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CROSSBONES: Crossbones

data

13/03/2017
80


Genere: Hard Rock
Etichetta: Jolly Roger Records
Distro:
Anno: 1989-2016

Ennesima opera di recupero da parte della Jolly Roger, in questo caso viene rimesso sul mercato l'esordio dei liguri Crossbones, la prima band di Dario Mollo, chitarrista funambolico che dopo lo scioglimento della band ha collaborato con artisti del calibro di Glenn Hughes con i Voodoo Hill, Tony Martin con i The Cage, Anathema e Don Airey, tastierista già di Rainbow, Ozzy, Gary Moore, Michael Schenker ed ora nei Deep Purple, e proprio il dotatissimo sostituto di Jon Lord aveva suonato su questo album di debutto dei Crossbones. Il buon Dario ha da poco riesumato la band, chiamandola Dario Mollo's Crossbones assieme al fido batterista Ezio Secomandi ed a due nomi conosciuti quali il cantante dei Persian Risk, Carl Sentance e il tastierista Dario Patti, anche lui coinvolto nei progetti con Hughes e Martin, inoltre accompagnatore degli stessi Crossbones nelle loro date live fino allo split avvenuto nel 1991, spazzati dall'uragano grunge come molte altre band classiche. L'operazione effettuata dall Jolly Roger è stata questa volta abbastanza semplice, in quanto l'album, oltre alla classica versione in vinile, uscì già anche in cd - era il 1989 non dimentichiamolo - in edizione limitata a 300 copie, con una già ottima resa sonora, grazie alla produzione di Kit Woolven, uno che ha lavorato con Ufo, Thin Lizzy, Anathema, Cathedral e Cradle Of Filth tra gli altri e che, su richiesta di Dario, ha contattato Don Airey; dicevamo di questa versione della Jolly Roger che fa risaltare ancora di più la produzione potente e ben definita, e soprattutto rimette in luce episodi di metal melodico perlopiù sfocianti nell'hard rock di stampo Rainbow, appunto, se si esclude l'opener "Fallen Angel", tipico esempio di hair metal, quindi con vocals energiche, assoli importanti e schizzi nello speed. Alla luce di questo risaltano "Iron In The Soul" e "Bad Dreams", veloci e ficcanti, "Cry From The Earth", rilettura hard dell'epic più magniloquente, "Rock'n'Roll", titolo che dice tutto, "Promised Land", dove gli arrangiamenti caratterizzano un brano apparentemente "facile" e "Fire", dove Dario si scatena in un assolo da brividi e l'ex Black Swan Giorgio Veronesi da prova di essere stato un grandissimo vocalist, non convince invece la rilettura dell'Inverno di Vivaldi - "Winter" appunto - ma è un piccolo neo in un disco notevole. Peccato che il disco sia arrivato in un momento "no" per queste sonorità, ma il tempo, come si dice, è galantuomo, e Dario questo lo sa benissimo, quindi sosteniamo queste operazioni e diamo, in questo caso, la giusta seconda chance ad una band che se lo merita.

P.S.: Una volta Italia 1 era un canale serio e trasmetteva video come quello di seguito...

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