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BETHLEHEM: Bethlehem

data

29/12/2016
85


Genere: Dark Metal
Etichetta: Prophecy Productions
Distro:
Anno: 2016

Odiosi sono i lanci delle notizie riguardanti il nuovo album dei Bethlehem, che discorrono di "veterani del black metal". Certo, se i sedicenti maestri dell'informazione hanno ascoltato solo un pezzo di quest'ultimo album (magari "Fickselbomber Panzerplauze", uno dei meno intensi) non poteva essere altrimenti. La verità è che i Bethlehem se li sono filati sempre troppo pochi rispetto alla discendenza musicale che hanno avuto e all'influenza su tutto quello che poteva definirsi pur vagamente suicidal black e rispetto alla qualità assoluta di tutti i loro album, che hanno saputo dare un senso al termine "dark metal". Gli anni di carriera sono ben venticinque, gli album lunghi sono otto (se includiamo anche l'unico neo di un cammino stellare, ossia la versione in inglese di 'S.U.I.Z.I.D.' uscita nel 2009) e Jurgen Bartsch, unico membro originario rimasto, ha dovuto fare i conti con una line up totalmente diversa da quella che ci aveva fatto spaventare a morte, terrorizzato e deliziato con 'Hexakosioihexekontahexaphobia'. Da un nome impronunciabile a un semplice lavoro omonimo: è un passaggio necessario, concettualmente e musicalmente. Torna Wolz, batterista nei due album più controversi dei Bethlehem, e arrivano due innesti decisivi come Karzov dei Bog Morok e la cantante dei Darkened Nocturn Slaughtercult. Le influenze di quest'ultima band sono molto nette e quindi il risultato non poteva che essere una virata verso il black metal e un suono più diretto. Chi è rimasto sotto shock dopo le urla di 'Dictius Te Necare' ritroverà pane per le sue gengive, visto che i denti saltano via dopo un paio di canzoni. Onielar è la frontwoman perfetta e riporta la band ai dischi in cui cantavano Rainer Landfermann, Marco Kehren e anche Niklas Kvarforth -presente nel rifacimento cui accennavo prima. Ecco, tra i gruppi che dovrebbero sempre ricordarsi di ringraziare questo gruppo tedesco per l'ascendenza avuta su di loro ci sono proprio gli Shining e i Forgotten Tomb, entrambi surclassati in questa occasione. Spaccati di melodia notturna ("Verderbnisheilung in sterbend' Mahr") interrompono gli incubi a cui si assiste minuto dopo minuto (su tutti "Gangel Gangel Gang", a causa della quale dovrete comprarvi una confezione di pannoloni per resistere indenni ai primi cento ascolti: tanto l'atmosfera del disco precedente era decadente e morbosa, di attesa per il male, tanto questa di 'Bethlehem' è di una violenza plateale, grondante sangue e follia esplicita. L'esempio lampante di tale lucida assenza di pietà, dell'abbondanza di dettagli e della particolarità del sound possono ritrovarsi in "Kalt' Ritt in leicht faltiger Leere", manifesto dell'intera opera e di quanto orrore sono in grando di creare questi psicopatici dopo una carriera lunga un quarto di secolo. Antologia del suicidio: tra vent'anni continueremo a sfiorare con grande sgomento le sofferenti cicatrici e a chiederci quale straordinaria forza ci abbia trattenuto dall'affondare con più convinzione la lama nelle vene.

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