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DJEVEL: Norske Ritualer

data

07/11/2016
75


Genere: Black Metal
Etichetta: Aftermath Music
Distro:
Anno: 2016

Ciekals, Mannevond e Dirge Rep. Dirge Rep, Ciekas e Mannevond. Mutando l'ordine degli addendi il risultato non cambia. In matematica ero una cima, eh? Come la giri e come la volti, sono sempre loro a fare da boa al black metal norvegese da dieci anni a questa parte. Forse è tedioso ricordare ancora una volta il curriculum di questi soggetti, per cui se i nomi vi suonano nuovi c'è da recuperare un bel po' di roba, a partire dai tre capitoli meno conosciuti degli Enslaved ('Blodhemn', 'Mardraum' e 'Monumension') e arrivando anche ai Koldbrann e agli Orcustus. I Djevel sono l'incarnazione del black metal più puro, come si suonava negli anni Novanta. Almeno, questo è quanto sostengono i musicisti coinvolti. Certo che le tecniche di registrazione sono cambiate, certo che i suoni sono più puliti, ma lo spirito è quello, non si può negare. L'immobilismo stesso è l'essenza del black metal e qui dentro ce n'è in abbondanza. Volendo fare un paragone col passato, il quarto blocco di ghiaccio consegnatoci dal quartetto, che oltre alla trinità citata nell'incipit vede al microfono il cantante dei Kvelertak, è una sorta di ritorno al passato, al freddo secco del primo 'Dodssanger' del 2011, a riff lunghi che si avvinghiano l'un l'altro nel codificato crescendo di desolazione. O anche alle comete Lja, autori di un unico album nel 2006 (lì c'era solo Mannevond). La cosa singolare è che il tridente Ciekals - Mannevond - Dirge Rep costituisce anche un'altra band, i Nettlecarrier, con un occhio di riguardo in meno per l'atmosfera e le melodie gelide, ma con un impatto decisamente più violento, ben esemplificato nei due full del 2012 e del 2015. Sono idee che si susseguono e che danno vita a canzoni una più cattiva dell'altra e -stando alle critiche- sempre più uguali a se stesse. Da parte mia posso solo constatare che 'Norske Ritualer' è il lavoro più lungo sino ad ora composto dalla poco allegra combriccola scandinava e non pesa affatto, anzi, ben fa il paio col diversissimo 'Nattesferd' dei Kvelertak, così si tengono presenti due profili diametralmente opposti, ma di sicuro interesse. Che altro può aggiungersi senza andare a scopiazzare quanto detto nelle recensioni precedenti? Non ha più senso mettersi in cammino verso la foresta più vicina, preparare il fornelletto da campo e riscaldare la solita minestra sul blast beat e sul tremolo picking. Una sicurezza, o meglio una presenza assidua nel metallo norvegese di oggi, nel bene e nel male. Timbrare il cartellino con stile, dando un senso alla propria scena nazionale, in declino rispetto ai fasti originari: questi sono e saranno i Djevel nei secoli dei secoli.

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