UFO
ULI JON ROTH
Alcatraz- Milano
10/03/2004
REPORT
Pierre Hound, Benve
PHOTO
Medea Madeleine La Clè
Appuntamento con la storia…potremmo intitolare così la serata del 10 marzo 2004. Ahimè, la storia spesso riserva, però, anche delle grandi sorprese e quando pensi che le cose debbano andare in un certo modo, puntualmente esse vanno nel verso opposto.
I primi dubbi sorgono nel momento in cui entrando nella grande e storica discoteca rock milanese dell’Alcatraz, si vede che questa è stata notevolmente ridimensionata negli spazi con l’ausilio di ampi drappi neri. Il noto palco del locale è impietosamente coperto mentre un piccolo altarino a forma di pulpito per politici di quartiere, accatastato in un angolo, ospita l’esibizione dell’attempato menestrello tedesco Uli Jon Roth. Sembra di essere ad una fiera di paese dove pochi sparuti gruppi di persone assistono distrattamente all’esibizione di un artista decaduto che con la sua chitarra, su basi registrate e con l’ausilio di un compare alla “pianola”, cerca disperatamente di farsi notare. Chi immagina (io per primo) che dietro quei drappi neri si celi una vera astronave pronta a sbalordire il pubblico con le mille sorprese nascoste a bordo, deve presto ricredersi, perché lo stesso “sgabello” di “tre metri per tre”, liberato da Roth, è la minuscola piattaforma di atterraggio per gli UFO. Risultato di tutto ciò? Una tristezza incredibile! Vedere dei mostri sacri dell’hard degli ultimi trent’anni esibirsi di fronte a poche centinaia di persone, in un fazzoletto di spazio, fa venire i lacrimoni. Per fortuna i pochi convenuti danno dimostrazione di profonda passione ed affetto nei confronti della band. Tra la folla scorgo Benve, un grande estimatore degli artisti di stasera ed è a lui che assegno l’incarico di raccontare, con gli occhi e le parole di un fan affezionato, l’essenza della serata.
[Pierre Hound]
E’ mercoledì 10 marzo e a Milano piove...anche la temperatura è decisamente invernale, ma solo un cataclisma avrebbe potuto impedire al mio compagno di avventure e me di recarci all’Alcatraz per assistere ad un concerto che rimarrà a lungo nei nostri occhi e cuori.
Siamo quasi in orario, quasi perché la nostra entrata nel locale coincide con l’inizio dell’esibizione di Mr. Uli Jon Roth…accidenti, neanche il tempo di ambientarsi.
Per chi non lo sapesse, quel simpatico freakettone rinascimentale di Roth ha scritto pagine di infuocato hard rock quando nei seventies faceva parte degli Scorpions: provate ad ascoltare il live “Tokio Tapes” del 1978, per avere un’idea di come lo “scorpione” pungeva. Dopo il suddetto live, Uli, abbandonò la band proprio prima della svolta “americana” della stessa e si dedicò a progetti solisti nei quali convogliare i suoi grandi amori musicali: la musica classica e Jimi Hendrix.
E’ un piacere vederlo qui, stasera, in abiti rinascimentali con cappello a falda larga e tanto di pennacchio mentre rivisita le “Quattro Stagioni” di Vivaldi accompagnato solo da un tastierista. L’ultimo album dell’artista, “Metamorphosis”, si basa proprio su queste ultime composizioni ed è difficile rimanere indifferenti di fronte a tanto sentimento e perizia tecnica; il pubblico risulta quindi attento e coinvolto. Le note che escono dalla Sky Guitar a 30 tasti 30 si diffondono nell’aria e i brividi percorrono la schiena del sottoscritto neanche fossi in un freezer!
Ovviamente, Roth non poteva tralasciare quello che è il suo passato rock, omaggiato con la riproposizione di “Hell-Cat” e “Yellow Raven” tratte da “Virgin Killer” del 1976 e del classico di Dylan / Hendrix “All Along The Watchtower” (bisogna dire che in questi pezzi si avverte la mancanza di una vera band sul palco, soprattutto per le dinamiche).
In conclusione mi sento di dire un “grazie” a Uli per questo volo spazio-temporale che ci hai fatto vivere, speriamo di rivederci presto!
Dopo un breve cambio palco le luci si spengono nuovamente…siamo tutti in attesa degli UFO, storica band dell’hard britannico in giro, tra alti e bassi, da almeno 30 anni. E’ da poco uscito il nuovo “You Are Here” ed è probabile che saranno al Gods Of Metal 2004. La formazione è di tutto rispetto: Phil Mogg alla voce, Pete Way al basso, Paul Raymond alla chitarra e tastiere ed i “nuovi” Jason Bonham (figlio del mitico “Bonzo”, indimenticato drummer dei Led Zeppelin) alla batteria e Vinnie Moore all’altra chitarra. E’ vero, manca Michael Schenker, il pazzo furioso che contribuì negli anni settanta ad accrescere la fama della band, ma è meglio un Moore coinvolto e partecipe o uno Schenker scazzato e irascibile? Tra l’altro Mr. Schenker è ormai famoso per aver abbandonato più volte la band durante le varie tournee!
In ogni caso, la navicella atterra ed è subito spettacolo! Il sound non è male nonostante un’acustica non proprio di qualità, mentre la scaletta è ricca di pezzi che provocano a dir poco le lacrime. Si parte, comunque, con un paio di song tratte dal nuovo CD che infiammano la platea, diventata nel frattempo numerosa: nel complesso, le canzoni tratte da “You Are Here” mi sono sembrate niente male, nel classico stile UFO ma con una ritrovata vena creativa. La parte del leone è riservata, però, ai classici, iniziando da “Let It Roll” (che mi ha torto le budella), passando per “Out In The Street”, “I’m A Loser” e la stra-famosa “Only You Can Rock Me”, e terminando con gli inni generazionali quali “Lights Out” e “Rock Bottom”.
La band gira a mille, forse solo Phil ogni tanto si aliena, ma il suo timbro è comunque caldo e passionale. “Doctor Doctor” è un pugno in faccia, “Love To Love” si insinua dentro e non mi molla più, “Shoot Shoot” è il colpo finale che mi fa stramazzare completamente svuotato…è un orgasmo!!
La band è sorridente, ringrazia e se ne va, le luci si riaccendono e si torna alla realtà…mi è sembrato a tratti di volare, un tuffo nel passato immune da controindicazioni, che ogni tanto tutti dovremmo fare per riassaporare fantastiche melodie che oggi in pochi ripropongono. Il pubblico defluisce, incontro il mio socio visibilmente soddisfatto…fuori piove e fa freddo ma in fondo a noi cosa importa? Per un po’ la nostra anima sarà al caldo.
Per i più scettici in merito alla musica delgi UFO: fate un piccolo sforzo, non pensate che sia musica datata e vecchia, date un ascolto al live “Strangers In The Night” del 1978…forse anche la vostra anima si scalderà.
[Benve]