UDO
CRYSTAL BALL
MAJESTY
WINE SPIRIT
Mercato Coperto
- Mendrisio
21/05/2004
REPORT Barbaro
Epico
PHOTO Marco Fizzotti
WINE
SPIRIT
Chiamati ad aprire la serata, i nostrani Wine Spirit (a me precedentemente
ignoti) si sono difesi talmente bene da contendere il posto di migliore prestazione
allo stesso Udo! I tre ragazzi sparano a tappeto un hard rock d'assalto veramente
adrenalinico e irresistibile, suonato con perizia e passione: nonostante il pubblico
sia tutt'altro che folto, le capacità di coinvolgimento manifestate dalla
band sono indubbie, e le prime file si scaldano subito, grazie anche al genere
di musica immediato e diretto... notevole come in tre i Wine Spirit riescano a
creare un muro di suono devastante e micidiale, potenziando il loro rock muscolare
e sudatissimo ai massimi livelli. Per me una gradita scoperta, peccato davvero
che abbiano avuto soltanto mezz'ora a loro disposizione. Promossi a pieni voti!
Voto: 80
MAJESTY
E' la volta del true metal
più intransigente e classico che si possa immaginare, quello dei tedesconi
Majesty. Non ho mai avuto gran simpatia per la loro proposta musicale, una sterile
riproposizione dei Manowar più sempliciotti e scontati, ma c'è da
dire che questo metallone becero e cafone dal vivo rende fin troppo bene. La band,
pur non brillando per tecnica, sicuramente sa il fatto suo, e riesce a coinvolgere
un audience visibilmente divertita e partecipe, cantando in coro i vari refrain
di "Sword And Sorcery", "Reign In Glory" e "Keep It True",
probabilmente i brani più apprezzati della serata. Certo, la musica è
decisamente terra/terra, già solo in tre quarti d'ora i Majesty hanno messo
in mostra una totale carenza di idee (a parte la velocissima "Heavy Metal
Battle Cry", i brani sono dei mid tempo prevedibili e con stacchi corali
rubati ai grandi maestri del genere, senza la minima rielaborazione). C'è
poi da dire che fra i tre gruppi d'apertura i Majesty erano senza dubbio i più
adatti ad anticipare il trionfo d'acciaio del signor Dirkschneider, quindi non
me la sento di condannarli del tutto... d'altronde sembrano consapevoli dei loro
scarsi mezzi, e avendo poche pretese riescono a svolgere il compitino senza troppe
difficoltà.
Voto: 65
CRYSTAL
BALL
Un sorprendente bagno di folla per l'esibizione dell'unica
band della serata a giocare in casa. Gli elvetici Crystal Ball, fautori di un
heavy rock ruffiano e in certo senso da classifica, soprattutto per via della
voce (secondo il sottoscritto fin troppo smielata e fastidiosa) del frontman Mark
Sweeney, e per un attitudine molto "facilona" che può ricordare
gli Europe e anche il Bon Jovi dei tempi migliori. La musica della band fa presa,
è indubitabile, ma secondo me risulta abbastanza inadatta al contesto decisamente
più metallico... inevitabile il confronto con i bollenti Wine Spirit, che
hanno dato parecchi punti ai colleghi svizzeri! Sarà l'esagerata quantità
di melodia quasi à la Stratovarius presente nei brani di questi svizzeri,
ma il concerto, seppur godibile, non è stato sufficientemente carico d'adrenalina
(e in questo senso non ha certo aiutato l'ora e un quarto di durata). Significativo
poi come la maggior parte dei fans della band non superasse a occhio e croce i
15 anni d'età... pane al pane e vino al vino, insomma, i Crystal Ball i
loro mestiere lo sanno fare e anche piuttosto bene, ma dietro a una presenza scenica
ruffiana fino allo sfinimento (i continui tentativi di Mark di improvvisare incitazioni
in italiano farebbero sembrare Joey DeMaio un professore di dizione) mi sembra
che non ci sia poi tutto sto gran clamore a livello di musica. Promossi per un
pelo come i Majesty.
Voto: 65
UDO
Chiamato a gran voce ormai
da tutti i presenti, il nanerottolo più metallico di tutti i tempi non
si è fatto pregare più di tanto. Lo sconcertante intro di "Thunderball"
(simile alla colonna sonora di James Bond), prepara la scena per l'ingresso dell'inossidabile
cantante dalla voce al vetriolo, che si presenta vestito da gran cerimoniere con
una tunica nera lunga fino ai piedi, presentando questa gran bella mazzata di
speed metal sulla falsariga dei passati successi degli Accept. Purtroppo fanno
subito la loro comparsa evidenti problemi di sound che hanno afflitto un po' tutta
la serata: distorsioni evidentemente esagerate e volumi fin troppo altri per l'acustica
del posto, insomma un po' di impastamento globale, problema secondario visto che
si tratta del metallo più immediato e scanzonato sulla faccia della terra,
ma a tratti abbastanza fastidioso. Udo comunque conferma il suo irresistibile
carisma: smessa la tunica, la sua inconfondibile tenuta militare fa dimenticare
i suoi capelli bianchi e ci riporta dritti dritti alla memoria le immagini dei
grandi Accept, ovviamente saccheggiati nel repertorio. Ed è proprio questa
corposa presenza di song degli Accept a rendere gradevole il concerto: dall'irresistibile
chorus di "Metal Heart", alla sfrontata "Son Of A Bitch",
alla commovente "Neon Nights", c'è spazio per il meglio del meglio
del reperotrio della band madre del signor Dirkschneider... e la differenza col
suo materiale solista si sente, oh se si sente! Per carità, pezzi buoni
come "Men And Machine" non mancano, ma alla lunga riescono a stancare
anche i fan più appassionati. E infatti nel corso del concerto il tiro
viene un po' perso... sul finire delle due ore (veramente troppe per un artista
che comunque non ha mai fatto della varietà compositiva il punto di forza)
praticamente OGNI brano è stato prolungato allo sfinimento, facendo cantare
il pubblico e inserendo assoli di chitarra e batteria decisamente inutili. Così
è stata distrutta la mitica "Princess Of The Dawn", ad esempio.
A un certo punto si può dire che l'attrattiva principale erano i continui
cambi di costume di Udo (vestito da cardinale su "Holy" e da Terminator
su "Man And Machine"), che senza dubbio è un mattatore come pochi
ce ne sono. Il momento più dello del concerto è stato probabilmente
il conclusivo, ennesimo tributo agli Accept ("Balls To The Wall" e "Fast
As A Shark", con il mitologico intro "heidi haido" cantato da tutti
i presenti, dal vivo hanno sempre la potenza di un carro armato, certi inni non
possono essere dimenticati). Peccato che il concerto sia durato troppo e che i
suoni non siano stati curati a dovere, senza dubbio si è messo in mostra
che Udo vive alle spalle di quanto cantato negli anni d'oro, il che non è
un male per un uomo ormai sull'orlo della sessantina e ancora carico di potenza
metallica, ma è comunque un difetto che si dovrebbe tenere nascosto il
più possibile.
Voto:
80