W.A.S.P.
New Age -Roncade (TV)

23/11/2004

Rainbow - Milano

25/11/2004

REPORT Tormentor & Pierre Hound
PHOTO Pierre Hound 

 

 

 

 

 







Prima di partire vorrei ringraziare Nicola dei Devaster per l'aiuto nella stesura del report.
Che dire di una serata all'insegna dei W.A.S.P.? Arrivo al New Age con "I Wanna Be Somebody" a manetta, e mi stupisco nel vedere una folla piuttosto consistente; è pur sempre martedì ed il prezzo del biglietto è tutt'altro che basso. All' interno si respira già aria di attesa, i cori che inneggiano a Blackie Lawless si sprecano, e dopo un breve soundcheck sembra che lo spettacolo possa iniziare, mentre un roadie comincia a togliere i teli che coprono la scenografia ed il mitico microfono con l'asta a forma di teschio appare al centro del palco.
Partono le note di "The End" dei Doors, l'atmosfera è incredibile, e bastano quattro colpi di charleston per far partire il concerto nel tripudio generale; Blackie sembra in ottima forma e si dà subito da fare sul palco per incitare ed esaltare il suo pubblico con il solito carisma che lo contraddistingue: il secondo pezzo in scaletta è niente meno che "Inside The Electric Circus", eseguita in modo perfetto nonostante il gruppo si scateni senza risparmiare energie. Si susseguono brani seminali, uno dietro l'altro (senza tralasciare gli ultimi lavori, chiaramente) e Blackie, nonostante l'età, sembra tenere perfettamente il passo; l'estasi viene raggiunta con "The Idol" che lascia tutti senza fiato, con la sua esecuzione perfetta e precisa. Al termine dell'assolo finale Blackie si prende qualche minuto di pausa (sarà invecchiato mica per niente...), e al suo ritorno sul palco il folle singer ondeggia come un demone sul fido microfono da acrobata, illuminato dal colore fosforescente che si è appena sparso addosso. Il concerto continua con altri capolavori tra cui l' immancabile e scontata "Fuck Like A Beast"; purtroppo, ormai, siamo alla fine ed i W.A.S.P. si rifugiano nel backstage. Ma il pubblico non ci sta e richiama il gruppo a gran voce.
Eccoli tornare per il bis, con una devastante "Blind In Texas" che chiude a dovere un concerto sublime; c'è poco da fare, i W.A.S.P. sono sempre i W.A.S.P.
Chi c'era ricorderà con gioia, che se li è persi...beh, affari suoi!  
[Tormentor]

Dopo l'ultimo Gods Of Metal 2004, molti erano rimasti parzialmente delusi (non certamente il sottoscritto!) dalla prestazione live conseguente alla discesa estiva della macchina da guerra denominata W.A.S.P.. Quale occasione migliore per rifarsi in questo non freddo novembre 2004, in cui la band di Mr. Lawless si disempegna in un mini-tour italiano di 3 date?
A Milano, come dopotutto in tutti i club in cui la band ha fissato i propri show, l'attesa è spasmodica. Blackie & Co sanno bene come gestire la propria immagine e, in modo forse eccessivo e ridicolo, fanno di tutto per atteggiarsi a consacrate rockstar (non che non meritino questa onorificenza, ma non siamo più ai tempi delle grandi arene da 50/100000 persone!...i ragazzi, magari, vorrebbero anche scambiare qualche parola, richiedere qualche autografo e farsi scortare dai bodyguard per i 2 metri che separano il tourbus dall'ingresso del Rainbow, mi sembra alquanto fuori luogo!). La prima, grossa, novità evidente della serata è nello stage: a differenza da quanto proposto negli ultimi anni, il buon caro e vecchio Blackie Lawless lascia 'a casa' la mitica altalena microfonica con tanto di teschio e manubrio di motocicletta, optando per una sobria e canonica asta reggi microfono. Tutto lo stage è ridotto all'essenziale e questo lascia presagire che l'intero spettacolo possa proseguire sulla stessa linea!
Il tempo di far salire la tensione ed è subito tempo di perire sotto le prime note dei carnefici W.A.S.P.: si inizia con il consolidato medley di grandi classici '80s della band, quelli dell'era d'oro, quelli che ne consacrarono il successo su scala mondiale...un miscuglio velenoso e tagliente lungo oltre 10 minuti che già da solo fa selezione naturale sui più deboli. La bolgia del Rainbow (quasi del tutto pieno nel suo ordine di posti) reclama a gran voce altri classici e durante la serata non rimarrà certamente delusa! Non un momento di flessione, non un calo di tensione...uno show ad altissimi livelli con un'energia allo stato puro che investe ed infligge piacevole dolore agli astanti. Nei poco più di 60 minuti di musica, trovano spazio solo tre brani tratti dall'ultimo lavoro dei W.A.S.P., il doppio concept "The Neon God", per il resto la furia di Blackie ripercorre a ritroso la sfavillante carriera della band di cui è capitano, passando per altri classici non inclusi nel medley iniziale e riproponendo alcune 'chicche' niente male; tra queste la mastodontica "The Idol" tratta dal masterpiece "The Crimsol Idol" (ragazzi che brivido!) ed un accenno acustico alla lancinante "Sleeping In The Fire". Il tempo passa veloce ed in fretta ed il silenzio dal palco prende tosto il sopravvento sostituito, nell'arco di pochi centesimi di secondo, dalle urla lancinanti e di dolore dei disperati inferi del Rainbow. C'è il tempo per due ritorni sul palco..."Animal, Fuck Like A Beast", "Blind In Texas" e poi il gelido, assoluto, definitivo silenzio.
Che dire d'altro? Descrivere ulteriormente le emozioni di un concerto dei W.A.S.P. è impresa improba! Non si possono descrivere le emozioni senza snaturarle. E' certo che, assieme ai Twisted Sister, la band di Blackie Lawless è quella più in forma tra quelle ancora in giro dai mitici anni '80! La rabbia è sempre la stessa, forse le rughe hanno tracciato il viso di Blackie, la pancia sarà anche cresciuta, ma la grinta e lo spirito rock'n'roll, quelli no, sono rimasti invariati!
Dietro le pelli, Stet Howland, è una garanzia di potenza, mentre i bravissimi Mike Duda al basso e Darrell Roberts alla chitarra solista, donano una rinnovata vena di freschezza, tecnica e potenza al sound della ultra ventennale band americana! Il rimpianto per Chris Holmes è tanto ed i pochi fortunati (e meno male che chi vi scrive è tra questi!) ad averlo visto in azione assieme al gemello tremendo Blackie Lawless, ne sanno qualcosa...di certo, però, Darrell Roberts non è da meno nel far urlare la sua chitarra e ferire mortalmente con dei fendenti taglienti l'anima dei tanti presenti.
Concludo dicendo che la storia serve a far capire alle nuove, talentuose e fortunate nuove leve quale sia la strada da intraprendere per parlare la lingua del VERO e caro vecchio rock'n'roll.
Lunga vita ai W.A.S.P. ed un metallico arrivederci al grandioso loro "electric circus"!  
[Pierre Hound]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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