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EX DEO: The Immortal Wars

data

25/02/2017
77


Genere: Symphonic Death Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2017

Ancora oggi mi chiedo cosa avevano in testa gli Ex Deo quando hanno portato alla Nuclear Blast la versione definitiva di 'Romulus', e perché quelli dall'etichetta non gliel'hanno sbattuta in faccia. Sembravano i Sabaton del death metal con un mixaggio pessimo e amatoriale. Non che poi i Kataklysm fossero delle cime, tra l'altro, ma comunque i componenti sono gli stessi, a eccezione del tastierista. Era lecito aspettarsi molto di più da gente che suona metal da oltre vent'anni. E infatti 'Caligvla' è stato un gradevolissimo passo in avanti, che almeno riusciva a giustificare il clamore creatosi attorno a un gruppo che -musicalmente- non andava oltre la mediocrità. Dopo un breve periodo di pausa, gli Ex Deo tornano col loro lavoro migliore. Dal primo album al terzo ci sono venti minuti di differenza: 'The Immortal Wars' sembra aver messo da parte ogni tratto di inconsistenza o di dispersività che poteva essere imputato all'esordio, anzi, migliora ulteriormente la propria componente epica. E per un disco del genere l'atmosfera è tutto. Si occupa delle orchestrazioni il buon Ardek dei Carach Angren, fallimentare nei Pain dello scorso anno, ma assolutamente un mattatore qui dentro. Il fatto che il genere suonato non sia puramente death metal non giustificava la molle consistenza di 'Romulus' e infatti adesso ci sono più riff, molte meno ripetizioni e una produzione studiata alla perfezione, soprattutto per quanto riguarda il cantato, che in precedenza non era molto potente, ma sembrava solamente a un volume più elevato rispetto agli altri strumenti. In questo tributo ad Annibale, alla sua traversata delle Alpi e alla sua discesa in Italia, gli Ex Deo trovano la quadratura del cerchio perfezionando la propria formula nel miglior modo possibile. Niente tecnicismi o violenza ficcante: Iacono e soci in primo luogo vogliono raccontare, creare immagini ed episodi suggestivi. È un clima molto diverso da quello dei Bolt Thrower o degli Hail of Bullets: lì si sente la terra, il sangue e il sudore; qui al massimo il crepitare di patatine e pop corn come al cinema, mentre scorrono le scene più spettacolari della battaglia di Zama. È un kolossal in musica, in cui il punto di riferimento è del death metal quasi sempre cadenzato dalla punta arrotondata, ma attenzione alle rare accelerate, soprattutto quella della traccia migliore e più personale, "The Roman". Il risultato è una sorta di fusione coerente e senza intoppi tra Amon Amarth e Septic Flesh. Se Maurizio Iacono vuole veramente bene all'Italia, la prossima volta è d'obbligo un cameo di Luca Ward che recita le parole di Massimo Decimo Meridio.

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