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DEATHWISH: At The Edge Of Damnation

data

19/02/2017
58


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Dissonance Productions
Distro:
Anno: 1987-2016

In pieno marasma bay area, si svegliava lentamente anche il vecchio regno unito legato ancora alle nebbie dell'ormai morente NWOBHM, i tempi erano cambiati, ma la risposta al thrash made in USA imperante era debole, praticamente i soli Onslaught portavano avanti la bandiera britannica nella tempesta d'oltreoceano, così ecco arrivare poco a poco qualche timido e derivativo segno di vita: Xentrix, ovvero i cugini poveri dei Testament; Acid Reign, ossia la stessa cosa, ma per gli Anthrax, ed i Deathwish, che sulla scia della band di Nige Rockett intrecciano velocità, riff assassini e blasfemia satanica come se piovesse. L'idea ci stava anche e forti di un cantante - non un urlatore! - come Jon Van Doorn e di un funambolico axe hero come Dave Brunt - che in questo album si faceva chiamare Dave Deathwish - i Deathwish esordiscono su Metalworks - etichetta anche di Virus e Vulcano - con questo 'At The Edge Of Damnation', spinti da proclami in stile salvatori della patria, ma come si dice "partiti in tromba, finirono in trombetta", il disco era paurosamente claudicante dal punto di vista compositivo, in pratica si salvavano solo le due estremità, quella iniziale con "In The Name Of God" e la title track, potenti ed incalzanti, e quella finale con la title track dell'unico demo della band, ossia "Sword Of Justice" e "Forces Of Darkness", più convincenti ed efficaci, in mezzo il nulla, l'elettroencefalogramma piatto, pezzi insulsi che non sembravano neanche prodotti dalla stessa band, con picco negativo nella ridondante e fastidiosa "For Evil Done", il tutto condito con un'incisione da capestro, vergognosamente debole, nella quale sparivano addirittura i piatti della batteria, quindi se le premesse erano queste, non si prevedeva un futuro roseo per i Deathwish, invece il successivo 'Demon Preacher' ribaltò tutto come un calzino, ma ne parleremo in sede di recensione, qui parliamo ora delle versioni in cd riproposte ora dalla Dissonance Productions, la comune jewel case e il digipak, mentre della versione in vinile deluxe se ne è occupata l'affiliata Back On Black, ebbene il risultato è strabiliante! Chi si è occupato della rimasterizzazione del disco, non citato nel promo in nostro possesso, ha fatto un lavorone, magicamente i piatti della batteria ricompaiono ed anche gli altri strumenti risultano più equilibrati con la chitarra ritmica che non copre il tutto come nell'originale e persino la voce di Jon Van Doorn, che per intenderci era molto simile a quella del suo collega Michael James Jackson, allora frontman dei Satan, ne trae beneficio sembrando più potente. Insomma, se l'originale era molto vicino ad una netta insufficienza, questa rimasterizzazione ne risolleva le sorti, portando il risultato finale ad un voto che sfiora la promozione, la quale però non arriva unicamente perchè cinque pezzi su nove erano e rimangono delle ciofeche.

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