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DEEP PURPLE: Infinite

 allcdcovers  deep purple infinite 2017 retail cd front

data

06/05/2017
90


Genere: Hard rock
Etichetta: earMUSIC
Distro:
Anno: 2017

Signore e signori, fate largo, arriva l'HARD ROCK! Il ventesimo album in studio dei Deep Purple induce a non poche considerazioni, a cominciare dal fatto che la storica band inglese è in forma smagliante a livello di songwriting, il che si riversa su questo stesso 'Infinite', album nel quale si respira l'aria dei capolavori 'In Rock', 'Machine Head' o 'Perfect Strangers', e tralasciamo le sterili polemiche sul fatto che i Purple senza Ritchie Blackmore e Jon Lord non sono più gli stessi, il bizzoso "Man In Black" non solo non fa più parte della band oramai da ventitrè anni, ma ultimamente non riusciva neanche più ad eseguire il meraviglioso assolo di "Highway Star" senza prendere sfracelli di stecche imputando a chicchessia la colpa e facendone bersaglio sul palco di invettive varie, mentre sappiamo benissimo che il suo degnissimo sostituto Steve Morse lo eseguirebbe persino con le mani legate dietro la schiena! Mentre purtroppo il fenomenale tastierista ha lasciato questa valle di lacrime ed è stato lui stesso a suggerire Don Airey come suo rimpiazzo, non dimentichiamo che quest'ultimo è tutt'altro che un pivellino, avendo suonato per Ozzy, Rainbow, Jethro Tull e Gary Moore tanto per citarne alcuni, quindi che piaccia o no, i Deep Purple sono ancora qui, dopo quasi cinquant'anni, ed 'Infinite' dimostra che non sono una sterile macchietta autrice di album ridicoli, ma che oltre ad essere una ormai rodata e oliata macchina sul palco - considerando l'età anagrafica, quello che fanno, soprattutto Ian Gillan, è da applausi - riescono ancora a dettare legge in campo hard'n'heavy. Inutile quasi dire che le prestazioni dei vari musicisti sono ancora una volta strabilianti senza per forza dover eccedere in tecnicismi che fanno perdere il filo della canzone, quindi poniamo l'accento sul contenuto musicale e ci accorgiamo che c'è un parallelismo tra loro e i Black Sabbath, ossia un evidente ritorno al periodo d'oro - leggi 1970-1975 - ed una chiusura di carriera con riferimenti ai loro inizi. Spieghiamoci meglio, se i Sabbath hanno chiuso con la campana che apriva il loro mitico esordio, i Purple hanno chiuso con la cover di "Roadhouse Blues" dei The Doors, così come avevano iniziato nel settembre del 1968, quando il loro album d'esordio 'Shades Of Deep Purple' conteneva ben quattro cover, tra le quali avrebbe sfondato la mitica "Hush" e lungo tutto l'album i riferimenti alla loro carriera sono veramente poco velati, a cominciare dall'opener e primo singolo "Time For Bedlam" che, a parte l'intro, si svolge come un piacevolissimo insieme di "Speed King" e "Pictures Of Home", per proseguire con il secondo singolo, ossia quella "All I Got Is You" in cui una primissima parte che sembra addirittura citare i Purple dell'era Coverdale, si evolve in ritmato hard rock che sarebbe stato benissimo sullo splendido come back, il già citato 'Perfect Strangers', la band aveva introdotto 'Infinite' parlandone dell'album più prog della loro carriera e in effetti qualche riferimento c'è, ad esempio "The Surprising" - titolo azzeccato - in cui le tastiere quasi alla Rockets, fanno da contraltare ai rimandi alle colonne sonore del maestro Morricone e ad un improvviso cambio d'umore, nonchè di tempo che lascia, appunto, sorpresi, ma si può dire che a parte l'uso vario delle tastiere e le svisate di Steve Morse che dà sempre più la sua impronta alla band e per capirci, ascoltate "Birds Of Prey", l'album rimane più su canoni consoni al loro modo di intendere l'hard rock, le ritmiche "a braccetto" di chitarra e tastiere le hanno inventate loro e "Hip Boots" è lì a confermarcelo, ma credeteci è inutile descrivere track by track 'Infinite', abbiamo già fatto capire che questo album non è lo stanco epitaffio di un dinosauro imbolsito, ma l'ennesima conferma che la classe non è acqua e il tutto è ancor più evidenziato dal dvd annesso alla versione deluxe del cd e del doppio vinile, in cui si capisce quanto sia importante avere un produttore come Bob Ezrin, uno che ha lavorato con Pink Floyd, Alice Cooper e Kiss tra gli altri, che si era già cimentato con i Deep Purple nell'antecedente, ottimo 'Now What?' e che si rivela essere il sesto componente della band, che suggerisce, modifica e non teme di "rimbrottare" i vari componenti della band, quando non ritiene che l'idea sia valida, un professionista in tutto e per tutto, ma la cosa più importante è che lui si rivela essere il primo fan dei Deep Purple, entusiasmandosi quando il brano viene eseguito come solo loro sanno fare. Detto che nel dvd, si parla di Jon Lord - e qui scappano le lacrimucce... - e - bene(!) - anche di Ritchie Blackmore, rimane un sola cosa da fare e sapete qual'è, mano al portafogli, mai soldi possono essere spesi meglio!

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