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BEYOND THE EMBRACE: INSECT SONG

data

25/04/2004
60


Genere: Thrash/Death Metal
Etichetta: Metal Blade
Anno: 2004

Suonano thrash/death metal i Beyond The Embrace, e sono americani. Ma non sembra. Sfido chiunque di voi a riconoscere infatti la nazionalità del gruppo ascoltando questo nuovo album, che per quento riguarda la componente death pesca letteralmente a piene mani (per non dire "saccheggia") l'ormai strabordante repertorio del melodeath scandinavo o Gotheborg Sound che dir si voglia... i suoni, le melodie, persino titoli, monicker e copertina rimandano alle miriadi di dischi usciti recentemente e non dalla Madre Svezia, in primo luogo agli In Flames di "Whoracle", la cui influenza sui nostri è innegabile e presentissima. Le tendenze thrash sono invece molto più "di casa", rappresentate soprattutto per via bella voce di Shawn Gallagher, una sorta di versione growling di James Hetfield, e di alcuni brani un po' meno "impegnati" del disco che ricordano le sferzate thrash dei Quattro Cavalieri (momenti peraltro estremamente ridotti). Nel sound dei nostri sento anche una forte presenza dei Pantera e in generale del metal-core all'americana più ovvio e scontato... ormai sembra che sia obbligatorio inserire in un disco estremo almeno un paio di quei riffoni monocorde, compressi e supportati da una batteria lenta e squadrata che i "Vulgar Display Of Power" ha fatto conoscere a tutto il mondo. E il bello è che questo mix di thrash alla buona e di cerebrale death melodico a volte funziona pure: in questo senso il punto più alto dle disco è rappresentato da "Redeemer", dove il bravo Gallagher si destreggia tra clean vocals e screaming à la Anders Friden con naturalezza e cattiveria, e dove le chitarre macinano riff aggressivi ma melodici, per poi deliziarci con un bello stacco melodico centrale. Anche l'opener "Fleshengine Breakdown", la più Metallicosa del lotto, riesce benissimo a coinvolgere come si deve... e buoni episodi nel disco sono un po' ovunque... un riff qui, un assolino là... ma non certo abbastanza da non farci riflettere seriamente sul pessimo stato di salute di questo genere. Insomma, i Beyond The Embrace non alzano la già bassa media degli attuali spacciatori di death melodico. Okay, a tutti piacciono quei licks di chitarra un po' maideniani che hanno fatto la fortuna dei Dark Tranquillity, a tutti piace un po' di sano movimento, ma a un certo punto viene voglia di dire basta. Perchè un disco che è già perfettamente prevedibile fin dalla copertina può essere un affare sicuro per gli ultra-appassionati, ma quando questi dischi si affollano intasando il mercato allora anche chi è cresciuto a pane e Jester Race si stufa un pochino, no? Canzoni come la title track (la parte centrale con riffone à la Southern Trendkill e "you're forced to be like them..." sembra non finire mai, dio mio...), come "My Fall", come la conclusiva "Within", sembrano gli scarti del songbook di Jesper Stormblad e non più, tutto già sentito, tutto dannatamente prevedibile. Insomma, qualche anno fa è toccato al power dragodipendente, ora è la volta del death melodico. E di questi ragazzi cosa ne facciamo, direte? Mah. Promossi con riserva, perchè il disco a differenza di altre robe che escono troppo spesso si lascia anche ascoltare, e quando non scale nelle solite ritritissime formule (ovvero nei due brani sopracitati) sembra persino aver qualcosa da dire. Inoltre l'idea di arricchire (seppur pochino) il polpettone melodeath con un attitudine thrashaiola fatta di riffacci acidi e parecchia voglia di spaccare. Disco da comprare solo se siete maniaci (non appassionati, dico proprio maniaci) e se avete soldi da buttare.

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