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ADRAMELCH: Lights From Oblivion

data

28/05/2012
83


Genere: Prog Metal
Etichetta: Pure Prog Records
Distro:
Anno: 2012

Prima o poi sapevamo che la Pure Steel (o una delle sue divisioni) sarebbe arrivata a qualche gruppo italiano. Requisito per far parte dell'etichetta tedesca sembra essere l'assenza dalle scene per almeno un quinquennio dopo l'uscita di un grandissimo lavoro d'esordio. Per gli Adramelch parliamo di oltre quindici anni dall'epico e indimenticato esordio del 1988, altri sette anni dal comeback del 2005 e ora dobbiamo solo sperare che da 'Lights From Oblivion' non passi ancora tutto questo tempo. La qualità è rimasta costante, altissima: dimostrazione di classe - necessaria per suonare prog metal - che trascende dai generi musicali. Perchè se in passato parlavamo di epic metal con spunti progressive accentuati qua e là (già molto più elaborato dell'heavy classico comunque), ora le proporzioni si invertono irrimediabilmente. Gli attori sono gli stessi di 'Broken History', una crescita necessaria è avvenuta in questi sette anni, uno spirito assolutamente senza confini, nessun limite strumentale, melodie invidiabili accompagnano una grande voglia di sperimentare: le chitarre riescono a riportarci a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta, quando uscivano i vari 'Images & Words' e ' Parallels' a segnare per sempre la musica da lì in poi. Un prog metal che fedele a sè stesso sappiamo da dove parte ma non dove andrà a finire, infatti l'invidiabile tecnica strumentale non sovrasta mai la costruzione sensata e "umana" della tracce (quanti gruppi avrebbero reso la delicata "Wonderful Magician" un pastrocchio pieno di assoli freddi e senz'anima?). L'acuta voce di Vittorio Ballerio rende perfettamente espressivo ogni singolo pezzo, sia nei pezzi meno regolari che in quelli in cui ci si riavvicina agli anni Ottanta. Immersione nell'epic/heavy metal di "Tides Of My Soul" perfettamente riuscita, segno che i ragazzi milanesi sarebbero ancora maestri anche in quel genere. Da segnalare il cameo di Alex Mereu dei sardi Holy Martyr nello stesso pezzo. Un amalgama perfetto di potenza ed emozioni, marmoreo e impegnativo. Vince il gruppo, non il singolo componente. Solo nei grandi lavori si trova questo equilibrio.

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