiato: ""Get Up Shake Up" è lì pronta dietro l'angolo a riportare la nostra adrenalina a livelli da infarto, cosa quasi riuscita dall'intercalare cadenzato della successiva "Fire Trails".
"We Wanna Live With Rock'n'Roll", "Arms In The Air" e "Wild Horse" continuano martellanti a nutrirci grazie alla pura essenza del vero rock 'n' roll, intervallate come da copione da vere e proprie esibizioni di tecnica di primo piano da parte degli altri musicisti presenti, come Steve Angarthal, Lio Mascheroni e Angelo Perini, i quali, a discapito delle grandi abilità musicali messe in mostra, dimostrano di possedere un feeling esecutivo davvero fuori dal comune, tipico degli artisti rodati e totalmente innamorati della dea delle sette note.
Così, tra sventagliate distorte di chitarra e granitiche ritmiche di batteria, ci avviamo (quasi senza rendercene conto) al termine della seconda serata, un lasso di tempo fascinoso e vissuto sino in fondo grazie alla indescrivibile energia di una band assolutamente da urlo, concluso in un'autentica ovazione musicale sulle note della mitica e straconosciuta "Long Live Rock'n'Roll". Pino Scotto e i Fire Trails, un'autentico vortice di inossidabile carica hard!!!

[Zorro11]

Scaletta Fire Trails:
Run Too Fast
On Fire
Streets Of Danger
Goin' On
Get Up Shake Up
Fire Trails
We Wanna Live With Rock'n'Roll
Perfect Strangers
Arms In The Air
Too Young To Die
Don't Be Looking Back
Wild Horse
You Keep On Moving
Long Live Rock'n'Roll

- Sabato 19 Giugno 2004 -

[GLAND HOTEL]
Ad aprire la prima lunga giornata di questo festival sono i Gland Hotel. Certo, ,l'idea di trovarsi di fronte ad un gruppo Punk in una manifestazione dedicata alla scena Hard Rock & Metal fa un certo effetto, ma comunque i cinque salgono sul palco carichi d'entusiasmo e vogliosi di fare bene.
I ragazzi esordiscono sul palco del Tradate con Blitzkrieg Pop dei Ramones e, anche se di fronte ad un pubblico reso ancora più freddo e distante dal genere da loro proposto, i rgazzi hanno il pregio di metterci l'anima e di fare del loro meglio. Anche se con diverse smagliature il loro concerto prosegue liscio all'insegna della musica rock/punk "facile facile" senza troppe pretese.
Una perfomrance nella media per un gruppo che può crescere ma che se si vuole far conoscere al meglio forse deve puntare ad un altro target!

[ColdNightWind]

[INNER CHAOS]
Dopo un veloce Warm Up salgono sul palco gli Inner Chaos, che hanno l'arduo compito di smuovere il pubblico e dare un concreto inizio alle danze.
La cosa però sembra più difficile del normale, in quanto il power/heavy metal proposto dal combo nostrano non è di facile presa e non fa molto leva tra la gente.
Il combo, forse emozionato per la grandezza dell'evento in questione, non è autore di una prova particolarmente brillante. In difficoltà s'è venuto a trovare il singer, troppo spesso fuori posto negli acuti e autore di una performance piuttosto deludente.
Una bocciatura insomma anche se duole dirlo, perchè potrei scommettere oro sulla buona volontà che gli Inner Chaos hanno messo sul palco. Un peccato, una giornata storta ma si sà...non è mai troppo tardi per rimediare agli sbagli!
Alla prossima ragazzi!

[ColdNightWind]

[SOVVERSIVO]
Al Tradate Iron Fest è il momento dei Sovversivo, band artefice di un Hard Rock come Dio comanda, con suoni grezzi quanto basta e la particolarissima voce del buon Andrea "Poisoneye" Uboldi.
I 4 ragazzi infiammano subito il (poco) pubblico presente con la splendida "Wild Emotions", brano più che mai adatto per le performance live, e infatti tutti cantano il coinvolgente ritornello, e si lasciano trasportare dai soli e dalla potenza della band. Peccato per qualche piccolo problema tecnico che i fonici presenti al Tradate non riescono a risolvere, provocando l'irritazione (giustificata) del cantante, che si è visto alternativamente mancare il volume a microfono e chitarra… capita.
Lo show prosegue con l'ottima "Stay", meno tirata rispetto al primo brano, ma comunque molto bella. Pierpaolo "Zorro11" Monti alla batteria è una furia, non si risparmia e offre una prestazione pulita e convincente. "Voodoo Inside" è il terzo pezzo proposto dai 4 ragazzi milanesi, che ce la mettono davvero tutta per regalare ai presenti uno spettacolo degno di nota. A questo proposito va però sottolineato che l'ottimo chitarrista Matteo Serra, dotato di notevoli qualità tecniche e autore di alcuni soli davvero interessanti, è un po' troppo fermo sul palco… e allora ci pensa il singer a fare spettacolo anche per lui. E' chiaro che il "fare scena" non è la cosa principale di una band, ma soprattutto in un genere come l'Hard Rock vedere un chitarrista praticamente immobile non è il massimo della vita… in ogni caso, questo non sminuisce la grande performance musicale offerta dal giovane chitarrista dei Sovversivo.
Arriva l'unica cover, "Eighteen" di Alice Cooper, eseguita magistralmente (per la gioia del sottoscrito). Lo show si chiude con un bel brano inedito, "Out Of Time", che verrà inciso nel prossimo demo della band.
Di certo con questo show i Sovversivo dimostrano di essere ben più di una realtà locale… gli manca solo un'etichetta che li pubblichi. Applausi.

[Raistlin]

[RAZZLE DAZZLE]
Salgono sul palco i Razzle Dazzle, che si dimostrano una delle sorprese della giornata. Glam Rock potente e scanzonato, condito dall'ottima presenza scenica del cantante Mr. Piggy, mai fermo sul palco, coinvolgente e carismatico. Ma anche il resto della band non è certo carente in quanto a spettacolo, attingendo a piene mani da tutta la scena Glam degli anni '80 e '90 (chi ha detto Guns 'n Roses?).
Lo show si sviluppa tra brani propri (tra l'altro davvero belli) e cover, atte a scaldare il pubblico presente. Ricordiamo in particolar modo l'ottima riproposizione di "Bed Of Nails" di Alice Cooper, vera e propria "chicca" all'interno del concerto dei Razzle Dazzle, che hanno poi proposto brani anche di Skid Row e Mötley Crüe, eseguiti con bravura e grinta.
Tra le canzoni scritte dalla band lombarda va senza dubbio citata la splendida "Bad Boyz", vero e proprio inno Glam, tirata quanto basta, divertente e assolutamente impedibile. In pratica una hit!
Insomma, pare che il Glam sia risorto, e i Razzle Dazzle ne sono l'incarnazione più pura. Ora aspetto di vederli ad una serata tutta per loro, dato che sul palco del Tradate Iron Fest il tempo a loro disposizione era limitato.
In ogni caso… Rock On!

[Raistlin]

[TWLIGHT ZONE]
I Twilight Zone irrompono sul palco del Tradate, proponendo il loro classico Heavy Metal spruzzato di Power e di scorribande Epic.
La band versiliese, formatasi nel 1993 e giunta fino ad oggi con continui cambi di formazione, purtroppo non sfodera una prova particolarmente convincente, forse perché il pubblico preferisce concentrare le energie per il trio delle meraviglie che si esibirà sul palco in seguito (Doomsword - Omen - Virgin Steele).
Sta di fatto che lo show non attira molto l'attenzione dei presenti, tranne quando la band attacca "Rebellion (The Clans Are Marching)" dei Grave Digger, che genera una vera e propria corsa verso il palco. Peccato che, una volta terminata la canzone, il pubblico torni a farsi gli affari propri, senza degnare la band di un'altra occhiata.
Forse la proposta di questo gruppo, pur tecnicamente valido, è un po' troppo impersonale e classica, senza quell'appeal necessario per coinvolgere.
Non è una bocciatura, forse andrebbero rivisti in un altro contesto.

[Raistlin]

[HYADES]
Una volta sul palco, gli Hyades danno sfogo al loro martellante thrash in grado di contagiare le numerose persone che si sono accalcate sotto il palco. E' un piacere vedere come il pubblico segua i milanesi e soprattutto il singer (Marco Colombo) riesce a coinvolgere i presenti con la sua energia, dimostrandosi per altro perfetto nell'interpretazione dei brani caratterizzati dal suo potente e granitico timbro vocale (tra l'altro molto apprezzabile il duetto con Piggy, cantante dei Razzle Dazzle, in occasione della cover degli Exodus presentata). Un'ottima prova per questa band ormai ben rodata che trova nella complicità tra le due chitarre (quelle di Marco Negonda e Lorenzo Testa) uno dei punti di forza. Emerge infatti spontaneità e calore nella loro performance che inquadra la band all'interno della classica scuola thrash tedesca. I miei complimenti vanno in conclusione a Jorgy, il vero valore aggiunto di questa formazione, che alla batteria è una macchina spietata, sempre lucido, fresco e preciso, capace di guidare la band con determinazione ed aggressività.
Trascinanti.

[Poisoneye]

Scaletta Hyades:
Blameless In Deathrow
TV
Liars
Rush Of Deathbringers
11/9
Smart Bomb
Fabulous Desaster
Hyades

[DOOMSWORD]

E', come prevedibile, un omaggio al Grande della Musica che ci ha lasciato poco tempo fa, e al quale Deathmaster e i Doomsword sono sempre stati devoti, che apre il concerto: "Song To Hall Up High", eseguita in maniera a dir poco magistrale da un Deathmaster visibilmente provato dall'emozione di omaggiare il suo (nostro) grande mito di sempre, Quorthon, a cui il concerto è stato dedicato. Applausi a ruota libera ancora prima dell'inizio del concerto, e giustamente aggiungo, visto il preoccupante silenzio in cui la tragica notizia è stata fatta passare da un mondo evidentemente più attento all'ultimo trend che alla scomparsa di uno dei massimi esponenti del movimento heavy metal di ogni tempo...
A parte questo, dopo la commozione il concerto comincia con l'opener "Sacred Metal" presa dal primo lavoro della band e decisamente perfetta per il live, velocizzata a dovere e cantata dal pubblico che supporta la band in maniera convinta e decisa. I suoni appaiono fin dall'inizio un po' troppo confusionari, grazie a dio lasciando integra la bellissima voce di Deathmaster, e più in là si noterà anche come il nuovo entrato Sacred Heart non è proprio all'altezza della situazione come chitarrista solista... mentre il sostituto di Dark Omen (escluso a sorpresa dalla line up) al basso sembra sapere il fatto suo. Nonostante il sound un po' troppo impastato la band è comunque a suo agio sul palco, scegliendo brani abbastanza sorprendenti come "The Siege" o "The Youth Of Finn MacCool" (quest'ultima eseguita con inedite parti senza distorsione). Deathmaster non si sa bene perchè apostrofa la folla in inglese, ma a parte questo il coinvolgimento c'è tutto, anche se senza dubbio chi non conosceva la band è rimasto estraneo, credo per via della scelta settaria di includere i brani più particolari, e del sound grezzo come impone la tradizione consolidata della band. Poco importa, i fans sono esaltati, e brani come la nuova "In The Battlefield" (veramente travolgente dal vivo) o come la sempreverde "Onward Into Battle" dal vivo sono veramente un Ragnarok di metallo bollente! La chiusura è affidata al medley di "Resound The Horn" e "The Doomsword", e il concerto si chiude sui toni più cupi mai scritti dalla band. Una buona prestazione senza dubbio per una band che non fa dell'attività live il suo punto di forza!

[Barbaro Epico]

Scaletta Doomsword:
Song To Hall Up High
Sacred Metal
Heathen Assault
Onward Into Battle
The Siege
In The Battlefield
The Youth Of Finn MacCool
Resound The Horn - The Doomsword (medley)


[OMEN]
Uno sparuto "zoccolo duro" di epic metallers, già scaldati dai prodi Doomsword, si è radunato sotto il palco attendendo con trepidazione l'ultima incarnazione di una band che ha fatto la storia del genere, gli incredibili Omen, guidati dal carismatico e dotatissimo chitarrista Kenny Powell, unico membro superstite della line up storica (e, aggiungo, persona di disponibilità incredibile e dalla passione indubitabile). E come ad ogni concerto del genere, il pubblico presente risponde al motto "pochi ma buoni"... e l'intro "Premonition", con qualche fischio di chitarra in sottofondo, non lascia spazio a dubbi: un autentico grido di guerra dei pochi guerrieri accorsi a sostenere il mito Omen annuncia l'inizio dello show!
E' la registrazione dell'intro di "The Axeman" (probabile omaggio al guerriero caduto, l'indimenticato JD Kimball) ad aprire le danze, e subito tutti i dubbi sono dileguati. La band trascina, è carica di grinta, e il "vecchietto" Kenny Powell domina la scena con le sue pose seventies e il suo chitarrismo strabordante e fantasioso, con tanto di giochetti à la Jimmy Page tra un riff e l'altro.
La paura di tutti era la prestazione di Kevin Goocher, il nuovo singer della band, decisamente scadente per non dire penoso su disco ma, grazie al cielo, valido dal vivo: screamer di scuola US metal, non è certo imperioso e possente come JD, ma infonde ai brani la giusta carica emotiva e l'aggressività che in studio non riesce minimamente a trasmettere. La sezione ritmica è calibrata a dovere, oltre che notevolmente spettacolare per merito di Andy Haas, un tamarro talmente tamarro che sembra uscito da un telefilm americano anni '80, con tanto di cresta e basso a forma d'ascia! Ovviamente però tutti i riflettori sono puntati su Kenny, l'autore di alcuni dei riff più memorabili della storia, che non si concede un attimo di pausa e appare visibilmente stupito della grande partecipazione dei pochi supporters presenti.
La band commette l'errore di sparare subito le cartucce migliori, e infatti come secondo pezzo propone addirittura la mitica "Battle Cry", che ha travolto la folla con il suo impeto metallico, ma sicuramente sarebbe stata meglio verso la fine del brillante show. C'è spazio anche per quattro brani di "Eternal Black Dawn", forse troppi visto che sono stati quelli accolti peggio dal pubblico (eccezion fatta per opener e title track), ma per il resto i vecchi dischi, soprattutto "Battle Cry", sono stati saccheggiati: ce n'è stato di che svenire per ogni epic metaller che si rispetti, con capolavori come "Die By The Blade", "Nightmares", "Ruby Eyes Of The Serpent", "Dragon's Breathe"... i nostri hanno sfiorato la perfezione con l'indiavolata e assassina "Termination" (su cui s'è scatenato un caos degno di uno show degli Slayer), l'indomita "Death Rider", su cui Kenny è riuscito a tirare da sè il pubblico grazie al solo riff iniziale (e te credo...), e soprattutto "In The Arena", invocata a gran voce dal pubblico ed eseguita in maniera pressochè perfetta, con ritornello corale e stupore dei presenti.
Verso la fine un po' il concerto si è perso, vuoi per i due brani dell'ultimo disco eseguiti di fila, vuoi perchè i pezzi migliori erano già partiti... ma la chiusura affidata a "Teeth Of The Hydra" è stata qualcosa di davvero monumentale. O meglio, chiusura per modo di dire, perchè Kenny in un attimo di pura follia metallica è voluto tornare sul palco a suonare altri due pezzi, ovvero la misconosciuta "Thorn Into Your Flesh" (da "Escape To Nowhere") e la thrashy "Bounty Hunter", gettandosi in preda alla felicità più pura tra un pubblico di fan in delirio. Magari il concerto degli Omen non è stato perfetto, ma c'è sicuramente tanto da imparare da un uomo che non ha mai visto un soldo dalla sua musica eppure continua a suonare dal vivo con tale passione... onore alla storia dell'epic metal, e a un presente ancora ruggente e fiero! March on metal warriors!

[Barbaro Epico]

Scaletta Omen:

The Axeman
Battle Cry
1000 Years Reign
Termination
Eternal Black Dawn
In The Arena
Nightmares
Death Rider
Ruby Eyes Of The Serpent
Die By The Blade
House On Rue Royale
King Of The Seven Seas
Teeth Of The Hydra


Thorns Into Your Flesh
Bounty Hunter

[VIRGIN STEELE]
Non ci sono parole abbastanza grandiose per descrivere la superlativa prestazione di DeFeis e soci. Già lo sapevamo tutti, avevano annunciato uno show faraonico, della durata di più due ore, ma quello che abbiamo potuto gustare è stato più di un normale concerto, è stato un trionfo assoluto della Grande Musica a chiusura di un festival veramente immenso sotto tutti i punti di vista... i pochi fedelissimi dell'epic metal ancora esaltanti dal concerto degli Omen erano tutti lì con le lacrime agli occhi, e a loro si univano legioni (vabè, non proprio legioni, ma manipoli sì) di VS-fans vecchi e nuovi, attendendo la comparsa dei propri beniamini sul palco del Tradate. I nostri, dopo essersi fatti attendere il giusto, sono comparsi sul palco con il wagneriano intro di "Kingdom of the Fearless", e già la folla cade in preda al delirio alla sola vista di David DeFeis, poeta, musicista e filosofo, uno dei pochi veri geni rimasti a suonare questa musica al giorno d'oggi.
L'epos belligerante del brano in questione ha rotto il ghiaccio aprendo un'interminabile sfilza di capolavori, eseguiti da una band veramente in stato di grazia. Unica pecca trascurabile forse il sound delle tastiere di DeFeis un po' troppo in sottofondo, ma considerata l'incredibile maestria di Ed Pursino ciò non è certo un male! Anzi, "Van Dorian" è persino riuscito a rubare più volte la scena al leone DeFeis, grazie a solos incredibili, coinvolgenti, e alla sua presenza scanzonata e disinvolta, contrapposta all'incredibile magnificenza della musica eseguita. Frank "Krakan" Gilchriest è stato come prevedibile enorme, non solo per la sua stazza da bigfoot, ma per le sue incredibili capacità di batterista, mentre il bassista Josh Block è rimasto piuttosto estraneo allo show. Il re della scena, lo si sa, è lui, "The Lion": leader carismatico, vero direttore d'orchestra, capace di trascinare una folla intera senza neanche la minima arringa. Il modo in cui quest'uomo suona, canta e guida la scena ha un che di divino, di mistico, è come posseduto dalla Musica stessa...
Poi, con una scaletta entusiasmante come quella proposta, era impossibile aspettarsi meno del massimo! Moltissimo materiale tratto dai due "House Of Atreus" fa da contraltare a brani meno noti come "Angel Of Light", "Guardians Of The Flame" e "On The Wings Of The Night", che hanno mandato in visibilio gli (ovviamente pochi) appassionati più fedeli della band di NY city. Ogni singolo momento di questo enorme show è da ricordare, ma non si può dimenticare l'episodio della chitarra di Pursino, che ha smesso di suonare misteriosamente su "A Token Of My Hatred". Non solo il resto della band ha continuato ad eseguirla, ma Pursino è riuscito a riassettare il guasto rientrando in tempo giusto giusto sull'assolo... e come se non bastasse, mentre la chitarra dava ulteriori problemi, DeFeis ha improvvisato dal nulla una canzone sostenuto da un Frank Gilchriest degno seguace del Maestro... altro che interruzioni dello show, c'è quasi da essere contenti che quella chitarra si sia rotta, abbiamo avuto ancora una prova che i Virgin Steele sono tra i gruppi più geniali e fantasmagorici del panorama heavy!
A parte questo, come ho detto i momenti da ricordare sono davvero tanti, ma senza dubbio sopra la righe sono state la terremotante "Invictus", pezzo irrinunciabile nei live show, la commovente versione acustica di "Gate Of Kings", dedicata a tutte le persone care scomparse nell'ultimo anno di vita dei Virgin Steele, in grado di far salire le lacrimucce anche ai bestioni più animaleschi della platea... e poi, l'immortale, irresistibile "The Burning Of Rome", una delle loro canzoni più belle di sempre, con un ritornello cantato in duetto da David e dal pubblico partecipe come non mai! Come non citare anche "Guardians Of The Flame", uno dei caposaldi storici dell'epic metal, uno di quei ritornelli che ti fanno sentire in un altro pianeta a cantarli insieme al tuo beniamino, o l'irresistibile "Great Sword Of Flame", eseguita con tanto di spada fiammeggiante...
Personalmente credo però che il punto più alto dello show sia stata l'esecuzione integrale della mitologica, leggendaria "Noble Savage"... io stesso, mentre scrivo, sto quasi mettendomi a piangere ripensando a quel momento, in cui mi sono sentito davvero svenire, quando mi sono reso conto che i Virgin Steele stavano suonando l'intramontabile conclusione ("Innocent eyes, shine down on me...") di questa canzone, che ha fatto la storia dell'epic metal, e della vita di parecchi fan di questa musica.. lacrime, sì, davvero lacrime. Ci ha pensato un inno come "I Will Come For You", a chiudere temporaneamente lo show, anticipando il bis affidato all'inarrestabile "A Symphony Of Steele" e alla conclusiva, epica, monumentale, titanica "Veni Vidi Vici", degna chiusura di un concerto che è stato un vero trionfo di Musica e Arte, vissuta intensamente da chi la suonava e da chi la ascoltava. E mi spiace davvero che le parole non possano bastare... chi non c'era si è perso probabilmente il concerto dell'anno. Indimenticabile.
[Barbaro Epico]

Scaletta Virgin Steele:

Kingdom Of The Fearless
Life Among The Ruins
The Angel Of Light
The Wine Of Violence
In Triumph Or Tragedy
Return Of The King
Guardians Of The Flame
Victory Is Mine
Blaze Of Victory
Dust From The Burning
On The Wings Of The Night
Noble Savage
Mind, Body, Spirit (intro)
Wings Of Vengeance
By The Gods (intro)
Through Blood & Fire
Rising Unchained (intro)
The Voice As Weapon
Invictus
Gate Of Kings (acoustic)
A Token Of My Hatred
Crown Of Glory Intro
Emalaith
Through The Ring Of Fire
The Burning Of Rome
Thy Kingdom Come (intro)
When The Legends Die
Great Sword Of Flame
Minuet In G Minor
I Will Come For You

Bis:
A Symphony Of Steele
Marriage Theme
Veni, Vidi, Vici

- Domenica 20 Giugno 2004 -

Dopo una notte infernale passata sotto l'acqua il pantano all'interno dello stadio e' anche meno fastidioso di quanto potessi pensare. E' anche vero che siamo reduci dalla tromba d'aria del Gods di due settimane prima, quindi, la pioggerellina estiva ci fa un baffo!
Verso le 15 aprono l'ultima giornata del Tradate Iron Fest i bresciani Endless Pain, giovane gruppo bresciano dedito ad un Trhash di stampo teutonico che si base sulla ricerca di un sound pestatissimo. All'attivo due demo ( The Cruel Way of war del e Shotgun Carnage) e un'enorme voglia di spaccare il c.... a tutti ! . Cambio palco ed ecco salire sul palco i Subliminal Crusher, che, a parer mio, hanno il batterista piu' in forma della giornata! Certo suonare alle 15.30 del pomeriggio non fa bene a nessuno, ma devo dire che non vedo l'ora di poterli verdere ad un orario piu' consono, in quanto, pur non conoscendo molto della loro prodizione musicale, sono davvero rimasta favorevolmente colpita dal cantante, che si sbatte per tutto il palco incitando il pubblico e dimostrando doti vocali davvero notevoli! Da rivedere sicuramente! Il terzo live act della gioranta corrisponde agli Hellstorm, gruppo dedito ad un Black piuttosto canonico ma ben suonato. I pubblico apprezza molto e questo dimostra che gli Hellstorm hanno un certo seguito, sicuramente meritato! E' ora il turno di una band culto dell'underground italiano: Blood Thirsty Demons, Davvero impressionanati per presenza scenica e i suoni Dark e vagamente ( ma nemmeno tanto) Death SS ci fanno capire una volta di piu' quanto di nuono la scena nostrana puo' offrire. Per ragioni logistiche e che non sarebbe educato riportare qui purtroppo mi perdo i The True Endless e gli Entirity. Sara' per la prossima volta.
Il meglio arriva ora. Hatework prima e Vexed di seguito. I due gruppi, durante questi anni, hanno davvero suonato spesso insieme dal vivo e rappresentano la punta di diamante ( a mio parere) della scena Trhash italiana. Pesanti, cattivi entrambi i gruppi sanno tenere il palco con esperienza e il risultato e' sempre dei migliori! Ci si comincia a scaldare per il clou ..... i Dismember, " Where Ironcrosses Grow" dal vivo e ' davvero devastante ( anche se resta l'unico pezzo degno di nota dell'ultimo disco del gruppo svedese) ed apre le danze davvero in maniera lodevole. Non mancano i pezzi dal glorioso passato dei nostri che , pero', si trovano a dover fronteggiare problemi tecnici che, almeno all'inizio, penalizzano non poco la loro esibizione. I siparietto comico-calcistico a cui assistiamo ( con Matti che Urla Ibrahimovic e il pubblico a rispondere in coro " Cassano - Cassano " ) non e' altro che un interludio per tornare a pestare a piu' non posso. Giornata sicuramente bella e stancante. I gruppi di casa nostra ne escono sicuramente vincenti e la speranza e' che la vogòlia do esprimersi e di suonare non si esaurisca mai. I Dismember sono le solite "bestie" sul palco ( nonostante non sia i periodo per utilizzare tale parola ) Altra descrizione non c'e' e una volta di piu' mi convinco che il death metal va suonato cosi': niente compromessi, molto cuore e tante palle!
[Hydra]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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