AGGLUTINATION FESTIVAL 2009

Campo Sportivo - Sant'Arcangelo (Potenza)

10/08/2009

REPORT
Francesco "Crash" La Tegola

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Crash; Domenico "Prowler" Tumolo

 

 


 


Come la più consolidata delle tradizioni, ecco che Hardsounds si va a fare una gitarella sul pollino lucano per uno dei più importanti e duraturi festival metal del Sud. Come da tradizione ci siamo persi nuovamente nel labirinto di sentieri e stradine con scarsa segnaletica del Pollino lucano arrivando in ritardo, alla fine della performance degli Ecnephias e stando a quanto mi ha detto l'amico Mancan (il vocalist, ndr) mi sono perso una performance caratterizzata da tagli nella setlist e problemi fonici. E ci siamo persi anche i Symbolic, che mi interessavano non poco. In ogni caso, appena superata la perquisizione da parte dei carabinieri all'entrata, mi trovo fianco a fianco con lo staff della sicurezza mentre i Trick Or Treat si scatenano sul palco.


TRICK OR TREAT

La band modenese scatena il suo power melodico di fronte a quattro gatti (in questa edizione la partecipazione del pubblico è stata drammaticamente bassa) e sembra che il passato di cover band ufficiale degli Helloween non sia stato del tutto accantonato. Le influenze sono forti e si sentono ancora, soprattuto nelle linee vocali del bravo Alessandro Conti, che non possono non ricordare il mitico Michael Kiske. La band funziona, trascina il poco pubblico presente con soluzioni semplici e tante ruffianate un po' paracule, tipo i guanti da Donald Duck e la chitarra di gomma e le varie ammiccate a fotografi e pubblico. Ma questo fa parte dello spettacolo, quindi è ok. Peccato per la setlist veramente risicata, mi sarebbe piaciuto sentire qualche pezzo in più. Per quelle tre canzoni scarse, pollice in su.


FRATELLO METALLO

Comincia a vedersi qualche persona in più quando il discusso religioso votato al metal dai testi salvifici fa la sua comparsa sul palco. In realtà Metallo si fa attendere un po' mentre la sua band (sorprendentemente di alto livello) manda giù dei pesanti riffoni heavy power. Alla fine il non giovanissimo religioso è sul palco, in saio e con una cintura borchiata, salutato da qualche appaluso, ironici incitamenti e un mare di atroci bestemmie. Sinceramente lo show è un qualcosa di sconcertante, dato che Metallo non fa altro che propinare una predica cadenzata e baritonale, con risultati esilaranti in certi passaggi. Più che noiose e prevedibili contestazioni a messagi e ideali proposti dal religioso, si potrebbe dire che è una risata generale, dati i continui incitamenti ironici o gli sguardi imbarazzati da parte del pubblico. Al di là della condivisibilità del messaggio (lasciata agli individui), è evidente che tutto ciò col metal non c'entra nulla, forse neppure con la musica. Penso (o ce lo auguriamo) che il mediatico frate ne sia consapevole e che lui stesso non si prenda troppo sul serio. E come potrebbe, visto uscite clamorose come l'illusione ottica del teschio/signora, protagonista di innumerevoli catene di Sant'Antonio via mail (per capirci, una cosa simile), la T-shirt con la scritta '667 uno + del Diavolo', rigorosamente lanciata in mezzo al pubblico o l'improponibile "musica metallo". Poi consigli da catechista su cose tipo il fumo (di sigaretta!), l'alcol e il sesso, tra risate generali e qualche moccolo di troppo. Concludendo, ammetto di essermi divertito con questo personaggio estemporaneo che ci ricorda che il peggior peccato mortale per un metallaro (mi si perdoni il gioco di parole) è prendersi troppo sul serio. Dal canto mio, però, non posso non ricordare al signor Bonizzi (nome secolare di Fratello Metalllo) che il metal con messaggi cristiani esiste da anni ed è un universo popolato da molti musicisti seri, come Stryper,Trouble, Mortification, Virgin Black, Saviour Machine e via dicendo. Qualitativamente distanti anni luce da Fratello Metallo.


FORGOTTEN TOMB

Dopo la fin troppo lunga performance di Fratello Metallo (se paragaonata a quanto hanno suonato gli altri gruppi) tocca ai Black/doomster piacentini Forgotten Tomb, band che seguo da molti anni ma che non avevo mai avuto occasione di vedere su un palco. Personalmente l'idea di una band di questo genere in un contesto estivo open air lascia adito a qualche dubbio, ma basta l'ascolto di un solo pezzo per capire quanto si è in errore. Per quanto penalizzati dal fatto che la chitarra di Herr Morbid non si sentiva bene, i Forgotten Tomb si sono comportati in maniera più che esemplare sul palco. I riff pesanti e spaventosi degli axe-man sorretti da ritmiche cadenzatissime e affatto noiose hanno portato un manto di negatività su Sant'Arcangelo, con tristi poesie direttamente dall'oltretomba che hanno riecheggiato nella vallata. Qualora ce ne fosse stato bisogno, Herr ha ricordato a tutti che dopo le benedizioni di Metallo i Forgotten Tomb li avrebbero riportati all'inferno. Un inferno sublimamente malinconico, dove la speranza non è benvenuta e le tristi melodie delle chitarre non fanno che ricordarcelo, insieme ai pulitissimi e maestosi arpeggi clean che danno forma all'anima oscura delle composizioni dei romagnoli. E' vero che in media un brano dei Forgotten Tomb è molto lungo, ma farli suonare solo tre o quattro pezzi è una palese ingiustizia. Purtroppo sono situazioni molto comuni nei festival italiani, è inutile stare a puntare il dito. A dispetto della musica dei quattro romagnoli, occorre solo sperare.


FABIO LIONE PROJECT

Ospite gradito per l'Agglutination, uno dei vocalist power più rappresentativi della Penisola, piaccia o no, anche in questa edizione ha calcato il palco del festival lucano. Se l'anno scorso c'era in qualità di frontman dei Vision Divine, quest'anno ha portato il suo progetto solista, che consiste nella proposizione di una serie di arcinoti successi hard rock ed heavy. Portandosi dietro una band ovviamente di tutto rispetto (brava anche la rossa vocalist) il riccioluto vocalist toscano ha proposto un repertorio abbastanza variegato con, tra gli altri, Iron Maiden, Judas Priest, Bon Jovi e persino Vision Divine. Niente da dire sulla performance in se per sè, tranne qualche problema tecnico che ha visto la chitarra sparire in "You Give Love A Bad Name" e in un altro paio di pezzi e una madornale steccata in "Fear Of The Dark", complice il solito problema tecnico, probabilmente. Lione ha dimostrato tutto il suo bagaglio tecnico e la sua essenza rock, ma alla fine quello che si è visto è stata solo una cover band decente. Nulla più.

Pro's: La voce di Lione, la bravura dei musicisti, la scelta delle cover.
Con's: Serviva uno come Lione per quattro cover?

La setlist:

01. Fool For Your Loving
02. Streets Of Laudmia
03. You Give Love A Bad Name
04. Wasted Years
05. Between The Hammer And The Anvil
06. Send Me An Angel
07. Fear Of The Dark


EXTREMA

La gente aumenta lentamente e progressivamente, senza sussulti. Intanto arriva il momento per un po' di sana violenza tutta italiana, con uno di quei gruppi capaci di dividere le opinioni come davvero pochi. Si tratta degli inossidabili Extrema, guidati da uno scatenato Gianluca Perotti del tutto privo di zazzera. Sia nei suoni che nella presenza scenica che nell'abbigliamento i nostri sembrano voler tributare i Pantera e, bisogna dirlo, al di là di facili critiche gli Extrema hanno dato una sonora lezione di musica pesante a chiunque nutrisse dubbi. Ammetto di non essere un fan della band, ma ascoltare le varie "Displaced", "Six, Six, Six, Is Like Sex, Sex, Sex", "Generation" e via dicendo suonate con quella carica, quella violenza, quel tocco così moderno ma al contempo cazzuto e groove non può che far piacere. Il pubblico si scatena, poga, urla, sege la band che, c'è poco da fare, ha in mano il festival. Un tocco moderno in un festival troppo spesso conservatore non fa male, e anche il pubblico sembra essere dello stesso avviso. Si può parlare letteralmente di esplosione di folla in "Nature" e soprattutto nell'immancabile cover "Ace Of Spades", che ha chiuso una delle performance più infuocate della giornata. Complimenti agli Extrema.


VADER

Dopo la devastazione targata Extrema, qualcosa di ancora più tremendo sta per abbattersi sulla Basilicata. Tutto il pubblico si fa avanti, sotto al palco, anche perchè essenzialmente è per i Vader che la gente è venuta al festival. Mentre i polacchi fanno il soundcheck la gente è già tutta lì e in breve Peter e compagnia aprono le danze con "Shadow Fear" senza farsi tanto pregare, mentre il mosh pit comincia ad agitarsi senza tregua. Purtroppo anche con i Vader ci sono problemi di acustica e le chitarre non si sentono granchè bene, ma per il pubblico questo non conta, e lo dimostra esplodendo sulle note della celeberrima "Sothis" mentre con "Silent Empires" parliamo di pura devastazione. I pezzi si susseguono in un crescendo di violenza e attitudine, trascinandosi però la palla al piede della scarsa resa sonora. Con "Back To Blind" e soprattutto "Wings" la folla deflagra letteralmente e con la conclusiva "This Is The War" si chiude la migliore performance della giornata. Al di là di problemi tecnici e di evidenti decurtazioni nella scaletta, uno spettacolo che più Death non si poteva. Da vedere assolutamente.

U.D.O.

Sono calate da parecchio le tenebre quando finalmente l'Agglutination 2009 arriva al suo atto finale. Sul palco sta per salire una leggenda del rock e del metal, il mitico Udo Dirkschneider, fondatore degli storici Accept, ai quali questo concerto è stato un quasi tributo, come sempre. Eh già, perchè non sono mancati nella scaletta i successi della fondamentale band tedesca. Lo show parte non appena Udo sale sul palco, e nel migliore dei modi: con "Metal Heart". La voce del vocalist crucco è marcia, grezza e stridula, anche più del solito. Forse una questione di volumi, in ogni caso Udo sta lì a spaccare il sedere a tutti, scatenandosi sulla folla con la stessa forza con cui il tempo si è abbattuto sul suo volto. Ma il metal, si sa, non è una questione anagrafica: ci sono vecchietti che sanno far molto più male dei ventenni. In ogni caso, ascoltando pezzi come "Midnight Mover" si torna ai tempi in cui il metal era una cosa per uomini duri, senza tutte le lagne e la depressività di oggi (non prendetemi alla lettera, eh). Anche la band non si lascia pregare, sfoderando una presenza scenica che solo gente di certa esprienza può vantare. Certo, a volte sembrava di stare a sentire una cover band degli Ac/Dc, a dispetto della presenza ineccepibile il contatto col pubblico era un po' freddino, ma nonostante tutti i "ma", Udo ha spaccato. Punto.

La setlist:

01. Metal Heart
02. Midnight Highway
03. They Want War
04. Midnight Mover
05. Vendetta
06. Princess Of The Dawn
07. Living For Tonite
08. Man And Machine
09. Animal House
10. Thunderball
11. Holy
12. Balls To The Wall
13. Burning

Musicalmente parlando un bel festival, peccato per la poca affluenza di pubblico, quest'anno a livelli drammatici. Chissà se ci saranno ancora festival del genere a Sud, nella decade che sta per arrivare.

P.S. Ringraziamenti a Gerardo Cafaro e tutta l'organizzazione, ai membri della crew che mi hanno sopportato, a Prowler, agli Ecnephias, ai Perfect Breed e tutti gli amici e i fratelli di sangue, you rock!




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