
A distanza di tre anni dal debutto discografico gli Ea si riaffacciano sul mercato con una nuova release intitolata semplicemente 'Ea II', pubblicata ancora una volta dalla solidissima etichetta russa Solitude Prod. decisa a puntare sul visionario funeral doom elargito da questo bizzarro ensemble statunitense.
Le scarne note biografiche forniteci ci dicono che testi e concept del progetto ruotano attorno a dei testi sacri di un’antica civiltà ormai scomparsa usando, di fatto, una lingua morta ricreata grazie a degli appositi studi archeologici. Continuano così i punti di domanda su questa band della quale si sa tuttora poco o nulla, vista la mancanza di nomi, di una line-up e di una qualsiasi foto o sito internet. Un alone di mistero forzato e forse anche un po’ troppo pacchiano, grazie al quale rischiamo di perdere di vista l’aspetto fondamentale, ovvero la musica.
Devo dire che il precedente 'Ea Taesse' non mi aveva colpito in maniera particolare, andando ad alimentare dei dubbi sulla qualità dell’esecuzione dei brani, dove spesso e volentieri avevamo una batteria fuori fase e degli arrangiamenti tastieristici troppo stucchevoli e ridondanti. Con 'Ea II' gli americani provano a mettere a fuoco le proprie partiture snellendo il sound in toto, partendo da delle chitarre poste più in primo piano e finendo con delle divagazioni in territori ambient più approfondite rispetto al passato. Viene meno la voce femminile, qui totalmente abbandonata dopo gli accostamenti poco felici con i finnici Shape Of Despair.
Il risultato finale è sicuramente un qualcosa di meno pesante e più fluido all’ascolto, ma che non cambia di una virgola nella sostanza. Nelle due lunghe suite (oltre i venti minuti) che compongono il cd troveremo i classici ritmi lenti e asfissianti ormai caratteristici di un genere come il funeral doom, dove chitarre e synth sono chiamati a tessere melodie drammatiche e a tratti, come in questo caso, vagamente orrorifiche.
La produzione del disco è molto buona e valorizza in pieno i potenti pattern chitarristici, mentre sono decisamente da rivedere i suoni delle tastiere dove piano, organo e cori suonano un po’ troppo posticci e privi del giusto feeling e di una dinamica accettabile.
Purtroppo gli Ea sono una band dal potenziale validissimo, ma alla quale manca quel guizzo in grado di fare la differenza, quel qualcosa in più capace di far ridestare l’ascoltatore dal magma sonoro uniforme creato dal gruppo stesso. Il funeral doom è un genere ostico e va suonato con la morte nel cuore e un’attitudine mortifera, gli Ea a questo stato ci sono andati vicini ma anche in questo caso il balzo verso la consacrazione è stato rimandato.
_ PER I FANS DI Shape Of Despair
Un disco semplicemente sufficiente e godibile, ma nulla di più.
RECENSORE Danny De Barba
RECENSITO IL 27/06/2009